E' NATA STORTA LA TORRE DI PISA
Cronaca di una bellissima conferenza di Viggiani, splendido umanista e geotecnico
Mario Collepardi

     
Qualche mese fa ho assistito a quella che personalmente considero la più bella conferenza che abbia mai potuto godere in vita mia. Il relatore (che conoscevo di fama, ma non di persona) era il Prof. Carlo Viggiani dell'Università di Napoli, uno dei componenti della commissione di studio sulla Torre di Pisa, presieduta dal Prof. Jamiolkowski. Il tema della conferenza era: "La Torre di Pisa: una sfida per la geotecnica".
Quando è terminata la conferenza di Viggiani è scrosciato un applauso che, per intensità e durata, poteva far invidia a Pavarotti. E' successo ad Ancona, nell'Aula Magna dell'Università, gremita di studenti, professionisti e professori delle Facoltà di Ingegneria.



Il Prof. Viggiani durante una conferenza.

Viggiani, forse incredulo per l'entusiasmo suscitato dalla sua relazione ha quasi mascherato il suo imbarazzo rimanendo, a capo chino, ad accarezzarsi la barba grigia per tutta la durata del lungo applauso.
Qualcuno potrà dire che con un tema così alto e nobile - come la Torre di Pisa - non è difficile suscitare entusiasmi. Non sono d'accordo. Se il conferenziere non è molto abile, rischia facilmente di deludere tanto più l'auditorio, quanto più alto è il tema e quanto maggiore è l'aspettativa che ne consegue.
Viggiani ha esordito con tono dimesso, quasi a fare da contrasto alle auliche citazioni iniziali di Galileo. Ha raccontato la storia della Torre di Pisa dalle origini fino ai giorni nostri. Si è soffermato, con sottile ironia, a commentare gli eventi che si accompagnavano alla storia della Torre e soprattutto quelli bellici (per esempio: la guerra tra Federico II ed il Papa o la guerra tra Pisa e Genova) che provocarono due prolungati arresti nel corso della costruzione.
Tutto è stato detto non per sfoggio di cultura, ma per giustificare, attraverso la storia degli eventi, la storia della "pendenza" della
Torre di Pisa che ha reso unica la fama di quest'opera in aggiunta al suo intrinseco valore architettonico. Così, per esempio, le citazioni sui due arresti della costruzione sono servite a Viggiani per giustificare il fortunato e parziale assestamento della Torre sulle cedevoli fondazioni. Insomma la Torre di Pisa è nata storta, e se non ci fossero state quelle due soste secolari, quando la Torre era incompleta e quindi gravava meno sulle fondazioni, il cedimento fondazionale avrebbe provocato il collasso a costruzione appena ultimata.
Il tono leggero ma non superficiale della presentazione, così come l'accento lievemente ma inconfondibilmente napoletano, il pungente sarcasmo soprattutto sugli avvenimenti politici più recenti che riguardavano i vari Ministri e Capi di Governo succedutisi nella gestione dell'attuale Commissione di studio, la sottile autoironia con cui punteggiava la situazione psicologica della commissione gravata da una angosciante responsabilità, hanno fatto da contraltare alla serietà ed alla meticolosa trattazione tecnica dell'argomento.
Mai mi è capitato, durante una conferenza, di assistere ad un applauso a scena aperta come si è verificato con Viggiani in uno dei suoi ironici commenti sulla storia delle varie commissioni di studio sulla Torre di Pisa. Per rendere l'idea sulla gradevole sensazione suscitata da Viggiani durante la conferenza, mi viene in mente la capacità espressiva di Luciano De Crescenzo quando divulga i temi della filosofia greca.
Ma non vorrei, con questo paragone, apparire riduttivo nei confronti di Viggiani. Giacchè la presentazione delle esperienze



La Piazza dei Miracoli a Pisa

geotecniche condotte dalla commissione, unitamente alla ricerca storica di tutti gli studi precedenti, ha affascinato l'auditorio per la ricchezza dei dati raccolti, per la serietà scientifica della loro elaborazione, per la capacità interpretativa di tutti i complessi fenomeni che hanno alla fine consentito alla commissione di attivare provvedimenti "temporanei" e "definitivi" per la salvaguardia della Torre: dalla leggera cerchiatura del primo anello (procedimento fortunatamente poco invasivo dal punto di vista architettonico) all'appesantimento della fondazione con lingotti di piombo sul lato in contropendenza (purtroppo più deturpante), fino allo scavo del catino alla base della Torre.
Da ultimo, ma non ultimo per importanza, è stato l'approccio olistico della presentazione - cioè incentrato sulla intierezza delle varie problematiche - che ha attratto ininterrottamente, per tutta la durata della conferenza (due "brevissime" ore), l'attenzione di tutto l'auditorio, pur cos' diverso per preparazione ed interessi professionali. A questo proposito vorrei solo accennare allo spirito nobilmente autocritico con cui Viggiani, da Ingegnere Geotecnico - ma anche da grande Umanista - ha affrontato la eterogeneità di vedute e di interessi che spesso si registrano quando, come nel caso della Torre di Pisa, il problema ingegneristico deve cedere il passo a quelli di carattere architettonico, storico e culturale.


Per chi desideri approfondire l'argomento della conferenza si consiglia la lettura dell'articolo "Osservazioni sul comportamento della Torre di Pisa" di J.E. Burland e C. Viggiani, pubblicato sulla Rivista Italiana di Geotecnica, N° 3, luglio-settembre 1994.