| PAVIMENTAZIONI INDUSTRIALI IN CALCESTRUZZO | ||
SOPRATTUTTO....
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Le
pavimentazioni in conglomerato cementizio poggianti
direttamente su terreno rappresentano, nellambito
delle opere civili ed industriali, le strutture
accessorie per la cui realizzazione non sempre vengono
rispettate le regole del buon costruire
riservate ad elementi più impegnativi dal punto di vista
statico come travi e pilastri. |
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| Per il dimensionamento delle pavimentazioni in calcestruzzo poggianti direttamente su terreno si utilizza solitamente il modello di interazione terreno-pavimentazione elaborato nel 1920 da Westergaard nel quale la pavimentazione viene considerata come una lastra sottile perfettamente |
| elastica poggiante su un sottofondo
ideale (detto suolo di Winkler) schematizzato
come un insieme di molle parallele ed indipendenti (letto
di molle) caratterizzate da una costante di elasticità K.
Ciò equivale a dire che il terreno reagisce, in ogni
punto, con una pressione p(N/mm2)
proporzionale allo spostamento verticale d(mm) della lastra
secondo un coefficiente di proporzionalità K
(N/mm3) caratteristico di
ciascun terreno e noto come modulo di reazione del
sottofondo o come coefficiente di Winkler.
Il primo passo nella progettazione della pavimentazione,
quindi, consiste nella determinazione del modulo di
reazione K del terreno di
sottofondo il quale è strettamente dipendente dalla
natura, dalla granulometria, dallumidità e dal
grado di compattazione del terreno. Per la determinazione di K esistono, innanzitutto, dei metodi diretti basati su prove geotecniche in situ (prove di carico con piastra, prove penetrometriche) o di laboratorio (valutazione della compattabilità di campioni di terreno mediante prova Proctor e determinazione del relativo indice CBR). In particolare, le prove di carico con piastra sono, tra le varie prove in situ utilizzabili, quelle più adatte alla valutazione della capacità portante e della deformabilità del terreno sottostante a una pavimentazione. Le dimensioni delle aree di carico delle piastre utilizzate, infatti, sono paragonabili a quelle sulle quali agiscono realmente i carichi gravanti sulla pavimentazione in servizio. Il modulo di reazione K ricavabile da questa prova è dato dal rapporto tra l'incremento di pressione p (oltre la pressione di precarico) applicato sulla piastra tramite un martinetto idraulico ed il cedimento corrispondente cioè d , K = Dp/d calcolato in corrispondenza di un incremento di pressione di 0.07 N/mm2 o di un cedimento di 1.25 mm. Per opere non particolarmente impegnative, si può effettuare una valutazione di massima di K (con metodi indiretti) mediante una classificazione del terreno in laboratorio basata sulla determinazione delle varie frazioni granulometriche, delle parti fini argillose o limose in particolare, e dei contenuti di acqua, denominati limiti di Atterberg, che segnano il passaggio tra gli stati di consistenza solido, plastico e liquido. Tutti questi parametri permettono, utilizzando uno dei sistemi di classificazione unificati disponibili (ad es. quello del "Corps of Engineers - U.S.A. Army" o quello contenuto nelle norme CNR UNI 1006), di attribuire alle terre una denominazione collegabile, mediante un abaco ad un intervallo di valori di K ottenuti dalle prove dirette su piastra. Qualora il valore della costante di reazione del sottofondo risultasse estremamente esiguo, e non compatibile con i carichi agenti sulla pavimentazione, nè compensabile con un limitato aumento dello spessore della lastra, occorrerà procedere alla stabilizzazione del terreno naturale. Con questo termine vengono indicati genericamente vari tipi di trattamenti possibili per incrementare il valore di K e per diminuire, quindi, i cedimenti del terreno sotto l'azione dei carichi superficiali. Questi trattamenti comprendono: il costipamento del terreno tramite drenaggio o attraverso l'applicazione di precarichi, la compattazione meccanica , la stabilizzazione chimica con cemento, calce, bitume o cloruro di calcio, la correzione granulometrica del terreno, e l'asportazione del terreno scadente e sua sostituzione con terreno con K>0.035 N/mm3. Una volta garantita la necessaria capacità portante del sottofondo, il supporto alla pavimentazione in calcestruzzo dovrà essere completato con la sovrapposizione di uno strato in ghiaia o pietrisco monogranulare opportunamente compattato avente funzione drenante e antirisalita capillare. Per un approfondimento dell'argomento si può consultare il libro "Pavimentazioni Industriali in Calcestruzzo", S. Collepardi, L. Coppola, R. Troli, Ed. Enco. |
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