" O" COME OLISTICO (approccio)
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| L'approccio olistico,
(hólos in greco significa "tutto") è stato
proposto prima da Idorn (1) e poi più estesamente
ripreso da Mehta (2) per indicare una nuova metodologia
finalizzata allo studio della durabilità delle strutture
in calcestruzzo. Più in generale, l'approccio olistico, cioè integrale, è stato proposto (3) per contrastare l'eccesso di riduzionismo in ogni campo della scienza e della tecnologia, basato sulla pretesa che tutti gli aspetti di una struttura complicata o di un fenomeno complesso (nell'economia come nella medicina, nell'ingegneria come nella biologia) possano essere compresi riducendoli a parti più semplici. Nel campo del calcestruzzo, con l'approccio riduzionistico si è spesso semplificata la struttura reale riducendola in provini e trasformando il complesso ambiente naturale in un ambiente di laboratorio dove si possa far variare un solo parametro per volta a parità di tutte le altre condizioni. Questo procedimento analitico è figlio del moderno pensiero scientifico, e si è rivelato molto utile per lo sviluppo di nuove teorie scientifiche come anche per la realizzazione di tecnologie molto progredite. Tuttavia, l'eccesso di riduzionismo può essere fuorviante nello studio di sistemi molto complessi per i quali l'approccio olistico, basato sull'intuizione, si può rivelare più proficuo. Anzi, secondo Capra (3), i due approcci debbono essere considerati complementari: "Il pensiero razionale e quello intuitivo sono attività complementari della mente umana. Il pensiero razionale è lineare, focalizzato ed analitico. Esso appartiene al regno dell'intelletto la cui funzione è quella di discriminare, misurare, categorizzare [ ]. Al contratio, la conoscenza intuitiva è basata sull'esperienza diretta e non-intellettuale della realtà [ ]. Essa tende, pertanto, ad essere sintetizzante, olistica e non-lineare". A differenza dell'approccio riduzionistico, che consente di misurare con precisione i parametri studiati e di elaborare talvolta anche un modello matematico per descriverne il comportamento in ben determinate condizioni, l'approccio olistico è necessariamente qualitativo o al massimo semi-quantitativo, ma non per questo meno proficuo o vantaggioso rispetto all'approccio riduzionistico. Il vantaggio dell'approccio olistico è apprezzabile per lo studio di sistemi molto complessi, quali per esempio quelli oggetto della medicina (l'uomo) o della veterinaria (gli animali), per i quali un approccio olistico, che tenga conto attraverso una sperimentazione statistica dei molteplici fattori interferenti, risulta molto più efficace rispetto ad un approccio riduzionistico talvolta neppure applicabile in laboratorio per queste discipline mediche. Il vantaggio dell'approccio olistico in medicina e veterinaria è testimoniato dall'enorme numero di riferimenti rintracciabili su Internet con la parola chiave "holistic". Tornando al calcestruzzo, un paio di esempi potranno essere utili per esaminare i vantaggi dell'approccio riduzionistico o di quello olistico per affrontare i vari problemi. L'approccio riduzionistico Il primo esempio riguarda lo studio
della resistenza meccanica a compressione (Rc).
Come è noto, Rc dipende, oltre
che dal rapporto acqua/cemento (a/c), da molti
altri parametri: grado di compattazione del calcestruzzo
dentro i casseri, temperatura e umidità relativa della
stagionatura, tempo di maturazione, forma geometrica e
dimensione dei provini, tipo e classe di cemento, e
porosità degli aggregati lapidei. Per semplificare un
così complesso sistema, con un approccio riduzionistico
occorre ridurlo in parti più semplici facendo variare,
per esempio solo a/c e misurando Rc
mantenendo costanti tutti gli altri parametri. Qualcosa
del genere dovette fare Abrams per ricavare la famosa
legge che porta il suo nome:
dove K1 e K2 sono due costanti che dipendono da tutti gli altri parametri tenuti costanti (tempo di rottura, temperatura di stagionatura, tipo di cemento, forma geometrica dei provini, ecc.). Per arrivare all'equazione [1] o altre simili, si può cominciare a preparare in laboratorio una serie di calcestruzzi con lo stesso tipo di cemento dove l'unico parametro variabile è il valore di a/c e procedere quindi ad una completa e costante compattazione del calcestruzzo fresco, ad una stagionatura umida sempre a 20°C, ad una rottura a compressione dei provini cubici sempre a 28 giorni. Quindi, nota la resistenza Rc
per ogni valore di a/c, si potranno ricavare le
costanti K1 e K2
oppure si potrà rappresentare graficamente l'equazione
[1] a 28 giorni (Fig. 1). |
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Ripetendo l'esperienza
alla stessa temperatura, impiegando lo stesso cemento, e
rompendo i provini ad un'altra stagionatura - per esempio
a 7 giorni - si potranno calcolare altri valori di K1
e K2. Procedendo in questo modo
ad altre stagionature (per esempio 1 e 3 giorni) sarà
possibile offrire un quadro più completo della
correlazione Rc - a/c a
tempi diversi ma riferiti alla stessa temperatura, stesso
cemento e stesso grado di compattazione. Per le strutture reali, però, difficilmente si conoscono il grado di accuratezza adottato nel compattare il calcestruzzo gettato nei casseri, la temperatura effettiva (tra l'altro mai costante, ma variabile di giorno in giorno in base al clima ed al calore di idratazione sviluppato inizialmente). Pertanto, l'equazione di Abrams non può essere molto precisa per predeterminare la Rc del |
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| calcestruzzo nelle
strutture reali, noti i valori di acqua e cemento
immessi in betoniera o, al contrario, per calcolare il
valore di a/c adottato in base alla misura della Rc
su una "carota" estratta dalla struttura. Tutto
ciò non significa però che uno studio affrontato con
l'approccio riduzionistico sia di scarsa utilità, ma
piuttosto che i risultati ottenuti non possano essere
estrapolati al di fuori delle limitazioni entro le quali
furono ricavati. Per tornare all'equazione di Abrams [1], si possono segnalare almeno due utili applicazioni pratiche. La prima riguarda la necessità di controllare la qualità del calcestruzzo, ed in particolare la sua resistenza meccanica, attraverso la misura di Rc non già sulle strutture, ma su provini di geometria nota, compattati a rifiuto, e stagionati a temperature e per tempi ben standardizzati (20°C e 28 gioni). Solo in questo modo il valore di Rc è significativo ed esprime la potenziale qualità del calcestruzzo utilizzato in cantiere sulla base di precise prescrizioni: esso è utile, quindi, per regolare le forniture del produttore di calcestruzzo all'impresa, ma non può essere esteso, salvo eccezioni, al controllo della resistenza del calcestruzzo delle strutture. La seconda applicazione, molto più utile per il progresso tecnologico, riguarda l'insegnamento derivante dalla legge di Abrams: una volta noto l'importante ruolo giuocato da a/c, si è compresa l'importanza di controllare l'acqua introdotta nell'impasto (compresa quella derivante dall'umidità degli aggregati dalla cui variabilità può dipendere molto la scarsa riproducibilità dei risultati di Rc). Inoltre, dalla legge di Abrams deriva tutta la ricerca che ha portato all'invenzione ed allo sviluppo di additivi sempre più efficaci nel ridurre l'acqua di impasto, e conseguentemente il valore di a/c, senza penalizzazione della lavorabilità. L'approccio olistico Il secondo esempio riguarda lo studio della durabilità delle strutture reali (travi, pilastri, solette, ecc.) che risulta essere molto più complesso di quello affrontabile in laboratorio. Quest'ultimo viene studiato necessariamente con un approccio riduzionistico preparando alcune serie di provini per ciascuna delle quali si fa variare un solo parametro; (per esempio a/c, oppure il tipo di cemento, oppure la temperatura di esposizione, oppure ancora la concentrazione di agente aggressivo). Questo approccio semplifica lo studio perché consente di determinare l'influenza di ciascun parametro sulla durabilità a parità di tutte le altre condizioni. Tuttavia, occorre estendere con molta prudenza i risultati ottenuti con l'approccio riduzionistico alle strutture reali. Per esempio, sovente si verifica che due parti molto prossime nella stessa struttura - quindi a parità di a/c, di compattazione, ed apparentemente di tutti gli altri parametri - presentino comportamenti di durabilità molto diversi tra loro, difficilmente interpretabili sulla base del solo studio riduzionistico di laboratorio. L'approccio olistico, basato soprattutto sull'osservazione comparativa ed acuta delle strutture reali danneggiate e di quelle integre della stessa opera, consente invece di arrivare ad una comprensione intuitiva del fenomeno ancorchè difficilmente modellabile in termini quantitativamente analitici. La Fig. 2 illustra in modo sintetico e semi-quantitativo i principali parametri responsabili del degrado di una struttura in calcestruzzo armato (4). Questi parametri sono raggruppabili in tre categorie: |
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Ciascuna categoria di parametri è
rappresentata da un cerchio in Fig. 2. Solo quando tutte
e tre le categorie coesistono, alternativamente o
continuamente, si può manifestare il degrado: questa
situazione corrisponde alla sovrapposizione dei tre
cerchi ed è rappresentata dalla zona centrale del
diagramma ternario di Fig. 2. La sovrapposizione di soli
due cerchi che corrisponde alla coesistenza di due
categorie di parametri, per esempio ambiente umido ed
aggressivo per presenza di solfati, non comporta alcun
rischio di degrado per la mancanza della terza categoria
di parametri, cioè della porosità del calcestruzzo. |
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| Naturalmente, ancora meno
probabile è il rischio di degrado in presenza di una
sola categoria di parametri: per esempio calcestruzzo
poroso in ambiente asciutto e privo di agenti aggressivi. Nella Fig. 2 sono anche mostrati i vari parametri appartenenti a ciascuna categoria. Per esempio, la porosità del calcestruzzo include un numero significativo di parametri che possono influenzare direttamente o indirettamente la porosità: non solo il valore di a/c che, come è noto dalla teoria di Powers, influenza la porosità capillare (1-100 mm) della matrice cementizia; ma anche una carente stagionatura umida iniziale, l'esposizione alle escursioni igro-termiche dell'ambiente che possono provocare la formazione di microfessure (100-300 mm) attraverso le quali l'acqua ambientale può penetrare trasportando gli agenti aggressivi ed aggirando una matrice cementizia anche poco porosa per il basso valore di a/c. Ed ancora: uno scarso grado di compattazione del calcestruzzo nella struttura reale, in relazione ad un impasto segregabile, poco lavorabile e/o poco vibrato (Enco Journal n° 10: "L come Lavorabilità" www.enco-journal.com), può provocare la presenza di macrovuoti (1 mm - 1 cm), talvolta fino alla formazione di vistosi "verspai", che ovviamente facilitano l'ingresso dell'acqua e degli agenti aggressivi anche in calcestruzzi confezionati con basso a/c e ben stagionati a umido. Per quanto riguarda l'aggressività dell'ambiente ci si può limitare all'elenco degli agenti aggressivi più frequentemente riscontrabili e previsti dalla normativa europea (Enco Journal n° 4 "D come Durabilità", www.enco-journal.com,"L'ABC del calcestruzzo"): solfati, cloruri, alcali, ossigeno, anidride carbonica, ghiaccio, tenendo presente che molto spesso questi fattori agiscono contemporaneamente con effetti talvolta sinergici (1 + 1 = 3). Il ruolo dell'acqua L'acqua, infine, giuoca un ruolo determinante innanzitutto nel trasporto degli agenti aggressivi dall'ambiente verso i singoli componenti delle strutture (armature metalliche, pasta cementizia ed aggregati), e, nel caso di ambienti molto freddi (< 0°C), essa stessa diventa l'agente aggressivo attraverso la formazione di ghiaccio. Ma l'aspetto più complesso, nel ruolo giuocato dall'acqua, riguarda la presenza continua o intermittente che, a seconda dello specifico meccanismo di degrado, può diventare l'elemento determinante per promuovere o bloccare il fenomeno del deterioramento delle strutture. Per esempio, nel caso della corrosione dei ferri di armatura promossa da carbonatazione è essenziale che il calcestruzzo sia esposto alla presenza intermittente dell'acqua (Fig. 3) per favorire, nei periodi asciutti il trasposto dell'aria. Questa con la presenza di anidride carbonica (CO2) neutralizza la calce e con la presenza di ossigeno (O2) alimenta la formazione di ruggine. In strutture permanentemente immerse in acqua, invece, il fenomeno della corrosione è di fatto bloccato per la difficoltà dei gas CO2 e O2 a diffondere attraverso il copriferro satura di acqua (Enco Journal n° 10, "Linee Guida sul Calcestruzzo Strutturale", www.enco-journal.com).
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Al contrario, nel caso del degrado dovuto, per esempio, alla reazione alcali-aggregato (Fig. 4) la presenza continua di umidità accelera il decorso del fenomeno purchè, ovviamente, siano presenti le altre due condizioni indispensabili al decorso del processo: silice reattiva negli aggregati ed elevata concentrazione di alcali nel calcestruzzo (espressi come Na2Oeq* > 2 Kg/m3). Quest'ultima situazione può essere determinata da un eccessivo contenuto di sodio e potassio all'interno del calcestruzzo (cemento con Na2O > 0.6%) oppure dall'esposizione del calcestruzzo in servizio ad un ambiente esterno ricco di alcali, come avviene per esempio nelle pavimentazioni esposte a salatura (con NaCl) nei periodi invernali per sciogliere il ghiaccio. Una situazione analoga si presenta
nell'attacco solfatico con formazione di
ettringite: esiste la possibilità che il solfato
provenga dall'ambiente esterno (terreni o acque
solfatiche) al quale il calcestruzzo è esposto (Fig. 5),
oppure che esso sia presente all'interno stesso del
calcestruzzo per il lento rilascio (Fig. 6) da uno dei
suoi ingredienti solidi (aggregati o cemento). L'attacco
solfatico interno, più noto con il nome di DEF (Delayed
Ettringite Formation), si è manifestato solo
recentemente (anni '80 e '90) ed ha colpito in modo
particolare alcune tipologie strutturali (traversine
ferroviarie in c.a.p.) piuttosto che altre. |
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Proprio adottando l'approccio olistico (4), tenendo conto cioè dei vari parametri progettuali, produttivi, composizionali ed ambientali (sollecitazioni a fatica in servizio, microfessure provocate dalle sollecitazioni di precompressione, tipo di cemento impiegato, ciclo termico di maturazione accelerata a vapore, ecc.) è stato possibile risalire alle possibili cause di degrado provocate dall'attacco solfatico interno e le ragioni per le quali le traversine ferroviarie sono più vulnerabili all'attacco solfatico rispetto ad altre strutture (Enco Journal, n° 5 "E come Ettringite",www.enco-journal.com,"L'ABC del calcestruzzo"). Bibliografia
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