| Pavimentazioni Industriali in Calcestruzzo | ||
Carichi uniformemente distribuiti su una superficie Silvia Collepardi, Luigi Coppola e Roberto Troli |
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| Tra i vari tipi di carico riscontrabili nelle pavimentazioni di edifici industriali, una particolare attenzione deve essere rivolta ai carichi uniformemente distribuiti su una superficie, costituiti essenzialmente da materiali stoccati direttamente sulla pavimentazione. E questo il caso, ad esempio, di edifici industriali adibiti a magazzini di carico e scarico merci dove, generalmente, i materiali vengono stoccati su pallet sovrapposti in modo da realizzare filari continui di merce separati da corridoi di 3-4 m per consentire il passaggio e le manovre dei carrelli elevatori (Fig. 1). Questo tipo di carichi producono sollecitazioni flessionali sia nelle zone inferiori che in quelle superiori del pavimento (Fig.2).Generalmente, le sollecitazioni di trazione per flessione prodotte al lembo inferiore della pavimentazione (momenti flettenti positivi) sono minori di quelle indotte nelle zone superiori del pavimento. La progettazione, dunque, deve essere mirata a prevenire le fessurazioni superficiali provocate dallo sviluppo di momenti negativi (trazione al lembo superiore) in corrispondenza dei corridoi scarichi (zona x in Fig.2). Come si può intuire dalla Fig. 1, quando i carichi p sono molto distanti tra loro, la deformazione della zona centrale tende ad attenuarsi fino a diventare trascurabile. Quando i carichi sono molto vicini, invece, la distanza x diviene così piccola che la zona centrale non riesce ad assumere una curvatura opposta a quella delle zone caricate. Esoltanto per posizioni di carico intermedie, quindi, che la deformazione del pavimento nella zona centrale può assumere landamento illustrato in Fig 2. In particolare, per un dato modulo di reazione del terreno (K), un dato modulo di rottura (resistenza a trazione per flessione) del calcestruzzo (MR), ed un assegnato spessore del pavimento (h), attraverso la teoria delle travi continue su suolo elastico sono note le formule per determinare la larghezza critica (xcr) del corridoio scarico che massimizza le tensioni di trazione al lembo superiore e quelle per verificare, in queste condizioni, il valore della sollecitazione nella mezzeria del corridoio scarico. Il calcolo dello spessore della pavimentazione, dunque, andrà condotto ipotizzando, cautelativamente, che nel corso della vita della pavimentazione possa verificarsi la presenza di una zona scarica (tra due zone caricate) con larghezza pari a quella critica. |
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Inoltre, le sollecitazioni indotte da un eventuale transito di carrelli elevatori nel corridoio centrale scarico non dovranno essere considerate in combinazione con i carichi uniformemente distribuiti. Il carico nel corridoio centrale, infatti, genera una deformazione della pavimentazione di segno opposto e, quindi, delle tensioni di compressione al lembo superiore che vanno ad annullare o ad attenuare quelle di trazione prodotte dai carichi stoccati nelle zone adiacenti. In questa situazione, quindi, la condizione di carico più sfavorevole è quella generata dai due tipi di carico applicati separatamente. Noti il modulo di reazione del sottofondo (K) e la Rck del calcestruzzo, la progettazione dello spessore (h) del pavimento può essere condotta utilizzando tabelle disponibili per diversi valori di K variabili tra 25 e 200 MPa/m. La Tabella 1, per esempio, permette di ricavare il valore di carico ammissibile in corrispondenza alla distanza critica (xcr) per pavimentazioni di diverso spessore h, per Rck variabili tra 25 e 45 MPa, quando il modulo di reazione (K) del terreno è eguale a 50 MPa/m. Più precisamente, i carichi ammissibili indicati saranno quei carichi che, in corrispondenza della xcr , daranno luogo ad una sollecitazione di trazione per flessione ammissibile sfamm= MR/1.7 (dove MR viene ricavato indirettamente dalla Rck e 1.7 è il coefficiente per rottura a fatica del calcestruzzo adottabile per i carichi statici uniformemente distribuiti). Ipotizzato, quindi, il carico (p in kg) uniformemente distribuito agente sulla pavimentazione, si tratterrà di individuare nella Tabella 1 il minimo spessore h della pavimentazione (prima colonna della tabella) che , in corrispondenza della Rck assegnata (seconda colonna della tabella), consenta di avere un qamm (ricavabile dalla quarta colonna della tabella) superiore a p. |
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Tabella 1 - Carichi uniformi
ammissibili (qamm)in
corrispondenza
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| Vale la pena di
sottolineare come per i carichi uniformemente distribuiti
su una superficie estesa, il bulbo di diffusione delle
pressioni dalla superficie allinterno del terreno
sottostante coinvolga spessori di sottofondo molto più
elevati di quanto avvenga per i carichi concentrati di
veicoli o scaffalature. Ne consegue che, al contrario di
quanto avviene per i carichi concentrati (Enco Journal
n° 12, www.enco-journal.com), anche una piccola
variazione della portanza del terreno determina una
notevole variazione nello spessore di progetto a parità
degli altri fattori in gioco. In altre parole, anche un
piccolo miglioramento delle caratteristiche del
sottofondo, permette di ridurre considerevolmente lo
spessore del pavimento in calcestruzzo con una
determinata Rck. Ad esempio, per
un carico uniformemente distribuito di 5000 kg/cm2,
utilizzando un calcestruzzo di Rck =
30 MPa, per ottenere un qamm
> p sarà necessario uno spessore di 25 cm se K=
25 MPa/m, ma di appena 12.5 cm se K= 50 MPa/m
(Tabella 1). E facile intuire, dunque, come per questo tipo di carichi dovrà essere attentamente valutato leventuale costo delle operazioni di stabilizzazione del terreno rispetto ai risparmi derivanti dalla consistente riduzione dello spessore del pavimento.
Per un approfondimento dell'argomento si può consultare il libro "Pavimentazioni Industriali in Calcestruzzo" di S. Collepardi, L. Coppola e R. Troli, Ed. Enco, 1998. Visitare anche il sito internet: www.encosrl.it per consultare l'indice del libro. |
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