| Pavimentazioni Industriali in Calcestruzzo | ||
La prevenzione dell'imbarcamento delle lastre Silvia Collepardi, Luigi Coppola e Roberto Troli |
||
| L'imbarcamento
(curling) dei pavimenti in calcestruzzo
In un manufatto cementizio, il ritiro non avviene in maniera uniforme su tutta la sezione, ma sarà maggiore nei punti che sono più vicini alle superfici direttamente esposte all'evaporazione e minore nei punti più interni. Nel caso specifico dei pavimenti, i punti della superficie superiore perderanno più acqua e, quindi, ritireranno in misura maggiore dei punti che sono via via più all'interno fino ad arrivare alla superficie inferiore la quale, soprattutto se è a contatto con un sottofondo impermeabile o umido, è caratterizzata da un ritiro praticamente nullo. In conseguenza di questo ritiro differenziale tra superficie superiore (Ssup)e inferiore (Sinf)del pavimento, la lastra tende ad "imbarcarsi" ossia ad incurvarsi con una concavità rivolta verso l'alto (Figura 1). Il fenomeno noto anche come "curling" (dall'inglese "to curl" = arricciarsi) è particolarmente sensibile nei pavimenti di piccolo spessore e viene esaltato dalla presenza di un sottofondo impermeabile o di una barriera vapore. |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Per effetto
del "curling", ogni singola campitura si imbarca per
proprio conto determinando una successione di creste (in
corrispondenza dei giunti) e di avvallamenti (nella mezzeria delle
campiture) con una perdita di contatto tra pavimento e sottofondo in
corrispondenza dei bordi dei riquadri imbarcati i quali si sollevano
per qualche centimetro.
Una volta che il pavimento si è imbarcato per il "curling", esso tenderà a fessurarsi per effetto del peso proprio della parte di pavimento sollevata o a causa dei carichi, permanenti o accidentali, che gravano sulla lastra (carrelli elevatori o altri mezzi pesanti). Una valutazione dell'ordine di grandezza della freccia provocate dal curling in un riquadro di pavimentazione può essere fatta sulla base delle seguenti ipotesi semplificative: le lastre si deformano formando archi di cerchio (Fig. 2); non si considera l'effetto del peso proprio del pavimento che si oppone al sollevamento dei bordi, né il rilassamento dovuto agli effetti viscosi del conglomerato cementizio. È importante mettere in evidenza che trascurare l'effetto del peso proprio della lastra sull'imbarcamento e quello determinato dalla deformazione viscosa porta a sovrastimare la freccia rispetto a quella effettiva. Pertanto, il calcolo riportato nel seguito può considerarsi a vantaggio di sicurezza in quanto gli imbarcamenti reali risultano minori di quelli determinati per via teorica. In linea di massima, si può ragionevolmente ammettere che la freccia reale (fr) risulti inferiore di circa il 30-40% rispetto al valore teorico calcolato (f). Riferendosi alla Figura 2 si può dimostrare che risulta:
dove: rc = raggio di curvatura dell'arco di cerchio; h = spessore del pavimento; S*= ritiro differenziale tra lembo superiore e lembo inferiore del pavimento; a= angolo sotteso dall'arco di cerchio; Ld = diagonale di un quadrotto; f = massima freccia teorica (dislivello tra due punti dello stesso riquadro) dovuta al curling calcolato senza tener conto del peso proprio e degli effetti viscosi del conglomerato.
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
L'influenza sul curling della barriera al
vapore
Le barriere al vapore, in forma di fogli di polietilene predisposti all'interfaccia tra sottofondo e pavimento, vengono frequentemente utilizzate quando si vuole evitare con certezza qualsiasi risalita di umidità attraverso il calcestruzzo. Si discute molto sulla validità dell'utilizzo delle barriere vapore e sulla eventualità di estenderne l'uso a tutte le pavimentazioni. Vale la pena, in proposito, far notare che le barriere al vapore aggravano sensibilmente il problema del curling in quanto impediscono completamente all'acqua contenuta nella parte inferiore di lasciare il pavimento attraverso il substrato e aggravano il ritiro differenziale tra lembo superiore e lembo inferiore. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
| D'altro canto nella maggior parte
dei casi uno strato di vespaio realizzato utilizzando ghiaia
monogranulare priva di frazioni limo-argillose e avendo l'accortezza
di impostare il piano di getto del pavimento ad una quota più elevata
del terreno circostante, è sufficiente ad evitare problemi di
risalita di umidità attraverso il pavimento .
L'utilizzo delle barriere vapore, pertanto, dovrebbe essere limitato solo ai casi in cui risulti strettamente necessario. Ad esempio, quando il tipo di lavorazioni che si effettuano nell'edificio necessita di un pavimento assolutamente asciutto o quando nel calcestruzzo del pavimento è possibile che in presenza di acqua si inneschino reazioni degradanti, come la reazione alcali/aggregato. Altra situazione ricorrente in cui occorre applicare una barriera vapore è quando si prevede la realizzazione di una finitura plastica impermeabile. In questo caso la barriera vapore serve ad evitare che la risalita di umidità attraverso il pavimento provochi "sbollature" nello strato di rivestimento. Nelle situazioni in cui l'uso della barriera a vapore risulti indispensabile, si consiglia di non sistemarla direttamente a contatto con il pavimento, ma di interporre tra membrana e lastra di calcestruzzo uno strato di circa 5 cm di sabbia fine. Il compito di questo strato dovrebbe essere quello di ridurre l'effetto negativo della barriera vapore sulle deformazioni dovute al curling e, nello stesso tempo, di zavorrare e proteggere la membrana stessa durante le operazioni di getto. Dimensionamento della distanza tra i giunti di contrazioneL'equazione che consente il calcolo della freccia dovuta al curling può essere usata per determinare la distanza tra i giunti di contrazione in funzione dello spessore del pavimento e del ritiro differenziale. In sostanza, fissando il rapporto ammissibile tra freccia reale (fr) e distanza tra i giunti (L), in base a considerazioni legate alla funzionalità del pavimento, pari a 1.5 mm/m, si procede per tentativi ipotizzando una distanza tra i giunti di contrazione L di tentativo, calcolando il conseguente rapporto fr/L, e verificando se risulta minore o uguale a 1.5 mm/m. In caso positivo il procedimento si ferma, altrimenti si passa ad un nuovo tentativo utilizzando un valore più piccolo di L fino al rispetto della condizione di cui sopra. Il metodo risulta molto laborioso, pertanto, è stato sviluppato un abaco (Figura 3) che fornisce direttamente il valore della distanza massima tra i giunti, noto lo spessore del pavimento e il ritiro del calcestruzzo valutato al lembo superiore (quello inferiore è supposto essere nullo). Alzando la verticale a partire dallo spessore (in cm) del pavimento fino ad incontrare la retta con il valore del ritiro calcolato (in m/m) si ottiene sulle ordinate il valore (in metri) della distanza massima ammissibile (L) tra i giunti di contrazione.
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
L'abaco è stato sviluppato - come già
menzionato - supponendo che il ritiro in corrispondenza del lembo
inferiore del pavimento sia nullo. Pertanto, la distanza tra i giunti
che ne risulta, è valida nel caso in cui sia presente una barriera
vapore. Nel caso in cui non sia stata predisposta una barriera vapore,
il ritiro al lembo inferiore non può essere considerato, a rigore,
nullo. Pertanto, il ritiro differenziale sarà minore in assenza di
barriera impermeabile. Il valore del ritiro effettivo al lembo
inferiore non è di facile determinazione. Tuttavia, da calcoli
eseguiti in base alle ipotesi sull'andamento del ritiro nello spessore
del pavimento, è possibile affermare che la distanza tra i giunti da
adottare in assenza di barriera vapore può essere incrementata del
20% rispetto a quella desunta dall'abaco di Figura 3.
Ad esempio, la distanza massima tra i giunti di contrazione per un pavimento spesso 18 cm e realizzato con un calcestruzzo avente un ritiro Ssup in corrispondenza della fibra superiore pari a 550 m/m risulta pari a 3.65 m circa in presenza di barriera a vapore. In assenza di barriera potrà adottarsi una distanza tra i giunti di 3.65 x 1.2 = 4.4 m circa. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Esempi pratici di calcolo dell'imbarcamento
Nota 1 = Per i dettagli sul calcolo del ritiro è possibile consultare il libro: "Pavimentazioni Industriali in Calcestruzzo", di S. Collepardi, L. Coppola, R. Troli, Ed. Enco, Spresiano.
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||