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Manufatti
in cemento-amianto |
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Con la
legge 257/92 sono state definite le norme applicative relative alla
cessazione dell'estrazione, dell'importazione, della produzione, della
commercializzazione ed dell'impiego di tutti i tipi di amianto.
Tale disposizione si è resa necessaria dopo che l'Organizzazione
Mondiale della Sanità ha verificato la correlazione tra l'esposizione
a fibre di amianto e alcune patologie a carico dell'apparato respiratorio
(asbestosi, mesotelioma e cancro polmonare). Nonostante la messa al
bando, l'amianto rappresenta ancora un potenziale rischio in quanto
è molto diffuso, essendo stato considerato per anni un materiale
estremamente versatile, a basso costo e con estese e svariate applicazioni.
In Italia il settore che ha impiegato i maggiori quantitativi di amianto
è quello dell'edilizia dove oltre il 70% dell'amianto disponibile
a livello nazionale è stato impiegato principalmente per la
realizzazione di manufatti in cemento-amianto. Con tale materiale
sono stati realizzati tubi per acquedotti o fognature, tegolature,
canne fumarie, serbatoi per acqua o altri liquidi, intonaci ma soprattutto
lastre piane o ondulate (Fig. 1) utilizzate rispettivamente per rivestimenti
e coperture. |
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L'amianto, chiamato anche asbesto, è un minerale naturale a struttura fibrosa appartenente alla classe chimica dei silicati e alla serie mineralogiche del serpentino e degli anfibioli. Sotto il nome di amianto sono compresi i seguenti composti: il Crisotilo (amianto di Serpentino), la Crocidolite, l'Amosite, la Tremolite, l'Anofillite e l'Actinolite (amianti di Anfibolo). I primi tre tipi di amianto sono quelli un tempo maggiormente utilizzati in edilizia principalmente come componenti dell'impasto con cemento. L'amianto crisotilo, rappresentante circa il 95% degli amianti estratti nel mondo, si differenzia dagli altri per la lunghezza e la flessibilità delle fibre, per la resistenza alla tensione di trazione e per l'elevato grado di resistenza alle alte temperature. | ||||||||||||||||||
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La
formulazione dell'impasto per le lastre in cemento-amianto conteneva
dal 10 al 16% di crisotilo con modeste percentuali di crocidolite e/o
amosite per favorire la dispersione delle fibre e il rinforzo della
struttura. Per quanto riguarda il cemento si è sempre utilizzato
il portland ordinario ad alto contenuto di silicato bicalcico e, contemporaneamente,
a basso contenuto di alluminato tricalcico per ottimizzare la plasticità
e la lavorabilità dell'impasto.
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Tabella
1 - Proprietà fisico-meccaniche tipiche dell'amianto-cemento.
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Per ciascuna condizione è prevista una procedura di intervento specifica (Fig. 3).
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Fig. 3 - Rappresentazione schematica della procedura di intervento. |
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I manufatti in cemento amianto, localizzati all'interno degli edifici e inaccessibili all'uomo, sono considerati dei materiali integri non suscettibili di danneggiamento per i quali è opportuno prevedere solo un controllo periodico delle condizioni di installazione e appropriate procedure di manutenzione e pulizia. Viceversa i manufatti, utilizzati per coperture o per rivestimento e in opera da circa 10-20 anni, essendo esposti ad agenti atmosferici o all'azione antropica subiscono un degrado superficiale con alterazioni che comportano affioramento e conseguenti fenomeni di dispersione delle fibre (Fig. 4). |
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Fig. 4 - Immagine al SEM di amianto-cemento alterato con le fibre di amianto affioranti in superficie. |
Tale processo di degrado è riconducibile agli stessi meccanismi chimici, fisici e/o meccanici responsabili del degrado delle strutture in conglomerato cementizio comunemente utilizzate nel settore dell'edilizia. I meccanismi chimici sono legati all'azione dell'acqua corrente o piovana che può esplicarsi in una dissoluzione dei comportamenti dei comportamenti della pasta di cemento nonché all'azione dei microorganismi vegetali. I meccanismi fisici sono essenzialmente legati a movimenti differenziali tra pasta di cemento e fibre di amianto originati da sbalzi termici, alla formazione di ghiaccio per cicli di gelo e disgelo dell'acqua presente all'interno della pasta cementizia e all'azione di forze | ||||||||||||||||||
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capillari
in conseguenza di bagnatura ed asciugamento del manufatto in cemento-amianto.
I meccanismi meccanici, infine, sono riconducibilia ll'azione di dilavamento
dell'acqua piovana, all'erosione eolica, alla conduzione di interventi
inopportuni di manutenzione o ad atti vandalici. Molto spesso questi
meccanismi di degrado non operano singolarmente ma attraverso un sinergismo
che aumenta la velocità di danneggiamento e quindi di dispersione
delle fibre di amianto.
Esiste
una chiara correlazione tra ambiente e crescita dei microrganismi. La
conoscenza approfondita dei fenomeni può portare al controllo
e al contrasto dei fenomeni chimico-fisici che ne consentono la proliferazione.
Al pari dell'attacco acido la presenza di microrganismi induce un degrado
per decoesione della matrice legante.
Quando
il manufatto in cemento-amianto manifesta uno stato di degrado è
dunque necessario applicare una particolare metodologia di bonifica.
I metodi di bonifica che possono essere condotti, sia nel caso di interventi
circoscritti ad aree limitate dell'edificio che per interventi di maggiore
estensione, sono: la rimozione, l'incapsulamento ed il confinamento.
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Tabella
2 - Quadro normativo per il cemento-amianto.
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Per
una migliore gestione delle discariche è possibile, anche se
non necessario dal punto di vista normativo, sottoporre i rifiuti non
pericolosi contenenti amianto a particolari processi al fine di declassarne
la pericolosità e consentirne lo smaltimento a costi più
contenuti. Tali processi comprendono, da un lato, processi di condizionamento
in matrici di natura cementizia o resinoide, dall'altro processi che
intervengono direttamente sulla struttura dei minerali. I primi riducono
la pericolosità delle fibre di amianto mediante una azione di
"contenimento" all'ainterno di una determianta matrice; i
secondi provvedono invece ad una "inertizzazione" dell'amianto
modificandone la struttura fibrosa e cristallochimica. Quest'ultima
tipologia di processi abbatte ulteriormente i costi di gestione del
rifiuto in quanto permette l'ottenimento di materiali inerti che, almento
in linea di principio, possono trovare impiego in vari settori.
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