AZIENDA E CENTRI DI RICERCA
INSIEME PER L'INNOVAZIONE

Romeo Fratesi - Università di Ancona

fratesi@mta01.unian.it

 

Un'azienda che investe per l'innovazione può ricevere delle agevolazioni economiche da parte dello Stato in seguito alla presentazione di un progetto di ricerca che vede coinvolti, oltre all'azienda stessa, l'Università e/o laboratori autorizzati dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST).

Il connubio tra azienda e centri di ricerca è una conditio sine qua non per accedere ai finanziamenti, soprattutto per quelle aziende che al loro interno non hanno una propria struttura di ricerca. Un'esperienza molto positiva in tal senso si è realizzata tra la Manini Prefabbricati SpA, la Enco Srl e l'Università di Ancona che stanno cooperando nell'esecuzione di un progetto di ricerca finalizzato al miglioramento dei prodotti e che è stato approvato dal MURST.

La Manini Prefabbricati SpA, che è un'azienda leader nella progettazione e produzione di componenti strutturali prefabbricati in calcestruzzo, infatti, è stata ammessa alle agevolazioni economiche a valere sul Fondo speciale per la Ricerca Applicata (FRA) ai sensi degli art. 2 e 7 della legge 46/82 per lo sviluppo di un progetto di ricerca, della durata di tre anni, dal titolo "Durabilità a lungo termine di strutture prefabbricate in C.A e C.A.P." Il riconoscimento della validità del progetto da parte del MURST conferma l'impegno autentico che l'azienda, da tempo, pone nella ricerca per il miglioramento dei propri prodotti e verso l'innovazione che ne consegue.

Partner principali della Manini Prefabbricati, in questo progetto, sono:

  1. la Enco, che è una Società di Ingegneria che opera nel settore dei materiali da costruzione nell'area dell'ingegneria edile ed infrastrutturale, e che è inserita nell'Albo delle Strutture di Ricerca ad Alta Qualificazione di cui all'Art. 4 della Legge 46/82 del MURST
  2. l'Università degli Studi di Ancona dove esistono le competenze e le attrezzature specifiche per le valutazioni del comportamento corrosionistico delle armature nel calcestruzzo armato.




Laboratorio della Manini per lo studio della corrosione dei ferri di armatura.


Il progetto di ricerca ha lo scopo di sviluppare un sistema per l'ottenimento di strutture prefabbricate destinate ad opere in C.A. e in C.A.P. dell'edilizia industriale, commerciale ed infrastrutturale caratterizzate da una durabilità a lungo termine. Purtroppo, ancor oggi, nonostante i grandi passi fatti nella tecnologia del calcestruzzo, si può affermare che la principale fonte dei problemi di durabilità delle strutture in calcestruzzo armato è rappresentata dalla corrosione delle armature con conseguente riduzione dei tempi di vita in servizio a meno di 50 anni, qualora non vengano adottate idonee misure preventive. Questa soglia tende ulteriormente a ridursi in condizioni ambientali di elevata aggressività, in genere collegate alla presenza di cloruri o sostanze acide, dove il calcestruzzo perde le sue caratteristiche protettive nei confronti dell'armatura metallica.

Le Linee Guida del Ministero dei LL. PP. sul calcestruzzo strutturale del dicembre 96 si ispirano alla bozza della nuova norma UNI EN 206 per quanto attiene l'approccio alla durabilità delle opere in C.A e C.A.P. Questa normativa stabilisce che per conseguire una durabilità ordinaria (fino a 50 anni) è sufficiente un calcestruzzo di buona qualità (rapporto acqua/cemento, a/c = 0.45-0.50) ed un copriferro di adeguato spessore (20-50 mm) per proteggere i ferri di armatura dalla corrosione promossa dalla carbonatazione e/o dalla presenza di cloruro (mare o sali disgelanti). La scelta di a/c e dello spessore di copriferro avviene in relazione al grado di aggressività ambientale in accordo alle normative europee (ENV 206 - EN 206): più l'ambiente è ostile, più basso deve essere a/c, e maggiore deve essere il copriferro (Consultare Enco Journal N° 9, 1998 - N° 14, 2000: Durabilità del Calcestruzzo secondo le Linee Guida del Ministero LL. PP.). Tuttavia, per le opere in c.a. prefabbricate l'adozione di copriferri oltre un certo limite (10 mm) comporta un appesantimento delle strutture, una penalizzazione del trasporto, un aggravio del costo, un vincolo alla progettazione di strutture snelle: in ambienti molto aggressivi (per es: strutture in c.a.p. per viadotti in alta montagna) il copriferro non deve essere inferiore a 50 mm e pertanto sulla sezione della struttura graverebbero 10 cm di copriferro (5 cm su ciascun lato).

Per una durabilità a lungo termine (> 50 anni) la scelta di un basso rapporto a/c (<0.45) e di un elevato spessore di copriferro (> 50 mm) non è più sufficiente. Diventa predominante l'aspetto microfessurativo: a causa delle escursioni igro-termiche protratte per un lungo arco della vita di servizio (> 50 anni), unitamente alle sollecitazione statiche e dinamiche in servizio, il calcestruzzo (materiale relativamente rigido e dotato di scarsa resistenza a trazione) si microfessura (ampiezza delle fessure < 100 mm). Successivamente, a causa della diffusione degli agenti aggressivi (aria, umidità e/o sali a base di cloruro) attraverso le microfessure, si innesca il processo di corrosione delle armature metalliche con conseguente trasformazione delle microfessure in macrofessure del copriferro per l'aumento di volume dei ferri che accompagnano il processo di corrosione.

Il conseguimento della durabilità a lungo termine è un problema anche per le strutture dotate di un elevato copriferro (> 50 mm). Il problema si aggrava per le opere in c.a. prefabbricate dove - per ragioni di "snellezza" strutturale - il copriferro deve essere necessariamente ridotto. In questi casi è necessario aumentare la durabilità della struttura al di là di quella che è possibile ottenere intervenendo sulla qualità del calcestruzzo facendo ricorso a specifiche misure di protezione aggiuntiva che possono interessare sia le armature sia il calcestruzzo.

Primo tra gli obiettivi realizzativi del progetto di ricerca è stato, infatti, lo sviluppo di sistemi di protezione aggiuntiva, riguardanti sia il calcestruzzo che le armature metalliche per proporre sistemi sinergici di protezione delle armature contro la corrosione. Diverse sono state le opzioni e le modalità nella realizzazione di oltre 200 lastre di calcestruzzo (50x40x15 cm), variamente armate, da sottoporre a test nella prima parte del progetto, mentre sostanzialmente due sono stati gli ambienti aggressivi di riferimento: atmosfera carbonatante ad umidità controllata e condizioni di bagnasciuga con soluzione acquosa contenente cloruri.

All'interno degli stabilimenti Manini è stato realizzato un apposito laboratorio per questo tipo di prove dotato di una camera climatica e di carbonatazione, mentre il monitoraggio dei parametri caratteristici dello stato di corrosione delle armature è stato effettuato mediante prove elettrochimiche ed esame autoptico delle barre dopo la rottura delle lastre di calcestruzzo alla fine dei test.

I risultati conseguiti nella prima fase della sperimentazione, in fase di conclusione, sono molto soddisfacenti sia dal punto di vista scientifico che applicativo poiché hanno permesso di individuare tra le varie ipotesi di intervento quelle più realistiche sia dal punto di vista dell'efficacia che della realizzazione pratica nella prefabbricazione dei manufatti. Infatti, una particolarità molto importante per il costruttore, nell'adottare l'innovazione proposta, è quello di evitare modifiche penalizzanti degli impianti di produzione.

La ricerca di questo progetto prevede sia l'acquisizione di competenze scientifiche sia la messa a punto di tecnologie specifiche su scala di laboratorio, da trasferire direttamente su prototipi semi-industriali; la seconda fase del progetto, in fase di realizzazione, è indirizzata a testare su manufatti prefabbricati di dimensioni reali la validità delle soluzioni proposte in seguito alla scelta del sistema protettivo frutto della prima parte della ricerca.

Se anche sui prototipi reali i risultati saranno confermati soddisfacenti, sarà possibile introdurre importanti innovazioni e l'industrializzazione riguarderà diverse linee di produzione presenti in azienda.

In generale comunque si può ritenere che, quali che siano gli aumenti dei costi derivanti da miglioramento nella durabilità delle strutture, essi possano essere valutati con molto interesse dal mercato in considerazione dei notevoli vantaggi che derivano all'utente finale in rapporto ai minori costi di manutenzione ed alla maggiore qualità del prodotto commercializzato.