La reazione alcali-aggregato nelle pavimentazioni industriali

Silvia Collepardi, Luigi Coppola* e Roberto Troli
Enco Srl, Spresiano TV

*Attualmente presso Mapei Spa, MI

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Le pavimentazioni industriali in calcestruzzo costituiscono una delle strutture in calcestruzzo più soggette al rischio della cosiddetta reazione alcali-aggregato. Questa reazione è generalmente associata alla presenza di alcali (sodio e potassio) nel cemento e di silice amorfa o scarsamente cristallina in alcuni aggregati. Il fenomeno è anche noto come reazione alcali-silice (Alkali-Silica Reaction, ASR).

Alcune forme di silice quali l'opale, il calcedonio, la tridimite e la cristobalite, possono interagire con il sodio ed il potassio per dar luogo ad una sorta di silicato alcalino gelatinoso capace di rigonfiarsi in ambiente umido. La capacità di produrre silicato sodico aumenta al diminuire del grado di cristallinità della silice e diventa massima se la silice è amorfa (opale e calcedonio).

La manifestazione del degrado connesso con la reazione alcali-aggregato dipende significativamente - nel caso delle pavimentazioni in calcestruzzo - dal tipo di finitura superficiale realizzata. Il degrado, infatti, è contraddistinto da tipologie differenti a seconda che la pavimentazione in calcestruzzo risulti semplicemente rifinita a stadia e lisciata a frattazzo oppure provvista di uno strato antiusura realizzato con la tecnica "a spolvero" o a "pastina". Nel primo caso, infatti, la reazione alcali-aggregato si manifesta nel tempo con fessurazioni (Fig. 1) di forma irregolare dalle quali fuoriesce un liquido gelatinoso e biancastro (silicato sodico).

Fig. 1 - Macrofessurazione di un pavimento in calcestruzzo da ASR.

Alla fessurazione segue solitamente il distacco superficiale del calcestruzzo a causa dell'azione dirompente provocata dal rigonfiamento degli aggregati. Poiché il decorso della reazione alcali-aggregato richiede in genere tempi molto lunghi (da qualche mese a qualche decina d'anni), il fenomeno si presenta molto insidioso in quanto comporta il degrado della struttura quando essa è ormai da tempo in pieno servizio.

Per le pavimentazioni provviste di strato antiusura "a spolvero" o "a pastina", il degrado per reazione alcali-aggregato si manifesta (per cause che verranno chiarite in dettaglio nel seguito) in forma di espulsione (pop-out) di piccoli coni di materiale (costituiti dallo strato indurente e da piccole porzioni di calcestruzzo contenenti l'aggregato alcali-reattivo) con formazione sulla superficie del pavimento di crateri di diametro variabile da 8 a 30 mm circa (Fig. 2).

Fig. 2 - Frammenti di calcestruzzo espulsi (pop-out) per reazione alcali-aggregato da una pavimentazione con strato antiusura realizzato con la tecnica a "spolvero" di cemento e quarzo.

Per quanto l'esatto meccanismo della reazione alcali-aggregato non sia stato ancora del tutto chiarito, sono stati individuati alcuni parametri fondamentali che concorrono al decorso del fenomeno distruttivo: la reazione alcali-aggregato si manifesta tanto più velocemente ed intensamente quanto più aumentano:

a) il contenuto di sodio e di potassio nella fase acquosa che riempie i pori capillari della pasta cementizia;

b) la quantità degli aggregati silicei criptocristallini ed amorfi;

c) l'umidità relativa dell'ambiente.

E' sufficiente che manchi una delle tre suddette condizioni perché il fenomeno non si manifesti senza danni apparenti: per esempio, in ambienti secchi gli aggregati reattivi possono coesistere con gli alcali del cemento senza alcun danno per il calcestruzzo. D'altra parte in ambienti umidi e con cementi ricchi di alcali la reazione alcali-aggregato potrebbe decorrere celermente e con gravi danni anche se la silice degli aggregati fosse scarsamente amorfa e per lo più criptocristallina.

La presenza di cloruro di sodio in un ambiente umido circostante le strutture in calcestruzzo (come si verifica nelle pavimentazioni di opere marittime ed in quelle autostradali esposte ai trattamenti con Na-Cl nei periodi invernali) può provocare un grave peggioramento nello stato di salute del materiale: in questo caso è lo ione sodio, e non il cloruro, che, congiuntamente all'acqua, crea le condizioni per un grave degrado del conglomerato. Ovviamente, anche la penetrazione e la concomitante azione corrosiva del cloruro sui ferri delle pavimentazioni provviste di armatura strutturale, è fortemente favorita quando il copriferro viene fessurato ed in parte rimosso della reazione alcali-aggregato.

Nelle pavimentazioni in calcestruzzo rinforzate superficialmente con uno strato antiusura realizzato con la tecnica a spolvero o pastina di cemento (con aggregati quarzitici o metallici) il rischio della reazione alcali-aggregato può risultare molto elevato anche per le pavimentazioni non soggette all'azione diretta del cloruro di sodio. Val la pena di precisare che, in questo caso, la reazione intercorre tra gli aggregati alcali-reattivi presenti nel calcestruzzo e gli alcali provenienti dallo spolvero. Infatti, l'apporto di cemento dello spolvero (o della pastina) sulla superficie della pavimentazione potrebbe determinare all'interfaccia con il calcestruzzo un'elevata concentrazione di alcali, che potrebbe innescare il fenomeno degradante anche in presenza di aggregati a minor reattività che, quindi, in assenza di spolvero non avrebbero determinato alcuna espansione deleteria.

Peraltro, nelle pavimentazioni il contrasto all'espulsione di piccoli coni di materiale prodotti dalla reazione alcali-aggregato è modesto, in quanto rappresentato esclusivamente dall'aderenza dello strato indurente al sottostante calcestruzzo nelle zone intorno al granulo di aggregato coinvolto dall'alcali-reazione.

Pertanto, già modeste espansioni sono in grado di provocare il fenomeno del pop-out. Relativamente all'apporto di alcali delle miscele (aggregato-cemento) utilizzate per la realizzazione dello strato antiusura con la tecnica a spolvero si possono fare alcune considerazioni:

  • generalmente il rapporto aggregato indurente: cemento varia da 1:1 ad un massimo di 2:1. Miscele con rapporti superiori non vengono utilizzate in quanto troppo magre e, quindi, difficili da incorporare mediante frattazzatura sulla superficie del calcestruzzo della pavimentazione. Ne consegue che il dosaggio di cemento che si realizza nello strato indurente può variare all'incirca tra 800 e 1200 Kg/m3;
  • i cementi usualmente impiegati per la miscela con cui si realizza lo strato indurente sono generalmente di tipo Portland che consentono un indurimento sufficientemente rapido dello strato antiusure.

Non vengono, invece, preferiti da pavimentisti i cementi pozzolanici o quelli d'altoforno in quanto caratterizzati da una minore velocità di idratazione, e, quindi, non in grado di indurire (o "tirare" come si dice nel gergo dei pavimentisti) in un tempo sufficientemente breve. I cementi Portland usualmente disponibili in Italia sono caratterizzati da un contenuto di alcali (espresso come Na2O equiv.) compreso solitamente tra 0,6 e 1,2%. Pertanto, all'interfaccia strato antiusura-lastra in calcestruzzo si viene a determinare un elevato contenuto di alcali che nella migliore delle ipotesi (basso contenuto di cemento nella miscela utilizzata e cemento con tenore di alcali minore dello 0,6%) risulta pari all''incirca a 4,8 kg/m3. Questo quantitativo di alcali risulta di gran lunga superiore al limite massimo ammesso dalla normativa britannica di 3 Kg/m3 (come Na2O equiv.). E' evidente, quindi, che a causa dell'elevato tenore di alcali all'interfaccia strato antiusura-lastra in calcestruzzo, la reazione alcali-aggregato potrebbe manifestarsi più facilmente anche in presenza nel calcestruzzo di aggregati caratterizzati da una modesta reattività con gli alcali.
D'altra parte, a conferma del ruolo negativo svolto nelle pavimentazioni industriali dallo "spolvero" nell'esaltare la reazione alcali-aggregato si può evidenziare come, ancorché degradi connessi con questo fenomeno siano stati segnalati anche per altre strutture all'ingegneria civile (edifici, cavalcavia, ponti, strutture di fondazione, etc.), tuttavia, la percentuale delle pavimentazioni degradate per reazione alcali-silice risulta di gran lunga maggiore di quella rilevata per le altre tipologie di opere. Inoltre, in queste aree sono stati segnalati casi di alcali-reazione soltanto nelle pavimentazioni interne di edifici industriali rifinite a spolvero e non nelle aree esterne (marciapiedi, parcheggi, aree di stoccaggio, etc.) realizzate con lo stesso calcestruzzo, ma prive dello strato antiusura, ancorché queste ultime risultassero più a rischio per la reazione alcali-aggregato a causa della diretta esposizione all'acqua piovana.


BIBLIOGRAFIA

  1. A.M. Neville, "Properties of Concrete", Fourth Edition, Longman Group Lim., Harlow, England (1995).


Per un approfondimento dell'argomento si può consultare il libro "Pavimentazioni Industriali in Calcestruzzo", Edizione Enco, Silvia Collepardi, Luigi Coppola e Roberto Troli.