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"T
come ...... TEMPERATURA"
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La temperatura
gioca un ruolo considerevole sulle prestazioni meccaniche del calcestruzzo
(in particolare, sul loro decorso in funzione del tempo di stagionatura),
e sul comportamento del calcestruzzo in servizio dal punto di vista
della durabilità oltre che della resistenza meccanica
Nei paragrafi che seguono verranno esaminati i seguenti argomenti:
- influenza
della temperatura sulla resistenza meccanica
- influenza
della temperatura sull'organizzazione del cantiere
- trattamenti
termici a vapore
- calore
di idratazione, gradienti termici e rischi di fessurazione.
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| Influenza
della temperatura sulle prestazioni meccaniche |
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Le prove di norma (EN 197/1) che vengono eseguite sulle malte per
la classificazione meccanica dei cementi (si consulti ""C"
come ...... Cemento", Enco Journal N° 3) e quelle (EN
206) per la determinazione della Rck dei calcestruzzi (si
consulti ""R" come ...... Resistenza Meccanica",
Enco Journal N° 16), debbono essere entrambe eseguite su materiali
stagionati in condizioni termo-igrometriche standard ed in particolare
a 20°C.
La scelta di una ben determinata temperatura deriva proprio dal fatto
che essa influenza il risultato della resistenza meccanica tanto dei
cementi (in forma di malta) quanto dei calcestruzzi. Poiché
a questa prestazione meccanica viene correlato il costo di questi
materiali, è necessario, per stabilire regole chiare e certe
tra fornitore e committente, precisare una temperatura di riferimento
(appunto 20° C) alla quale stagionare malte e calcestruzzi prima
di determinarne la resistenza meccanica.
I calcestruzzi, però, nella pratica di cantiere sono gettati
e stagionati a temperature talvolta molto diverse dai 20°C. E'
importante, quindi, conoscere la correlazione tra temperatura di stagionatura
e resistenza meccanica del calcestruzzo per poter prevedere, sulle
basi dei risultati a 20°C, le prestazioni dei calcestruzzi in
cantiere a qualsiasi temperatura ambientale.
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Fig. 1 - Decorso
della resistenza meccanica a compressione (Rc) di un calcestruzzo
in funzione del tempo a diverse temperature.
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La Fig.
1 mostra, esemplificativamente, la resistenza meccanica a compressione
Rc dello stesso calcestruzzo stagionato a 10°C, 20°C
e 30°C fino a 90 giorni.
Dall'esame dei risultati illustrati in Fig. 1 si possono fare tre
considerazioni pratiche:
- alle
brevi stagionature (1-7 gg) maggiore è la temperatura,
maggiore è la resistenza meccanica a compressione;
- alle
lunghe stagionature (>> 28 gg) minore è la temperatura,
maggiore è la resistenza meccanica a compressione;
- a
28 giorni le resistenze meccaniche a compressione alle temperature
ambientali fredde (10°C) o calde (30°C) non sono molto diverse
da quelle alla temperatura standard di riferimento (20°C).
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In base alla considerazione 1) un clima invernale riduce la
resistenza meccanica alle brevi stagionature e ciò dipende
dal fatto che la reazione di idratazione del cemento (si consulti
""H" come......Hydration", Enco Journal
N° 8) procede più lentamente alle basse temperature. In
altre parole Rc è minore alle basse temperature
perché è minore il grado di idratazione a
(si consulti ""R" come ...... Resistenza Meccanica",
Enco Journal N° 16).
In base alla considerazione 2), un clima invernale fa aumentare
la resistenza meccanica alle lunghe o lunghissime stagionature, ma
questo aumento difficilmente può essere correlato con il grado
di idratazione; infatti, è presumibile che, a qualsiasi stagionatura,
aumenti con la temperatura come avviene solitamente per ogni processo
chimico (Fig. 2). L'aumento di Rc al diminuire della temperatura
alle lunghe stagionature (Fig. 1), nonostante che a
non aumenti al diminuire della temperatura (Fig. 2), porta a ritenere
che la qualità delle fibre del C-S-H (si consulti ""H"
come ...... Hydration", Enco Journal N° 8) sia responsabile
di questo effetto. In altre parole, la qualità delle fibre
che crescono lentamente a bassa temperatura è migliore (cioè
sono meccanicamente più "robuste") di quelle che
crescono velocemente ad alta temperatura; tuttavia, alle brevi stagionature
prevale la maggiore quantità delle fibre di C-S-H (cioè
il valore più alto di a) sulla loro
inferiore qualità nel determinare una crescita di Rc
con la temperatura; alle lunghe ed ancor più alle lunghissime
stagionature, quando il valore di a si
approssima ad 1 anche alle basse temperature (Fig. 2) (cioè
quando la quantità di fibre di C-S-H è più
o meno la stessa alle diverse temperature), allora la migliore qualità
delle fibre di C-S-H, che si formano a bassa temperatura, prevale
nel determinare la resistenza meccanica.
La considerazione 3) giustifica perché la Rck
sia convenzionalmente misurata in laboratorio a 20°C dopo 28 giorni,
quando cioè non cambia significativamente con la temperatura:
pertanto la resistenza meccanica misurata in laboratorio a 20°C
non è molto diversa da quella eventualmente misurata alle temperature
del cantiere.
La Fig. 1 mostra che alle basse temperature (0-5°C), quando la
reazione di idratazione del cemento procede lentamente, occorrono
tempi lunghi per raggiungere e superare le prestazioni ottenute alle
temperature più elevate. In altre parole i calcestruzzi gettati
e maturati in inverno, presentano in servizio le prestazioni migliori.
E allora perché le imprese preferiscono l'estate all'inverno
per l'esecuzione delle opere in calcestruzzo? La ragione di questa
scelta è legata alla produttività del processo costruttivo
piuttosto che alla qualità della costruzione in servizio come
è mostrato nel prossimo paragrafo.
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Influenza della temperatura ambientale
sul getto in cantiere |
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Nel periodo invernale gli inconvenienti principali
sono legati al ritardo iniziale nella presa e nell'indurimento. Questo
ritardo provoca un allungamento dei tempi di finitura nei pavimenti
e negli intonaci, ed un rinvio nella scasseratura delle strutture
che richiedono un raggiungimento di 5-10 MPa nella Rc.
Per evitare questi inconvenienti è consigliabile:
- evitare i getti nel tardo pomeriggio con inevitabile
raffreddamento notturno che coincide con le prime ore di stagionatura;
- proteggere, se possibile, gli ingredienti (soprattutto
gli inerti) dal freddo e soprattutto dal gelo;
- proteggere i getti non casserati (pavimenti) con teli
o isolamenti termici (pannelli in polistirolo) per non disperdere
il calore di idratazione che favorisce un aumento di temperatura
nel calcestruzzo rispetto all'ambiente;
- impiegare preferibilmente cementi di classe 35.5R
invece che 32.5 o, ancor meglio, di classe 42.5R;
- impiegare, se possibile, acqua calda per l'impasto
da mescolare con gli inerti prima dell'aggiunta del cemento;
- impiegare additivi acceleranti e riduttori di acqua
non ritardanti per incrementare la Rc alle brevi stagionature
(si consulti ""S" come ...... Superfluidificanti",
Enco Journal N° 17) ;
- rinviare il getto a giorni con clima meno sfavorevole
quando la temperatura è prossima a 0°C, quando cioè
lo sviluppo della Rc è fortemente rallentata e
soprattutto quando esiste un rischio di danno irreversibile nel
calcestruzzo ancora "tenero" per una gelata che fa congelare
l'acqua libera dell'impasto cementizio.
Nel periodo estivo, invece, il maggior problema è
rappresentato dalla perdita di lavorabilità del calcestruzzo
fresco a causa dell'accelerazione del processo d'idratazione alle
brevissime stagionature con l'aumento di temperatura (Fig. 2). Per
ovviare a questo inconveniente - che spesso si traduce in ri-aggiunte
d'acqua sul cantiere stagionature (si consulti ""A"
come ...... Acqua", Enco Journal N° 1) - si può
raffreddare il calcestruzzo aggiungendo ghiaccio tritato in luogo
di acqua normale o, più semplicemente, utilizzando additivi
ritardanti o superfluidificanti di tipo ritardante (si consulti ""S"
come ...... Superfluidificanti", Enco Journal N° 17).
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Fig. 2 - Influenza
della temperatura sul decorso del grado di idratazione (a).
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| Trattamento
termico del calcestruzzo in prefabbricazione |
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Il
trattamento termico consiste nel riscaldare artificialmente il calcestruzzo
al fine di accelerare l'idratazione del cemento e di ottenere, quindi,
in tempi brevi (qualche giorno) una prestazione solitamente ottenibile
in cantiere nel giro di qualche settimana.
L'esigenza del riscaldamento del calcestruzzo nasce soprattutto
nei Paesi Nordici dove, per un lungo periodo dell'anno le condizioni
climatiche sono sfavorevoli, per le basse temperature, ad un normale
indurimento del calcestruzzo. Questa tecnica consente, proprio grazie
alla maturazione accelerata, di ottenere rapidamente elementi strutturali
(travi, pilastri, pannelli, lastre, ecc) prodotti in un impianto industriale
(prefabbricazione) da trasportare e montare in cantiere.
Successivamente, proprio per i vantaggi conseguibili con un'elevata
produttività, il trattamento termico è stato adottato
anche in Paesi, come il nostro, dove le condizioni climatiche sfavorevoli
al getto del calcestruzzo nei cantieri sono limitate a pochi giorni
o al massimo a 1-2 mesi. Tuttavia l'adozione della maturazione accelerata
si giustifica economicamente quando il numero di elementi prefabbricati
da produrre è elevato e conseguibile solo con una determinata
cassaforma.
Il riscaldamento deve avvenire senza che il calcestruzzo perda parte
della sua acqua di impasto con conseguenti rischi di fessurazione
promossa dal ritiro. Per evitare il rischio di fessurazione occorre
realizzare il riscaldamento in un ambiente sempre saturo di vapore.
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Fig.
3 - Diagramma
temperatura-tempo per un trattamento termico in prefabbricazione.
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La Fig.
3 mostra un tipico diagramma temperatura-tempo (T - t) nel
quale si possono individuare quattro stadi:
- stagionatura
preliminare (pre-stagionatura) a temperatura ambiente;
- riscaldamento
da temperatura ambiente a quella di regime:
- conservazione
della temperatura a regime;
- raffreddamento
della temperatura di regime a quella ambientale.
E' necessario
rispettare alcune regole pratiche per evitare fessurazioni degli elementi
prefabbricati (con grave pregiudizio per la loro durabilità)
a causa di gradienti termici tra i vari ingredienti del calcestruzzo:
a) la
pre-stagionatura deve essere almeno di 2 ore in modo che il calcestruzzo,
all'inizio del riscaldamento, non sia ancora fluido e presenti invece
un minimo di consistenza (slump £
1 cm); il tempo di pre-stagionatura si riduce all'aumentare della
classe di resistenza del cemento e della temperatura ambientale; in
caso di calcestruzzo resistente al gelo, e quindi con microbolle d'aria
(si consulti ""G" come ...... Gelo, Dis-gelo e Ri-gelo",
Enco Journal N° 7), è necessario ancor più evitare
di esporre il calcestruzzo fresco al riscaldamento quando è
ancora troppo fluido per limitare un indesiderato rigonfiamento del
calcestruzzo per la dilatazione termica delle microbolle d'aria;
b) la velocità di riscaldamento (dT/dt) deve essere
compresa tra 10 e 30 °C/ora, preferibilmente non superiore a 20°C/ora,
soprattutto se non si può rispettare il vincolo della pre-stagionatura
(t ³ 2 ore); con una pre-stagionatura
di almeno 2 ore e con una velocità di riscaldamento non superiore
a 20°C/ora le strutture dovrebbero risultare integre al termine
del ciclo di vapore, mentre il rischio di fessurazione aumenta riducendo
la pre-stagionatura e/o aumentando la velocità di riscaldamento
oltre i limiti sopra menzionati;
c) è consigliabile adottare una temperatura di regime non eccessivamente
elevata, preferibilmente non superiore a 60°C, per evitare rischi
di fessurazione postuma da DEF (si consulti "DEF: se
lo conosci....", Enco Journal N° 3);
d) è necessario evitare uno shock termico in fase di
raffreddamento, soprattutto scasserando gli elementi prefabbricati
ancora caldi in clima invernale, per non innescare fessure di origine
termica.
In Fig. 4 è mostrato un tipico sviluppo di resistenza meccanica
a compressione per lo stesso calcestruzzo stagionato sempre a temperatura
ambiente (20°C) o maturato a vapore (con il ciclo termico della
Fig. 3) e quindi stagionato a temperatura ambiente. Alle brevi stagionature
(1-3 giorni) la Rc è maggiore nel calcestruzzo trattato
a vapore; a 7 giorni le resistenze meccaniche con e senza trattamento
termico si equivalgono; alle stagionature più lunghe la Rc
è maggiore nel calcestruzzo stagionato naturalmente che non
in quello trattato a vapore e la differenza può essere ascritta
alla qualità delle fibre idrosilicatiche di C-S-H come
già illustrato precedentemente.
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Fig.
4 - Influenza
del trattamento a vapore sulla resistenza meccanica a compressione
(Rc) rispetto a quella dello stesso calcestruzzo stagionato
sempre a 20°C.
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Calore di idratazione,
gradienti termici e rischi di fessurazione
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L'idratazione
del cemento è una reazione esotermica che avviene con sviluppo
di calore. Il calore di idratazione unitario, cioè riferito
ad 1 Kg di cemento, dipende dal tipo e dalla classe di resistenza
del cemento: maggiore sono il contenuto di clinker Portland e la finezza
del cemento (cioè la classe di resistenza), più rapido
è lo sviluppo di calore (Tabella 1).
Il calore di idratazione provoca il riscaldamento del calcestruzzo.
In condizioni adiabatiche, cioè in assenza di alcuna perdita
di calore dal calcestruzzo, l'aumento di temperatura (DTt)ad,
al tempo t, può essere così calcolato:
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qt
·
c = m · r · (DTt)ad |
|
[1]
|
dove
qt (in KJ/Kg) è il calore di idratazione
unitario del cemento (Tabella 1), c è il dosaggio di
cemento nel calcestruzzo (in Kg/m3), qt ·
c (in KJ/m3 di calcestruzzo) è il calore sviluppato
in 1 m3 al tempo t, m è la massa di 1 m3
di calcestruzzo (@ 2400 Kg/m3),
r è il calore specifico del calcestruzzo [@
1,1 KJ/(kg ·°C)]. In Fig. 5 è riportato l'incremento
di temperatura (DTt)ad
in funzione del tempo di idratazione (t) per un calcestruzzo
con 300 Kg/m3 di cemento CEM II/A-L 42.5R in condizioni
adiabatiche:
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|
qt
· 300
|
|
|
| |
(DTt)ad
= |
------------------------
|
|
[2]
|
| |
|
2400
· 1.1
|
|
|
Inserendo nella [2] I valore di qt
ai vari tempi (Tabella 1) si ricava la curva di Fig. 5.
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Fig. 5 - Incremento
di temperatura (DTt) in funzione
del tempo (t) calcestruzzo in condizioni adiabatiche: 300 kg/m3
di
CEM II/A-L 42.5R.
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Tabella
1 - Calore di idratazione (KJ/Kg) di alcuni cementi a vari tempi di
idratazione.
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Nel
caso di un riscaldamento non adiabatico, come si verifica usualmente
nelle strutture reali, l'andamento della temperatura sarà prima
crescente (quando nei primi 2-3 giorni il calore d'idratazione si
sviluppa ad alta velocità), e dopo decrescente (quando la dissipazione
del calore dal calcestruzzo all'ambiente prevale sullo sviluppo del
calore di idratazione che dopo 7 giorni procede più lentamente).
Nella Fig. 6 è mostrato esemplificativamente DTt
(in condizioni non antiabatiche) in funzione del tempo (t)
in una zona della struttura termicamente più isolata (nucleo)
ed in una zona corticale periferica dove il calore di idratazione
è dissipato più rapidamente.
A causa
del diverso isolamento termico del calcestruzzo nella zona centrale
(nucleo) ed in quella periferica, si instaura un gradiente termico
(dTt) tra la parte
più calda e quella più fredda della struttura*.
Il massimo valore del gradiente termico (dT)max
si raggiunge solitamente a 3 giorni e comunque raramente oltre 7 giorni
(Fig. 6).
Se il valore di (dT)max supera
20°C esiste un rischio di fessurazione per le tensioni conseguenti
alle differenti variazioni dimensionali. La fessurazione potrà
apparire sulla superficie durante i primi 2-3 giorni (cioè
nella fase di riscaldamento in Fig. 6) a causa delle tensioni di compressione
nel nucleo più caldo (che vorrebbe dilatarsi) che provoca tensioni
di trazione sulla superficie più fredda della struttura; in
realtà questo tipo di rischio, che pure esiste, non è
elevatissimo, perché il modulo elastico (E) è
basso e, quindi, si instaurano basse tensioni a causa delle differenze
termiche. Inoltre, si registra un rilassamento viscoso che mitiga
le tensioni insorte tra nucleo e periferia.
La fessurazione potrà verificarsi nel nucleo della struttura
(quindi più insidiosamente perché non visibile) nella
fase di raffreddamento di Fig. 6 per l'insorgere di tensioni di trazione
nel nucleo che si raffredda più rapidamente della periferia.
Poiché nel frattempo il calcestruzzo è diventato più
rigido, le variazioni dimensionali di origine termica provocano una
maggiore tensione. Inoltre, il rilassamento viscoso va diminuendo
con l'aumento di rigidità del sistema, e quindi gioca un ruolo
meno importante nel mitigare le tensioni.
Mentre il calcolo di (DTt)ad
in condizioni adiabatiche attraverso la [2] è relativamente
semplice, il calcolo di (dT)t
è troppo complesso poiché dipende anche da fattori difficilmente
prevedibili (condizioni eoliche e termiche nei giorni immediatamente
dopo il getto) che influenzano la dispersione del calore, oltre che
dalle dimensioni e dalla geometria delle strutture. Tuttavia, è
possibile calcolare il valore di (dT)max
nella ipotesi estrema e conservativa di riscaldamento adiabatico nel
nucleo e di dissipazione termica totale in periferia (temperatura
sempre eguale a quella dell'ambiente): in queste condizioni il valore
di (dTt)max coincide con quello
di (DTt)ad; cioè
la differenza di temperatura tra nucleo e periferia (Fig. 6) coincide
con il riscaldamento adiabatico del nucleo (Fig. 5).

Fig.
6 - Variazioni
della temperatura (DTt) in funzione
del tempo (t) con formazione di gradienti termici (dT3)
in calcestruzzo non in condizioni adiabatiche.
Assumendo realisticamente che il (dTt)max
è raggiunto solitamente a tre giorni si può porre:
Attraverso
la [1] si ottiene
| |
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q3
· c
|
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|
| |
(dT3)max
= |
-----------------------
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[4]
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| |
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m·
r
|
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Se
si pone (DT3)max
eguale a 20°C (massimo gradiente termico accettabile, oltre il
quale esiste il rischio di fessurazione) si ottiene:
Inserendo
2400 Kg/m2 al posto di m, e 1,1 KJ/(Kg·c)
al posto di r
si ottiene:
Scegliendo
il tipo di cemento e conseguentemente il valore di q3 dalla
Tabella 1, si può calcolare il massimo dosaggio di cemento
(c), attraverso la [6], per non superare il gradiente termico
(dT3)max di 20°C.
Per esempio il valore del dosaggio di cemento (c) diventa 167
Kg/m3 con il CEM II A-L 42.5R e 330 Kg/m3 se
si sceglie il CEM III/B 42.5 con un minor calore di idratazione (q3=315
e 160 KJ/kg rispettivamente).
Questo esempio mostra quanto si importante, per un getto massivo (platea
di fondazione, diga, ecc.), la scelta di un cemento a basso calore
di idratazione al fine di mantenere il rischio di fessurazione entro
determinanti limiti pur impiegando un dosaggio di cemento abbastanza
alto per ottenere un calcestruzzo sufficientemente coesivo e pompabile.
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*
DTt
rappresenta il riscaldamento, cioè la variazione di temperatura
in funzione del tempo (t) nello stesso punto della struttura,
mentre dTt rappresenta il gradiente
termico, cioè la differenza di temperatura, ad un determinato
tempo (t), tra due diversi punti della struttura (nel caso
specifico tra il nucleo, più caldo, e la periferia, più
fredda).
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