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Il recente
tragico evento che ha coinvolto il Pirellone a Milano, ha riproposto
all'attenzione di tutti il comportamento al fuoco delle strutture
in c.a..
Il comportamento del calcestruzzo alle alte temperature assume una
rilevante importanza pratica nelle strutture in calcestruzzo soggette
all'azione del fuoco (1).
L'effetto delle alte temperature, ed in particolare del fuoco, sulla
resistenza meccanica del calcestruzzo è piuttosto complesso.
Esso dipende dalla composizione del calcestruzzo (rapporto acqua/cemento,
tipo e quantità di inerte, tipo di cemento), dalla compattezza
e dall'omogeneità del getto, dalle condizioni di carico cui
il materiale è sottoposto durante il riscaldamento, oltre che
ovviamente dalla velocità del riscaldamento, dalla forma e
dimensione della struttura, ecc..
IL RUOLO DEL CALCESTRUZZO
Secondo Malhotra (2) il rapporto acqua/cemento (a/c) non influenza
la diminuzione percentuale della resistenza meccanica provocata da
un trattamento termico. Collepardi e Valente (1) hanno confermato
sostanzialmente questa osservazione, ma hanno messo in evidenza (Fig.
1 e 2) come un calcestruzzo inizialmente più resistente, per
il minor rapporto a/c, conserva in assoluto una maggiore resistenza
meccanica dopo il trattamento. Gli autori hanno, inoltre, trovato
che i calcestruzzi con inerti calcarei (Fig. 2) presentano
una minore caduta nella resistenza meccanica dei conglomerati confezionati
con inerti silicei (Fig. 3), soprattutto se la temperature
del trattamento termico non supera i 750°C.
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Il buon comportamento al fuoco degli inerti calcarei è da mettere
in relazione con il fatto che essi assorbono una notevole quantità
di calore per la loro decomposizione in ossido di calcio (3).
La Fig. 3 mostra l'effetto della temperatura sulla resistenza a compressione
del calcestruzzo: quello confezionato con inerte siliceo presenta
una sensibile caduta nella resistenza intorno 570°C per la trasformazione
di fase del quarzo (da a a b
con forte aumento di volume e conseguente azione dirompente sul conglomerato),
mentre i calcestruzzi con calcare o argilla espansa perdono solo il
20% della loro iniziale resistenza se la temperatura non supera i
650°C (4).
I calcestruzzi con rapporto inerte/cemento più elevato presentano,
secondo Malhotra (2), una minore diminuzione percentuale della resistenza
meccanica. Tuttavia, calcestruzzi troppo magri, con una resistenza
meccanica iniziale troppo bassa, potrebbero, dopo il trattamento termico,
presentare valori in assoluto di resistenza eccessivamente bassa (1).
Peterson (5) e Livovich (6) hanno trovato che il comportamento al
fuoco del calcestruzzo è migliore per i cemento Portland che
liberano una minore quantità di calce di idrolisi. Quest'ultima
si può trasformare in ossido di calcio a circa 500°C durante
l'incendio, favorendo lo sgretolamento del calcestruzzo durante la
fase di estinzione (o durante la successiva bagnatura che deve precedere
l'eventuale restauro della struttura ammalorata) per la riconversione
dell'ossido in idrossido di calcio che avviene con aumento di volume.
Da questo punto di vista i calcestruzzi confezionati con cemento
d'altoforno e soprattutto con cemento pozzolanico si comporterebbero
meglio di quelli preparati con cemento Portland per la minore
quantità di calce di idrolisi.
L'influenza della temperatura su altre proprietà del calcestruzzo,
quali il modulo elastico e la resistenza a trazione, è simile
a quella descritta per la resistenza a compressione (1, 11).
IL RUOLO DEL COPRIFERRO: QUALITA' E SPESSORE
Nelle strutture armate, l'influenza delle alte temperature assume
un'importanza rilevante soprattutto nei confronti dell'acciaio, che
oltre i 500°C perde gran parte delle sue caratteristiche meccaniche
(7, 8), mentre il calcestruzzo può arrivare senza subire sostanziali
degradazioni fino a circa 650°C (Fig. 3).
E' stata messa in evidenza (1) l'importanza della lavorabilità
del calcestruzzo fresco per assicurare la massima omogeneità
e compattezza al calcestruzzo indurito, soprattutto nelle strutture
armate. Infatti, se fossero presenti nel copriferro dei camini
preferenziali (sotto forma di materiale localmente meno compatto o
addirittura sotto forma di "vespai") per i fumi della combustione
o, più in generale, per il flusso di calore, si potrebbe verificare
localmente un rapido innalzamento della temperatura dei ferri, che
al di sopra dei 500°C, perderebbero, bruscamente, gran parte delle
loro caratteristiche meccaniche.
Da un punto di vista pratico, è interessante esaminare l'influenza
del copriferro di calcestruzzo sul comportamento dei ferri di armatura
durante il riscaldamento, che si verifica, per esempio, durante un
incendio. In queste circostanze, la funzione del copriferro è
quella di proteggere le armature e di evitare cha la loro temperatura
superi, sia pure in un sol punto, il valore di 500°C. In genere,
con un calcestruzzo compatto ed omogeneo, i ferri raggiungono questa
temperatura in 50-70 minuti con un copriferro di 2 cm, in 80-110 minuti
con uno di 3 cm, in 120-160 minuti con uno di 4 cm, ed in 180-240
minuti con un copriferro di 5 cm (7).
Negli elementi strutturali in calcestruzzo armato, spesso l'acciaio
è protetto da un copriferro di spessore variabile e, quel che
è peggio, è talvolta costituito in alcune zone da un
calcestruzzo mal compattato e scarsamente omogeneo. Questi punti deboli,
nel caso di un incendio, diventano dei canali preferenziali per il
flusso termico, provocando un innalzamento localizzato della temperatura
che può arrivare a superare i 500°C in un tempo brevissimo
anche in presenza di un copriferro relativamente spesso. Inoltre,
a causa dell'alta conducibilità termica dell'acciaio (da 125
a 196 kJ/m · h °C per temperature tra 0 e 600 °C),
il flusso termico è rapidamente trasferito lungo l'armatura
che, riscaldandosi, tende a dilatarsi, in questo impedita dal calcestruzzo
più freddo per la minore conducibilità termica (6,3-8,4
kJ/m · h · °C). Quando l'aderenza tra il ferro ed
il calcestruzzo non è più sufficiente a contenere la
tensione generata dalla diversa dilatazione termica dei due materiali,
si verifica la caduta di solidarizzazione tra acciaio e calcestruzzo,
con conseguente sfilamento dei ferri e distacco di altre parti di
copriferro.
BIBLIOGRAFIA
(1) M.Collepardi, M.Valente, L'Ind. Ital. Cem., 48, 481 (1978)
(2) H.L.Malhotra, Mag. Concr. Res., 8, 85, (1956)
(3) S.H.Inberg, Proceedings A.S.T.M., 29, 824 (1929)
(4) H.S. Abrams, "Temperature and Concrete", Amer. Concr.
Inst. Publication SP-25, pg. 33, Detroit (1968)
(5) P.H. Peterson, "Concrete and concrete-making materials",
A.S.T.M. STP-A, pg. 290 (1975)
(6) A.F. Livovich, Ceramic Bullettin, 40, 559 (1961)
(7) Comitato presieduto da Devars du Majune, Annales de l'Institut
Technique du Bâtiment et des Travaux Publics, 393, 17 (1976)
(8) Comitato presieduto da Pousset, Annales de l'Institut Technique
du Bâtiment et des Travaux Publics, 846, 70 (1977)
(9) A.M. Neville, " Creep of Concrete : Plain, Reinforced and
Prestressed", North-Holland Publishing Co. Amsterdam (1970)
(10) J.C. Marechal, Materials and Structure, 2, 111 (1969)
(11) P.J.Sullivan, M.P.Poncher, "Temperature and Concrete",
Amer. Concr. Inst., Publication SP-25, pg. 103, Detroit (1968)
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