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"U
come ...... UMIDITA' RELATIVA"
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L'Umidità
relativa
L'umidità relativa (UR) rappresenta la percentuale
della pressione del vapore acqueo (p) in un certo ambiente
rispetto al valore massimo (p0) della pressione
del vapore quando è saturo (tensione di vapore):
Poiché
la tensione del vapore (p0) aumenta con la temperatura
(T), un certo valore di p corrisponde ad UR decrescente
se aumenta T.
Il valore di UR è 100% in un ambiente saturo di vapore.
Se l'ambiente diviene insaturo (UR<100%) l'acqua libera
che si trova nel calcestruzzo tende ad evaporare per saturare l'ambiente.
Il processo prosegue finché teoricamente la pressione dell'ambiente
non raggiunge il valore di p0 (UR = 100%)*.
In ambiente aperto, insaturo e ventilato, l'evaporazione prosegue
continuamente senza mai poter saturare l'ambiente esterno; ciò
provoca, ovviamente, un significativo essiccamento del calcestruzzo.
Le conseguenze dell'essiccamento sono:
· vulnerabilità delle armature metalliche alla corrosione
(copriferro poroso);
· minore resistenza meccanica nella struttura rispetto a
quella dei provini;
· rischio di fessurazione da ritiro plastico del calcestruzzo
fresco;
· rischio di fessurazione da ritiro igrometrico del calcestruzzo
indurito.
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| L'Influenza
dell'UR sulla corrosione dei ferri di armatura |
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Il copriferro (cf) giuoca un ruolo di enorme importanza
nella protezione delle armature metalliche dalla corrosione (Fig.
1): un copriferro poroso (in quanto esposto ad UR £
95% e quindi essiccato) si lascia penetrare più facilmente
dagli agenti ambientali che promuovono (CO2, Cl-)
o alimentano (O2, H2O) la corrosione;
d'altra parte, un copriferro di spessore (x) esiguo offre un
cammino ridotto agli agenti aggressivi per arrivare ai ferri di armatura.
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Fig. 1 - Influenza
della porosità del calcestruzzo e dello spessore (x) di copriferro
sul tempo (t) di penetrazione da parte degli agenti aggressivi.
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Per
esempio con un copriferro spesso 15 mm (Fig. 1), gli agenti aggressivi
che penetrano il calcestruzzo secondo una legge del tipo
(calcestruzzo
poroso)
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[2]
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(calcestruzzo
meno poroso)
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[3]
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impiegheranno
un tempo t1 oppure t'1 a seconda
della porosità del copriferro (Fig. 1); d'altra parte raddoppiando
lo spessore di copriferro da 15 a 30 mm (Fig. 1), i tempi di penetrazione
degli agenti aggressivi diventano più lunghi:
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Pertanto,
la protezione delle armature metalliche (in termini di tempo (t)
impiegato dagli agenti aggressivi per raggiungere il ferro) è
tanto maggiore quanto maggiore è x, e quanto minore
è K. Questa, d'altra parte, dipende dalla porosità
capillare Vp che a sua volta è funzione del
rapporto acqua-cemento (a/c) adottato e del grado di idratazione
(a) assicurato (si consulti ""P" come......Porosità,
ma anche Permeabilità", Enco Journal, N° 14, oppure
www.enco-journal.com Þ L'Archivio: il meglio di Enco Journal
- L'abc del calcestruzzo).
Riassumendo quanto sopra esposto:
Pertanto,
se si vuole assicurare una lunga protezione dei ferri di armatura
(Ýt) occorre:
· aumentare lo spessore di copriferro: Ýx
· ridurre il rapporto acqua-cemento: ßa/c
· aumentare il grado di idratazione: Ýa
E' sufficiente mancare in una delle tre summenzionate raccomandazioni
per fallire nella protezione dei ferri di armatura e quindi nella
durabilità della struttura.
Le norme europee consentono di prescrivere, direttamente o indirettamente,
valori di x, a/c, ed a tali da assicurare in pratica
la durabilità delle strutture in c.a. e c.a.p.
L'Eurocodice 2 fissa il valore minimo x in relazione al grado di aggressione
ambientale (classe di esposizione), mentre la norma UNI-EN
206 stabilisce il valore massimo di a/c sempre in rapporto
alla classe di esposizione (si consulti ""D" come......Durabilità",
Enco Journal, N° 4).
Il valore di a è indirettamente
prescritto (nella norma UNI-EN 206) attraverso alcune misure
pratiche, atte a garantire una sufficiente idratazione del cemento
per ridurre Vp secondo la [7] e quindi K
secondo la [6]. Per raggiungere questo obiettivo occorre adottare
in pratica una delle seguenti misure:
-
bagnare
con acqua nebulizzata la superficie del calcestruzzo appena scasserata
per almeno 3 giorni (preferibilmente 7 giorni);
-
mantenere
umida la struttura appena scasserata mediante teli impermeabili
o sacchi continuamente bagnati per almeno 3 giorni (preferibilmente
7 giorni);
-
rinviare
la rimozione dei casseri al terzo giorno (preferibilmente al settimo)
per mantenere umide le strutture;
-
proteggere
la superficie applicando membrane anti-evaporanti in forma
di agenti stagionanti (curing compound) nebulizzati sulla
superficie della struttura scasserata (o subito dopo la presa nel
caso dei pavimenti).
Poiché
tutte le procedure di stagionatura riportate hanno un costo (più
alto nel rinviare la scasseratura, e più basso nell'applicare
gli agenti stagionanti) difficilmente l'impresa ne adotterà
una, per assicurare la durabilità delle strutture, se non verrà
esplicitamente menzionata in una prescrizione di capitolato la specifica
procedura con il riconoscimento del relativo costo.
La mancata stagionatura umida delle superfici del calcestruzzo, lasciate
al casuale tempo atmosferico dopo la scasseratura precoce (1 giorno),
è tra le cause che concorrono alla formazione di un copriferro
poroso (Vp elevato a causa di a
basso) nonostante il basso rapporto a/c. Se il progettista ed
il committente si rendessero conto dell'importanza di questo parametro
(soprattutto nei lavori eseguiti in climi asciutti con UR <
95% e ventilati) si renderebbero conto della necessità di prescrivere
e di controllare la procedura di stagionatura umida, riconoscendo all'impresa
un costo a parte per questa operazione.
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L'Influenza dell'UR sulla resistenza
meccanica |
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Si
è già detto che la resistenza meccanica (Rc)
dipende dal grado di idratazione a attraverso
l'equazione di Powers (equazione [4] nell'articolo ""P"
come......Porosità, ma anche Permeabilità",
Enco Journal, N° 14, ed anche Fig. 1 nell'articolo ""R"
come...... Resistenza Meccanica", Enco Journal, N° 16).
Quest'aspetto del problema comporta un'ulteriore deviazione (oltre
a quella provocata da una carente compattazione: ""L"
come......Lavorabilità, ma anche Permeabilità",
Enco Journal, N° 11) tra resistenza meccanica del provino,
che deve essere stagionato a umido (UR > 95%) per 28 giorni
secondo la norma UNI 6127.311, e resistenza meccanica della struttura
che difficilmente è altrettanto stagionata a umido. La Fig.
2 mostra l'influenza della UR sulla resistenza meccanica di
un tipico calcestruzzo conservato sempre umido (UR=100%) oppure
stagionato a umido soltanto per 1 o 7 giorni: si può vedere
che, scasserando a un giorno e conservando in aria asciutta (UR=50%)
il calcestruzzo, la Rc si arresta dopo circa una
settimana per l'evaporazione dell'acqua dal calcestruzzo e per il
conseguente arresto nel valore di a; se,
invece, la superficie del calcestruzzo è mantenuta umida per
almeno 7 giorni (con una delle procedure già menzionate: stagionanti,
acqua nebulizzata, ecc), la Rc a 28 giorni è
appena di poco inferiore a quella del provino mantenuto umido fino
a 28 giorni.
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Fig. 2 - Influenza
dell'UR sul decorso della resistenza meccanica.
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| Influenza
dell'UR sul ritiro plastico |
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Il
ritiro plastico è la contrazione che subisce il calcestruzzo
quando si trova nella fase plastica del getto per l'evaporazione dell'acqua
dalla superficie del calcestruzzo verso un ambiente insaturo di vapore
(UR < 95%). Nelle strutture casserate, solitamente sformate
a 1 giorno, il ritiro plastico non può ovviamente avvenire.
Nei pavimenti, e nei calcestruzzi proiettati su muri o volte di gallerie,
l'evaporazione dell'acqua può avvenire dalla superficie non
casserata con una velocità tanto maggiore quanto più
bassa è la UR dell'ambiente, quanto maggiore è
la temperatura del calcestruzzo, quanto maggiore è la velocità
del vento.
Se le condizioni ambientali sono tali da far evaporare l'acqua ad
una velocità superiore a 1 Kg/(m2·ora) esiste
un rischio di fessurazione indotto dal ritiro plastico (ep).
Infatti, il ritiro ep si tramuta
in una tensione di trazione st
a causa del ritiro impedito** della parte
epidermica coinvolta nell'essiccamento dalla superficie non casserata
rispetto alla parte di calcestruzzo sub-corticale che rimane più
protetta dall'essiccamento (si consulti ""F" come......Fessure,
ma anche Fibre", Enco Journal, N° 6). In realtà
la tensione stè modesta
per il basso valore del modulo elastico (Ep) del
calcestruzzo in fase plastica:
D'altra
parte anche una tensione st
modesta è in grado di fessurare il calcestruzzo in superficie
sotto forma di cavillature se la resistenza a trazione Rt
è molto bassa come usualmente avviene in un calcestruzzo plastico
(non ancora indurito) nelle prime ore dal getto:
Per evidenziare le fessure da ritiro plastico in un calcestruzzo appena
indurito si può bagnare la superficie con acqua ed osservare
la presenza di sottili cavillature che appaiono più scure per
aver assorbito più acqua rispetto alla superficie di calcestruzzo
che si asciuga più rapidamente ed appare più chiara.
Per evitare le fessure da ritiro plastico in un pavimento sono possibili
due strategie:
- evitare
che in condizioni climatiche avverse (sole, vento, clima asciutto)
la velocità di evaporazione dell'acqua superi il valore critico
di 1 kg/(m2·ora) mediante applicazione di membrane
anti-evaporanti o di acqua nebulizzata nella superficie appena finita:
in sostanza occorre ridurre il ritiro plastico (ep)
ed invertire il segno di disuguaglianza della [9] diminuendo st
attraverso la riduzione di ep
secondo la [8];
- rinforzare
la matrice cementizia ed aumentare Rt mediante
aggiunta di fibre polimeriche (poli-propileniche, poliacrilo-nitriliche,
ecc.) in misura di 1-2 Kg/m3: in sostanza occorre invertire
il segno di disuguaglianza della [9] aumentando Rt.
La eliminazione
delle microfessure da ritiro plastico è di fondamentale importanza
per evitare, attraverso l'infiltrazione di acqua piovana, un degrado
precoce delle pavimentazioni esterne soprattutto se armate.
Influenza
dell'UR sul ritiro igrometrico
Se
un calcestruzzo è stagionato in ambiente con UR >
95%, o comunque protetto dal cassero o da altri mezzi che impediscono
l'essiccamento, il materiale è dimensionalmente stabile. Se
il calcestruzzo si trova sotto acqua tende leggermente a rigonfiare
(swelling) per l'ingresso di acqua dall'ambiente all'interno
del materiale. Se il calcestruzzo si trova in ambiente con UR
< 95%, tende ad essiccarsi ed a contrarsi (Fig. 3), e l'effetto
è noto come ritiro igrometrico.
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Fig. 3 - Effetto
dell'umidità ambientale sulle variazioni dimensionali del calcestruzzo
dopo scasseratura al tempo t'.
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Nel
calcestruzzo sotto acqua, il rigonfiamento non rappresenta un pericolo
di danno: perché la dilatazione (ed)
è modesta (o quasi nulla se il calcestruzzo era saturo prima
dell'immersione in acqua) e perché la tensione di compressione
(sc), che si instaura in caso
di vincolo alla dilatazione per la presenza dei ferri o di altri contrasti,
non è in grado di superare la resistenza a compressione (Rc):
dove
E è il modulo elastico del calcestruzzo indurito ed
ed è la dilatazione del
calcestruzzo che avverrebbe in assenza di vincoli per immersione sotto
acqua.
In un ambiente insaturo di vapore (UR < 95%), il calcestruzzo
subisce un ritiro igrometrico (drying shrinkage, S)
che dipende anche da molti altri fattori, quali la composizione del
calcestruzzo, la percentuale dei ferri di armatura, la geometria della
struttura, il tempo trascorso nell'ambiente insaturo.
Per affrontare un problema così complesso è conveniente
scindere il calcolo del ritiro igrometrico (S) in due stadi:
- calcolo
teorico del ritiro standard (S0), cioè
in ambiente e condizioni standard di laboratorio;
- correzione
del ritiro standard (S0), mediante l'impiego di
cinque coefficienti (f1, f2,
f3, f4 ed f5)
per tramutare il ritiro standard in ritiro S in condizioni
reali qualsiasi [11]:
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Calcolo del ritiro
standard di un provino
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Il ritiro
standard (S0) è quello misurato nelle seguenti
condizioni:
· UR = 50%
· tempo (t) = 6 mesi
· geometria: provini di dimensione 10x10x50 cm con spessore
fittizio*** (h) di 5 cm
· armatura metallica (A): assente
· inerte: calcareo con modulo elastico Ei di 40
GPa
In queste particolari condizioni il ritiro misurato a 6 mesi è
funzione del rapporto a/c (tra 0,40 e 0,70) e del rapporto
inerte/cemento i/c, tra 3 e 7, (Fig. 4). Il ritiro standard
diminuisce al diminuire di a/c ed all'aumentare di i/c.
La diminuzione di a/c comporta una pasta cementizia meno porosa
e meno ricca in acqua capace di evaporare. D'altra parte, l'aumento
di i/c comporta una maggiore presenza di inerte (a spese della
pasta cementizia) che si oppone al ritiro per il suo maggior modulo
elastico (Ei > Ep , dove Ei ed
Ep sono i moduli elastici dell'inerte e della parte
cementizia).
Con una composizione del calcestruzzo di:
c = 300 Kg/m3
a = 180 Kg/m3
i = 1900 Kg/m3
i rapporti a/c ed i/c sono:
· a/c = 180/300 = 0.60
· i/c = 1900/300 = 6.33
Dai valori di a/c (0.60) ed i/c (6.33) si calcola per
S0 un valore di 470 mm/m
(Fig. 4).
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Fig. 4 - Ritiro
standard a 6 mesi di privini 10x10x50 cm esposti in ambienti
con UR=50% a 20°C.
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Calcolo
del ritiro di una struttura
Per passare da S0 (ritiro standard di un provino)
ad S (ritiro della struttura) occorre precisare le condizioni
reali nelle quali si intende valutare il ritiro igrometrico. Le Tabelle
1-5 presentano i valori dei coefficienti f1, f2,
f3, f4 ed f5
per i quali moltiplicare S0 per passare ad S
secondo l'equazione [11].
Se, per esempio, si vuole calcolare il ritiro S nelle seguenti
condizioni:
t = 2 anni
UR = 70%
h = 20 cm (pilastro di sezione 40x40 cm)
A = 1% (area occupata dalla sezione dei ferri rispetto alla
sezione totale)
inerte = basalto (Ei = 95 GPa)
i coefficienti correttivi (fi) diventano:
f1= 1,15 (Tabella 1)
f2= 0,70 (Tabella 2)
f3= 0,65 (Tabella 3)
f4= 0,85 (Tabella 4)
f5= 0,60 (Tabella 5)
Con questi valori dei coefficienti corretti fi,
il ritiro S calcolato attraverso la [11] diventa:
S
= 470·1,15·0,70·0,65·0,85·0,60
= 125 mm/m
Come
si può vedere, i valori di fi nelle Tabelle
1-5 possono far aumentare o mitigare il ritiro S rispetto a
quello standard S0. In particolare, fanno aumentare
il ritiro: una UR minore; un tempo di esposizione più
lungo in un ambiente insaturo di vapore; uno spessore fittizio più
piccolo; una percentuale di armatura minore; ed un modulo elastico
dell'inerte più basso. Ovviamente il ritiro è mitigato
se i parametri sopra menzionati sono variati in senso opposto. Il
ritiro è comunque nullo in strutture esposte in ambiente permanentemente
saturo di vapore (UR > 95%) o immerse sotto acqua.
Il ritiro può essere, entro certi limiti, ridotto a valori
che non provocano gravi inconvenienti (S £
500 mm/m); tuttavia, occorre sempre far
presente che nelle strutture vincolate il ritiro non può manifestarsi
liberamente, come con provini di laboratorio, e pertanto insorgono
delle tensioni di trazione (st)
che possono provocare la fessurazione delle strutture se la tensione
st supera la resistenza a trazione
del calcestruzzo (si consulti ""F" come......Fessure,
ma anche Fibre", Enco Journal, N° 6). Per tramutare il
ritiro S in tensione st
occorre tener conto sia del modulo elastico del calcestruzzo (E),
ma anche del rilassamento, provocato dai fenomeni viscosi (ect) che
mitiga la tensione di trazione (st):
Nell'articolo
""V" come ......Viscosità" saranno
approfonditi gli aspetti legati ai fenomeni viscosi (creep)
che attraverso la [12] fortunatamente spesso riducono st
al di sotto di Rt ed evitano quindi la fessurazione
anche in presenza di ritiro vincolato.
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*
In
teoria l'evaporazione dell'acqua è impedita solo in ambiente
saturo di vapore (UR = 100%). Tuttavia, in pratica l'evaporazione
dell'acqua dal calcestruzzo è nulla o trascurabile anche con
UR = 95%. Ciò è dovuto al fatto che la tensione
di vapore dell'acqua all'interno dei pori capillari (p'0) è
leggermente inferiore rispetto a quella dell'acqua nell'ambiente (p0).
Per la stessa ragione, il vapore nei pori capillari condensa in corrispondenza
di una tensione di vapore minore rispetto a quella dell'ambiente (condensazione
capillare).
**Il ritiro è impedito perché la parte epidermica, esposta
all'evaporazione e quindi potenzialmente al ritiro, in realtà
non può muoversi perché solidale con lo strato sub-corticale
non esposto né all'evaporazione né al ritiro.
***Lo spessore fittizio è il rapporto tra l'area della sezione
ortogonale al ritiro ed il semi-perimetro esposto all'ambiente; nel
caso dei provini per il ritiro standard, h = 10x10/(10 · 2)
= 5 cm
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