ARMATURE DI ACCIAIO INOSSIDABILE
Parte II: Applicazioni e costi per le opere in c.a.

Luca Bertolini - Facoltà di Ingegneria,
Politecnico di Milano
luca.bertolini@polimi.it

Le barre d'armatura di acciaio inossidabile sono uno strumento per migliorare la resistenza alla corrosione delle strutture in calcestruzzo armato. Le loro proprietà sono state illustrate in una precedente nota [1], dove si è mostrato che gli acciai inossidabili possono resistere alla corrosione in calcestruzzo con un contenuto di cloruri molto elevato, anche quando è carbonatato. Tuttavia, l'effettivo impiego delle armature di acciaio inossidabile è molto limitato, anche rispetto ad altre tecniche di protezione aggiuntiva che garantiscono un ben più modesto aumento della resistenza alla corrosione, come gli inibitori di corrosione o le armature zincate. I progettisti delle strutture sono spesso intimoriti dal loro costo e da presunti rischi di accoppiamento galvanico con l'acciaio al carbonio. Per questo motivo è opportuno approfondire i due aspetti.



Fig. 1 - Principali fattori che concorrono a determinare la vita di servizio di una struttura in calcestruzzo armato, in relazione alla corrosione delle armature.

ACCOPPIAMENTO CON L'ACCIAIO AL CARBONIO

In passato si è temuto che le armature di acciaio inossidabile potessero dar luogo a corrosione per contatto galvanico sulle barre di acciaio al carbonio e si richiedeva che i due materiali non fossero in contatto elettrico. In realtà è stato chiarito che l'accoppiamento con l'acciaio inossidabile non aumenta i rischi di corrosione per le normali armature [2,3].
Anzitutto si può considerare il caso in cui sia l'acciaio inossidabile sia l'acciaio al carbonio sono passivi. Un corretto progetto della struttura dovrebbe portare a questa condizione. Infatti, anche se i due tipi di armature vengono utilizzati insieme, la loro disposizione nella struttura dovrebbe essere tale da evitare che su entrambi si inneschi la corrosione. In questo caso le armature di acciaio inossidabile non sono causa di innesco della corrosione su quelle di acciaio al carbonio. Infatti, le armature di acciaio inossidabile in calcestruzzo esposto all'atmosfera hanno all'incirca lo stesso potenziale di corrosione libera di quelle di acciaio al carbonio; in realtà hanno persino un potenziale leggermente inferiore rispetto all'acciaio al carbonio e quindi si potrebbe anche ipotizzare un effetto benefico. Nonostante l'accoppiamento, dunque, sia l'acciaio al carbonio sia quello inossidabile restano passivi.
Anche se la corrosione si innesca sulle barre di acciaio al carbonio, perché raggiunte dalla carbonatazione o dai cloruri, le conseguenze dell'accoppiamento tra acciaio al carbonio e acciaio inossidabile rimangono trascurabili. In effetti, si forma una macrocoppia nella quale le zone di corrosione sull'acciaio al carbonio si comportano da anodo, e quindi subiscono un'accelerazione dell'attacco. Il catodo di questa macrocoppia è però costituito sia dall'acciaio inossidabile, che rimane passivo in quanto non si corrode in calcestruzzo carbonatato o in presenza di tenori di cloruri anche elevati, sia dalle parti di armatura di acciaio al carbonio che sono ancora passive (ad esempio, le barre poste a profondità maggiore). Poiché l'acciaio inossidabile è un catodo notevolmente meno efficiente rispetto all'acciaio al carbonio passivo, la presenza delle barre di acciaio inossidabile, nella maggior parte dei casi, dà un contributo trascurabile rispetto alla macrocoppia che comunque si forma con le armature passive di acciaio al carbonio.
In una pubblicazione della Concrete Society, l'impiego delle barre di acciaio inossidabile invece del normale acciaio al carbonio è perfino consigliato nei lavori di ripristino che richiedono la parziale sostituzione o reintegrazione delle armature corrose. Infatti, l'acciaio inossidabile può contribuire a rendere minimi gli effetti di accoppiamento galvanico che spesso portano alla corrosione delle armature originali rimaste nelle zone circostanti a quella riparata [3].

COSTI

Le armature di acciaio inossidabile possono avere un rilevante impatto sul costo di realizzazione di una struttura. In funzione della composizione chimica, costano da sei a dieci volte in più rispetto alle armature comuni. I costi di costruzione possono essere notevolmente ridotti con un uso selettivo degli acciai inossidabili, ad esempio limitato alle parti più vulnerabili della struttura (come i giunti dei ponti o la zona delle maree delle opere marine) o alle zone in cui lo spessore di copriferro deve essere ridotto (come negli elementi snelli o nei rivestimenti di facciata).
La convenienza degli acciai inossidabili può essere valutata solo se si tiene conto della vita di servizio richiesta alla struttura e dell'aggressività ambientale. Questo approccio, pur non essendo ancora una pratica consolidata, sta diventando familiare almeno ai progettisti più accorti. Per garantire la durata richiesta alla struttura si individuano adeguate specifiche per la composizione, la posa in opera e la stagionatura del calcestruzzo e per lo spessore del copriferro (Fig. 1). Le norme UNI EN 206 ("Calcestruzzo. Prestazioni, produzione, posa in opera e criteri di conformità"), UNI ENV 13670-1 ("Esecuzione di strutture in calcestruzzo. Requisiti comuni") e UNI ENV 1992:1 (Eurocodice 2. Progettazione delle strutture in calcestruzzo") forniscono un prezioso aiuto. Si può definire la classe di esposizione ambientale della struttura, secondo la suddivisione della UNI EN 206, e richiedere il rispetto delle indicazioni contenute in queste norme, formulate con il presupposto di garantire una durata prevista della struttura di 50 anni. Le soluzioni standard proposte dalla norma sono adatte per definire i requisiti per il calcestruzzo e lo spessore di copriferro sufficienti per le comuni strutture in calcestruzzo. Possono però non essere sufficienti per evitare la corrosione nelle parti più critiche delle strutture soggette a penetrazione di cloruri, nemmeno per vite di servizio di 50 anni.
I progettisti si dovrebbero abituare, almeno per le opere più importanti, ad analizzare la vulnerabilità alla carbonatazione e alla penetrazione dei cloruri nei diversi punti della struttura, come effettuano normalmente l'analisi strutturale per calcolare la distribuzione degli sforzi. Seguendo le indicazioni dell'Eurocodice 2, nel progetto delle strutture si dovrebbero definire gli stati limite relativi al degrado prodotto dalla corrosione e quindi garantire che, con sufficiente probabilità, questi non vengano raggiunti durante la vita di servizio richiesta (o tradizionalmente attesa) per la struttura. Per un'opera soggetta a penetrazione di cloruri, ad esempio, si può assumere come stato limite d'esercizio il momento in cui si innesca la corrosione, corrispondente al tempo in cui il contenuto di cloruri alla profondità delle armature raggiunge la soglia critica. Infatti, l'innesco della corrosione, a causa sia della natura localizzata dell'attacco da cloruri sia della sua elevata velocità di penetrazione, porta rapidamente alla necessità di un intervento di ripristino per evitare che l'evoluzione del degrado possa mettere in pericolo la sicurezza delle persone (stato limite ultimo). L'analisi è in realtà complicata dalla variabilità dei fattori considerati, i quali dovrebbero essere valutati in termini statistici, ad esempio definendone i valori caratteristici. Una proposta concreta in questo senso, con un approccio analitico ispirato a quello dell'analisi strutturale, è stata formulata nell'ambito del progetto di cooperazione Europea denominato DuraCrete [4].

 

Fig. 2 - Andamento schematico dei profili di concentrazione dei cloruri attesi dopo vari anni d'esposizione nella zona più critica di una struttura marina con calcestruzzo di cemento portland (CEM I) e rapporto acqua/cemento di 0.4-0.45. Le fasce azzurre indicano i tenori critici di cloruri per l'innesco della corrosione sui diversi tipi di armature.

Ci vorrà ancora tempo prima che questi metodi analitici siano disponibili a tutti i progettisti e vengano da loro accettati. Per realizzare strutture durevoli, comunque, non si può rinunciare ad un corretto inquadramento, sia pure semplificato, degli effetti dell'ambiente e del comportamento dei materiali utilizzati. Considerando le diverse opzioni di Fig. 1 si può valutare concretamente l'opportunità e la convenienza di scegliere oppure no gli acciai inossidabili (o qualsiasi altra protezione aggiuntiva) per specifici elementi o parti della struttura. L'analisi dovrà tenere conto anche delle peculiarità della struttura, quali: l'estensione delle zone critiche dal punto di vista della corrosione, la loro accessibilità e quindi la maggiore o minore semplicità degli eventuali interventi di manutenzione, la possibilità di prevedere già in fase di progetto la sostituzione periodica delle parti più critiche, ecc..
Come esempio, in Fig. 2 sono tracciati dei profili di concentrazione che si possono attendere dopo diversi periodi di esposizione nella zona più critica di una struttura marina per un calcestruzzo di cemento Portland (CEM I) con un basso rapporto acqua/cemento (0.4-0.45). I profili di cloruri sono confrontati con i tenori critici per l'innesco della corrosione sulle armature comuni, zincate o inossidabili (indicati dalle fasce orizzontali). Considerando come stato limite d'esercizio per le normali armature di acciaio al carbonio il raggiungimento del tenore di cloruri di 0.4% in massa di cemento, si osserva che, a meno di considerare un irrealizzabile spessore di copriferro superiore a 6 cm, questo si verifica prima di 25 anni. Se si volesse garantire una vita di servizio anche di solo 25 anni, sarebbero quindi necessari uno o più ripristini intermedi. Per evitare questi interventi, pur essendo possibile ricorrere anche alle armature di acciaio inossidabile, in questo caso sono disponibili soluzioni più economiche. Ad esempio, uno spessore di copriferro di 3 cm sarebbe già sufficiente per prevenire la corrosione se si potesse utilizzare un cemento d'altoforno, che consente un notevole rallentamento delle penetrazione dei cloruri nel calcestruzzo rispetto al cemento portland (Fig. 3). Il ricorso ad armature zincate, per le quali il tenore critico di cloruri è di circa 1.5%, non è invece sufficiente a prevenire la corrosione se si utilizza il calcestruzzo di cemento portland (Fig. 2). Se la durata richiesta alla struttura aumenta verso valori più ragionevoli di 50 o più anni, il numero di interventi straordinari necessari nell'arco della vita della struttura aumenta, mentre si riducono le opzioni possibili per evitarli. Nelle Figure 3 e 4 si osserva che utilizzando armature di acciaio inossidabile, per le quali si può considerare un tenore critico di cloruri superiore al 5% rispetto alla massa del cemento [1], la corrosione non è attesa nemmeno dopo 100 anni, purché il copriferro sia almeno di 2 cm.

 



Fig. 3 - Andamento schematico dei profili di concentrazione dei cloruri attesi dopo vari anni d'esposizione nella zona più critica di una struttura marina con calcestruzzo di cemento d'altoforno (CEM III/B) e rapporto acqua/cemento di 0.4-0.45. Le fasce azzurre indicano i tenori critici di cloruri per l'innesco della corrosione sui diversi tipi di armature.

Con schematizzazioni di questo tipo si possono evidenziare le combinazioni dei diversi fattori (tipo di cemento, rapporto a/c, spessore di copriferro, tipo di protezione aggiuntiva, ecc.) che ragionevolmente garantiscono la vita di servizio richiesta. Si può così individuare la soluzione più economica. Naturalmente, a fronte del maggior costo iniziale delle protezioni aggiuntive si devono confrontare i loro benefici futuri. La valutazione può essere effettuata sulla base di tutti i costi stimati durante la vita della struttura, compresi quelli diretti e indiretti per gli interventi di ripristino. In questo modo si possono distinguere i casi in cui l'uso di barre di acciaio inossidabile è uno sperpero da quelli in cui è invece un risparmio. Ovviamente, finché ci si concentrerà solo sul "risparmio" nei costi di costruzione, gli acciai inossidabili continueranno ad essere considerati uno spreco.

BIBLIOGRAFIA

  1. L.Bertolini, "Armature di acciaio inossidabile - I. Proprietà", Enco Journal, n. 19, Spresiano, 2001.
  2. L.Bertolini, M.Gastaldi, T.Pastore, M.P.Pedeferri, P.Pedeferri, "Effects of Galvanic Coupling between Carbon Steel and Stainless Steel Reinforcement in Concrete", Int. Conf. on "Corrosion and Rehabilitation of Reinforced Concrete Structures", Federal Highway Administration, Orlando, 7-11 December 1998.
  3. The Concrete Society, "Guidance on the Use of Stainless Steel Reinforcement", Technical Report No. 51, 1998.
  4. Unione Europea, Progetto Brite EuRam III, "DuraCrete - Probabilistic Performance based on Durability Design of Concrete Structures", Relazione tecnica finale, documento BE95-1347/R17, Maggio 2000.