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Peraltro, la produzione di detriti provenienti dalla demolizione di
edifici risulta in forte crescita, con una produzione annua nell'ambito
della Comunità Europea stimata attualmente in 180 milioni di
tonnellate (corrispondenti a 610 kg annui per abitante), ma che entro
sessanta anni arriverà all'ordine di 500 milioni di tonnellate,
come dimostrano alcuni studi condotti dalla società inglese
Environmental Resources Limited, riportati anche nel documento redatto
dalla Commissione Europea DG ENV.E.3 - Management of Construction
and Demolition Waste (2).
TECNICHE DI DEMOLIZIONE
In fase di demolizione, generalmente, viene prodotto un flusso indifferenziato
di macerie, costituito da frazioni eterogenee, che rende complesse
e, quindi, costose le eventuali operazioni di recupero. In quest'ottica,
una separazione preliminare dei materiali può risultare conveniente.
In vista di un riutilizzo dei rifiuti sarebbe quindi opportuno ricorrere
a tecniche di "demolizione selettiva". La demolizione selettiva
è una pratica che mira a separare le diverse frazioni di materiali
demoliti per sottoporli ad adeguati trattamenti che ne facilitino
il re-impiego. Infatti, tanto più omogeneo è il materiale
ottenuto dalla demolizione, tanto più elevate sono le possibilità
di recupero. Questo tipo di demolizione richiede, naturalmente, una
riorganizzazione del cantiere edilizio, non solo perché le
operazioni tradizionali vengano sostituite da operazioni di smontaggio
e destrutturazione finalizzate all'ottenimento di frazioni omogenee,
ma anche perché si richiede di un'adeguata formazione del personale
di cantiere.
Un'idea potrebbe essere quella di affidare al medesimo soggetto che
provvede al riciclaggio delle macerie il compito di demolire e liberare
il cantiere dai rifiuti prodotti.
Sarebbe inoltre auspicabile, in fase di progetto, predisporre di una
cosiddetta "carta dei materiali" nella quale siano indicati
quei materiali che andranno a costituire i rifiuti da demolizione
in modo da poter individuare, per ciascuno, la tecnica di smantellamento
più adeguata.
L'Italia è in ritardo, rispetto ad altri Paesi europei, nell'applicazione
della demolizione finalizzata al recupero del materiale; comunque,
in questi ultimi anni si sono registrati progressi nell'incentivazione
al recupero e al riutilizzo di materiali riciclati. Questa tendenza
è stata recentemente dimostrata da tutta una serie di iniziative
e di provvedimenti in materia e dall'elaborazione, da parte della
Commissione Edilizia dell'UNI, di una Guida alla demolizione selettiva.
La linea guida UNI fornisce indicazioni progettuali ed esecutive per
dare una regolamentazione al processo di demolizione delle opere
edilizie e di ingegneria civile con lo scopo sia di ridurre la produzione,
sia di valorizzare i rifiuti da C&D (3).
IL
MERCATO DEL RECUPERO E DEL RICICLAGGIO
Per
quanto riguarda il recupero di tali materiali, mettendo in relazione
la stima del mercato potenziale dei detriti prodotti, elaborata dal
CRESME, con i dati forniti dalle 268 imprese di gestione delle discariche
autorizzate per rifiuti speciali inerti e di impianti per il trattamento
di macerie, si deduce che in Italia solo l'8,8% del totale dei detriti
viene riutilizzato o recuperato (1).
In tal senso viene ancora riscontrato un notevole ritardo rispetto
agli altri paesi europei: infatti, già nel 1990 secondo le
stime della European Demolition Association (E.D.A.), in Olanda
veniva recuperato o riutilizzato il 60% del totale dei detriti, in
Gran Bretagna il 42%, in Belgio il 38% e in Germania il 16%. Un ulteriore
aggiornamento di tali dati all'anno 1999 è reperibile nel documento
redatto dalla Commissione Europea DG ENV.E.3, del 4 Aprile 2000 (2)
ed è stato riportato in Tabella 1.
Tabella
1 - Produzione totale di rifiuti da C&D, percentuali di recupero
e di conferimento a discarica per i paesi della Comunità Europea.
Il costo
dello smaltimento dei rifiuti, pur variando da zona a zona, dipende
fortemente dalla distanza tra il cantiere di demolizione e l'impianto
di stoccaggio ed è in continuo aumento, data la progressiva
diminuzione dei siti effettivamente disponibili all'ubicazione di
discariche.
Il riciclaggio del materiale demolito incontra, quindi, sia le esigenze
degli operatori del settore, che vedono la possibilità di reinserire
nel processo produttivo un rifiuto che comporta un costo di smaltimento,
sia le esigenze delle Amministrazioni Pubbliche, alle quali si prospetta
una possibilità di far fronte alle emergenze legate alla questione
ambientale. D'altra parte, in numerose parti d'Europa si registra
una disponibilità di inerti naturali sempre più ridotta
a fronte di una notevole richiesta, con un conseguente aumento del
prezzo del calcestruzzo al metro cubo; tutto ciò potrebbe contribuire
a rendere l'aggregato riciclato concorrenziale con l'aggregato naturale
sotto il profilo economico (4).
LA
PRODUZIONE DELL'AGGREGATO RICICLATO
Il processo
di produzione dell'aggregato riciclato a partire dai rifiuti da C&D
non è molto diverso da quello con cui si ottengono gli inerti
naturali di frantumazione dal trattamento di blocchi lapidei provenienti
da attività estrattiva e non comporta sostanziali costi aggiuntivi
anzi un risparmio energetico (vedi Tabella 2). Tale processo consiste
in tre fasi, sulle quali si basano gli schemi di funzionamento degli
impianti per il trattamento delle macerie:
· la selezione del materiale;
· la decontaminazione.
· la riduzione delle pezzature;
Tali impianti possono essere di tipo supermobile (su mezzo gommato
o cingolato), di tipo mobile (trasportati per mezzo di rimorchi),
oppure fissi. Le installazioni fisse potrebbero avere lo svantaggio
di essere localizzate in una zona distante dal cantiere di demolizione,
tuttavia l'onere legato al trasporto delle macerie viene compensato
dalla maggiore produttività e dalla migliore qualità
del prodotto. Una corretta dislocazione sul territorio degli impianti
fissi sarebbe in tal senso auspicabile e permetterebbe di abbassare
il costo dell'inerte di riciclo.
Tabella
2 - Consumi energetici stimati per le varie fasi di lavorazione (5).
LA
TECNOLOGIA R.O.S.E.
Viene
presa in esame una particolare categoria di impianti fissi di riciclaggio,
ovvero quelli che utilizzano la tecnologia R.O.S.E. (acronimo che
sta per Recupero Omogeneizzato degli Scarti in Edilizia); si tratta
di una tecnologia relativamente recente capace di garantire, a tutt'oggi,
il miglior livello qualitativo dell'aggregato riciclato prodotto.
In Fig. 2 viene illustrato lo schema di funzionamento di un tipico
impianto basato sulla tecnologia R.O.S.E.. Per quanto concerne il
bilancio di massa di tali impianti, si può affermare che il
rendimento è molto elevato; infatti, per ogni tonnellata di
materiale rifiuti da C&D in ingresso, si hanno mediamente in uscita
più di 990 kg di inerte riciclato.

Fig. 2 - Schema di funzionamento.
BILANCIO
ENERGETICO
E' possibile fare un confronto, in termini di energia spesa, tra le
operazioni unitarie che costituiscono il processo di recupero e di
riciclo dei rifiuti derivanti da demolizioni e quelle necessarie alla
produzione di inerti naturali di frantumazione dove la materia prima
viene ricavata da attività estrattiva, facendo riferimento
ai valori stimati, riportati in Tabella 2, relativi ai consumi energetici
richiesti per le diverse fasi di lavorazione (5).
Dall'analisi dei dati riportati in Tabella 2 è stato possibile
dedurre che il consumo energetico legato alla produzione di inerte
naturale, è pari a circa il quadruplo rispetto a quello necessario
agli impianti di riciclaggio di materiali da demolizione di tipo fisso
(5).
Un'analoga valutazione è stata condotta da Copple (6) che ha
confrontato i consumi energetici relativi alle produzione di una stessa
quantità di calcestruzzo con aggregato riciclato o con inerte
naturale. I risultati ottenuti da Copple hanno dimostrato come sia
più conveniente, da un punto di vista del risparmio di energia,
produrre calcestruzzi con aggregato riciclato, anche se la cava per
l'estrazione di inerte naturale si trova nella immediate vicinanze
del cantiere e quindi è minima l'energia spesa per il suo trasporto.
COMPOSIZIONE DELLE MACERIE PRIMA E DOPO IL TRATTAMENTO
La composizione delle macerie è estremamente variabile, in
particolare è fortemente dipendente dalla localizzazione territoriale
e presenta valori differenziati tra i diversi stati nazionali e tra
le regioni di uno stesso paese, anche se la progressiva diffusione
della tecnologia del calcestruzzo armato può far supporre un
aumento generalizzato della
percentuale del calcestruzzo con conseguente miglioramento della qualità
dell'aggregato riciclato. In Figura 3.a è illustrata la composizione
dei rifiuti di C&D italiani nel 1992, secondo i dati raccolti
dalla E.D.A.. L'efficacia del trattamento può essere in primo
luogo valutata monitorando la composizione dei materiali in uscita
dall'impianto di riciclaggio, con particolare attenzione alla capacità
di ridurre le percentuali di materiale non idoneo. In Figura 3.b è
riportato un esempio, relativo all'aggregato riciclato prodotto da
un impianto R.O.S.E. sito a Villa Musone (Ancona).

Fig. 3 - Composizoni percentuali di rifiuti di C&D (a) e di aggregati
prodotti (b).
COSTI
DELL'AGGREGATO RICICLATO E CAMPI DI IMPIEGO
Facendo riferimento alle osservazioni mensili della C.C.I.A.A. di
Milano relative a giugno 2000, è possibile rilevare per l'aggregato
riciclato un prezzo all'ingrosso pari a 0.44¸0.67 € per
ogni 100 kg di materiale, ovvero pari a circa la metà del costo
delle analoghe frazioni di inerte naturale.
Il materiale proveniente da impianti R.O.S.E. può essere impiegato
in vari modi: le frazioni con diametro massimo maggiore di 15 mm possono
essere riutilizzate come riempimento per rilevati e sottofondi stradali;
le frazioni 5-15 mm e 0-5 mm, opportunamente combinate, possono trovare
impiego come inerte per calcestruzzi strutturali di resistenza caratteristica
fino a 35 MPa e la frazione fine (0-5 mm) può ulteriormente
essere impiegata per produrre malte premiscelate od anche come aggiunta
al terreno rimosso durante gli scavi, per consentire il suo successivo
riutilizzo nel riempimento degli scavi stessi. Infine, la polvere
finissima generata durante le fasi di macinazione può trovare
impiego come filler nella produzione di calcestruzzi autocompattanti.
BIBLIOGRAFIA
- Agenzia
Regionale Materie Prime Secondarie S.p.a - Ancona, Raccolta, Deposito
e Trattamento di Rifiuti Inerti, pp. 1-114, 1999.
- European
Commission, Directorate-General Environment, DG ENV.E.3, Management
of Construction and Demolition Waste, Working Document N°1,
4 April 2000, pp. 1-26.
- Ente
Nazionale Italiano di Unificazione, "Riduzione dell'impatto
ambientale dei rifiuti da costruzione. Terminologia e linee guida",
Milano, novembre 1999.
- De
Pauw, C. Reuse of building materials and disposal of structural
waste material, RILEM Report No. 9, Disaster Planning, Structural
Assessment, Demolition and Recycling, Edited by C. De Pauw and E.
K. Lauritzen, Published by E. & F.N. Spon, London, pp.133-159,
1994.
- Nicosia,
S., Lucchese, A., Rizzo, G. and Ercoli, L. Riciclo di Rifiuti da
Demolizione: un Contributo all'Ecobilancio, Proc. of the IV European
Waste Forum, Innovation in Waste Management, C.I.P.A. Ed., Milan,
Italy, Vol. 1, pp. 399-414, 2000.
- Copple,
F. Costs and energy considerations, Proceedings of the National
Seminar on PCC Pavement recycling and rehabilitation, St. Louis,
Missouri, USA, pp. 134-139, 1981.
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