Pavimentazioni in calcestruzzo fibrorinforzato: allineamento delle fibre in campo magnetico

Gianluca Cuomo - Facoltà di Ingegneria -
Università della Basilicata (gcuomo@unibas.it)
Roger P. West - Trinity College Dublin, Ireland (rwest@tcd.ie)

LE FIBRE DI ACCIAIO NELLE PAVIMENTAZIONI RIGIDE

Il crescente ricorso alle fibre di acciaio come alternativa all'utilizzo della rete metallica tradizionale rappresenta la naturale risposta ai vantaggi di tipo tecnico che vengono richiesti dai produttori e dai clienti.
Le migliaia di piccole e sottili fibre introdotte nell'impasto di calcestruzzo all'atto della miscelazione tendono a distribuirsi in maniera relativamente uniforme, ma comunque casuale, all'interno di tutta la matrice cementizia.
Questo fenomeno permette che tutte le fessurazioni che si concentrerebbero sulla parte superiore della pavimentazione possano essere ridistribuite lungo l'intera superficie, in modo da generare una serie di microfessurazioni uniformemente diffuse.
Tuttavia, i costi in gioco sono inevitabilmente alti, in quanto è oggettivamente riconosciuto il significativo costo delle fibre.
E' altresì vero che le fibre di acciaio consentono all'elemento strutturale di migliorare le proprie prestazioni sotto il profilo del ritiro plastico, e che la loro presenza nell'impasto migliora la duttilità del calcestruzzo nella fase successiva alla rottura, cioè la tenacità, oltre a garantire migliori prestazioni sotto il profilo della resistenza all'impatto ed alle abrasioni.
Inoltre, sono significativi i miglioramenti nella resistenza a flessione ed al taglio, mentre risulta minimo il vantaggio ottenuto in termini di resistenza a compressione del calcestruzzo additivato con fibre di acciaio.
Da un punto di vista pratico, il maggior vantaggio che si può osservare, soprattutto nelle pavimentazioni industriali molto estese, consiste nella possibilità di aumentare la distanza tra i giunti, con conseguente risparmio in termini di manutenzione.
Tuttavia, oltre ai costi maggiori, vi sono altri inconvenienti nell'utilizzo del calcestruzzo fibro-rinforzato. Le fibre vengono, infatti, distribuite nella lastra per tutta la profondità dell'elemento, e non esclusivamente nella parte superiore dove sarebbero maggiormente utili.
A ciò si aggiunga il fatto che le fibre di acciaio si trovano ad essere disposte in maniera del tutto casuale, come già accennato, piuttosto che orientate nella direzione del massimo sforzo di trazione. Se si pensa, ad esempio, a tutte quelle fibre che si trovano orientate in verticale (direzione, questa, lungo la quale il calcestruzzo non presenta particolari problemi sotto il profilo del ritiro) si capisce che solo una parte delle fibre, in realtà, assolve ai compiti richiesti.
Un altro aspetto meritevole di attenzione è la considerazione che, anche se il calcestruzzo è perfettamente progettato e posto in opera, potrebbe accadere che alcune fibre fuoriescano dalla superficie dell'elemento strutturale, creando qualche problema in fase di esercizio.
Last but not least, occorre tener in conto la riduzione nella lavorabilità del calcestruzzo a seguito dell'aggiunta delle fibre, per la qual cosa è opportuno intervenire in maniera sapiente sulle proporzioni del calcestruzzo nella fase del mix design.
Molti di questi problemi potrebbero essere risolti con l'adozione di un sistema in grado di allineare le fibre lungo un prestabilito piano orizzontale, all'interno del calcestruzzo. Ciò garantirebbe ai materiali di essere molto più efficaci nella loro azione, portando nel contempo ad una significativa riduzione dei quantitativi di fibre da utilizzare.
A ciò, infine, si aggiunga il vantaggio di non avere più fibre che fuoriescono dalla superficie dell'elemento strutturale, garantendo, di fatto, una migliore qualità della pavimentazione così realizzata.

ALLINEAMENTO DELLE FIBRE DI ACCIAIO MEDIANTE L'UTILIZZO DI MAGNETI PERMANENTI

I grandi sviluppi compiuti nel settore della tecnologia dei magneti ha permesso l'utilizzo di piccoli ma potenti magneti permanenti in diverse applicazioni industriali.
In questo contesto un ricercatore svedese, Bjorn Svedberg, ha realizzato un brevetto sul concetto dell'allineamento delle fibre di acciaio all'interno delle lastre di calcestruzzo, ad una profondità prestabilita e lungo una direzione prescelta, mediante l'utilizzo di magneti compatti trascinati all'interno del calcestruzzo fresco (Fig.1). West (1) ha cercato poi di sviluppare praticamente uno strumento di questo tipo, in modo da poterne verificare l'effettiva efficacia.

Fig. 1 - Schema di base del prototipo per l'allineamento delle fibre di acciaio.

E' stato, pertanto, realizzato un prototipo collegato ad uno screed vibrante in modo da trarre profitto dal movimento delle fibre durante la vibrazione; la coda del prototipo è stata posizionata ad una profondità tale da permettere che lo strato finale di fibre si trovasse a 5 cm al di sotto della superficie. Mentre lo strumento ruota, lo screed si muove orizzontalmente lungo la lastra, scorrendo su delle guide posizionate sui bordi dell'elemento strutturale stesso.
Il magnete all'interno del prototipo è stato progettato in modo da attrarre anche le fibre più lontane e trascinarle lungo la circonferenza del prototipo, per poi depositarle in maniera pressoché orizzontale nella scia dello strumento medesimo (Fig. 2).

Fig. 2 - La cassaforma ed il cilindro metallico utilizzati per gli esperimenti
sulla omogeneità del calcestruzzo.

Nella fase di progettazione dell'apparecchiatura per l'allineamento delle fibre sono stati tenuti in considerazione molteplici aspetti: la forza e la ampiezza del campo magnetico, la velocità angolare del magnete, la velocità di trascinamento dello screed, la reologia del calcestruzzo, tale da non interferire con l'azione di trascinamento, nonché la robustezza del prototipo.
Per un buon funzionamento dell'apparecchiatura, è necessario che anche le fibre più lontane, soprattutto quelle ubicate sulla superficie, vengano attratte: tuttavia, il campo magnetico generato non deve essere tanto forte da costringere le fibre a restare incollate al prototipo, altrimenti le stesse non potrebbero poi essere allineate nella scia dello stesso. Ove ciò dovesse accadere, infatti, il processo di allineamento verrebbe annullato dall'addensamento delle fibre sulla superficie del prototipo.
Un altro aspetto fondamentale da considerare è quello relativo alla forma ed alle dimensioni del prototipo, che devono essere tali da minimizzare l'insorgenza di disomogeneità nel calcestruzzo durante e dopo il trascinamento.
Per questo motivo la lavorabilità del conglomerato cementizio deve essere scelta con particolare cura, in modo da avere esattamente sotto controllo l'area relativa al campo magnetico prescelto, in funzione del tipo di magnete e di fibre utilizzati durante il procedimento. In definitiva, benché l'azione di allineamento delle fibre di acciaio si è dimostrata positiva, alcune perplessità sono nate in relazione al turbamento della omogeneità del conglomerato cementizio nella scia del prototipo al suo interno trascinato.
Per questo motivo, un mirato programma di esperimenti di laboratorio è stato condotto, al fine di quantificare la eventuale riduzione di resistenza del calcestruzzo lungo la profondità dell'elemento strutturale.
Questo aspetto rappresenta l'oggetto dello studio riferito in questo articolo.

PARTE SPERIMENTALE

L'obiettivo di questo studio sperimentale è quello di valutare le variazioni nella densità e nella resistenza del calcestruzzo nella scia di un prototipo cilindrico trascinato all'interno del conglomerato cementizio fibrorinforzato, vibrato o meno, quando lo stesso è ancora fresco.
Questa valutazione è stata fatta confrontando i risultati di test condotti con la strumentazione ad ultrasuoni Pundit e con il martello di Schmidt su sottili fette tagliate lungo la profondità di lastre di calcestruzzo fibrorinforzato.
Per la realizzazione delle lastre è stato utilizzato un calcestruzzo con 415 kg/m3 di cemento Portland, 720 kg/m3 di sabbia, 345 kg/m3 e 690 kg/m3 di pietra calcarea frantumata di diametro massimo rispettivamente pari a 10 mm e 20 mm, oltre a 195 litri di acqua. Lo slump misurato è stato pari a 160 mm, e tutte le lastre sono state accuratamente vibrate dopo la posa in opera.
Sono state gettate tre lastre di conglomerato cementizio di dimensioni di 100x100x20 cm:

  • una lastra in calcestruzzo ordinario senza fibre vibrata senza alcuna azione di trascinamento al suo interno(provini P);
  • una lastra dello stesso tipo, ma caratterizzata da un'azione di vibrazione solo lungo la sua semilarghezza (provini V1/2 se vibrati, U1/2 se non vibrati);
  • una terza lastra in calcestruzzo fibrorinforzato (provini F), utilizzando fibre ondulate da 25 mm in quantità pari a 40 kg/m3.

Sono stati realizzati nove cubetti per ogni impasto in modo da valutare la resistenza a compressione; i risultati delle prove a compressione sono mostrati nella Tabella 1.

Tabella 1 - Resistenza a compressione dei provini cilindrici dopo 28 giorni.

Il prototipo cilindrico aveva un diametro di 7 cm ed è stato trascinato all'interno delle lastre di calcestruzzo, a metà della sua profondità.
Dopo 28 giorni dalla posa in opera, la lastra di calcestruzzo ordinario e quella di calcestruzzo vibrato solo per metà larghezza sono state posizionate in piedi su uno spigolo, in modo da poter eseguire i test ad ultrasuoni per la misurazione della uniformità del materiale al suo interno, in profondità, mediante l'apparecchiatura Pundit.
Per la lastra in calcestruzzo fibrorinforzato non è stata eseguita alcuna misurazione, a causa dell'interferenza nelle operazioni di lettura generata dalla presenza delle microfibre di acciaio
Si è avuta la conferma del fatto che la mancanza dell'effetto vibratorio successivamente al getto del conglomerato cementizio, produce dei cambiamenti significativi, pur se abbastanza ridotti, nella uniformità del materiale.
Al fine, poi, di verificare ulteriormente le variazioni di uniformità in zone precise della lastra, ovvero nel centro ed in prossimità della superficie, questi elementi sono stati tagliati in 4 fette di 50 mm lungo l'asse longitudinale; in questo modo, utilizzando il martello di Schmidt, è stato poi possibile valutare le differenze di resistenza lungo la profondità dell'elemento strutturale.
Su ognuna di queste fette longitudinali è stata tracciata una griglia con 27 nodi: di questi, pertanto, nove erano rappresentativi della lastra in una zona prossima alla superficie, nove della zona centrale e nove della parte inferiore dell'elemento strutturale.
Per ognuno di questi punti sono state eseguite 12 letture della resistenza mediante il martello e calcolati i corrispondenti valori medi, i quali sono poi stati considerati come valori rappresentativi dei nodi medesimi.
Raccogliendo tutte queste letture (Tabella 2), si è verificato che le zone in corrispondenza della superficie inferiore e di quella superiore presentano un comportamento analogo, indipendentemente dalla presenza o meno dell'effetto vibratorio. Per questo motivo, da questa fase in poi, sono stati considerati solamente i risultati relativi ai nodi ubicati nella parte superiore ed in quella centrale della lastra, zone ove il comportamento dell'elemento strutturale presenta differenze significative.

Tabella 2 - Valore medio (Rc28) e deviazione standard per le letture con il martello di Schmidt per tutte le fette longitudinali della lastra vibrata,e non vibrata.

Prove analoghe sono state eseguite anche sulle altre lastre, ed i risultati possono essere riassunti nella Tabella 3. Da esse si evince che, nella lastra di calcestruzzo vibrato, vi è una perdita di resistenza di circa il 14%, passando dalla superficie alla zona centrale dell'elemento strutturale, mentre detto calo è pari a circa il 18% per la lastra di conglomerato cementizio rinforzato con fibre di acciaio.
Queste significative differenze sono certamente da attribuirsi al movimento del prototipo all'interno dell'impasto cementizio, il quale genera dei problemi sulla omogeneità del materiale e della sua resistenza: e la conferma a queste considerazioni deriva dall'alto numero di misurazioni effettuate e dal basso valore della deviazione standard corrispondente.
Un'analisi approfondita dei risultati contenuti nella Tabella 3 porta a delle conclusioni che sono statisticamente verificabili tramite l'ausilio del t-test (2).
Ad esempio, l'inserzione delle fibre nella matrice cementizia o la mancanza della vibrazione durante l'azione di trascinamento comportano delle riduzioni nella resistenza della parte centrale della lastra, rispetto all'elemento di controllo; in altri casi, invece, le differenze misurate sono di minore entità, come testimoniano le letture effettuate nella parte superiore della lastra di calcestruzzo vibrato.

Tabella 3 - Valore medio e deviazione standard per le letture con il martello di Schmidt effettuate sulle fette di ogni lastra.

CONCLUSIONI

In definitiva in base ai risultati ottenuti e riassunti in Tabella 3 si può concludere che la parte superiore della pavimentazione è per lo più indifferente all'azione di trascinamento del prototipo cilindrico; viceversa, quella centrale subisce delle modifiche nelle sue caratteristiche che diventano più significative se si omette la vibrazione del calcestruzzo o, ancora di più, se sono presenti fibre all'interno della matrice cementizia.
Da questo lavoro di ricerca è stato possibile concludere che la disomogeneità del calcestruzzo nella scia di un prototipo cilindrico che viene trascinato al suo interno quando l'impasto è ancora fresco è abbastanza significativa, donde si è resa necessaria la rideterminazione del prototipo medesimo al fine di limitare detti inconvenienti.
Sulla base di queste considerazioni, pertanto, l'apparecchiatura è stata riprogettata in modo da evitare che vi fossero fibre espulse dalla superficie superiore dell'elemento strutturale e che, nello stesso tempo, la profondità alla quale le fibre stesse venivano attratte potesse essere controllata con precisione.

FUTURI SVILUPPI

Queste considerazioni hanno pertanto portato allo sviluppo di nuove ricerche volte a capire in che termini il dosaggio delle fibre nel conglomerato cementizio potesse essere ridotto, in virtù della maggiore efficacia derivante dall'allineamento delle fibre (3, 4).
Partendo, poi, dall'idea che è possibile allineare le fibre in modo da formare un reticolo continuo, si sono sviluppate delle considerazioni importanti sulla eventualità di poter far passare una corrente elettrica lungo le fibre medesime, in modo da generare il riscaldamento dell'elemento strutturale (5).

RINGRAZIAMENTI

Gli autori ringraziano Bjorn Svedberg per il supporto tecnico e la Readymix Ltd (Repubblica di Irlanda) per il supporto economico, i quali hanno permesso il regolare svolgimento di questa ricerca.

BIBLIOGRAFIA

  1. West, R.P. (2000), The alignment of steel fiber concrete slabs using permanent magnets, Munro Centre Seminar, UNSW, Sydney, 2000
  2. Cuomo, G. (1998), Assessment of the uniformity of density of concrete in the wake of a steel cylinder, MSc Thesis, Trinity College of Dublin, 1998
  3. Pull, M e West, R.P. (2000), Flexural strength of aligned steel fiber reinforced concrete, Confidential Tech. Rpt. to Readymix Ltd. Dublin, 2000
  4. Callanan, J.M. e West, R.P. (2000), Drying shrinkage characteristics of industrial round floor reinforced with aligned steel fibers, Confidential Tech. Rpt. To Readymix Ltd., Dublin, 2000
  5. IJomah, H.N. e West, R.P. (2001), The heating of concrete with aligned steel fibers, in attesa di pubblicazione, 2001