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Ma
l'idrogeno da dove lo prendiamo? Dove lo troviamo? Ed è qui che
cominciano i problemi: perché l'idrogeno, combustibile efficace
per la produzione di calore (Q) ed
ecologico per l'assoluta mancanza di inquinamento nella sua utilizzazione,
sul nostro pianeta come tale non è assolutamente disponibile.
L'idrogeno, infatti, come H2, cioè come combustibile,
deve essere prodotto. Ci sono due possibili approcci per la produzione
dell'idrogeno (A e B), entrambi basati sull'impiego di risorse
energetiche, che si differenziano però proprio per la tipologia
della fonte energetica:
A) quella prodotta attraverso la utilizzazione dei combustibili
fossili naturali (carbone solido, gas metano e idrocarburi liquidi) destinati
ad esaurirsi;
B) quella prodotta attraverso la utilizzazione delle risorse naturali
rinnovabili come le radiazioni solari, i movimenti eolici, le fonti geotermiche,
la biomassa ed anche i movimenti idraulici (cascate).
Nei paragrafi che seguono saranno discussi in dettaglio i due approcci
alle risorse energetiche, A e B, ma val subito la pena evidenziare
la sostanziale differenza che consiste nell'esaurimento o meno di queste
risorse, come anche nel grado d'inquinamento atmosferico.
A) Idrogeno dai combustibili fossili: il trucco c'è ma non si
vede
Nel vecchio treno a vapore ancora in funzione nella prima metà
del secolo precedente, il macchinista caricava palate di carbone che bruciando
produceva vapore in una caldaia dalla cui alimentazione il vecchio motore
metteva in movimento le ruote della locomotiva. Anche il passaggio dal
carbone alla nafta comportò il cambiamento dal motore a vapore
in quello diesel, ma la sostanza rimase quella di un trasporto basato
sulla diretta applicazione dell'energia termica derivante dalla combustione
dei carburanti di origine fossile con conseguente inquinamento di CO2
come si deduce dalle reazioni [2] e [3] già illustrate.
Con l'avvento delle nuove tecnologie, i processi [2] e [3] vengono oggi
realizzati in grande scala nelle centrali termo-elettriche dove
l'energia termica derivante dalla combustione (del carbone in polvere,
del metano gassoso, o degli idrocarburi liquidi del petrolio, ecc.) viene
trasformata attraverso turbine in energia elettrica e da lì
trasportata e distribuita all'utenza inclusa quella relativa alla movimentazione
dei treni sulle vie ferrate. Non più carbone per caldaie a vapore
o nafta per motori diesel rumorosi ed inquinanti, ma un semplice clic
per alimentare il motore elettrico con cui mettere in marcia la silenziosa
e non inquinante locomotiva.
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Perché
tutta questa premessa sui treni? Perché anche per le autovetture
a idrogeno il problema si presenta più o meno negli stessi
termini un po' ipocriti. Se le autovetture saranno alimentate da idrogeno
come combustibile "pulito", cioè convertibile con le
celle a combustione in energia elettrica in modo pulito, non ci sarà
più emissione inquinante da CO2 perché
l'unico prodotto di questa combustione "pulita" è il
vapore acqueo (H2O). Nelle attuali autovetture, invece,
alimentate con benzina a base di idrocarburi CnHm,
l'inquinamento da CO2 ed in minor misura da quello pericoloso
da CO, esiste. Esso è sotto gli occhi, e soprattutto sotto
il naso, di tutti quelli che vivono nei centri storici dove la concentrazione
delle emissioni (gas di scarico) delle autovetture raggiunge livelli insopportabili,
soprattutto in inverno quando si sommano a quelle derivanti dalle caldaie
dei riscaldamenti domestici centralizzati o autonomi.
Anche per i motori puliti alimentati da idrogeno come combustibile, l'inquinamento
sarà assente dai gas di scarico delle singole autovetture, ma sarà
concentrato in qualche altra parte dove l'idrogeno dovrà essere
prodotto. E qui si nasconde il secondo trucco: quello delle risorse
"rinnovabili" (come si richiede per uno sviluppo
veramente sostenibile) che sono in realtà destinate ad esaurirsi
nel giro di 50 anni, forse 100 anni, in qualche altra parte dove il carbone,
il metano o il petrolio verranno bruciati per produrre l'idrogeno.
Come si può produrre idrogeno? Il sistema più semplice è
quello basato sulla elettrolisi che consiste nel far passare la
corrente elettrica applicando una differenza di potenziale tra due elettrodi
immersi in acqua: l'elettrodo caricato negativamente (anodo) è
ricco di elettroni ed è in grado di cederli; quello caricato positivamente
(catodo) ha fame di elettroni e li assorbe. L'acqua, dove sono
immersi i due elettrodi, viene scissa (lisi in greco vuol
dire appunto scissione) in idrogeno (H2) ed ossigeno
(O2) attraverso un processo elettrochimico il cui risultato
globale può essere così sinteticamente rappresentato:

dove il passaggio di corrente elettrica ( )
è in grado di effettuare la scissione elettrica (elettrolisi
appunto) dell'acqua liquida in idrogeno ed ossigeno gassosi (nel riquadro
sono disponibili i dettagli tecnici sul processo elettrochimico).
Il processo [4], grazie al quale l'idrogeno viene prodotto, richiede però
energia elettrica ( ) per
rendere negativo l'anodo e positivo il catodo. Questa energia elettrica
proviene, a sua volta, dalla produzione dell'energia termica prodotta
nelle centrali a carbone, a gas metano, o a idrocarburi liquidi. La produzione
di idrogeno per alimentare i motori puliti delle nuove autovetture avverrà
quindi con una produzione di CO2 altrove nelle centrali
termiche.
Pertanto anche qui, come nel caso dei treni elettrici, si tratta solo
di trasformare un inquinamento diffuso su tutto il territorio (dove circolano
le autovetture) in altri luoghi dove si produce energia termica bruciando
combustibili fossili. Naturalmente il vantaggio per i centri storici in
termini di minor inquinamento è innegabile, ma non si può
dire che l'ingresso dell'autovettura ad idrogeno, così come ora
illustrato, contribuisca ad uno sviluppo sostenibile giacché
non si risparmiano le risorse naturali esauribili (carbone, gas metano,
petrolio); né si può affermare che per il nostro pianeta
ci sia una riduzione di "gas serra" (CO2)
dal momento che si tratta solo di spostare il luogo di emissione dalle
singole autovetture alle centrali termiche.
Ben diverso, invece, sarebbe la produzione di idrogeno per elettrolisi
se la fonte energetica iniziale fosse rinnovabile e non inquinante.
B) Idrogeno dalle risorse energetiche veramente rinnovabili e non
inquinanti
Ben diverso sarebbe (ed augurabilmente sarà) la produzione di idrogeno,
sempre per elettrolisi, basata su centrali elettriche che, anziché
sfruttare la combustione dei combustibili fossili destinati all'esaurimento,
utilizzino l'energia solare, quella eolica, quella geotermica ed anche
quella "idrica"*.
In questo caso sì che si potrebbe parlare di sviluppo sostenibile:
infatti, oltre che dal consumo di risorse energetiche praticamente inesauribili,
le nostre future generazioni trarrebbero vantaggio dal minor impatto ambientale
derivante dall'assenza di emissioni di CO2 come invece
si verifica nelle centrali termiche.
A parte l'energia idro-elettrica, da tempo sfruttata dall'uomo, le risorse
energetiche dalle altre fonti naturali (solare, eolica e geotermica) sono
attualmente ancora troppo costose (per la complessa tecnologia richiesta)
ed inadeguate per la modesta quantità messa a disposizione. Nel
riquadro è mostrato il progetto Sbm in Australia per una centrale
a Buronga (Australia), il cui inizio di costruzione è previsto
nel 2003, basata sulla trasformazione di energia solare che genera energia
cinetica (aria calda in movimento) trasformabile attraverso la rotazione
delle turbine in energia elettrica.
Occorre che lo Stato investa moltissimo nella ricerca scientifica per
rendere concorrenziale queste risorse rinnovabili con quelle non rinnovabili
legate ai combustibili fossili e soprattutto al petrolio.
Occorre, inoltre, vincere le resistenze delle lobby petrolifere
poco sensibili (con qualche meritevole eccezione) allo sviluppo sostenibile:
a loro, infatti poco importa, oggi, se domani (nei prossimi
50-100 anni) il petrolio sarà stato tutto consumato ed il nostro
pianeta irreversibilmente inquinato.

Progetto della SBM di una centrale eolica da realizzare nel 2005 a Buronga,
Australia.
*Con
il termine di energia "idrica" possiamo definire quella associata
all'energia cinetica provocata dalla caduta di acqua che mette in movimento
le turbine; attraverso alternatori il movimento delle turbine è
trasformato in energia idro-elettrica. Essa è già ampiamente
utilizzata nei paesi dove i corsi di acqua naturali possono essere, grazie
ad opportuni sbarramenti (dighe), generare adeguate portate e cadute in
altezza della massa d'acqua. In Italia questa fonte di energia rinnovabile
ammonta a poco meno di ¼ rispetto al totale di energia prodotta.
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Nell'acqua
liquida, oltre alle molecole neutre formate da due atomi di idrogeno (H)
legati ad un atomo di ossigeno (O) - in forma di H2O
- esistono anche in concentrazioni ridottissime i cosiddetti ioni positivi
("cationi") in forma di HÅ
e di ioni negativi ("anioni") in forma di OHQ.
Quattro ioni HÅ sono attratti
dall'elettrodo negativo ("catodo") al quale catturano
quattro elettroni (e) per formare due molecole di idrogeno gassoso
(H2) neutro secondo la seguente reazione elettrochimica:
4 HÅ + 4eÞ
2H2 [a]
Sull'altro elettrodo avviene il processo opposto di cessione di cariche
elettriche negativa in forma di elettroni (e) che vengono catturati
dall'elettrodo positivo (anodo):
4 OHQ Þ
2H2O + O2 + 4e [b]
Non appena i quattro HÅ ed
i quattro OHQ sono scomparsi per
effetti dei processi [a] e [b], vengono ripristinati con il seguente processo:
4H2O Þ 4H+ + 4OH-
[c]
Le somma dei processi [a], [b] e [c], sommando tra loro i termini a sinistra
(prodotti di partenza) e quelli a destra delle frecce (prodotti ottenuti),
è così rappresentabile:

che può
essere più semplicemente rappresentato con la reazione [4] (vedere
nel testo principale):

Ma questo
processo non è avvenuto "gratuitamente". Esso ha richiesto
un costo dovuto al consumo di energia elettrica (
) senza la quale la reazione [4] non può assolutamente avvenire
spontaneamente.Ma questo processo non è avvenuto "gratuitamente".
Esso ha richiesto un costo dovuto al consumo di energia elettrica ( )
senza la quale la reazione [4] non può assolutamente avvenire spontaneamente.
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