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1.
PREMESSA
Le problematiche connesse allo smaltimento dei rifiuti, anche a seguito
della ormai consolidata cultura dell' "usa e getta", hanno assunto
negli ultimi decenni proporzioni sempre maggiori (Fig. 1). La diversificazione
dei processi produttivi ha, inoltre, generato la moltiplicazione delle
tipologie dei rifiuti, molti dei quali, costituiti da sostanze pericolose
e con tempi di degradazione naturale molto lunghi; basti pensare alla
plastica che ha tempi di deterioramento che vanno da centinaia a migliaia
di anni.
Il rinnovato interesse all'ambiente ed al risparmio energetico, la nuova
cultura della raccolta differenziata (Fig. 2) finalizzata al riutilizzo
di materia prima e la crescente difficoltà di apertura di nuove
cave, con conseguente prossimo aumento dei prezzi degli aggregati tradizionali
nelle cave ancora aperte, ha stimolato ricerche finalizzate all'impiego
di materiale derivato dai rifiuti nel campo dell'edilizia.
La ricerca, oggetto di questo articolo, è stata focalizzata sullo
studio di un aggregato leggero in PET (Poli-etilen-tereftalato) sulla
base delle seguenti considerazioni:
- la maggior
parte della plastica riciclata è costituita da PET, materiale
di cui sono composte le comuni bottiglie di acqua minerale, con percentuali
dell'ordine del 70% della raccolta; in particolare, in Italia - la maggiore
consumatrice in Europa di bottiglie in PET - si producono 225.000 tonnellate
di questa plastica per le bottiglie;
- il PET
vergine, per le sue ottime proprietà è usato per la realizzazione
di bottiglie di plastica, pezzi meccanici ad alta precisione e filati
utilizzati nell'abbigliamento;
- il PET
riciclato non può essere riutilizzato per confezionare bottiglie
(una legge dello Stato vieta di realizzare contenitori per alimenti
con materia prima non vergine) o per realizzare pezzi meccanici di precisione
(per la presenza di seppur minime quantità di impurità),
quindi limitando di molto il suo riutilizzo nello stesso ciclo produttivo;
- il polimero
PET è un materiale che per le sue caratteristiche (leggerezza,
durezza, coefficiente di dilatazione lineare molto basso, buona resistenza
chimica e termica, basso costo, facile lavorabilità) ben si presta
ad un possibile suo impiego nella realizzazione di aggregati per calcestruzzi
e per altro impiego in Ingegneria civile.
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Fig.
1 - Una discarica di rifiuti urbani.
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Fig.
2 - Raccolta differenziata della plastica.
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2.
PARTE SPERIMENTALE
La materia prima è costituita dai "flakes" (letteralmente:
ritagli in scaglie), frutto di un processo di selezione e pulitura di
elementi provenienti dalla triturazione delle bottiglie di plastica riciclate
(Fig. 3).
I ritagli di PET sottoposti ad un processo termico e meccanico si aggregano,
formando un inerte alveolato, resistente, rigido, notevolmente leggero
la cui superficie esterna presenta diversi rilievi.
La ricerca è stata finalizzata alla realizzazione di due distinti
progetti:
A)
produrre
un aggregato leggero grosso non sabbiato (Fig. 4) per il confezionamento
di calcestruzzi leggeri non strutturali o come materiale sciolto per la
realizzazione di riempimenti con finalità di coibenza termica e
isolamento acustico. Il suo impiego per il confezionamento di calcestruzzi
non ha evidenziato problemi di segregazione, permettendo una preparazione
dell'impasto non difforme da quella tradizionale;
B)
produrre un aggregato leggero sabbiato (Fig. 5) per il confezionamento
di calcestruzzi leggeri strutturali oppure da impiegare come aggregato
in calcestruzzi auto-compattanti (Self-Compacting Concrete, SCC).
L'aggregato, subito dopo il trattamento termico, è stato sottoposto
ad un trattamento superficiale di "sabbiatura", in modo da creare
una superficie ruvida per garantire il perfetto ammorsamento della malta
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Fig.
3 - I flakes usati nella ricerca
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Fig.
4 - L'aggregato leggero in PET non sabbiato adattato al confezionamento
di calcestruzzi leggeri non strutturali o come riempimento coibente
isolante
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3.
CALCESTRUZZI LEGGERI NON STRUTTURALI E MATERIALI DA RIEMPIMENTO
Le caratteristiche dell'aggregato leggero in PET utilizzato per la ricerca
sono mostrate in Tabella 1.
La composizione e le prestazioni del calcestruzzo leggero non struttura
sono mostrate in Tabella 2.
Il calcestruzzo ottenuto risulta omogeneo, leggero, e con un facciavista
piuttosto uniforme. La resistenza meccanica a compressione a 28 giorni
(11 MPa) nonostante il rapporto a/c di 0,60 avrebbe potuto far sperare
in una maggiore resistenza meccanica. Tuttavia, questo calcestruzzo può
trovare interessanti impieghi in diversi campi, come per esempio nella
costruzione dei massetti (Fig. 6), di magroni, ecc., ovunque, cioè;
non sia richiesta una elevata resistenza meccanica e dove un alleggerimento
permetterebbe di gravare molto meno sulle strutture, consentendo di ridurre
le dimensioni delle stesse.
Le caratteristiche dell'aggregato leggero in PET per riempimenti utilizzato
per la ricerca sono mostrate nella Tabella 3.
L'aggregato in PET, di pezzatura leggermente maggiore (Tabella 3) da solo
è molto adatto a riempimento di scavi e vuoti. Esso, infatti, risulta
essere resistente, leggero, coibente, imputrescibile, invariabile nel
tempo, con ottima resistenza alle distorsioni anche alle alte temperature
vicine al suo punto diffusione; inoltre, se sottoposto a combustione,
non emette gas tossici.
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Tabella
1 - Caratteristiche aggregato leggero in "PET".
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Tabella
2 - Composizione e prestazioni del calcestruzzo leggero con PET.
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Tabella
3 - Caratteristiche aggregato leggero in "PET" per riempimenti.
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Tabella
4 - Caratteristiche dell'aggregato leggero in "PET" sabbiato.
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4. CALCESTRUZZI LEGGERI STRUTTURALI
Le caratteristiche dell'aggregato leggero in PET utilizzato per la produzione
di calcestruzzi leggeri strutturali sono mostrate in Tabella 4.
La composizione e le caratteristiche di un calcestruzzo leggero strutturale
(Rck>15 MPa), confezionato con lo stesso rapporto a/c di
0,60 adottato per il corrispondente calcestruzzo leggero non strutturale,
sono mostrate in Tabella 4.
Il calcestruzzo ottenuto, che risulta uniforme e privo di segregazione
(Fig. 7 e 8), presenta una resistenza meccanica a 28 giorni di 27 MPa
decisamente superiore a quelle del calcestruzzo leggero non strutturale
(Tabella 2) nonostante lo stesso rapporto acqua/cemento.
Il miglior comportamento è da imputare al processo di sabbiatura
della superficie (Fig. 5) grazie al quale si è migliorata l'adesione
tra la malta e l'aggregato. Al contrario l'assenza di sabbiatura (Fig.
4) ha creato "l'anello debole della catena" in corrispondenza
dell'interfaccia aggregato-malta.
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Fig.
5 - Aggregato leggero in PET sabbiato adattato al confezionamento
di calcestruzzi leggeri strutturali. (Brevetto n° PA 2002 A
00016).
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Fig.
6 - La realizzazione di un massetto.
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Fig.
7- Un campione sezionato evidenzia la mancanza di problemi di galleggiamento
dell'aggregato leggero.
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Fig.
8 - La linea di rottura caratteristica di un buon calcestruzzo.
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5. CONCLUSIONI
La produzione di un materiale inerte leggero innovativo e di basso costo,
può rappresentare una valida proposta allo smaltimento del PET,
presente sul territorio in quantità sempre maggiore, e potrebbe
comportare una valida alternativa agli inerti leggeri in argilla espansa
per la realizzazione di calcestruzzi alleggeriti strutturali e non, come
anche per la realizzazione di riempimenti coibenti.
Le esperienze di laboratorio, effettuate presso il laboratorio dalla GEOLAB
s.r.l. di Palermo, hanno dimostrato che il PET, con le sue caratteristiche
di resistenza, durezza e leggerezza, ben si presta a sostituire materiali
tradizionali nel confezionamento di calcestruzzi leggeri.
Le caratteristiche fin qui ottenute fanno presagire sviluppi successivi
che potrebbero rendere l'aggregato in PET un'interessante materiale innovativo
nel settore dei calcestruzzi innovativi, in linea con un progresso sostenibile
nel settore delle costruzioni.
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L'Ingegner
Enrico Martines ha collaborato alla ricerca nelle fasi operative ed ha
fornito un contributo di assoluta originalità nella preparazione
dei granuli dell'aggregato leggero di PET.
Gli autori ringraziano il laboratorio GEOLAB
Srl di Palermo per l'ospitalità e la fattiva disponibilità
mostrata durante le fasi delle prove meccaniche.
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