|
1.
SOSTENIBILITA': L'ULTIMA SFIDA
Una valutazione critica dello scenario mondiale descritto nel precedente
numero di Enco Journal ("Progresso sostenibile e costruzioni in c.a.
- Parte I: Le cause della crisi") porta ad evidenziare la complessità
ma anche la stretta correlazione tra tre problemi giganteschi, apparentemente
disconnessi, e che riguardano l'industria delle costruzioni, e cioè:
- l'insaziabile
richiesta di infrastrutture da parte di un mondo in rapida crescita
nella urbanizzazione (accoppiata al desiderio di una qualità
della vita migliore per nazioni che finora hanno sofferto per il mancato
accesso alle risorse) sta provocando un riscaldamento globale e la conseguente
distruzione delle esistenti infrastrutture a causa dei disastri naturali
(alluvioni, inondazioni, ecc.);
- occorre
raggiungere un equilibrio tra sviluppo economico e protezione dell'ambiente;
- è
necessario affrontare la crisi nel settore dei materiali e nella durabilità
delle costruzioni.
La sostenibilità
implica che le necessità della generazione presente siano soddisfatte
senza inquinare e distruggere l'ambiente, e senza compromettere la necessità
delle generazioni future. Nell'industria delle costruzioni, uno sviluppo
sostenibile, dovrebbe - tra le varie necessità - tenere conto di:
- progettare
strutture durabili e funzionali in base alla vita di servizio attesa,
e specificatamente indicata;
- utilizzare
scorie di processi industriali per ridurre l'allocamento a discarica
di rifiuti;
- costruire
in modo da ridurre l'emissione di sostanze dannose perl'ambiente.
Tuttavia,
uno sviluppo sostenibile rimarrà un sogno se non verranno coinvolti
tutti i settori industriali. Per esempio, delle varie milioni di tonnellate
di rifiuti provenienti dalle demolizioni delle costruzioni, solo il 4%
viene riciclato per un'applicazione di alto livello, mentre la maggior
parte è riutilizzata in applicazioni di basso livello (1). Non
è che tutti si sorprendano di questi dati. Eppure ognuno sembra
essere coscienti che la riutilizzazione dei rifiuti è molto importante
per l'ambiente; e allora, perché non si riciclano tutti i rifiuti?
Se si considerano, per esempio, i rifiuti domestici si trova che circa
la metà è costituita da materiali riutilizzabili come la
carta, i tessuti, le bottiglie di plastica. Eppure nel Regno Unito solo
l'8% dei rifiuti domestici sono riciclati, un valore molto più
basso di quel 40% che viene indicato come indispensabile per la sostenibilità!
E' facile prevedere che, se ci sono difficoltà nel riciclare i
rifiuti domestici in linea con uno sviluppo sostenibile, sarà ancor
più complesso e difficile vincere la sfida per il mondo delle costruzioni.
2. COSTRUZIONI IN CALCESTRUZZO NEL XXI SECOLO
Se
si considera quali vantaggi tecnici derivano dall'impiego della cenere
volante, della loppa, del fumo di silice e di altri materiali pozzolanici
industriali; se si considerano i vantaggi tecnici ed economici nel trattamento
di questi rifiuti; se si considera infine il minor danno ambientale in
termini di minore emissione di anidride carbonica che ne consegue, si
deve concludere che l'impiego di questi materiali non va visto semplicemente
come una parziale sostituzione del cemento Portland ma come l'utilizzo
di costituenti vitali ed essenziali per il calcestruzzo.
2.1 Esempio di grattacieli
La costruzione di grattacieli (Fig. 1) è un tipico approccio delle
costruzioni del XXI secolo per affrontare il problema della urbanizzazione
ed i mutamenti nella vita sociale e professionale in tutto il mondo. In
questo tipo di costruzioni occorre valutare con attenzione le variazioni
dimensionali a lungo termine sia nei pilastri che nei muri. Una variazione
dimensionale non uniforme si trasformerebbe in sollecitazioni differenti
con rischi di fessurazione, con sforzi di taglio e momenti flettenti addizionali
nei solai. La tecnologia dei nuovi materiali per queste costruzioni dovranno
tener conto (2-6) di calcestruzzi:
- ad alto
volume di cenere volante nelle fondazioni;
- con cenere
e loppa ad alta resistenza meccanica nei pilastri dei piani più
bassi;
- ad alta
resistenza meccanica con cenere ed aggregati leggeri per i pilastri
dei piani superiori;
- con resistenza
meccanica normale con cenere ed aggregati leggeri per i solai;
- fibro-rinforzati
a base di cenere nelle zone sollecitate a taglio localizzato;
- compositi
per i solai e ferro-cemento per casseforme a perdere.
|
|
|
Fig.
1 - Grattacieli in permanente costruzione a New York.
|
3.
LO SCENARIO ATTUALE
Due sono le sfide che si pongono ai tecnologi dei materiali ed ai progettisti
delle strutture:
- come restaurare
le costruzioni già realizzate coinvolte dal degrado, in atto;
- come progettare
le nuove costruzioni tenendo conto di una specifica vita di servizio
e di possibili interventi manutentivi programmati nel tempo.
Da questo
punto di vista occorre assolutamente una strategia di progettazione
olistica che sappia integrare le prestazioni dei materiali, la conoscenza
dell'ambiente ed i calcoli strutturali per garantire l'integrità
programmata delle strutture. Questa strategia di progettazione dovrà
basarsi, quindi, sui seguenti fondamenti:
- una
strategia dei materiali che sappia sviluppare costruzioni integre
a lungo termine attraverso il conseguimento dell'alta resistenza
meccanica attraverso la durabilità;
- una
strategia del management che sappia organizzare un efficiente sistema
protettivo per impedire l'aggressione delle strutture in acciaio e calcestruzzo;
- una
strategia del progetto strutturale per integrare le prestazioni
dei nuovi materiali con le prestazioni delle strutture in servizio ed
assicurare la stabilita dei materiali e l'integrità strutturale.
4.
CRITERI PER PROGETTARE LA VITA DI SERVIZIO
Uno degli aspetti più intriganti del calcestruzzo è la sua
natura a doppia faccia. Da una parte il calcestruzzo è di per sé
intrinsecamente protettivo nei confronti dell'acciaio; dall'altra, esso
consente il passaggio di acqua, di aria, di cloruri, di solfati e di altri
agenti aggressivi che alla fine destabilizzano l'acciaio. Pertanto, la
proprietà fondamentale che determina la integrità a lungo
termine della struttura in calcestruzzo armato è la impermeabilità
del materiale cementizio e quindi della sua struttura micro-porosa (7-19).
Tuttavia, anche un calcestruzzo impermeabile soffre terribilmente per
la tendenza alla fessurazione a causa delle sollecitazioni che
insorgono in servizio e che possono facilmente superare la modesta deformazione
ultima del calcestruzzo (150-300 mm/m).
Pertanto non esiste una strategia unica per qualsiasi struttura in qualsiasi
ambiente. In particolare per le strutture esposte a condizioni aggressive
molto severe, la strategia di progettazione integrale deve tener conto
dei quattro seguenti stadi:
1) messa a punto di un calcestruzzo molto durabile;
2) protezione del calcestruzzo;
3) impiego di armature metalliche protette, di acciaio zincato ed inossidabile;
4) progetto della integrità strutturale
Naturalmente non per tutte le strutture si devono tener in conto tutti
e quattro gli stadi, ma piuttosto prestare di volta in volta attenzione
ad un aspetto piuttosto che ad un altro.
5. CRITERI PER UN CALCESTRUZZO DURABILE
Questi sono gli aspetti più importanti da tener presente per un
calcestruzzo durabile:
1) porosità del materiale molto bassa attraverso una riduzione
della dimensione dei pori capillari;
2) permeabilità molto bassa;
3) alta resistenza agli attacchi chimici;
4) basso sviluppo di calore per ridurre le tensioni di origine termica;
5) resistenza meccanica iniziale adeguatamente alta seguita da un post-indurimento
alle lunghe stagionature;
6) lavorabilità sufficientemente elevata in relazione alle difficoltà
esecutive ed alle condizioni del cantiere;
7) controllo della perdita di lavorabilità;
8) bassa segregazione, basso bleeding e basso ritiro plastico.
Potrà sembrare esorbitante ed irragionevole una così lunga
lista di requisiti per molte applicazioni normali. Ma nella esecuzione
di opere progettate per essere durabili in condizioni estreme la lista
delle misure da riportare sopra riportata è assolutamente da seguire.
Val la pena a questo punto di precisare che una struttura durabile in
una zona torrida non sarà tale in un clima esposto al freddo ed
al gelo. Oltre a questo aspetto, gli ingegneri e gli architetti pensano
che una delle proprietà più importanti dei materiali è
il costo, e spesso la scelta del calcestruzzo è governata dal costo
iniziale piuttosto che dal costo della struttura dopo una determinata
vita di servizio. La definizione dell'autore di questo articolo sulla
durabilità delle strutture è la seguente:
"Un elemento strutturale in c.a. ad alta durabilità è
quello progettato per dare caratteristiche prestazionali ottimali in riferimento
alla presenza dei carichi in servizio, alle condizioni di esposizione
ambientale, ai requisiti reologici per la messa in opera, alla vita di
servizio attesa, ed alla sostenibilità."
In sostanza un calcestruzzo per un'opera durabile non necessariamente
deve comportare materiali costosi e tecniche di processo complesse a meno
che non siano richieste da particolari condizioni di cantiere e di esposizione
ambientale.
6. CONCLUSIONI SULLA PROGETTAZIONE SOSTENIBILE
Il contributo della industria delle costruzioni ad uno sviluppo sostenibile
può diventare decisivo attraverso la scelta di materiali e di tecniche
esecutive che sia eco-compatibile, che tenga conto delle condizioni di
posa in opera, e che realizzi strutture con una vita di servizio almeno
uguale a quella programmata.
Ciò richiede da parte dei progettisti un approccio olistico che
tenga conto anche delle proprietà dei nuovi materiali e del loro
impatto ambientale.
Bibliografia
1) Schwch J. World energy demand population explosion and pollution: could
solar energy utilisation become a solution?, The Structural Engineer,
1991, 69, No. 10,189-192.
2) Malhotra V. M. Role of supplementary cementing materials in reducing
greenhouse gas emissions, Proceedings of the International Conference
on Infrastructure Regeneration and Rehabilitation-lmproving the Quality
of Life Through Better Construction-A Vision for the next Millennium,
Sheffield Academic Press, 1999, pp. 27-42.
3) Rasheeduzzafar, Dakhil F. H. and Al-Gahtani A. S. Deterioration of
concrete structures in the environment of the Middle East, Journal, American
Concrete Institute, 1984, 81, No. 1, 13-20.
4) Shalaby H. M. Case studies of corrosion and deterioration of reinforced
concrete structures in the State of Kuwait, Proceedings of the 1st International
Conference on Deterioration of Reinforced Concrete in the Arabian Gulp;
Bahrain, 1985, 1, pp. 309-320.
5) Ingvarsson H. and Westerberg B. Operation and maintenance of bridges
and other bearing structures, Swedish Transport Research Board, No. 42,
Stockholm, 1986.
6) Al-Tayyib A. J. and Khan M. S. Concrete deterioration problems in the
Arabian Gulf-a review, Durability of Building Materials, 1987, 4, No.
4, 287-298.
7) Wallbank E. J. The performance of concrete bridges, Department of Transport,
HMSO, London, 1989, pp. 96.
8) Brown J. H. Factors affecting steel corrosion in concrete bridge substructures,
L4BSE Symposium, 1989, 2, 450-464. .-9.
9) Mehta P. K. Concrete technology at the cross-roads-problems and opportunities,
Concrete Technology, Past, Present and Future, 1994, SP-144 l-30.
10) Read J. A. FBECR-The need for correct specification and quality control,
Concrete, 1989, 23, No. 8, 23-27.
11) The State of the Nation. New Civil Engineer, London, May 2000, 15-17.
12) American Society Of Civil Engineers, ASCE News, American Society of
Civil. Engineers, Washington, USA, 1998.
13) National Academy Of Sciences. Concrete durability-a multi-billion
dollar opportunity, Publication No. NMAB-43 7, National Materials Advisory
Board, Washington, 1987, p. 94.
14) Mehta P. K. Durability of concrete-fifty years of progress? ACI Publication,
1991, SP-126, l-32.
15) Gjorv 0. E. Durability of concrete structures in the ocean environment,
Proceedings PIP Symposium on Concrete Sea Structures, 1992, pp. 141-145.
16) Swamy R. N., Hamada H. and Laiw J. C. A critical evaluation of chloride
penetration into concrete in marine environment, Proceedings of the International
Conference on Corrosion and Corrosion Protection of Steel in Concrete,
Sheffield, 1994, pp. 404-419.
17) Tanikawa S. and Swamy R. N. Unprotected and protected concrete: on-site
chloride penetration with time in an aggressive environment, Proceedings
of the International Conference on Corrosion and Corrosion Protection
of Steel in Concrete, Sheffield, 1994, pp. 1069-1080.
18) Swamy R. N. and Laiw J. C. Effectiveness of supplementary cementing
materials in controlling chloride penetration into concrete, ACI Publ,
SP-153, 1995, 2, 657-674.
19) Swamy R. N. and Sijryavanshi A. K. Durability of blended cement concrete
structural elements of higher water-binder ratio against chloride and
carbonation attack, The Arabian Journal for Science and Engineering, 1998,
23, No. lB, 17-32.
|