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IL
PROCESSO PRODUTTIVO
I pultrusi sono manufatti in polimero fibrorinforzato che vengono prodotti
industrialmente attraverso un processo completamente automatizzato chiamato
pultrusione. La pultrusione deriva il suo nome dal termine inglese pultrusion
il quale, a sua volta, nasce dalla contrazione di due parole: pull
(tirare) ed extrusion (estrusione). La tecnologia, infatti, prevede
la produzione di manufatti in composito attraverso un processo di estrusione,
analogo a quello utilizzato nel settore dei laterizi, nel quale le fibre
continue vengono sottoposte ad una sollecitazione di trazione che ha il
compito di garantirne un perfetto allineamento prima della polimerizzazione
della matrice.
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Fig.
1 - Schematizzazione di un impianto di pultrusione.
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Un tipico
impianto per la produzione di manufatti pultrusi comprende (Fig. 1):
1) una stazione di svolgimento dalle bobine di fibra continua;
2) un sistema di allineamento delle fibre;
3) una vasca per l'impregnazione in resina delle fibre;
4) una stazione di formatura e stagionatura dove viene rimossa la resina
in eccesso e viene eseguita una stagionatura accelerata a caldo o a microonde
per consentirne la rapida polimerizzazione;
5) un sistema di cingoli o ganasce che servono ad eser-citare la forza
di trazione e a consentire l'avanza-mento del prodotto;
6) una stazione di taglio del prodotto finito nella lun-ghezza voluta.
Il processo di pultrusione consente la produzione di manufatti caratterizzati
da un allineamento e una uniformità di distribuzione delle fibre
pressoché perfetti e da un tasso di rinforzo (espresso come percentuale
di volume di fibre rispetto al volume totale) elevatissimo e non raggiungibile
con nessun altra tecnologia. Normalmente un manufatto pultruso ha un tasso
di rinforzo variabile tra il 50% e il 60% che è circa il doppio
di quello che si può conseguire con tecniche di layout manuale.
Inoltre, il tasso di rinforzo conseguibile e, quindi, le prestazioni finali
del composito, sono controllabili con estrema precisione.
Il limite della pultrusione sta nella possibilità di realizzare
esclusivamente manufatti a sezione costante e con fibre tutte orientate
in un'unica direzione. Pertanto, con questa tecnologia, vengono prodotti
esclusivamente lamine, profilati e barre di varia sezione (Fig. 2).
Nel settore delle nuove costruzioni i manufatti pultrusi, soprattutto
in vetroresina*, stanno trovando applicazioni
nella realizzazione di opere di finitura come infissi (in sostituzione
dell'acciaio e dell'alluminio) o pannelli leggeri autoportanti per il
tamponamento di opere prefabbricate. Le applicazioni di manufatti pultrusi
in ambito strutturale, invece, si limitano ad alcuni tentativi effettuati
di sostituire i tradizionali profilati in acciaio per carpenteria metallica
con analoghi elementi in FRP pultrusi. Sono intuibili i vantaggi che conseguirebbero,
in termini di leggerezza e, quindi, di facilità di posa in opera,
da questa sostituzione. Esistono, però, problemi irrisolti legati,
soprattutto, alla fragilità dei sistemi di connes-sione tra vari
elementi.
Infine, esistono in commercio, barre cilindriche pultruse in fibra di
vetro o carbonio da utilizzare in sostituzione delle tradizionali armature
in acciaio nella realizzazione di strutture in cemento armato esposte
ad ambienti particolarmente aggressivi per le armature stesse (strutture
portuali o in adiacenza al mare, ponti stradali in zone montane in cui
si fa uso corrente di sali disgelanti). Il limite di applicazione, in
questo caso, sta nel fatto che le barre in FRP non possono essere lavorate,
così come si fa con le barre metalliche, per ottenere staffe o
pezzi sagomati. Questi pezzi speciali, infatti, potrebbero essere ottenuti
solo per stampaggio in appositi impianti con evidente complicazione e
limitazione nelle forme e nelle dimensioni ottenibili. Di conseguenza,
le armature in FRP per nuove strutture in cemento armato vengono utilizzate
soltanto in forma di barre rettilinee o di reti per la realizzazione di
solette, muri e diaframmi. Nel complesso, però, la scarsa diffusione
dei materiali FRP nel settore delle nuove costruzioni è dovuta
soprattutto al loro costo che risulta essere eccessivo rispetto ai sistemi
costruttivi tradizionali.
Più frequente è l'utilizzo dei manufatti pultrusi nel restauro
strutturale dove gli innegabili vantaggi che si possono conseguire rispetto
a tecniche tradizionali di intervento e la grande facilità di posa
in opera compensano quasi sempre l'elevato costo di questi materiali rendendone
economicamente conveniente l'utilizzo.
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Fig.
2 - Lamine, barre e profilati in FRP prodotti per pultrusione.
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Fig.
3 - Applicazione di lamine pultruse nel rinforzo a flessione di
una trave.
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Negli interventi
di restauro, i manufatti pultrusi vengono utilizzati soprattutto in forma
di lamine e, meno spesso, in forma di barre. Lamine pultruse in fibra
di carbonio vengono ormai correntemente utilizzate per il rinforzo a flessione
di travi e solai in sostituzione dei piatti metallici che venivano utilizzati
nella tecnica nota come "beton plaque" (Fig. 3). Le lamine vengono
incollate all'elemento da rin-forzare mediante resine epossidiche in pasta
la cui viscosità è generalmente sufficiente a tenerle in
posizione, anche se applicate all'estradosso, senza bisogno di inserire
puntelli e sostegni così come, invece, risulta necessario se si
fa uso di piastre metalliche.
Rispetto all'utilizzo di tessuti direttamente impregnati in opera (Enco
Journal n°19) il rinforzo con lamine pultruse presenta dei vantaggi
in termini di facilità e rapidità di posa in opera e di
sicurezza della riuscita dell'intervento. La relativa rigidezza delle
lamine, però, ne limita le possibilità di utilizzo a superfici
piane o caratterizzate da grande raggio di curvatura (serbatoi e volte
di grandi dimensioni).
Le lamine pultruse disponibili commercialmente pre-sentano, normalmente,
una delle due facce, quella destinata all'incollaggio inumidita mediante
carteggiatura per migliorare l'adesione. Altri prodotti commerciali prevedono
l'inserimento nel processo produttivo di un nastro goffrato in materiale
plastico che deve essere asportato prima di applicare la resina (Fig.
4).
Meno frequente è l'utilizzo nel restauro strutturale di manufatti
pultrusi in forma di barre. Una interessante forma di applicazione, già
testata con successo negli Stati Uniti, consiste nell'inserire barrette
pultruse in fibra di carbonio, aramide o vetro, in apposite scalanature
realizzate nello spessore del copriferro dell'elemento da rinforzate.
Le barrette vengono poi solidarizzate alla struttura e sigillate mediante
l'utilizzo di resine in pasta (Fig. 5). Rispetto all'utilizzo di lamine
incollate all'esterno, questa tecnica consente un migliore trasferimento
delle tensioni tra rinforzi ed elemento rinforzato, ma necessita di una
lavorazione più complessa e della presenza nel manufatto da rinforzare,
di un copriferro di adeguato spessore (almeno 3 cm).
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Fig.
4 - Nastro goffrato utilizzato per creare una superficie ruvida.
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Fig.
5 - Applicazione di barre pultruse nel rinforzo a flessione di una
trave.
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Un'altra interessante forma di utilizzo di barrette pultruse riguarda
il rinforzo a taglio delle travi che normalmente avviene applicando delle
fasciature con tessuti disposti perimetralmente alla sezione trasversale
della trave. Il problema tipico in questi casi è l'ottenimento
di una adeguata superficie di aderenza del tessuto necessaria a trasmettere
gli sforzi tra tessuto e trave. Un miglioramento può essere ottenuto
annegando le estremità del tessuto insieme ad una barretta pultrusa
in apposite scanalature, sempre realizzate nel copriferro della trave
(Fig. 6).
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Fig.
6 - Applicazione di barre pultruse insieme per l'ancoraggio di tessuti
nel rinforzo a taglio di una trave a T.
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I parametri
meccanici che servono per progettare un rinforzo strutturale mediante
manufatti FRP pultrusi sono: la resistenza meccanica a trazione, il modulo
elastico, la deformazione a rottura e la sezione trasversale del rinforzo.
Questi parametri sono normalmente riportati nella scheda tecnica che accompagna
il prodotto commerciale utilizzato. Nel confrontare le prestazioni meccaniche
di un manufatto pultruso rispetto a quelle di un tessuto da impregnare
direttamente in opera, è bene tener presente che mentre le caratteristiche
meccaniche dei tessuti sono riferite, per evidenti motivi pratici, alla
sezione delle sole fibre (Enco Journal n° 19), quelle dei pultrusi
vengono riferite all'intera sezione del composito (fibre + resina). Pertanto,
anche a parità di tipo di fibra utilizzata, un pultruso appare
avere caratteristiche meccaniche inferiori a quelle del tessuto corrispondente.
Sebbene non esistano allo stato attuale normative che lo impongano, nel
caso di utilizzo di lamine o barre pultruse in un lavoro di rinforzo strutturale
e bene eseguire dei controlli di qualità su campioni prelevati
dalla partita utilizzata, così come avviene per l'acciaio e per
il calcestruzzo. Si consiglia di prelevare un numero compreso tra 5 e
10 campioni per lotto di produzione utilizzato. Questi campioni dovranno
essere inviati ad un laboratorio per essere sottoposti ad una prova di
trazione secondo la norma ASTM D 3039 con determinazione di tutti e quattro
i parametri sopra indicati. I valori ottenuti sui singoli campioni dovranno
essere elaborati statisticamente per ottenere un valore caratteristico
da confrontare con quello assunto nei calcoli.
* La vetroresina è il materiale FRP più
diffuso al mondo ed è costituito da fibre di vetro in una matrice
di resina poliestere o vinilestere.
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