PAVIMENTAZIONI INDUSTRIALI IN CALCESTRUZZO
Dissesti e degradi provocati da una non corretta realizzazione del v
espaio di sottofondo


Silvia Collepardi - Roberto Troli
Enco Srl - Ponzano Veneto (TV)

silvia.collepardi@encosrl.it
troli@encosrl.it


I dissesti provocati nelle pavimentazioni industriali in calcestruzzo da una non corretta esecuzione del vespaio sono generalmente da ascrivere:

- ad una disuniforme o incompleta compattazione che determina cedimenti e conseguenti rotture della lastra in calcestruzzo;
- all’utilizzo di materiale lapideo non monogranulare e ricco di sostanze limo-argillose che non è in grado di esplicare la funzione drenante che gli compete.


DISUNIFORME COMPATTAZIONE DEL SOTTOFONDO

I dissesti dovuti ad una disuniforme compattazione del sottofondo, ad esempio, si riscontrano spesso in corrispondenza delle zone dove vengono allocate le tubazioni per la raccolta delle acque di scarico. In queste aree, se il materiale utilizzato per il reinterro non viene accuratamente costipato, si manifestano in servizio dei cedimenti del sottofondo che provocano l’innesco di fessurazioni nella lastra in calcestruzzo. Queste fessure seguono generalmente l’andamento delle pareti dello scavo (Fig. 1) realizzato per allocare le tubazioni stesse.

Fig. 1 - Dissesto della pavimentazione per inefficace compattazione del terreno nello scavo effettuato per il posizionamento dei tubi di raccolta dell'acqua.


Questo difetto, inoltre, si riscontra in prossimità dei basamenti delle macchine o dei tombini dove solitamente non viene effettuato un costipamento efficace del sottofondo. Pertanto, allorquando la pavimentazione entra in servizio, possono crearsi al di sotto della stessa dei vuoti a causa del cedimento del sottofondo. La lastra in calcestruzzo, quindi, in prossimità di queste zone si può schematizzare come una mensola che per effetto dei carichi applicati tenderà a fessurarsi nella zona di massimo momento, coincidente con la sezione in cui essa appoggia sul sottofondo.
Se il cedimento della lastra è modesto, un possibile intervento di consolidamento consiste nell’iniettare al di sotto della pavimentazione una boiacca di cemento. L’intervento si esegue praticando due fori (o più a seconda dell’estensione dell’area interessata dal cedimento ) del diametro di 32 mm sui quali verranno predisposti dei boccagli in plastica fissati con malta cementizia a pronta presa. Attraverso uno dei suddetti fori verrà iniettata la miscela cementizia; l’iniezione proseguirà fino a quando la stessa fuoriuscirà dal foro di spia a testimonianza del completo riempimento della cavità (Fig. 2).

Fig. 2 - Intervento di consolidamento in unapavimentazione fessurata per cedimento del sottofondo in prossimità di un tombino..


Ovviamente, la miscela cementizia da utilizzare per questo intervento, oltre a possedere una sufficiente fluidità (ad esempio il tempo di svuotamento di un litro della miscela al cono di Marsh dovrà risultare <30 secondi), dovrà allo stesso tempo essere caratterizzata da totale assenza di bleeding. L’impiego di una boiacca segregabile, infatti, consentirebbe all’acqua di bleeding di formare delle “risacche” al di sotto della pavimentazione che si trasformeranno in vuoti allorquando l’acqua stessa tenderà ad evaporare oppure ad essere assorbita dal calcestruzzo della lastra. E’ evidente che in questa situazione la lastra sarebbe soggetta ad ulteriori cedimento con conseguente comparsa di nuove soluzioni di continuità sul pavimento. Inoltre, per evitare che nuove fessure possano formarsi per differenti comportamenti deformazionali della zona del pavimento poggiante sull’iniezione di boiacca cementizia e di quelle adiacenti a contatto diretto con il sottofondo, è opportuno limitare il modulo elastico, e quindi la resistenza meccanica a compressione della boiacca di cemento, ad un valore di 3-4 N/mm2 (misurato su provini maturati per 28 giorni a 20°C).
Quando il cedimento della lastra di calcestruzzo dovesse risultare consistente (maggiore di 1 cm) si rende necessario, oltre che intasare il vuoto creatosi nel sottofondo, riportare il livello della pavimentazione alla quota originaria. In tal caso, l’intervento può essere realizzato ricorrendo all’impiego di resine espansive in grado di sollevare la porzione di pavimentazione interessata dal cedimento.
L’intervento si realizza con la stessa tecnica già descritta per le iniezioni di cemento, fatto salvo, ovviamente, il materiale impiegato. L’iniezione viene proseguita sin quando il pavimento raggiunge la quota originaria controllando il sollevamento della lastra mediante un livello laser (Fig. 3).
Indipendentemente dall’impiego di resine o di boiacche di cemento, l’intervento va completato con la sigillatura delle lesioni del pavimento con resina epossidica come già descritto nel paragrafo precedente.

Fig. 3 - Sollevamento della porzione di lastra interessata dal cedimento mediante iniezione di resine espansive.



ERRATA GRANULOMETRIA DEL VESPAIO

I problemi connessi con la realizzazione di vespai in elementi lapidei non monogranulari misti a terre fini di natura limo-argillosa sono riconducibili alla presenza di chiazze di umidità e di acqua risalente dal sottofondo sulla superficie del pavimento (Fig. 4).

Fig. 4 - Chiazze di umidità per risalita di acqua dal sottofondo in presenza di un vespaio realizzato con materiale non idoneo.

In questo suo movimento ascensionale l’acqua trasporta con sé le sostanze solubili e le particelle leggere che dovessero essere presenti nel terreno creando sulla superficie efflorescenze ed antiestetiche macchie. Fortunatamente, questo problema non è frequente, ma è stato registrato per alcune pavimentazioni poggianti direttamente su sottofondi (in assenza di vespaio) realizzati mescolando il terreno di riporto con rifiuti organici (idrocarburi, peci, etc.), in forma di vistose macchie di colore scuro (Fig. 5).

Fig. 5 - Vistose macchie nere determinate dalla presenza nel terreno di sottofondo di rifiuti organici trasportati sulla superficie dall'acqua risalente.