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1.
INTRODUZIONE AL 3SC
Il calcestruzzo,
a differenza di molti altri materiali da costruzione prodotti industrialmente
(acciaio, vetro, ceramici, ecc.), presenta non poche deviazioni tra le
caratteristiche del materiale valutate sui provini in condizioni standard,
sulle quali il progettista basa i suoi calcoli strutturali, e quelle delle
strutture in servizio. Spesso queste deviazioni rappresentano una deludente
sorpresa nel momento in cui larchitetto o lingegnere confronta
il comportamento della struttura (valutato attraverso prelievi, cioè
carote, o prove non-distruttive in situ) con le caratteristiche
attese in base alle misure standard (Rck, permeabilità,
stabilità dimensionale, ecc.) eseguite sui provini cubici o cilindrici
prelevati al momento del getto, compattati e maturati in condizioni standard,
e che poco hanno a che fare con quelle attuate per la realizzazione delle
strutture reali.
Le ragioni delle discrepanze nelle caratteristiche tra materiale e struttura
sono correlate fondamentalmente con i seguenti tre parametri (spesso ignorati
in fase di progettazione e/o di costruzione) che condizionano differentemente
i provini del materiale e le strutture reali:
a) grado di compattazione del calcestruzzo fresco dopo il getto;
b) stagionatura iniziale dopo la sformatura del calcestruzzo indurito;
c) esposizione igro-termica a lungo termine del calcestruzzo in servizio.
Lobiettivo di questo articolo è quello analizzare linfluenza
di questi parametri sul materiale e sulla struttura, e di individuare
le caratteristiche che deve possedere il materiale affinché le
suddette discrepanze siano ridotte al minimo e possibilmente annullate.
Come sarà mostrato più avanti, per raggiungere questultimo
obiettivo il materiale dovrebbe possedere simultaneamente le seguenti
tre caratteristiche:
a) non dipendere dalle modalità di compattazione, come
si verifica per un calcestruzzo autocompattante (Self-Compacting
Concrete, in inglese, o SCC);
b) non dipendere dalle modalità di stagionatura, come si
verifica per un calcestruzzo auto-stagionante (Self-Curing
Concrete o SCC);
c) non dipendere dalle sfavorevoli condizioni igro-termiche che
provocano fessurazioni, come si verifica per un calcestruzzo auto-compresso
(Self-Compressing
Concrete o SCC).
Un altro obiettivo di questo articolo, inoltre, è quello di mostrare
come la combinazione di queste tre caratteristiche non è una proprietà
additiva in quanto, a causa di un effetto sinergico, il risultato globale
è molto migliore di quello atteso in base alla semplice somma;
questo effetto sinergico tra le tre caratteristiche potrebbe essere così
schematizzato [1] :
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SCC
+ SCC + SCC
< 3SC
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[1]
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dove il simbolo 3SC indica un materiale cementizio
che sia tre-volte-self: Self-Compacting/Self-Curing/Self-Compressing
Concrete, cioè un calcestruzzo che sia al tempo stesso autocompattante/auto-stagionante/auto-compresso.
2.
GRADO DI COMPATTAZIONE E CALCESTRUZZO AUTOCOMPATTANTE (SCC')
2.1 Il grado di compattazione
Il calcestruzzo
gettato all'interno dei casseri della struttura armata è inevitabilmente
meno compattato di quello gettato allinterno della cassaforma utilizzata
per confezionare i provini cubici o cilindrici per la determinazione della
Rck o della fck rispettivamente. Questa differenza
aumenta con la difficoltà di getto nella struttura (forma geometricamente
complicata, di spessore sottile, molto armata), ma diminuisce con la maggiore
lavorabilità del calcestruzzo fresco. Se per misurare la differente
compattazione del calcestruzzo si adotta la diversa massa volumica o densità
della struttura (ds) determinata sulla carota e di quella misurata
sul provino (dp) cubico e cilindrico (Fig. 1), si arriva alla
definizione del cosiddetto grado di compattazione (gc) attraverso
lequazione :
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Fig.
1 - Confronto nella resistenza meccanica dei provini compattanti
a rifiuto e della carota estratta dalla struttura. la resistenza
meccanica del provino cubico è stata posta eguale a 100.
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La differenza
tra la densità del conglomerato messo in opera nella struttura
(ds*), e quella del calcestruzzo
nel provino (dp*) compattato a
rifiuto, cioè alla massima densità possibile fino
a rimuovere tutta laria intrappolata come specificato dalla norma
UNI EN 12390/2, è proprio dovuto al fatto che difficilmente il
calcestruzzo dentro la struttura viene compattato alla massima densità
possibile.
Sulla stessa carota e sullo stesso provino, dopo aver determinato la densità,
si può misurare la resistenza meccanica a compressione: fca**
sulla carota riferita alla struttura, Rc sul provino cubico
o fc sul provino cilindrico. Se le due porzioni di calcestruzzo
contenuto nella carota e nel provino cilindrico possedessero la stessa
densità, cioè se fossero state compattate alla stessa maniera
(gc=1), si verificherebbe:
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fca
= fc = 0,80 Rc
|
se
gc = 1
|
[3]
|
Per giustificare
la equazione [3] occorre ricordare che, a parità di composizione
di calcestruzzo e di modalità di confezionamento (compattazione,
stagionatura, temperatura di maturazione), il valore di resistenza meccanica
misurata su provini cilindrici o su carote (anchesse cilindriche)
con rapporto altezza/diametro di 2 è circa pari all80% di
quella misurata su provini cubici con lato uguale al diametro dei provini
cilindrici: leffetto è dovuto alla maggiore snellezza
dei provini cilindrici rispetto alla forma più tozza
dei provini cubici.
Se però il calcestruzzo messo in opera nella struttura è
stato meno compattato di quello gettato nelle casseforme di provini (cubici
o cilindrici), cioè se gc< 1, lequazione [3]
diventa :
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fca
< fc = 0,80 Rc
|
se
gc < 1
|
[4]
|
Lequazione [4] è correlata con la maggiore macro-porosità
del conglomerato in opera (questo è ,in sostanza, il significato
di gc<1) e che ,in casi estremi, può arrivare alla
formazione di vespai facilmente visibili o di nidi di ghiaia interni non
visibili direttamente, e per questo indubbiamente più insidiosi
per la sicurezza della struttura. E stato sperimentalmente trovato
(1) che il divario tra fc o Rc , da una parte, ed
fca, dallaltra, è proprio funzione, attraverso
lequazione [5], del grado di compattazione del calcestruzzo messo
in opera nella struttura:
dove R è
la differenza percentuale tra la resistenza meccanica del provino cilindrico
(fc) e quella della carota (fca) è calcolabile
con la [6]:
Se, come
più frequentemente avviene in Italia, si fa riferimento alla resistenza
cubica, Rc , la [6] diventa:
|
R
= 100 (0,80 Rc-fca)/0,80 Rc
|
[7]
|
Quindi, attraverso
la semplice misura delle densità immediatamente misurate sulla
carota, anche il giorno dopo il getto, e sul provino, anche nello stato
fresco (subito dopo il suo confezionamento), si può prevedere se
ci sarà ,e di che entità sarà, la caduta
di resistenza meccanica (R) nella struttura rispetto a quella teorica
del provino in termini di Rc o di fc. Infatti, eguagliando
la [5] con la [6] o con la [7] si ottengono rispettivamente la [8] o la
[9]:
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5
(1-gc) 100 = 100(fc-fca)/fc
==>
fca=fc
[1-5(1-gc)]
|
[8]
|
|
5(1-gc)
100 = 100 (0,80 Rc - fca)/0,80 Rc
==> fca= 0,80 Rc [1-5(1-gc)
|
[9]
|
Il significato
pratico delle equazioni [8] e [9] è il seguente :
- se si
registrasse, già dopo un giorno dal getto e con semplici misure
di peso della carota e del provino, che il grado di compattazione (gc)
è eguale a 1 (cioè che il calcestruzzo della struttura
è stato compattato alla massima densità possibile,
allora la resistenza della struttura, valutata attraverso la rottura
della carota sarà certamente eguale a quella cilindrica
o equivalente a quella cubica del provino come già anticipato
dalla [3]:
|
fca
= fc = 0,80 Rc
|
se
gc = 1
|
[3]
|
- se, come
molto più frequentemente avviene nella pratica di cantiere, si
registra invece che gc è minore di 1, allora si può
prevedere che la resistenza meccanica della struttura misurata sulla
carota sarà sicuramente inferiore a quella cilindrica o cubica
del provino per effetto di una maggiore porosità del calcestruzzo
gettato in situ rispetto a quella del conglomerato compattato alla
massima densità possibile nel provino; nel caso, per esempio,
di gc = 0,97 (Fig. 2), e di resistenza cubica (Rc)
del provino di 37 MPa, il valore di resistenza meccanica nella struttura
(fca) prevedibile in base alla [9] diventa :
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fca=
0,80 Rc[1-5(1-0,97)] = 0,80 Rc 0,85 =
0,68 Rc= 0,68 · 37 = 25,2 MPa
|
con
un calo prestazionale in termini di resistenza meccanica (R) della struttura
rispetto a quella teorica del provino cubico del 32%:
DR
=100 (37-25,2)/37 = 32%
Comparando
però, più correttamente a parità di forma geometrica,
il valore di resistenza della carota (25,2 MPa) con quello della resistenza
cilindrica del provino (fc = 0,80 · 37 = 29,6 MPa),
si ottiene:
DR
= 100 (29,6-25,2)/29,6 = 15%
Come si può
vedere un difetto di compattazione quantificabile in una minore densità
del 3% rispetto a quella del provino (questo è il significato di
gc= 0,97), si ripercuote in un calo del 15% della
resistenza reale nella struttura rispetto a quella attesa
di circa 30 MPa su provino cilindrico, equivalente a 37 MPa su provino
cubico.
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Fig.
2 - Calcolo della caduta percentuale (DR)
di resistenza meccanica a compressione della struttura (fca)
rispetto a quella attesa in base al provino (fc): caso
con gc = 0.97.
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Naturalmente
ancora maggiore è la diminuzione percentuale DR
(30%) se la carota è prelevata in zona della struttura ancor più
difettata da una carente compattazione (gc = 0,94), come quella
mostrata in Fig. 3 che contiene vespai: in questo caso, applicando lequazione
[8] si arriva a
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DR
= 100 (29.6 - 20.8)/29.6 = 30%
|
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Fig.
3 - Calcolo della caduta percentuale (DR)
di resistenza meccanica a compressione della struttura (fca)
rispetto a quella attesa in base al provino (fc): caso
con gc = 0.94.
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2.2
Il calcestruzzo autocompattante (SCC'): il
decalogo per produrlo, metterlo in opera, e prescriverlo correttamente.
Il calcestruzzo
autocompattante è la proposta per evitare le cadute di resistenza
meccanica nella struttura rispetto a quella teorica raggiungibile nei
provini, per garantire cioè un grado di compattazione gc
eguale a 1. Naturalmente anche altre importantissime proprietà
come la permeabilità, la durabilità, le deformazioni elastiche
e viscose, tutte penalizzate dalla macroporosità interna derivante
da una compattazione incompleta (gc <1), traggono giovamento
dallimpiego dellSCC. Detto in parole semplici, si tratta
di un calcestruzzo caratterizzato da mobilità e coesione al tempo
stesso; esso è talmente mobile (Fig. 4) che si può mettere
in opera senza necessità di intervenire con una compattazione esterna
(vibrazione interna con aghi o a parete sulle casseforme) e che, ciò
nonostante, per le sue particolari proprietà reologiche nello stato
fresco, garantisce il raggiungimento di un grado di compattazione gc
eguale a 1.
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Fig.
4 - Una bella foto di Gabriele Ciatti, Betonval, che sintetizza
il getto dell'SCC in movimento.
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Esistono
diversi metodi per valutare la mobilità dellSCC:
il più noto è quello basato sullimpiego del tradizionale
cono di Abrams con il quale si misura non labbassamento al cono
(slump), come avviene per il calcestruzzo tradizionale, ma il diametro
della pizza di conglomerato (slump flow): si parla
di SCC se lo slump flow
supera almeno il valore di 550 mm e limpasto rimane coeso, senza
segregazione degli aggregati e senza acqua essudata (bleeding)
come è mostrato in Fig. 5.
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Fig.
5 - Calcestruzzo autocompattante nella prova dello slump-flow.
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Si può comprendere facilmente quali siano i vantaggi dellSCC:
-
per il progettista, maggiore affidabilità della struttura
indipendentemente dalla difficoltà del getto per la complessità
geometrica delle strutture o per la congestione dei ferri di armatura;
maggiore rispondenza della struttura reale a quella progettata;
-
per limpresa, maggiore facilità di esecuzione indipendentemente
dalla qualità della manodopera disponibile ( sempre meno qualificata
per la durezza del lavoro sui cantieri di costruzione) ; maggiore produttività
per la maggiore velocità di esecuzione dei getti, soprattutto
in strutture molto armate;
-
per la committenza, maggiore sicurezza che lopera sia
ben realizzata e priva di difetti visibili, ed in qualche modo contestabili,
o insidiosamente invisibili, e per questo non immediatamente contestabili
, ma forieri di problemi a lungo termine (scarsa durabilità,
maggiore vulnerabilità dal rischio sismico, ecc.).
Non è
questa la sede per entrare nel dettaglio della tecnologia dellSCC
e si rimanda alle numerose pubblicazioni disponibili sullargomento
(2-6). Vale qui la pena, però, di ricordare alcune semplici regole
da mettere in atto e senza le quali si rischia di produrre un materiale
che non è in realtà SCC,
o di mettere in opera una struttura inadeguata. Ricorderemo queste regole
per la produzione dellSCC,
la sua messa in opera, e la sua prescrizione: si tratta di uno schema
riassumibile con la regola del 4-4-2, nel senso che
ci sono 4 regole per il produttore del calcestruzzo, 4 regole per limpresa
, e 2 regole per il progettista, per un totale di dieci regole.
2.2.1
Produzione dellSCC
La prima regola concerne la scelta dellaggregato grosso (>5
mm) che deve essere dimensionalmente piccolo (Dmax <25 mm;
preferibilmente <16 mm) ed in volume (Vg) minore rispetto
al calcestruzzo tradizionale (Vg<340 L/m3) :
se, per esempio, la massa volumica dellinerte è 2,65 kg/L,
allora la massa di aggregato grosso non deve superare 340x2,65 = 900 kg/m3;
se ,invece, è disponibile unargilla espansa con massa volumica
di 1,80 kg/L, allora la massa di aggregato grosso leggero non deve superare
340x1,80 =610 kg/m3. La ragione per porre questi limiti sulla
dimensione e sul volume dellaggregato grosso dipende dal fatto che
nellSCC la spinta
motrice alla mobilità viene dal volume della malta, e della
pasta in particolare, mentre linerte grosso (ghiaia alluvionale
ed ancor più il pietrisco di frantumazione) rappresenta la frazione
passiva che deve essere spinta nel movimento. La Fig. 5 mostra
esemplificativamente un SCC,
con aggregato grosso correttamente scelto per volume e dimensione, caratterizzato
da uno slump flow di 750 mm, e da coesione, cioè senza segregazione
e bleeding. La Fig. 6, invece, mostra un conglomerato fluidissimo
(slump flow = 750 mm) ma molto segregato per l eccessivo
volume di un aggregato grosso che rimane al centro del calcestruzzo per
la difficoltà ad essere spostato verso la periferia: si registra
in questo caso il cosiddetto sombrero effect.
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Fig.
6 - Calcestruzzo segregato che presenta acqua di bleeding alla periferia
ed accumulo di inerte grosso al centro ("sombrero effect").
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La seconda
regola riguarda il volume dei materiali fini (con dimensioni minori
di 0,075 mm) e che includono il cemento, la cenere volante, il fumo di
silice, il filler calcareo ed eventuali altri materiali finemente macinati
compresa la frazione di sabbia passante al vaglio di 0,075 mm. Il volume
dei materiali fini deve essere compreso tra 170 e 200 L/m3;
esso risulta maggiore di quello presente in un tradizionale calcestruzzo
ed ha la funzione di lubrificare gli aggregati, in particolare
quelli più grossi. Il limite inferiore di 170 L/m3 ha
la funzione di evitare fenomeni di segregazione. Tuttavia, il volume dei
fini non deve essere eccessivo ,e rimanere quindi al di sotto di 200 L/m3,
per evitare che lSCC diventi
troppo viscoso e difficile da movimentare nella pompa, negli scivoli,
dentro i casseri, ecc.
La terza regola attiene al rapporto in volume acqua-materiali fini
che deve essere circa 1 e compreso tra 0,85 e 1,20. Un eccesso di questo
rapporto (oltre 1,20) favorisce la produzione di un impasto troppo fluido
con rischio di segregazione, mentre un difetto (al di sotto di 0,85) rende
il calcestruzzo troppo viscoso e difficilmente pompabile: con questa regola,
come con le altre due precedenti, si tratta di trovare un giusto equilibrio
tra mobilità (cioè fluidità) e coesione (cioè
collosità) dellimpasto: si deve infatti evitare la segregazione
se si va verso uneccessiva fluidità, e la viscosità
se si va verso una eccessiva collosità. Naturalmente il rispetto
del rapporto in volume acqua-materiali fini deve anche tener conto del
rapporto in peso acqua/cemento (a/c) necessario a soddisfare la Rck
e la durabilità in base alla classe di esposizione ambientale (7),
come avviene per il mix-design del calcestruzzo tradizionale.
La quarta regola concerne limpiego delladditivo superfluidificante
e di quello viscosizzante (Viscosity Modifiyng Agent, VMA). Ancora
una volta, occorre trovare un giusto equilibrio tra mobilità con
limpiego delladditivo superfluidificante e coesione con lutilizzo
di agente viscosizzante. Con ladditivo superfluidificante si riesce
ad ottenere un conglomerato molto mobile ancorché con un contenuto
di acqua limitato (da 170 a 200 kg/m3 a seconda del Dmax
e del tipo di aggregato, della classe del cemento, del livello di slump-flow,
della temperatura e della conservazione di lavorabilità nel trasporto).
Con lagente viscosizzante si stabilizza il conglomerato, cioè
si evita la segregazione ed il bleeding, nel momento in cui lSCC,
ormai messo in opera, tenderebbe a separarsi nei suoi componenti più
grossi e pesanti sul fondo, con una raccolta dacqua in superficie
(bleeding) e con conseguente perdita di uniformità del materiale
dentro la struttura.
La produzione dellSCC,
sebbene finalizzata a semplificare le operazioni sul cantiere a qualsiasi
tipo di impresa e per qualsiasi tipo di struttura ,più o meno complicata,
progettata da architetti ed ingegneri più o meno creativi, è
di per sé unoperazione molto complessa per il produttore.
Come si è visto, essa richiede una cura molto attenta nel controllo
del processo in tutte le sue fasi, una consolidata esperienza nella tecnologia
del calcestruzzo, ed un attento bilanciamento dei parametri in favore
della fluidità con quelli che agiscono sulla coesione. La produzione
dellSCC non può
essere assolutamente improvvisata semplicemente condendo il
calcestruzzo con una spruzzata di additivi in più o
con una generosa spolverata di cenere o filler calcareo. Si
pensi, per esempio, solo al controllo dellumidità degli inerti
che ,se bagnati e non controllati, possono diventare fonte di ulteriore
aggiunta di acqua rendendo inutile o quanto meno difficoltosa la correzione
delle caratteristiche reologiche, molto più di quanto avviene per
un calcestruzzo tradizionale dove una certa tolleranza nella variazione
di lavorabilità è accettabile e prevista anche dalle norme
(classe di consistenza anziché un valore dello slump). In questo
caso, invece, un eccesso di acqua di impasto, introdotta surrettiziamente
attraverso lumidità degli inerti bagnati, rischia di vanificare
parte degli sforzi messi in atto per produrre lSCC.
Il costo dellSCC
non è pertanto confrontabile con quello di un corrispondente calcestruzzo
tradizionale di pari Rck , perché chi lo produce ha affrancato
impresa, progettista e committenza dai rischi della deviazione tra la
realtà della struttura e la teoria del cubetto. Il
confronto economico non può essere fatto soprattutto alla
bocca dellautobetoniera come solitamente avviene per il calcestruzzo
tradizionale. Nel caso dellSCC,
invece, la valutazione del costo effettivo va fatta sul metro cubo
di materiale messo in opera, tenendo conto del diverso lavoro speso nel
getto e nella compattazione, oltre che della riduzione della non-conformità
tecnologica e/o estetica. In queste condizioni di comparazione tecnico-economica,
il maggior costo nominale per limpresa dellSCCalla
bocca dellautobetoniera può essere valutato in 35-50%
in più, con i valori percentuali più alti per le opere fortemente
armate e di complessa geometria che richiedono maggior cura e maggiori
spese per le materie prime da parte del produttore di calcestruzzo. Daltra
parte, laumento del costo nominale del materiale è
trascurabile rispetto al valore della struttura finita: questo principio,
sempre valido nel valutare lincidenza del costo effettivo
del calcestruzzo nellambito dellopera finita, lo è
ancor più se riferito allSCC
per i risparmi conseguibili in fase di costruzione e di riorganizzazione
del cantiere.
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Fig.
7 - Rinforzo delle casseforme con supporti adeguati se si supera
i 3 m di altezza (Marco Tramajoni, Peri Spa).
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2.2.2
Messa in opera dellSCC
La prima regola per la messa in opera dell'SCC
riguarda la scelta delle casseforme (Fig. 7) che debbono essere:
a) a tenuta
per evitare perdite di malta o boiacca attraverso le imperfette connessioni;
b) adeguatamente rinforzate per contrastare la elevata spinta idraulica,
soprattutto se si superano i 3 metri in altezza, dovuta al comportamento
quasi-liquido del conglomerato.
La seconda
regola che limpresa deve assolutamente seguire riguarda il modo
di gettare lSCC: se il
getto avviene da un lato allinterno di una lunga struttura aperta
non ci sono grossi problemi (Fig. 8). Se, invece, il getto avviene in
caduta libera da una pompa allinterno di una casseratura chiusa
e circoscritta, come è schematicamente illustrato in Fig. 9, occorre
assolutamente che il boccaglio della pompa sia posto in basso allinterno
della cassaforma e che rimanga immerso nel calcestruzzo. In altre parole,
occorre evitare che il getto dellSCC
avvenga per caduta libera dallalto (Fig. 10) con inevitabile intrappolamento
dellaria schiacciata dal getto stesso sul fondo della struttura.
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Fig.
8 - Getto di SCC per il consolidamento di fondazioni
(Fausto Casciotta, Colabeton)
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Fig.
9 - Soluzione ottimale per il getto di pilastri con SCC.
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Fig.
10 - Errato posizionamento del tubo getto in alto sulla casseratura
chiusa.
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La terza
regola riguarda la produttività del lavoro sul cantiere che
può essere enormemente migliorata se si ri-organizza il cantiere
in funzione della diversa reologia dellSCC
rispetto al tradizionale calcestruzzo. La Fig. 11 mostra un esempio in
negativo (pessima distribuzione del personale sul cantiere), mentre la
Fig. 12 mostra un eccellente esempio di ri-organizzazione del cantiere
per sfruttare al massimo la rapidità esecutiva di un getto monolitico
per una platea di fondazione fortemente armata ed alimentata con ben sette
flussi di SCC attraverso delle
semplici canalette che partono dalle autobetoniere al centro della platea.
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Fig.
11 -Organizzazione del cantiere con distribuzione del personale
che non utilizza pienamente le opportunità dell'SCC'.
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Fig.
12 -Esempio di getto di SCC' con eccellente
organizzazione di cantiere eseguito a New YOrk per la Trump Tower
(Mike Shydlowski, Mac, USA).
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La quarta
regola che riguarda la messa in opera attiene alla stagionatura umida
del calcestruzzo appena scasserato, soprattutto se ciò avviene
in climi asciutti, ventilati e caldi. Occorre assolutamente proteggere
la superficie del manufatto per almeno 3 giorni (preferibilmente 7 giorni)
con teli impermeabili, oppure con acqua nebulizzata oppure più
semplicemente con applicazioni a spruzzo di agenti stagionati (Fig. 13).
Se questo importante aspetto della messa in opera - quasi sempre trascurato
nella pratica di cantiere e quasi mai descritta nelle prescrizioni di
capitolato - si tornerà più avanti, nella Parte II di questo
articolo nel § 2.1 quando si parlerà del calcestruzzo auto-stagionante,
SCC( Self-
Curing Concrete).
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Fig.
13 -Applicazione di un agente stagionante nebulizzato sulla superficie.
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2.2.3
Prescrizione dellSCC
La prima
regola attiene alla specifica prescrizione dellSCC
da parte del progettista, in vista della difficoltà
esecutiva del lavoro, facendo riferimento alla norma UNI 11040:2003. Tuttavia,
come si è già accennato nel paragrafo 2.2.1, lSCC
presenta un costo nominale maggiore del conglomerato tradizionale, soprattutto
se si fa riferimento al costo del calcestruzzo alla bocca dellautobetoniera,
senza tener conto, cioè, di tutti i suoi vantaggi tecnico-economici
relativi alla messa in opera ed allaffidabilità della struttura
in situ.
Poiché però limpresa difficilmente ordinerà
un SCC (nominalmente più costoso),
se non è previsto nelle prescrizioni di capitolato a beneficio
dellaffidabilità dellopera ed a vantaggio della committenza,
è assolutamente indispensabile che il maggior costo nominale
dell'SCC venga riconosciuto
allimpresa attraverso una precisa indicazione delle prestazioni
reologiche; per esempio: 700 mm di slump-flow ed assenza di segregazione
al momento del getto secondo UNI 11040:2003, indipendentemente dal tempo
e dalla temperatura di trasporto dalla centrale di betonaggio al cantiere.
La seconda
regola è un complemento della precedente e riguarda le altre
specifiche prestazionali (e non composizionali) che dovrebbero
sempre accompagnare la descrizione in capitolato del calcestruzzo in accordo
alla norma UNI-EN 206 (7):
a) resistenza caratteristica;
b) classe di esposizione ambientale;
c) diametro massimo (Dmax) dellinerte.
Queste specifiche prestazionali possono essere così sinteticamente
riassunte per esempio nel caso di unopera fuori terra esposta allaria:
- Rck 37 MPa;
- Classe di esposizione = XC4
- Dmax inerte 20 mm
- Slump-flow 700 mm al momento del getto
Bibliografia:
(1) M. Collepardi, Il Nuovo Calcestruzzo, 3^ Ed., Tintoretto, pg. 331-335,
2003
(2) Proceeedings of the First International RILEM Symposium on Self-Compacting
Concrete, Ed. Ä. Skarendal and Ö. Peterson, RILEM Publications
S.A.R.L., pp. 790, Stockolm, September, 1999
(3) Self-Compacting Concrete, State-of-the-Art Report (No. 23) RILEM,
Technical Committe, 174-SCC, Editors: Ä. Skarendal and Ö. Peterson,
pp. 154, 2000
(4) M.Collepardi, S. Collepardi, J.J.Ogoumah Olagot and R. Troli, Laboratory
tests and field experience of high-performance SCCs, Third International
Symposium on Self-Compacting Concrete, Reykjavik Iceland, 17-20 August
2003, disponibile sul sito www.encosrl.it pubblicazioniCalcestruzzi ad
Alte Prestazioni
(5) M. Collepardi, Self Compacting Concrete: What is New?,
Third International Symposium on Self-Compacting Concrete, Reykjavik Iceland,
17-20 August 2003, disponibile sul sito www.encosrl.it pubblicazioniCalcestruzzi
ad Alte Prestazioni
(6) M.Corradi, R.Khurana and R.Magarotto, User Friendly Self-Compacting
Concrete, Reykjavik Iceland, pp. 457-466, 17-20 August 2003
(7) UNI-EN 206, Calcestruzzo. Specificazioni, Prestazioni, Produzione
e Conformità, Ottobre 2001
* entrambe le misure debbono essere eseguite a parità di condizione
di umidità interna: cioè in condizione di satura-a-superficie-asciutta
(s.s.a.) e quindi dopo aver immerso carota e provino sotto acqua fino
a peso costante;
** la misura di fca (sulla carota) può subire una riduzione
per effetto del cosiddetto tormento della carota, solo se
la qualità del calcestruzzo in opera è scadente (fca
< 15 MPa).
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