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INTRODUZIONE
La produzione
di acciaio, vecchia di ben tremila anni (risalente all Età
del Ferro, appunto), si basa oggi sul processo perfezionato
nel corso dei secoli - di riduzione del minerale ferroso in altoforno
utilizzando come combustibile il carbon coke (1). Il prodotto ottenuto,
la cosiddetta ghisa di prima fusione, successivamente affinata
in appositi convertitori ad ossigeno, solidificata e lavorata per deformazione
plastica a caldo (laminazione), assume la forma di billette, blumi, lingotti,
bramme ed altri prodotti utilizzati per le più svariate applicazioni.
A partire dalla seconda metà dellOttocento, accanto a questo
processo produttivo, ne è stato messo a punto un altro che arriva
ad ottenere la stessa gamma di prodotti riciclando rottame ferroso fuso
in un forno elettrico ad arco (2). Tale tecnologia si è diffusa
rapidamente, sicchè oggi il 64, 6 % della produzione totale avviene
con tale sistema (3).
SITUAZIONE
ATTUALE
Negli ultimi
cinquantanni lindustria siderurgica mondiale ha accresciuto
sempre di più il suo ruolo di fornitore essenziale di uno dei più
diffusi materiali di base, largamente impiegato in ogni settore della
vita quotidiana.
Nel dopoguerra la produzione di acciaio italiana, partendo da livelli
pressoché trascurabili, sovvenzionata da massicci investimenti
statali e finalizzata al soddisfacimento dei crescenti bisogni interni
(erano gli anni del boom economico), si è sviluppata
considerevolmente fino a far diventare lItalia il secondo produttore
europeo, dopo la Germania.
Tuttavia oggi lindustria metallurgica nazionale non gode di buona
salute. La cessione ai privati dei principali stabilimenti dellIlva,
caposettore della siderurgia pubblica, avviata nel 1995, e la congiuntura
sfavorevole, diretta conseguenza del calo di consumi, hanno messo in ginocchio
il settore. Dallinizio dellanno è diventato sempre
più difficile reperire le materie prime. La Cina, fino a poco tempo
fa il più grande esportatore al mondo, adesso tiene coke e rottami
per sé. Tale situazione colpisce tutta lEuropa, ma in particolar
modo lItalia, fortemente dipendente dalle importazioni di tali prodotti.
Come diretta conseguenza i prezzi sia delle materie di base che del prodotto
finito sono aumentati dal 30 al 60 %. Ad aggravare la situazione ci hanno
pensato i dazi anti-dumping imposti dal governo Bush a protezione dellacciaio
americano, che hanno fatto crollare le esportazioni europee verso gli
USA.
IMPATTO
AMBIENTALE DEL SETTORE
Ma il problema centrale, oggetto di discussioni, riguarda soprattutto
limpatto ambientale: le emissioni in atmosfera e la collocazione
delle scorie di lavorazione pongono quesiti di difficile soluzione. Se
da una parte la magistratura, sotto la pressione delle associazioni ambientaliste
e dei cittadini, ordina la chiusura di quegli impianti palesemente fuori
norma (recenti i casi delle cokerie di Taranto e Genova), dallaltra
sindacati ed organizzazioni sociali scendono in piazza compatti davanti
alla minaccia di dismissione di interi cicli produttivi ed alla conseguente
perdita di migliaia di posti di lavoro (caso Terni) da parte di gruppi
industriali propensi a trasferire gli stabilimenti in paesi del Terzo
mondo, dove il costo della manodopera è minore e le leggi meno
restrittive, piuttosto che investire in innovazione.
PRINCIPIO
DI FUNZIONAMENTO DEL FORNO AD ARCO ELETTRICO
Il forno è costituito da un crogiolo cilindrico (tino) chiuso inferiormente
da una calotta concava, in materiale refrattario su supporto in lamiera,
e superiormente da una specie di coperchio (la volta) (Fig.1).
il rottame di ferro da fondere, dopo essere stato opportunamente ridotto
ad idonea pezzatura e mescolato con materiali complementari, costituiti
da ghisa granulare, fondenti e polverino di carbone, è immesso
allinterno di un contenitore detto cesta di carico con
diametro minore del tino del forno e dotato di un particolare sistema
dapertura posto sul fondo.
La carica avviene con due ceste-rottame, che si caricano la
prima dopo lo spillaggio della colata precedente, la seconda dopo la fusione
del contenuto della prima cesta.
Al momento di caricare la prima cesta, la volta del forno ruota su un
perno, sino a liberare completamente la luce del tino, sul quale si posiziona
la cesta a mezzo di un carro-ponte; il fondo a spicchi della cesta si
apre e tutto il contenuto precipita allinterno.
Nel giro di 30 secondi vaporizzano e si incendiano le eventuali sostanze
organiche presenti nei rottami in forma di vernici, solventi, olii, grassi,
gomme, plastiche. Si tratta di sostanze con basso punto di evaporazione,
che a causa dellalta temperatura del forno (1500 °C), subiscono
unimmediata seppur incompleta combustione. Tali emissioni dette
secondariesi propagano velocemente verso lalto, direttamente
allinterno dell elephant house, lalto capannone
(50 metri) che ospita lintero impianto.
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Fig.
1 - Schematizzazione del ciclo produttivo del forno ad arco elettrico
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A questo
punto il forno, funzionante in corrente alternata trifase, viene richiuso
e la volta, provvista di quattro fori (i primi tre per far passare gli
elettrodi ed il quarto per evacuare le emissioni), ritorna alla sua posizione
primitiva. Gli elettrodi calano sul rottame dando origine al processo
fusorio mediante arco elettrico.
Durante la fase di fusione si producono emissioni denominate primarie,
che vengono espulse attraverso unapertura posta sulla volta del
forno detta quarto foro ed inviate in appositi filtri a maniche
in tessuto, nei quali le polveri generate vengono raccolte in appositi
contenitori. Proprio tali emissioni primarie costituiscono il cosiddetto
fumo di ferro.
Oltre al fumo di ferro, esistono anche le scorie solide grossolane, bianche
o scure, note come slag-steel, da non confondere con le loppe granulate
daltoforno, ampiamente impiegate nella tecnologia del cemento.
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Fig.
2 - Microfotografia SEM (40000x) di un tipico fumo di ferro (per
cortesia di T. Cerulli e D. Salvioni, Mapei, Milano.
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CARATTERIZZAZIONE
CHIMICO-FISICA DEL FUMO DI FERRO
Dalla bibliografia di settore (4, 5) emerge che il fumo di ferro, una
polvere di colore marrone scuro, si forma come risultato di metalli volatili
che passano allo stato di vapore alla temperatura di esercizio del forno
e viene ossidato e raffreddato nel flusso daria estrattivo. Questi
metalli sono presenti sia come ossidi liberi sia nella forma di strutture
composte del tipo spinelli, MeFe2O4 (con Me= Fe,
Zn, Ni, Mn, Cd), tra le quali prevale la franklinite (ZnOFe2O3).
In realtà la composizione del fumo di ferro non è universalmente
determinata, varia da caso a caso a seconda del processo produttivo e
dipende da vari parametri: tipo di elettrodo, tipo di refrattario e soprattutto
dalla composizione del rottame. Tuttavia una caratteristica comune ai
vari tipi di fumo di ferro è la dimensione nano-metrica delle sue
particelle sferiche, come appare nella micrografia al SEM (Fig. 2).
La Tabella 1 mostra i risultati dellanalisi chimica effettuata su
due diverse campionature (A e B) di fumo di ferro provenienti da due acciaierie;
in entrambi i campioni il ferro è lelemento predominante: se
espresso come Fe2O3, esso rappresenta oltre la metà
fino a circa i 3/4 della frazione inorganica. Altri elementi significativi,
tutti intorno al 5-10 % se espressi in forma di ossidi, sono: il
silicio, il calcio, ed il magnesio. Tra i metalli pesanti sono presenti
lo zinco, il rame ed il piombo.
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Tabella
1 - Tipica composizione di due fumi di ferro.
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ANALISI
MINERALOGICA
Dallesame
degli spettri per diffrazione dei raggi x si deduce che possono esistere
significative differenze tra il campione A e quello B: in entrambi si
registra la presenza di magnetite (FeFe2O4) come
componente principale accanto alla magnesio-ferrite (MgFe2O4),
con quarzo, ossido di zinco e loughlinite (un silicato idrato di
sodio e magnesio, probabilmente formatosi durante lo stoccaggio in ambiente
umido), come componenti minori.
ANALISI
TERMICA
Lanalisi termo-gravimetrica e termo-differenziale conferma la presenza
di sostanze termo-decomponibili in quantità variabili dal 2% al
6%.
POSSIBILI
APPLICAZIONI
Numerose sono le ricerche per approfondire le applicazioni delle scorie
di forno ad arco elettrico, specie come sottomanto stradale (6,7). Il
fumo di ferro, invece, non ha finora trovato ancora applicazioni nel campo
dellingegneria civile, per esempio nella produzione di calcestruzzo,
come aggiunta al cemento negli impianti di betonaggio.
In particolare la presenza di metalli pesanti quali Zn e Cu, universalmente
noti come potenziali ritardanti della idratazione del cemento (8) e di
eventuali altre sostanze organiche, si configura come un aspetto negativo
nei confronti della reazione tra acqua e cemento che potrebbe essere rallentata
nella prima fase di idratazione (1-3 giorni), il che non consentirebbe
il normale disarmo delle strutture in calcestruzzo a 1 2 giorni
dal getto.
Se questo comportamento ritardante potesse essere corretto, e se la cessione
dei metalli pesanti fosse bloccata nella matrice cementizia, anche il
fumo di ferro potrebbe essere vantaggiosamente utilizzato al pari di altre
scorie solide (cenere di carbone e fumo di silice) nel settore delle costruzioni
in calcestruzzo.
BIBLIOGRAFIA
- E. Ramous
Tecnologie metallurgiche attuali e prospettive di sviluppo,
Università di Padova - DIMEG
- W. Nicodemi
Metallurgia, Ed. Masson, Milano (1999)
- AA.VV
La siderurgia in cifre Federacciai (2002)
- A. Stefana,
S. Tenini Considerazioni sulle emissioni originate dal ciclo produttivo
dellacciaio attraverso lutilizzo dimpianti dotati
di forno ad arco elettrico su Brescia Ricerche N.
42/03.
- J. P.
Birat et alii Abattement of organic emissions in EAF exhaust
flue gas in Le Revue de Metallurgie (Oct. 2001)
- M. Del
Fabbro, M. Stefanutti, C. Cerchia Impiego di derivati delle scorie
di forno ad arco elettrico come materiale eco-compatibile nella sovrastruttura
stradale (Nov. 2001)
- AA. VV.Libro
Blanco para la minimitation de residuos y emisiones escoria de aceria
Ihobe, SA, Febrero 1999
- M. Collepardi
Water-reducers and retards, Chapter III in Concrete
Chemical Admixtures, Noyes, Park Ridge (1994)
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