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INTRODUZIONE
I materiali
cellulari sono stati studiati sin dal 1660 quando Robert Hooke esaminò
al microscopio una sezione sottile di sughero e impiegò per primo
il termine di cella per descriverne la sua struttura (1). Molti materiali
naturali, oltre al sughero, possiedono tale struttura cellulare costituita
da celle interconnesse tra loro tramite ponti di lunghezza l - si parla
allora di schiume interamente aperte, Figura 1 (2) - ed eventualmente
tramite alcune sottili pareti (schiume semiaperte): il legno, le spugne
e losso trabecolare.
Attualmente sono reperibili sul mercato schiume sintetiche polimeriche,
metalliche, ceramiche ed in vetro.
LE SCHIUME CERAMICHE
Le schiume
ceramiche sono delle strutture porose (85-90%) aventi celle di dimensioni
comprese tra 10 mm e 5 mm, simili, se regolari, ad un ottaedro tronco
(costituito da 8 esagoni + 6 quadrati) come è mostrato in Fig.
1 e con una superficie specifica compresa tra 1 e 2 m2/g (3,
4). Una loro caratteristica peculiare è la densità dei pori
espressa in numero di pori per pollice lineare (pores per inch o p.p.i.):
più il numero di pori per pollice lineare è elevato e minore
è il diametro delle celle. La distribuzione dei diametri dei pori
in una schiuma con 30 p.p.i. è molto vasta e rispetta una legge
di tipo log-normale o gaussiana ed è contenuta tra 0,45 e 1,15
mm, con un valore medio di circa 0,74 mm (4).
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Fig.
1 - Modelizzazione della cella di una schiuma (2).
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Il meccanismo
di ritenzione delle particelle da parte di una schiuma non si basa solo
sulla filtrazione meccanica in superficie, ma sulle forze dinerzia,
sullintercettazione diretta delle particelle per contatto con il
filtro, sul moto browniano e sulle forze di Van der Waals, dato che le
dimensioni dei pori sono ben superiori a quelle del particolato trattenuto
(Fig. 2).
Le schiume ceramiche sono caratterizzate da una bassa densità,
una limitata conducibilità termica, una ridotta costante dielettrica
ed una elevata resistenza agli attacchi chimici ad alta temperatura e
sono pertanto impiegate anche come impianti ossei sostitutivi, oltre che
per la filtrazione dei metalli liquidi e come filtri per particolato (ad
esempio di origine autoveicolistica).
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Fig.
2 - Rappresentazione schematica della dimensione delle particelle
rispetto ai pori della schiuma .
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METODI
DI PREPARAZIONE
Occorre tornare
al 1963 per trovare il primo brevetto dellazienda Alusuisse (5)
relativo al processo di preparazione di schiume ceramiche, per replica
di schiume polimeriche, destinate alla filtrazione dei metalli liquidi
ferrosi e non (Fig. 3). Attualmente sono numerosi gli articoli ed i brevetti
reperibili in letteratura.
La prima tappa consiste nello scegliere un supporto organico che presenti
le seguenti caratteristiche: resilienza, compressibilità e idrofobicità
(5). La resilienza è una misura dellelasticità allurto
della schiuma, definita tramite laltezza di rimbalzo di una sfera
dacciaio lasciata cadere a partire da una altezza determinata. Lomogeneità
strutturale della schiuma dipende dalla resilienza della schiuma polimerica
usata come materia prima. La compressibilità, invece, definisce
lentità del ritorno dimensionale della schiuma dopo uno schiacciamento
del 50%. Infine, le precedenti proprietà, determinate a secco,
devono essere mantenute in un mezzo acquoso, e pertanto le schiume idrofobe
forniscono migliori risultati. Tenuto conto dei criteri sopracitati, le
schiume polimeriche idonee allapplicazione sono costituite da poliuretani,
cloruro di polivinile, acetato di polivinile, e da loro copolimeri, o
da derivati della cellulosa. Generalmente, vengono scelte schiume poliuretaniche
con una densità di celle comprese tra 30 ed 80 p.p.i.
Successivamente è richiesta la messa a punto di una sospensione
ceramica costituita da polvere ceramica fine, acqua ed additivi. Tutti
i materiali ceramici o alcuni minerali (per esempio, le argille calcinate)
possono essere impiegati per realizzare schiume, a condizione di resistere
allattacco chimico da parte della lega fusa e di possedere una buona
resistenza meccanica ad alta temperatura (6). Il quantitativo di acqua
è generalmente compreso tra 10 e 40 % in peso rispetto alla sospensione,
per potere rivestire il polimero, senza tuttavia occludere i suoi pori.
Gli additivi possono essere diversi e servono ad esempio, a modificare
la reologia, in particolare, ad aumentare il carattere tissotropico della
sospensione, in modo da renderla sufficientemente fluida da penetrare
nelle porosità della schiuma e rivestirne uniformemente la struttura
quando il polimero viene compresso più volte nella sospensione.
Successivamente, però, in condizioni statiche la viscosità
deve aumentare di nuovo perchè la barbottina ceramica venga trattenuta
dalla struttura porosa. Additivi che conferiscono maggiore resistenza
meccanica alla struttura ceramica nel corso della calcinazione del supporto
polimerico, impedendone il collasso, vengono anchessi aggiunti alla
sospensione acquosa. Altri additivi impediscono alla barbottina ceramica
di schiumare durante la fase di impregnazione o ne favoriscono ladesione
al materiale polimerico (6).
Dopo limpregnazione della struttura polimerica è necessario
eliminare leccesso di barbottina tramite compressione, soffiatura
con aria compressa, centrifugazione o laminazione, al fine di ottenere
un prodotto uniforme con permeabilità controllata (5). A questo
punto, la schiuma, ancora flessibile, può essere formata: ad esempio,
un materassino impregnato, può essere ripiegato in modo da realizzare
un cilindro.
Dopo limpregnazione e la laminazione i depositi vengono fatti essicare
allaria o in stufa.
Infine, il trattamento termico delle schiume deve tenere conto della tappa
delicata delleliminazione del supporto polimerico tramite combustione,
tra 350° e 800°C per tempi variabili, in funzione del polimero,
prima della sinterizzazione del materiale ceramico tra 1000° e 1700°C,
in funzione della sua natura (6).
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Fig.
3 - Metodo di preparazione di schiume ceramiche per replica di schiume
polimeriche (5) .
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La
figura 4 illustra una schiuma di mullite ottenuta per replica di una schiuma
di poliuretano, con i tipici difetti cioè la presenza di fessure
(Fig. 4a) e di vuoti (Fig. 4b) derivanti dalleliminazione del polimero.
Le proprietà meccaniche delle schiume sono state studiate in modo
approfondito da Gibson e Ashby (2) e si possono riassumere nellespressione
generale [1]:
con:
C, costante dipendente dalla forma della cella,
n, funzione del tipo di cella (aperta o chiusa),
r, densità della schiuma,
rs, densità teorica del materiale ceramico.
Ovviamente, la resistenza meccanica aumenta con la densità, ma
la presenza dei difetti della Fig. 4 limita la resistenza a flessione
solo a qualche MPa ed anche la tenacità rimane molto bassa.
Pertanto, per ovviare a questo limite, si è pensato in un primo
tempo di aggiungere dall1 al 5% in peso di fibre ceramiche alla
barbottina (7) ma risultati migliori si sono ottenuti con altri processi
produttivi come lo schiumaggio della sospensione ceramica (6, 8) o la
ceramizzazione di schiume di poliuretano (7).
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Fig.
4 - Immagine SEM di una schiuma di mullite (3Al2O3·2SiO2)
a celle semiaperte: presenza di fessure (a) e di vuoti (b).
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Nel 1973, venne brevettata lidea di trattare termicamente a 900°-1000°C,
sotto atmosfera ossidante, dei granuli sferici di argilla contenenti un
agente espandente per produrre una schiuma ceramica con la forma desiderata,
in funzione dello stampo (6). Successivamente, nel 1974, è stato
proposto di aggiungere, ad uno dei costituenti liquidi del poliuretano,
una fine polvere ceramica (6). La miscela del poliolo allisocianato
genera quindi anidride carbonica e crea una schiuma poliuretanica dove
la polvere ceramica risulta finemente dispersa allinterno della
struttura polimerica. È quindi possibile produrre schiume ceramiche
di qualsiasi natura, dopo trattamento termico compreso tra 500° e
2000°C, con una velocità di riscaldamento in media assai ridotta
(1 - 3°C/min). È anche possibile con questa tecnica, controllando
lespansione della schiuma in uno stampo, di modificare la frazione
di vuoti e la dimensione delle aperture sulle pareti della schiuma (window
size) (9).
Varianti della tecnica precedente sono basate sullo schiumaggio di una
barbottina o di una soluzione (6, 8) per agitazione meccanica o iniezione
di gas. In molti casi, un agente tensioattivo è poi necessario
per stabilizzare la schiuma creata. Successivamente avviene lindurimento
della schiuma tramite essicamento del solvente (freeze-drying)
oppure a seguito dellincorporazione di sostanze gelificanti (gel
casting), come i derivati della cellulosa o gli alginati, o,
infine, per polimerizzazione in situ di monomeri appartenenti alla famiglia
degli acrilati (8). Con questultima tecnica è stato possibile
produrre schiume dallumina aventi una resistenza a flessione compresa
tra 2 e 26 MPa con una densità relativa /s , definita nellequazione
[1], variante dallo 0,08 allo 0,30, rispetto ai valori da 0,5 a 6 MPa
per schiume di allumina prodotte per replica di schiume poliuretaniche
con densità relativa inclusa tra 0,08 e 0,24 (8).
Nel caso del trattamento di ceramizzazione di schiume di poliuretano,
la schiuma polimerica viene immersa in una soluzione di un polisilano
contenente vari tenori di polvere di nitruro di silicio e successivamente
viene eseguito un trattamento di pirolisi sotto atmosfera di azoto, con
una velocità di riscaldamento molto lenta (1-2°C/min), fino
a 1600°C. Sono così state prodotte schiume composite di nitruro
e di carburo di silicio prive dei difetti tipici della Fig. 4. Il ruolo
del nitruro di silicio, oltre a quello di costituire col carburo di silicio
un materiale avente alta resistenza meccanica ed elevata tenacità,
è di limitare il ritiro delle schiume durante la pirolisi (7).
Infine, sono state prodotte schiume di ossicarburo di silicio aggiungendo
ai componenti liquidi del poliuretano una resina metil-isiliconica, operando
un trattamento termico di 1 ora a 1200°C, sotto atmosfera di azoto,
con una salita di temperatura di 2°C/min (10). Le proprietà
meccaniche di questi componenti vengono mantenute anche dopo ossidazione
per 12 ore a 1200°C.
APPLICAZIONI
Oltre alla già citata filtrazione dei metalli liquidi, le schiume
ceramiche possono essere utilizzate come filtri per il particolato Diesel
(6), o nelle centrali termiche a carbone a letto fluidizzato sotto pressione
(11) oppure ancora nei forni per determinare il tenore di legante negli
asfalti (12) o come supporti di catalizzatori (4).
Nel caso degli autoveicoli Diesel, i moderni motori presentano un vantaggio
in termini di consumo di combustibile del 30% circa rispetto ai motori
a benzina, ma il particolato emesso, una complessa miscela di sostanze
liquide e solide di varia natura, è sospettato di essere cancerogeno
e di contribuire fortemente alleffetto serra, riducendo a zero i
vantaggi di un minore consumo (13). Gli interventi allinterno del
motore come liniezione diretta ad alta pressione (1800 bar attualmente
e 2000 nel 2006 o 2007) con cicli multipli di iniezione del gasolio ed
il ricircolo di una frazione dei gas di scarico allammissione (exhaust
gas recirculation) permetteranno solo agli autoveicoli di meno
di 1800 kg di soddisfare le future norme Euro IV, previste per il 2005,
sulle emissioni di ossidi di azoto (NOx) e di particolato (PM10) (NOx
+ PM10 = 0,25 g/km). Lattuale ammiraglia della Peugeot,
la 607, è stata la prima automobile a montare di serie un filtro
per particolato nel 1999, limitando a 0,001 g/km il quantitativo di particolato
emesso a 100 km/h contro 0,025 g/km per una Volkswagen Bora 1,9 TDI (14).
In questo caso si tratta di un monolito ceramico in carburo di silicio,
ma ne sono disponibili anche in cordierite (2MgO.2Al2O3.5SiO2)
come è mostrato in Fig. 5, derivati dai supporti estrusi utilizzati
nei catalizzatori a 3 vie per motori a benzina, chiudendo alternativamente
un canale su due, in modo da forzare laerosol ad attraversare le
pareti porose (dal 35 al 55%) che separano i canali. Oltre il 90 % del
particolato avente una dimensione compresa tra 15 e 500 nm viene trattenuto
(13). Una rigenerazione periodica del filtro è necessaria e la
temperatura di combustione del particolato accumulato viene abbassata
da un additivo liquido a base di ossido di cerio contenuto in un serbatoio
della macchina.
Molti studi vennero condotti dallAlusuisse stessa a partire dalla
metà degli anni 80 (15) in modo da determinare il numero
di p.p.i. e la geometria ideali per conciliare una elevata efficacia di
filtrazione senza imporre al motore delle sovrapressioni nefaste al suo
corretto funzionamento. Tuttavia, questi studi finirono poi quando nel
1991 fu evidenziata la diminuzione lineare di efficacia di filtrazione
del particolato con la velocità dei gas di scarico (16), che ne
limita lutilizzo ai soli mezzi pesanti dove lo spazio disponibile
a bordo è superiore rispetto alle automobili e pertanto è
possibile disporre di maggiori sezioni filtranti. Tuttavia dischi di schiume
ceramiche vennero riproposti come filtri per tale applicazione e per applicazioni
stazionarie nel 1998 (17) per motivi economici nei confronti dei monoliti
ceramici.
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Fig.
5 - Principio di funzionamento di un monolito per filtrare il particolato
Diesel .
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Nel caso dei
filtri per centrali termiche a carbone, sono attualmente utilizzati dei
filtri, da 1 a 1,5 m di lunghezza, detti a candela dove i gas caldi (da
370°C a 950°C), in atmosfere riducenti o ossidanti, attraversano
le pareti porose e pertanto depositano un particolato che può raggiungere
anche un diametro di 0,2 mm (11). Le severe condizioni di lavoro dopo
1000 o 2000 ore di funzionamento hanno rivelato una riduzione del 50 %
della resistenza meccanica dei filtri commerciali. La Ultramet ha quindi
sviluppato una schiuma di carburo di silicio per deposizione in fase vapore
(CVD, Chemical Vapour Deposition), avente da 10 a 100
p.p.i. con uno strato poroso di mullite sopra depositato (porosità
compresa tra il 30 ed il 60 %). I primi test, non ancora su impianto pilota,
hanno evidenziato una buona resistenza meccanica ed alla corrosione, così
come delle contenute perdite di carico associate ad una buona capacità
di trattenere il pulviscolo (11) di tali filtri.
Le schiume ceramiche sono state proposte come filtri nei forni da combustione
degli asfalti, onde determinarne il contenuto di legante (12). In questo
caso, lasfalto, costituito dal 93,5 % di pietrisco, sabbia ed altro
particolato e dal 6% di legante, viene pesato prima e dopo trattamento
termico tra 700° e 800°C. Con i comuni filtri utilizzati, la combustione
dellasfalto può essere erratica e produrre fumi, particolato
e ceneri in grado di costituire un malsano ambiente di lavoro per il personale,
intorno al forno, che sta realizzando lanalisi.
Infine, la possibilità di incrementare la superficie specifica
delle schiume fino a 30 m2/g con dei depositi (washcoat) di metalli
e ossidi, di zeoliti e di carbonio rende questi materiali molto interessanti
come supporti di catalizzatori (4). In effetti, le schiume offrono la
stessa superficie per volume dei letti di catalizzatori, ma generano perdite
di carico 10 volte inferiori (4). Ovviamente la perdita di carico attraverso
la schiuma è maggiore con il washcoat a causa di una certa rugosità
superficiale.
CONCLUSIONI
Le schiume
ceramiche sono state sviluppate per la filtrazione dei metalli liquidi
dove il flusso viene costantemente accelerato e rallentato passando da
una cella allaltra, favorendo lintercettazione delle inclusioni
solide del liquido da parte delle pareti del filtro. Oltretutto, la loro
elevata porosità fa sì che vengano utilizzati senza preriscaldamento,
a differenza dei letti filtranti (Deep Bed Filtration).
Lefficienza di filtrazione è buona, ma le velocità
del metallo liquido sono decisamente basse (< 2 m/s). Oggi si possono
preparare delle schiume ceramiche con delle buone resistenze meccaniche
e pertanto, quando si vogliono utilizzare questi materiali come mezzi
filtranti, bisogna tenere presente che la dimensione dei pori è
decisamente più grande rispetto alle particelle filtrate e vanno
quindi dimensionati correttamente per sfruttare al meglio le loro interessanti
caratteristiche.
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