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1.
INTRODUZIONE
Le tecniche tradizionali con cui si produce il vetro prevedono lutilizzo
di alte temperature. Da oltre 20 anni, si è affermato un nuovo
campo di ricerca sui materiali che consente di produrre materiali ceramici
e vetrosi: la tecnica sol-gel (1). Essa consiste in una serie di
reazioni di polimerizzazione inorganica che avvengono a basse temperature
(<100°C) e portano alla formazione di oligomeri e polimeri di ossido
metallico (silicio, alluminio, titanio, zirconio, ecc.). La soluzione
in cui sono disperse queste strutture polimerizzate è una sospensione
colloidale detta sol. La conversione della sospensione in un reticolo
rigido interconnesso in seguito allaccrescimento e unione di queste
strutture polimeriche con la formazione di un reticolo continuo costituisce
la trasformazione da sol a gel. Qui di seguito si descriveranno
gli aspetti più generali del processo sol-gel, i materiali
finora sintetizzati con questo metodo e alcune fra le più importanti
applicazioni nel campo delledilizia.
Nella Fig. 1 è schematicamente illustrato il processo di trasformazione
da sol a gel e dei prodotti ottenibili (aerogel, xerogel,
deposizione di film, ecc.).
A seconda che il gel sia di tipo particellare o polimerico si ottengono
rispettivamente sferette dense con diametro di circa 100 nm (Fig. 2) o
strutture ramificate (Fig. 3).
Nella Fig. 4 sono schematicamente mostriati i vari processi sol-gel illustrati
in dettaglio nei prossimi paragrafi.
2. XEROGEL
Per essiccazione del gel si ottiene lo xerogel che presenta ancora
unelevata concentrazione di OH sulla superficie dei pori nanometrici
con porosità del 30-70% per il gel polimerico (Fig. 3) e
del 70-80% per il gel particellare (Fig. 2).
Il successivo trattamento termico (500-800 °C) delle polveri o dello
xerogel consente di ottenere la densificazione e, per temperature più
elevate, la totale eliminazione dei pori (800-1200°C). Un vetro di
SiO2 ottenuto densificando un gel di silice (polimerico) è
del tutto equivalente in struttura e densità ad un vetro ottenuto
per fusione e sinterizzazione di polveri.
I vetri massivi ottenuti con la tecnica sol-gel furono ottenuti
già negli anni 70; tuttavia il successo della tecnica sol-gel
non sta nellottenimento di vetri massivi la cui produzione richiede
lunghi tempi di essiccazione e processo (infatti essa non si è
mai sostituita al processo tradizionale di ottenimento del vetro nella
produzione di vetro cavo o piano e di fibre di vetro) ma nella possibilità
di ottenere ricoprimenti più o meno spessi, polveri
ed aerogel.
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Fig.
1 - Reazione di IDROLISI e CONDENSAZIONE.
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Fig.
2 - Struttura delle particelle ottenute da un sol di silice.
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Fig.
3 - Struttura delle particelle ottenute da un sol polimerico
in cui si formano strutture debolmente ramificate.
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3. AEROGEL
I gel possono anche essere essiccati, più facilmente, in
condizioni supercritiche in unautoclave per ottenere i cosiddetti
aerogel (Fig. 5): rimuovendo il liquido dai pori sopra la temperatura
e pressione critiche del liquido, non esiste distinzione tra la fase liquida
ed il vapore e si elimina ogni interfaccia liquido-vapore; si elimina
quindi anche la pressione capillare che è causa di tensioni e fratture.
In queste condizioni sono stati preparati gel inorganici di dimensioni
19.5x19.5x3 cm (1).
I Nanogel® sono aerogel di silice i cui pori di dimensione
nanometrica determinano eccezionali proprietà di isolamento termico,
in svariate applicazioni e vengono utilizzati granuli di aerogel con cui
si producono per estrusione o stampaggio pezzi massivi, dopo aggiunta
di un legante. Laggiunta di ossido di Ti o nerofumo può inoltre
ridurre il trasferimento di calore per irraggiamento. Ricerche sviluppate
dalla NASA e dalla Aspen Aerogel hanno portato allutilizzo di questi
solidi. Essi sono i più leggeri esistenti sulla terra con densità
mille volte inferiori a quelle del vetro e denominati spesso solid
smoke, utilizzati ad esempio per lisolamento in veicoli
spaziali e per dispositivi di raccolta di polveri interstellari.
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Fig.
4 - Schema del processo sol-gel e dei prodotti ottenibili.
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Fig.
5 - Esempi di Aerogel.
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4 - DEPOSIZIONE DI FILM
La deposizione di film sottili è relativamente semplice e poco
costosa e costituisce perciò laspetto tecnologicamente più
importante del processo sol-gel che vede applicazioni in diversi
campi: rivestimenti con proprietà ottiche non-lineari, antiriflesso,
passivanti, resistenti allabrasione, conduttori o semiconduttori,
porosi come supporto per catalizzatori.
I metodi di deposizione più comunemente utilizzati sono detti per
spinning, dipping e spraying. Un nuovo metodo di
deposizione sfrutta la formazione di un menisco tra un film di soluzione
e il substrato in movimento. Anche la deposizione elettroforetica e termoforetica
vengono talvolta impiegate.
Il cosiddetto dipping (2) consiste nellimmergere un substrato
nella soluzione e nellestrarlo dal liquido con velocità controllata.
Il liquido, soggetto alla forza di gravità, tende a scorrere verso
il basso e lo strato, che si è depositato sul substrato, si assottiglia.
Contemporaneamente il solvente evapora dalla sua superficie finché
il film gelifica e il suo spessore si stabilizza ad un valore determinato.
Questultimo dipende principalmente dalla velocità di estrazione,
dalla concentrazione e dalla viscosità della soluzione. Con questo
metodo di deposizione si possono ricoprire superfici anche molto estese,
infatti questo metodo è stato impiegato dalla Schott Glass Technologies
Inc. per rivestire vetri di finestre di dimensioni fino a 4x5 metri.
Questo metodo di deposizione richiede che lapparato impiegato per
estrarre il substrato sia libero da vibrazioni che renderebbero il ricoprimento
eterogeneo per spessore. Inoltre, estraendo un substrato con superfici
piane e parallele ad angoli variabili per inclinazione è possibile
depositare spessori diversi sulle due facce, con la possibilità
di realizzare filtri ottici interferenti.
La deposizione per spinning (3) viene generalmente usata nellindustria
della microelettronica per ricoprire wafer di silicio con fotoresist.
Questa tecnica è veloce e che richiede una bassa quantità
di soluzione per ricoprire il substrato. Anche solo poche gocce, infatti,
vengono depositate sulla sua superficie posta in rotazione con una velocità
controllata. Questa tecnica, inoltre, è particolarmente adatta
al rivestimento di oggetti di piccole dimensioni (oggetti di grandi dimensioni
sono difficili da rivestire uniformemente) o leggermente curvi. Il liquido
quindi si spande sotto lazione della forza centrifuga fino a ricoprire
tutta la superficie, quello in eccesso viene eliminato ed avviene levaporazione
del solvente.
5 - MATERIALI IBRIDI SOL-GEL
Tra le possibilità più interessanti offerte dal metodo sol-gel
vi è la sintesi di materiali ibridi organico-inorganici, in cui,
grazie proprio alla metodologia sol-gel, è possibile combinare
a livello nanometrico componenti inorganiche tipiche dei vetri tradizionali
e organiche (ad esempio pigmenti colorati di tipo organico, molecole bio-attive,
polimeri). Infatti, i materiali ibridi organico-inorganici sono una classe
di materiali con proprietà intermedie tra i vetri ed i polimeri
organici. Essi trovano applicazione in unampia gamma di sistemi
e dispositivi allo stato solido di nuova generazione con caratteristiche
funzionali nanostrutturate, ma anche come rivestimenti protettivi su materie
plastiche e, in generale, come rivestimenti funzionali spessi (spessori
di parecchie decine di mm, non ottenibili con rivestimenti sol-gel inorganici).
In particolare le proprietà funzionali possono essere ottenute
modificando le caratteristiche della componente organica o variando la
composizione anche del reticolo inorganico.
Linteresse scientifico e tecnologico per questi processi di sintesi
è attualmente altissimo per le potenzialità che essi sembrano
offrire nella preparazione di materiali funzionali, e richiede una conoscenza
di base adeguata per il controllo dei prodotti e delle loro proprietà.
6 - APPLICAZIONI DI RIVESTIMENTI SOL-GEL
I rivestimenti sol-gel trovano numerose applicazioni. Ricoprimenti
porosi antiriflettenti sono stati sviluppati grazie allutilizzo
di film porosi il cui indice di rifrazione può essere abbassato
fino a 1,2 o mediante la deposizione di multistrati con indici di rifrazione
e spessori controllati (ad esempio come quelli commercializzati dalla
Toyota in pannelli strumentali dei cruscotti delle auto).
I rivestimenti con proprietà elettrocromiche (i materiali elettrocromici
cambiano colore se sottoposti allazione di un campo elettrico )
sono stati sviluppati da tempo, ma solo di recente hanno raggiunto prestazioni
accettabili per la velocità di modifica e intensità di colorazione;
ad es. la NTERA Ltd ha sviluppato uno schermo elettrocromico (NanoChromics)
utilizzando film sol-gel nanostrutturati di ossidi semiconduttori.
Per quanto riguarda le applicazioni architettoniche, già da molti
anni, la Schott produce milioni di metri quadrati allanno di rivestimenti
ottici per finestre (2) riflettenti allesterno in cui lassorbimento
della luce è controllato mediante inserimento di Pd in film di
TiO2 riflettenti (Fig. 6).
Tra le applicazioni attraenti dei rivestimenti ibridi sol-gel,
e talune già in commercio, possono essere citate: i rivestimenti
easy to clean caratterizzati da energia superficiale
bassissima (fino a 18 mN/m2) che conferisce caratteristiche
di super-idrofobicità, così come i rivestimenti super-idrofobici
con effetto antiappannante, colorazione di bottiglie riciclabili mostrate
in Fig. 7, rivestimenti di schermi TV contenenti cromofori organici (4),
enzimi intrappolati in matrici ibride sol-gel (5) e rivestimenti
conduttori e antiriflesso su plastiche come è mostrato in Fig.
8.
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Fig.
6 - Rivestimenti IROX prodotti dalla Schott: il film di TiO2
determina il controllo delle riflettività, il Pd in esso
contenuto determina il controllo.
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Fig.
7 - Immagine posta dietro un pannello di plastica rivestita per
metà (a sinistra) con un film antiriflettente e conduttore.
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Fig.
8 - Bottiglie di vetro rivestite con film ibridi colorati che ne
consentono la riciclabilità poichè non necessitano
della
classificazione per colore e ne migliorano le proprietà meccaniche.
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BIBLIOGRAFIA
(1) C. J. Brinker, G. Scherer, Sol-Gel Science, the Physics and Chemistry
of Sol-Gel processing. Academic press, San Diego (1989)
(2) D. Avnir, V. R. Kaufman, J. non-Cryst. Sol. 192 (1987) 180
(3) B.E. Yoldas, Amer. Ceram. Soc. Bull. 54 (1975) 286
(4) S. Henning, L. Svesson, Physica Scripta 23 (1981) 697
(5) L. E. Scriven in Better Ceramics Through Chemistry III, C. J. Brinker,
D. E. Clark, D. R. Ulrich Eds. Mater. Res. Soc., Pittsburg, PA, 1988,
p. 717
(6) D. E. Bornside, C. W. Macosko, L. E. Scriven, J. Imaging Tech. 13
(1987) 122
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