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La
pietra rappresenta ed ha rappresentato il materiale da costruzione per
eccellenza in tutte le epoche storiche; ciò si deve alla sua reperibilità,
resistenza e durevolezza, pregi questi che permettono di mettere in secondo
piano le difficoltà di estrazione, lavorazione e trasporto.
Limportanza della roccia e delle formazioni rocciose in generale,
si attesta già agli albori della civiltà umana con lutilizzo
di grotte naturali come riparo e abitazione, ma con il progredire dello
sviluppo tecnico e tecnologico luomo ha imparato a sfruttare le
caratteristiche degli affioramenti rocciosi per realizzare delle grotte
artificiali da adibire sia ad esigenze abitative, che di culto. Splendidi
esempi di tali scavi nella roccia si riscontrano in molte
civiltà geograficamente e cronologicamente anche molto distanti
tra loro: le grandi facciate a ordini sovrapposti delle tombe nabatee
di Petra in Giordania scavate nellarenaria multicolore (Fig. 1),
le chiese bizantine della Cappadocia realizzate in formazioni vulcaniche,
i sassi di Matera, ancora oggi in uso, realizzati negli affioramenti
di calcare tenero.
Ma quando le caratteristiche geologiche delle formazioni affioranti lo
permettono e quando le esigenze delle popolazioni lo richiedono, le rocce
sono utilizzate soprattutto come materiale da costruzione vero e proprio
a partire dalle strutture murarie, sia in grandi blocchi, più o
meno lavorati e messi in opera senza malta, sia in piccoli blocchi o conci,
lavorati e messi in opera con lausilio delle malte di allettamento.
E proprio queste ultime rappresentano forse il più grande esempio
dello sviluppo tecnologico legato allutilizzo dei materiali lapidei
per ledilizia; luomo è riuscito a trasformare le rocce,
per realizzare quello che in natura non era disponibile, in base alle
proprie esigenze costruttive e alle caratteristiche della materia prima:
malte aeree, idrauliche, pozzolaniche, cementizie. Un discorso a parte
meritano le malte a coccio pesto, che mettono insieme almeno
due prodotti di trasformazione del materiale lapideo tal quale: la cottura
della roccia calcarea per ottenere calce e la realizzazione delle terrecotte,
una parte delle quali utilizzate comunque in edilizia (laterizi), a partire
dallargilla (Fig. 2).
La pietra poi è il principale materiale utilizzato per gli elementi
edilizi di sostegno, di copertura, di rivestimento, di pavimentazione
e di decoro. Elementi di sostegno sono gli archi, le volte, le strutture
triliti, i pilastri e le colonne; queste ultime, in particolare, dalle
forme e dimensioni diversificate a seconda delle esigenze costruttive,
dei luoghi e dei periodi storici, sono costituite da monoliti o da rocchi
sovrapposti. (1)
Per quanto riguarda le coperture vengono utilizzate sottili lastre di
pietra; in questi casi lutilizzo è peculiare, a volte persino
caratterizzante, di zone geografiche nelle quali affiorano formazioni
geologiche che permettono di cavare il materiale lapideo in grandi e sottili
lastre.
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Fig.
1 - El Deir, Il Monastero - Petra (Giordania)
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Fig.
2 - Sezione lucida di una malta a coccio pesto.
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Le pavimentazioni,
i rivestimenti e le decorazioni in genere, mettono in campo tutta la serie
dei materiali lapidei disponibili in natura. In questi contesti, più
che in altri, si impiegano materiali lapidei anche di scarse qualità
meccaniche, focalizzando lattenzione sulle caratteristiche estetiche.
Se il pregio estetico non è accompagnato dalle qualità fisico-tecniche
del materiale, si ricorre a vari espedienti migliorativi che ne adattano
le proprietà a soluzioni di messa in posto assai diversificate.
Il connubio tra la scelta di materiali lapidei molto belli, ma non dotati
di una elevata reperibilità o di prestazioni tecniche elevate,
così come limpossibilità di cavare blocchi o lastre
di grandi dimensioni, ha dato vita ad una grande varietà di pavimentazioni
e rivestimenti: tutti i tipi di mosaico, da quello composto da poche tessere
monocrome inserite in un battuto di malta a coccio pesto (opus signinum),
o costruito con ciottoli di fiume (opus lapilli) (Fig. 3), fino a quello
costituito da tessere lapidee molto piccole disposte a formare disegni
estremamente particolareggiati, Fig. 4 (opus tessellatum, opus vermiculatum);
le decorazioni pavimentali o parietali in opus sectile (Fig. 5) con limpiego
di materiali lapidei pregiati e rari, sistemati a comporre motivi geometrici;
il terrazzo veneziano, originariamente formato da frammenti di materiale
lapideo vario di diversa pezzatura, inseriti in modo irregolare allinterno
di vari strati di malta a base di coccio pesto e calce aerea. Si potrebbero
citare innumerevoli esempi di pavimenti e decorazioni dei tipi suddetti,
realizzati in maniera magistrale, tanto da assurgere al livello di opere
darte, ma non bisogna dimenticare che la spinta iniziale allo sviluppo
di quelle che possiamo definire forme darte è legata esclusivamente
allesigenza di utilizzare materiali poco reperibili, scadenti, o
di riciclo. (1, 2)
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Fig.
3 - Opus lapilli, Mosaico di Pella (Macedonia).
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Fig.
4 - Mosaico della Villa del Casale, Piazza Armerina (Enna).
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CRITERI
DI IMPIEGO DELLE ROCCE IN EDILIZIA
I criteri
da considerare per la scelta, lutilizzo e la messa in opera dei
materiali lapidei sono essenzialmente: il fattore geologico, riferito
alla scala degli affioramenti geologici e delle cave; la qualità
petrografica relativa alle caratteristiche chimiche, mineralogiche e fisiche
del materiale impiegato; la convenienza economica relativa allo sfruttamento
di un affioramento; le qualità estetiche del materiale. (3, 4)
La valutazione del fattore geologico è determinata dallestensione
e dalla morfologia dellaffioramento, dalla tipologia volumetrica
del materiale coltivabile e dalle modalità di estrazione richieste
dal materiale stesso.
Lestensione areale degli affioramenti condiziona il numero delle
cave da cui estrarre materiale, che deve possedere caratteristiche il
più possibile omogenee, subordinandone, di fatto, la quantità
disponibile alla coltivazione.
La morfologia dellaffioramento dipende dalla disposizione e dallo
spessore degli strati lapidei e dalla presenza di pieghe e faglie, caratteristiche
che incidono notevolmente sulla qualità e quantità del materiale
effettivamente sfruttabile.
Le tipologie volumetriche quali blocchi, conci, lastre, frantumi, sono
per lo più determinate dalla genesi delle formazioni affioranti:
in un affioramento di roccia ignea ci si può aspettare la presenza
di fessurazioni da contrazione termica che possono essere sfruttate per
la coltivazione di una cava a blocchi (10-0,5 m3), mentre in
affioramenti di varie tipologie di rocce sedimentarie o metamorfiche,
si ricavano lastre grazie alla presenza, rispettivamente, di stratificazioni
o di piani di scistosità.
Le caratteristiche petrografiche dellammasso roccioso influenzano
la durevolezza, la lavorabilità, la scolpibilità, la lucidabilità.
Sulla durevolezza influiscono sia le caratteristiche intrinseche del materiale,
che la destinazione duso dello stesso. Inoltre, al fine di ottenere
le massime prestazioni dal materiale impiegato, bisogna considerare le
geometrie di giacitura dellaffioramento lapideo: una roccia scistosa,
di origine metamorfica, impiegata per una pavimentazione, deve possedere
durevolezza in funzione della resistenza allusura; tale caratteristica
però sarà sfruttata al meglio solo se la posa in opera delle
lastre lapidee vedrà la disposizione delle stesse parallelamente
ai piani di scistosità. Allo stesso modo tale tipo lapideo svilupperà
doti di durevolezza se posto in opera come elemento porduro e compatto
più la sua coltivazione risulta difficoltosa. Questo però
non è vero in senso assoluto: si può cavare agevolmente
e velocemente un blocco di granito sfruttandone le fessurazioni naturali,
mentre si possono incontrare serie difficoltà, legate ai tempi
di lavorazione, nel segare un blocco di calcare molto tenero, a causa
dellenorme quantità di materiale che si frantuma e polverizza,
impedendo il movimento alle seghe o alle funi diamantate utilizzate per
la segagione.
La scolpibilità è largamente favorita dalle dimensioni ridotte
e dalle caratteristiche di omogeneità della grana; parimenti sono
importanti lomogeneità mineralogica e tessiturale, la compattezza,
lassenza di venature e di minerali fortemente anisotropi e sfaldabili
in lamelle.
La lucidabilità è un parametro estremamente importante ai
fini della destinazione duso dei vari tipi lapidei. A conferma di
ciò, basti dire che i materiali lapidei nellantica Roma venivano
raggruppati in due grandi classi commerciali: i marmora, cioè
tutte le pietre lucidabili, non solo i marmi propriamente detti, cioè
i calcari metamorfici, ma anche graniti calcari compatti a grana fine
di origine sedimentaria, e i lapides cioè quei litotipi
quali il tufo, il calcare a grana grossolana, le arenarie, il travertino,
che al massimo potevano essere levigati.
Il colore e laspetto estetico sono caratteristiche che molto spesso
vengono prese in considerazione a prescindere dalle proprietà tecnico-meccaniche
dei materiali lapidei. Anche in questo caso il ruolo della tradizione
greco romana ha molta influenza sulla scelta delle pietre. Già
a partire da Augusto, il prestigio ed il lusso che si accompagnava alluso
dei marmora, soprattutto di quelli colorati, si traduceva
in costi molto alti che potevano essere sostenuti solo dalle classi sociali
più abbienti o, nel caso dellimpiego pubblico, delle città
più ricche. I materiali lapidei usati dallimperatore, che
molto spesso era esclusivo proprietario delle cave, univano alle caratteristiche
estetiche anche ottime doti meccaniche. Ma in pochi potevano permettersi
i marmora imperiali, e quindi si ricorreva a materiali dallaspetto
simile e dalle caratteristiche tecniche inferiori, quindi molto più
economici, oppure si ricorreva allutilizzo di piccole quantità
di materiale pregiato, messo in risalto allinterno di un contesto
caratterizzato da materiali più scadenti.
Le rocce colorate più diffuse sono le rocce calcaree, sia sedimentarie
che metamorfiche, dotate di una vasta gamma di colorazioni grazie alla
presenza di ossidi e sali che possono conferire tinte che vanno dal giallo
al rosso, dal marrone al viola, dal grigio al nero e al verde; ma questi
tipi lapidei possono presentarsi anche assolutamente bianchi per lassenza
di pigmenti ed assumendo il colore naturale della calcite, bianco per
lappunto. Oltre alle rocce calcaree, si rinvengono lapidei colorati
nellambito delle rocce ignee intrusive o ipo-abissali, le quali
presentano cromie determinate dalla presenza contemporanea di vari tipi
di cristalli, ognuno con un colore proprio, tanto da conferire al materiale
un aspetto policromo a scala dettagliata, ma globalmente monocromo a causa
del minerale predominante: granito rosa, sienite rossa. Tra le caratteristiche
legate allutilizzo dei lapidei colorati si riscontrano notevoli
differenze di durabilità dei colori in base sia ai tipi lapidei
impiegati, che alle condizioni ambientali di messa in posto. Consideriamo
ad esempio un granito rosso ed un marmo rosso: bisogna tener presente
che il primo ha tale colorazione grazie alla presenza di cristalli rossi
(ortoclasio), mentre il secondo presenta quel cromatismo per la presenza
di ossidi di ferro (ematite, Fe2O3) nella massa
lapidea. In questo caso la risposta dei materiali alle sollecitazioni
esterne, ad esempio una messa in opera allaperto in presenza costante
di umidità, sarà molto diversa: mentre il granito conserva
la sua colorazione molto a lungo (secoli!!) poiché lelemento
colorante è dato da cristalli che permangono allinterno della
struttura della roccia, il marmo perderà presto la sua colorazione
a causa della lisciviazione, ad opera dellacqua, delle minute particelle
pigmentanti diffuse nella massa lapidea.
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Fig.
6 - Colonna in marmo cipollino "spogliata".
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BIBLIOGRAFIA
1
P. Pensabene (a cura di); Marmi antichi II cave e tecnica di lavorazione
provenienze e distribuzione. Ed Lerma di Bretschneider,
Roma.
2 C. Fiori, R. Barboni, L. Saragoni; Marmi e altre pietre nel mosaico
antico e moderno. Quaderni IRTEC C.N.R. Istituto Ricerche Tecnologiche
per la Ceramica, Faenza Ravenna.
3 G.G. Amoroso; Il restauro della pietra nellarchitettura monumentale.
Dario Flaccovio Editore.
4 V. Paci, M. Mosca; Le pietre delle Marche. Regione Marche, Il Lavoro
Editoriale.
5 L. Lazzarini, M. Laurenzi Tabasso; Il restauro della pietra. Cedam editore.
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