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1.
INTRODUZIONE: cosa è la micro-poro-meccanica
La micro-poro-meccanica (MPM) è la scienza che studia
la micro-porosità per interpretare le prestazioni fisico-meccaniche
dei materiali. I primi studi della MPM furono incentrati
sul comportamento termodinamico di alcuni gas ma soprattutto dellacqua
nei micropori di supporti solidi e sfociarono in equazioni divenute poi
famose, quali:
- le leggi di Kelvin e di Wheeler sulla tensione del vapore
acqueo in funzione del raggio dei micropori;
- lequazione di Brunauer Emmet e Teller - più nota
come BET - per lo studio dellarea superficiale specifica
in un solido micro-poroso attraverso ladsorbimento di acqua
o di azoto;
- lequazione di Washburn per calcolare la pressione che spinge lacqua
nei pori capillari di un solido idrofilo (suzione e risalita capillare).
Più recentemente la MPM è diventata uno strumento
molto importante per affrontare le ricerche sul comportamento
meccanico dei solidi porosi che vanno dal calcestruzzo al legno, dai laterizi
alle malte, dai supporti catalitici ai materiali argillosi. I numeri di
Gennaio e Maggio 2004 della rivista Materials and Structures
(1, 2) sono stati interamente dedicati ad approfondire gli sviluppi recenti
della MPM nel settore dei materiali da costruzione e le possibili
ricadute sul progresso delle costruzioni.
2. SCC: micro-porosità del materiale e prestazione
della struttura
In questo articolo verranno esaminati due aspetti (uno
micro-strutturale, e laltro prestazionale) che, grazie allapproccio
micro-poro-meccanico, possono portare ad un approfondimento della micro-struttura
del calcestruzzo autocompattante, più noto come SCC (da
Self-Compacting Concrete), e ad un miglioramento delle
sue prestazioni strutturali. Questi aspetti sono:
A) la micro-struttura della matrice cementizia che avvolge gli inerti
e le barre di armatura nellSCC in confronto allanaloga
situazione in un calcestruzzo ordinario ;
B) le prestazioni dellSCC, in confronto sempre ad un calcestruzzo
ordinario, per il comportamento strutturale in termini di
resistenza meccanica, ritiro igrometrico, deformazione viscosa, ed aderenza
ferro-calcestruzzo.
3.
PARTE SPERIMENTALE: preparazione dei calcestruzzi
Il primo problema che si pone in questo confronto è: quale
è il calcestruzzo ordinario con cui confrontare
lSCC ? La scelta qui adottata è stata la seguente :
un calcestruzzo che possiede lo stesso rapporto acqua-cemento (a/c)
e lo stesso dosaggio di cemento Portland (c) dellSCC;
nel caso specifico è stato adottata una classe di consistenza (S4),
tipica di un calcestruzzo fluido (slump = 180
mm), ma non assimilabile al comportamento reologico dellSCC
(slump flow = 750 mm).
Nella Tabella 1 sono mostrati i dettagli composizionali dei vari
ingredienti espressi nei tradizionali dosaggi in kg/m3 di conglomerato
con due varianti per lSCC: nel primo (SCC/L), il filler
è costituto da calcare macinato (< 63 m);
nel secondo (SCC/P), il filler è costituito da cenere
volante (anchessa < 63 m) che
notoriamente, rispetto al calcare considerato inerte (L), si comporta
invece da pozzolana (P) e modifica, quindi, chimicamente
la microstruttura della matrice cementizia.
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Tabella
1 - Composizione e lavorabilità dei calcestruzzi.
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La cenere
è stata introdotta in volume pari a quello del calcare e,
tenendo presente la minor massa volumica (2,25 contro 2,65 kg/L), il dosaggio
della cenere è leggermente inferiore a quello del calcare
(135 contro 160 kg/m3). Limpiego dei due filler (calcare
e cenere) negli SCC è avvenuto a spese di un pari volume
di aggregato (soprattutto quello grosso) in modo da poter mantenere
gli stessi dosaggi di cemento (c) e di acqua (a), e quindi
lo stesso a/c. Queste modifiche hanno consentito di rispettare
le tre regole fondamentali (4)*per
produrre SCC con un slump flow di oltre 700 mm, senza
segregazione in accordo alle disequazioni [1-3]:
0,85 < Va/Vc+f < 1,20
[1]
170 L/m3 < Vc+f < 200
L/m3 [2]
VG< 340 L/m3 [3]
dove
Va rappresenta il volume di acqua, Vc+f è
il volume dei fini (cemento + filler), e VG è il volume
di inerte grosso tutti espressi in litri (L) per metro
cubo di calcestruzzo.
*
La quarta "regola" consiste nel bilanciare i dosaggi dell'additivo
superfluidificante e di quello viscosizzante in modo da portare la lavorabilità
al massimo (slump fow = 650-750 mm) senza problemi di segregazione.
La Fig. 1
mostra sinteticamente le principali variazioni nella composizione in termini
di volume dei due calcestruzzi (S4 ed SCC): si può
notare come ,per rispettare le tre disequazioni [1], [ 2] e
[3], nellSCC si sia dovuto - rispetto al calcestruzzo S4
- aumentare il volume dei fini (in sostanza aggiungere il filler)
e ridurre il volume di aggregato grosso.
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Fig.
1 - Composizione in volume (L/m3) degli ingredienti nell'S4
e nell'SCC.
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Con i tre
calcestruzzi, due SCC (non vibrati) ed uno ordinario (S4
vibrato per 15 secondi), caratterizzati dalla composizione
indicata nella Tabella 1, sono stati stagionati a 20 °C:
a) provini cubici per determinare la resistenza meccanica in ambiente
con UR >95 % da 1 a 28 giorni;
b) travetti non armati sformati a 1 giorno per misurare il ritiro
igrometrico in ambiente con UR del 65 % fino a 180 giorni ;
c) provini cilindrici non armati sformati a 1 giorno, e sottoposti
da 7 a 180 giorni (UR del 65 %) a sollecitazioni permanenti pari
ad 1/4 della resistenza meccanica a compressione posseduta a 7 giorni;
d) provini cubici armati**con barra in acciaio
(ad aderenza migliorata e con diametro di 8 mm) sottoposta a
sfilamento dopo stagionatura di 28 giorni in ambiente con UR >
95%. Nella Fig. 2 è mostrato schematicamente la metodologia della
prova di sfilamento in accordo al metodo RILEM-FIP-CEB (3).
Da ciascun calcestruzzo a diverse stagionature è stata prelevato
un frammento di matrice cementizia sottoposta ad osservazione con microscopia
elettronica a scansione (SEM da Scanning Electron Microscopy)
per caratterizzarne visivamente la microstruttura da confrontare con la
modellazione micro-poro-meccanica.
**
Per i provini armati di calcestruzzo S4 la vibrazione è stata fatta
variare: 0-15-30 secondi.
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Fig.
2 - Provino per la prova di aderenza ferro-calcestruzzo secondo
le raccomandazioni RILEM-FIP-CEB (3)
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4.
RISULTATI
Nei paragrafi che seguono sono mostrati i risultati sperimentali ottenuti
per confezionare i due SCC ed il calcestruzzo di riferimento
S4, e le proprietà di questi conglomerati allo stato indurito.
4.1 Composizione dei calcestruzzi e proprietà
reologiche
Nella Tabella
1 sono mostrate le composizione dei tre calcestruzzi, tutti ad alte prestazioni
(HPC, High Performance Concrete), progettati per elementi
prefabbricati maturati senza vapore per conseguire i seguenti tre obiettivi:
- raggiungere a 1 giorno una resistenza meccanica di almeno 25 MPa;
- ottenere una Rck di almeno 60 MPa;
- non superare per a/c il valore di 0,45 per ragioni di durabilità
(classe di esposizione XS3).
Il dosaggio di cemento Portland CEM I 52.5 R per raggiungere queste
prestazioni nel calcestruzzo S4 (slump = 180 mm) è
stato di circa 400 kg/m3 con un dosaggio di additivo superfluidificante
a base acrilica (polimero attivo = 30%) di circa 0,6 % sul peso di cemento.
Nei due SCC - di pari a/c e di pari dosaggio di cemento
rispetto al calcestruzzo di riferimento S4 - è stato
aumentato il dosaggio di superfluidificante a 1,1% sul cemento, in presenza
del filler calcareo, ed a 1,3 % quando si è impiegata la cenere
volante.
4.2 Proprietà nello stato indurito
Nei paragrafi che seguono sono mostrati i risultati sperimentali ottenuti
sui calcestruzzi induriti.
4.2.1 Microstruttura della matrice cementizia
Nella Fig. 3 è mostrata la microstruttura della matrice cementizia
del calcestruzzo S4 in confronto a quella delle matrici cementizie
dei due SCC (Fig. 4-5). Per quanto la differenza sia attenuata
dal basso rapporto a/c (0,45), che porta ad una ridottissima micro-porosità
in tutte le matrici cementizie, si osserva che in presenza del filler
- anche di quello calcareo che non presenta alcuna attività pozzolanica
- la micro-porosità risulta ancor più bassa rispetto a quella
del calcestruzzo di riferimento con beneficio di tutte le prestazioni
meccaniche dellSCC allo stato indurito.
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Fig.
3 - Osservazione SEM della matrice cementizia del calcestruzzo S4.
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Fig.
4 - Osservazione SEM della matrice cementizia dell'SCC/L.
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Fig.
5 - Osservazione SEM della matrice cementizia dell'SCC/P.
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4.2.2
Resistenza meccanica a compressione
Nella Fig. 6 è mostrato landamento della resistenza meccanica
a compressione da 1 a 28 giorni: i dati evidenziano un incremento di circa
il 20% nella resistenza meccanica a tutte le stagionature passando
dal calcestruzzo di riferimento S4 a quella degli SCC nonostante
il rapporto a/c (0,45) ed dosaggio di cemento (circa 400 kg/m3) siano
gli stessi.
4.2.3 Comportamento deformazionale
Nelle Fig. 7, 8 e 9 sono rappresentate rispettivamente le deformazioni
(e) dei provini di calcestruzzo S4,
SCC/L, ed SCC/P. La curva rossa rappresenta la deformazione
totale. In ciascun grafico sono mostrate:
a) la deformazione da creep (eC)
in ambiente con UR del 65% a seguito della sollecitazione - 1/4 della
resistenza -applicata a 7 giorni (area rossa);
b) la deformazione da ritiro igrometrico (eS)
in ambiente con UR = 65% registrata da 7 a 180 giorni in assenza di sollecitazione
(area verde);
c) la deformazione elastica (eE)
registrata immediatamente allapplicazione della sollecitazione a
7 giorni dalla confezione dei provini (area grigia).
Nella
Tabella 2 sono mostrati comparativamente la deformazione elastica immediata
(eE) misurata a 7 giorni
e quella da ritiro (eS)
insieme a quella viscosa (eC)
registrate dopo 180 giorni.
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Fig.
6 - Resistenza meccanica a compressione del calcestruzzo S4 e degli
SCC
con filler calcareo (L) e cenere volante (P).
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Fig.
7 - Calcestruzzo S4: deformazione elastica (eE),
da ritiro igrometrico (eS)
e viscosa (eC) in ambiente
con
UR = 65% con sollecitazione di 13,8 MPa applicata a 7 giorni pari
a 1/4 di R7 (55 MPa).
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Fig.
8 - SCC/L: deformazione elastica (eE),
da ritiro igrometrico (eS)
e viscosa (eC) in ambiente
con UR = 65%
con sollecitazione di 17 MPa applicata a 7 giorni pari a 1/4 di
R7 (68 MPa).
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Fig.
9 - SCC/P: deformazione elastica (eE),
da ritiro igrometrico (eS)
e viscosa (eC) in ambiente
con UR = 65% con sollecitazione di 16.3 MPa applicata a 7 giorni
pari a 1/4 di R7 (65 MPa).
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Tabella
2 - Deformazioni a 180 giorni del calcestruzzo S4 e di quelli
autocompattanti con calcare SCC/L o cenere volante (SCC/P).
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Per esempio
la deformazione totale eT a 180
giorni in Fig. 7 per il calcestruzzo S4 sollecitato a compressione
con 13,8 MPa è 1010 µm/m: sottraendo la deformazione elastica
che si verifica subito dopo lapplicazione del carico (265 µm/m),
rimane una deformazione viscosa di 1010-265 = 745 µm/m.
Tuttavia a questo valore misurato in ambiente insaturo di vapore (UR =
65%), occorre sottrarre il ritiro igrometrico (470 µm/m), misurato
a parte su travetti prismatici non armati in assenza di sollecitazione,
e pertanto la deformazione viscosa depurata dal ritiro diventa
735-470 = 275 µm/m.
Passando dallS4 allSCC/L (Fig. 8) non si registra
alcuna variazione né nella deformazione viscosa, né in quella
da ritiro sebbene il rapporto inerte/cemento sia leggermente inferiore
(4,1 contro 4,5) come è mostrato in Tabella 1. Tuttavia, se si
considera nellSCC/L il filler calcareo come una parte finissima
dellinerte, il passaggio dal calcestruzzo S4 allSCC/L
(con meno aggregato grosso e più finissimo) comporta una modifica
nella distribuzione granulometrica ma non nel rapporto i/c che
rimane 4,5 per entrambi i calcestruzzi (Tabella 1). Escludento lazione
chimica della reazione che si verifica con filler pozzolanici come la
cenere volante, il passaggio di un calcestruzzo ordinario S4 allSCC/L
con filler calcareo consiste sostanzialmente nella modifica - a pari a/c
ed i/c - della distribuzione granulometrica (Fig. 10) che si arricchisce
delle parti microniche (<100 mm) a spese
di quelle grosse (4-20 mm). Ciò comporta, come si è visto
in Fig. 6, un aumento della resistenza meccanica di circa il 20% proprio
per lazione fillerizzante delle particelle microniche di calcare
nella micro-porosità della matrice cementizia, sensa sostanziali
modifiche nel comportamento deformazionale in presenza ed in assenza di
carico (eC ed eS)
governato dai valori di a/c ed i/c che sono rimasti immutati.
Quando, invece, si considera lSCC/P con cenere volante (Fig.
9) la deformazione totale (eT) risulta
leggermente maggiore rispetto alle corrispondenti variazioni dimensionali
nel calcestruzzo S4 (Fig. 7). In particolare il ritiro (eS)
a 180 giorni (470 mm/m) è sostanzialmente
eguale a quello dellS4, mentre la deformazione viscosa eC
è maggiore (430 mm/m contro 275 mm/m).
Nel caso dellSCC/P, la cenere volante non è assolutamente
assimilabile, come il filler calcareo, alla parte finissima dellinerte,
ma piuttosto ad una componente pozzolanica aggiuntiva del materiale cementizio:
in altre parole, il rapporto i/c ed a/c, considerando la
cenere come un materiale cementizio e non inerte, diventano rispettivamente
3,1 e 0,34 contro i valori di 4,5 e 0,45 per il calcestruzzo S4
(Tabella 1). Così pure la distribuzione granulometrica dellinerte
dellSCC/P - considerando la cenere come legante e non come
inerte - diventa molto più vicina a quella dellS4
che non a quella dellinerte dellSCC/L (Fig. 10).
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Fig.
10 - Distribuzione granulometrica degli inerti nell'SCC/L,
nell'S4 enella curva teorica di Bolomey (A=12; C=19%).
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Fig.
11 - Morfologia di cenosfere e pleurosfere di cenere
volante al microscopio elettronico a scansione.
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Analizzando
la situazione da questa prospettiva si giustifica che il ritiro igrometrico
nellSCC/P sia equivalente a quello dellS4 (470
mm/m a 180 giorni) perché il minor rapporto i/c (3,1 contro
4,5) è compensato dalla minore porosità della matrice cementizia
per il minor valore di a/c (0,34 contro 0,45). Daltra parte,
la maggiore deformazione viscosa dellSCC/P rispetto a quella
dellS4 (430 mm/m contro 265 mm/m a 180 giorni) è giustificabile
dal rapporto i/c molto più basso (3,1 contro 4,5) e dalla
maggiore deformabilità delle particelle di cenere in forma di cenosfere,
cioè sfere vuote, o di pleurosfere parzialmente vuote (Fig. 11).
4.2.4
Aderenza del calcestruzzo dellacciaio
Nella Fig. 12 è rappresentata laderenza tra il calcestruzzo
e la barra in acciaio misurata attraverso la forza applicata per unità
di superficie di contatto per lo sfilamento della barra metallica (Fig.
2). I risultati indicano che laderenza allacciaio migliora significativamente
passando dal calcestruzzo ordinario (S4) allSCC con
calcare ed ancor più allSCC con cenere volante: lincremento
di aderenza è dovuto ad un miglior contatto fisico allinterfaccia
metallo-matrice cementizia (effetto parete, wall effect in inglese)
a causa delle particelle di filler che riempiono meglio i vuoti interstiziali
in prossimità della superficie metallica (Fig. 13). In presenza
delle particelle di cenere volante, alleffetto fillerizzante vero
e proprio si aggiunge anche un maggior contenuto di matrice cementizia a
causa della reazione pozzolanica della cenere che produce una quantità
aggiuntiva di C-S-H.
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Fig.
12 - Aderenza ferro-calcestruzzo per il calcestruzzo S4
(vibrato 0-15-30 secondi) e per SCC/L ed SCC/P senza vibrazione.
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Fig.
13 - A sinistra modello schematico di adesione tra barra dacciaio
e matrice cementizia dellS4; a destra il modello con il calcestruzzo
SCC con particelle di filler nei micropori della zona di transizione.
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E interessante
notare come per il calcestruzzo ordinario (S4) laderenza
allacciaio sia fortemente dipendente dal tempo di vibrazione: in
assenza di vibrazione laderenza è bassa (10 MPa) per la presenza
di macro-vuoti (aria intrappolata) allinterfaccia ferro-matrice
cementizia che riduce la superficie di contatto; daltra parte se
si eccede nella vibrazione (da 15 a 30 secondi in Fig. 12) si raccoglie
lacqua di bleeding allinterfaccia ferro-calcestruzzo
che provoca una riduzione nella superficie di contatto ferro-matrice cementizia
e quindi di aderenza da 14 MPa a 12 MPa.
Nel caso dellSCC, invece, che per definizione non deve essere
vibrato né deve segregare, ladesione della matrice cementizia
alle barre dacciaio (25-27 MPa) è favorita dalla presenza
di un maggiore volume di materiale fino (VC+F) come
è mostrato in Fig. 13.
4.
CONCLUSIONI
La presenza
di filler nellSCC, ancorché inerte come nel caso del
calcare macinato, provoca una modifica nel comportamento micro-poro-meccanico
del materiale con conseguenze nelle prestazione del calcestruzzo in servizio.
Rispetto ad un calcestruzzo di riferimento con classe di consistenza
S4, confezionato con pari a/c, con pari dosaggio di
cemento e vibrato a rifiuto, lSCC con filler calcareo
non vibrato presenta:
- un comportamento
deformazionale nel ritiro igrometrico e viscoso sostanzialmente equivalente
nonostante il minor contenuto apparente di aggregato e quindi del
rapporto inerte-cemento (i/c) (4,1 contro 4,5); in realtà
questo rapporto non è modificato ove si consideri il filler calcareo
come parte finissima dellinerte;
- una migliore aderenza allacciaio ed una maggiore resistenza meccanica
a compressione alle brevi ed alle lunghe stagionature, nonostante sia
stato adottato lo stesso a/c e lo stesso dosaggio di cemento.
Queste prestazioni
- non prevedibili solo sulla base dei rapporti a/c ed i/c
- sono in linea con lapproccio micro-poro-meccanico. Infatti:
- negli SCC il ruolo del filler, anche quello del calcare
considerato inerte dal punto di vista delle reazioni
chimiche, provoca una riduzione della micro-porosità
della matrice cementizia che favorisce una migliore adesione agli aggregati
ed alle barre di acciaio (transition zone); leffetto del
filler (sulladerenza allacciaio) è ovviamente migliore
se è costituito da materiale pozzolanico come la cenere volante.
- daltra parte, nel comportamento deformazionale il minor rapporto
i/c dellSCC/P con cenere - che di per sé provocherebbe
una maggiore deformazione da ritiro - è compensato dalla minore
micro-porosità, rispetto al corrispondente calcestruzzo ordinario,
e quindi ad una minore di fuoriuscita di acqua provocato sia dallambiente
insaturo (ritiro igrometrico);
- per quanto attiene, invece, il comportamento a seguito dellapplicazione
di una sollecitazione permanente, si registra una maggiore deformazione
dellSCC/P rispetto al calcestruzzo ordinario S4 (ed
allSCC/L con calcare) per una maggior quota di matrice cementizia
(cemento + pozzolana + acqua) meno rigida rispetto allinerte calcareo,
e per la presenza di micro-granuli vuoti o parzialmente vuoti di cenere
e quindi più deformati.
RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia Antonio Borsoi e Glenda Fazio del Laboratorio Enco per la
confezione dei calcestruzzi, le misure meccaniche e per le misure di variazione
dimensionali.
Si ringraziano Tiziano Cerulli e Davide Salvioni del Laboratorio Mapei
per le osservazioni al microscopio elettronico a scansione.
Bibliografia
(1) O. Coussy and G. Schere, Guest Editors, of Special Issue of Concrete
Science and Engineering on Poromechanics of Cement - Based Materials.
(2) O. Coussy and G. Schere, Guest Editors, of Special Issue of Concrete
Science and Engineering on Poromechanics of Concrete - Part II.
(3) M. Collepardi, A. Borsoi, S. Collepardi, F. Simonelli e R. Troli,
3 SELF CONCRETE (3SC): LA PROSSIMA SFIDA Parte I. Calcestruzzo autocompattante:
produzione, messa in opera e prescrizioni, Enco Journal, N°
24, pp. 15-21, 2003.
(4) M. Collepardi, Scienza e Tecnologia del Calcestruzzo 3^
Ed., Hoepli, Milano, pg 513-519, 1996.
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