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1.
RIASSUNTO
Nel presente lavoro vengono illustrati i risultati di una campagna sperimentale
tesa a valutare, mediante prove accelerate, la capacità delle membrane
elastiche in polimero-cemento di incrementare la durabilità delle
strutture in cemento armato. Lesecuzione di prove di elasticità
e di adesione al substrato, condotte nellarco di dieci anni ha,
inoltre, consentito di verificare il mantenimento nel tempo di queste
proprietà, da parte delle membrane, nei vari ambienti di esposizione.
Vengono, infine, riportati alcuni dei risultati ottenuti, nellambito
di una più vasta campagna, da prove di invecchiamento accelerato
condotte su elementi in cemento armato rivestiti con membrane cementizie
sia in presenza che in assenza di fessure.
2. DURABILITA' DEL CALCESTRUZZO E DURABILITA' DELLE
STRUTTURE
Tra le cause di degrado delle strutture in cemento armato, le più
diffuse e ricorrenti sono, certamente, quelle legate alla penetrazione
nel calcestruzzo dellanidride carbonica e degli ioni cloruro.
Lingresso nel calcestruzzo di queste sostanze ha come risultato
la promozione di unintensa corrosione delle armature metalliche
e la conseguente espulsione del copriferro per effetto dellaumento
di volume connesso alla formazione dei prodotti di ossidazione.
La velocità di penetrazione dellanidride carbonica e del
cloruro è funzione crescente della porosità del calcestruzzo
e, quindi, in ultima analisi, del suo rapporto a/c.
La norma UNI EN 206-1 Calcestruzzo. Specificazione, prestazione,
produzione e conformità, emanata nellottobre del
2001, definisce quattro diverse classi di esposizione ambientale (XC1
÷ XC4) per le strutture soggette a rischio di corrosione indotta
da carbonatazione, tre classi di esposizione per strutture esposte a corrosione
indotta dai cloruri presenti nellacqua di mare (XS1 ÷ XS3)
e tre classi di esposizione per strutture soggette a corrosione da cloruri
non provenienti dallacqua di mare (XD1 ÷ XD3).
Per ciascuna di queste classi di esposizione, la UNI EN 206-1 suggerisce
il valore del rapporto acqua/cemento che occorre non superare per garantire
una durabilità di almeno 50 anni alle strutture esposte a tali
ambienti.
In realtà, ladozione di un calcestruzzo con basso rapporto
acqua/cemento rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente
per garantire la durabilità di una struttura.
La presenza di fessure nel conglomerato cementizio comporta, infatti,
il più delle volte, una riduzione della durabilità effettiva
della struttura rispetto a quella potenziale legata al valore del rapporto
acqua/cemento del calcestruzzo adottato. A queste si devono aggiungere
le macroporosità indotte da difetti di costipazione (i cosiddetti
vespai) e le riprese di getto mal eseguite.
Tutte queste soluzioni di continuità rappresentano delle vere e
proprie autostrade per lingresso delle sostanze aggressive
allinterno della struttura con conseguente notevole accelerazione
dei fenomeni di degrado.
Se è sempre possibile eliminare la presenza di difetti di costipazione
e di ripresa di getto con una accurata posa in opera, non è altrettanto
semplice eliminare del tutto la presenza di fessure nelle strutture in
servizio. Le cause che possono promuovere la fessurazione in esercizio
delle strutture in cemento armato sono, infatti, molteplici e non sempre
eliminabili. Fra queste le più ricorrenti sono: i gradienti termici
che si producono nei getti massivi in conseguenza dello sviluppo del calore
di idratazione del cemento; le contrazioni legate al ritiro plastico e
igrometrico del calcestruzzo impedite dalla presenza di vincoli o delle
armature metalliche; i carichi accidentali straordinari.
3. I RIVESTIMENTI PROTETTIVI ELASTICI
La soluzione migliore per garantire la durabilità delle strutture
in cemento armato anche negli ambienti più aggressivi è
ladozione di un adeguato rivestimento protettivo facile da applicare
ed eventualmente rinnovabile nel tempo.
Un buon rivestimento protettivo deve possedere le seguenti caratteristiche:
- impermeabilità allacqua e alle soluzioni saline;
- buona impermeabilità a gas come lanidride carbonica e lossigeno
(necessario nei processi di corrosione);
- capacità di crack-bridging*
di almeno 1 millimetro;
- tensione limite di adesione al substrato in calcestruzzo di almeno 0,7
÷ 0,8 MPa.
Alcuni rivestimenti, come le resine epossidiche, posseggono grande capacità
di bloccare lingresso dei liquidi e dei gas nel calcestruzzo ma
sono dotati di scarsa elasticità per cui tendono a fessurarsi insieme
al substrato. Altri tipi di rivestimento, come le pitture acriliche, pur
essendo dotati di notevole elasticità, non possiedono una sufficiente
capacità di crack-bridging in ragione dellesiguo spessore
(100 ÷ 200 mm) con cui vengono applicati.
I rivestimenti elastici in polimero-cemento, detti anche membrane cementizie
elastiche, sono dotati di notevole capacità di crack-bridging in
virtù della notevole elasticità e tenacità che li
contraddistingue e del discreto spessore (1 3 mm) con cui vengono
applicati. Alcuni di questi rivestimenti, inoltre, sembrano dotati di
eccellente capacità di bloccare lingresso nel calcestruzzo
di gas e liquidi aggressivi e di sufficiente adesione al sottofondo.
Le membrane cementizie elastiche, pertanto, rappresentano, probabilmente,
il miglior sistema attualmente disponibile per garantire una sufficiente
durabilità alle opere in calcestruzzo.
*
Il crack-bridging
è la capacità della membrana di fare da ponte ad eventuali
fessure o soluzioni di continuità che si possono instaurare nel
sottofondo senza rompersi e garantendo, comunque, l'impermeabilità
della struttura.
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Fig.
1 - Realizzazione dei provini rivestiti da destinare alle prove
di penetrazione accelerata.
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4. ATTIVITA SPERIMENTALE
Nellambito di una estesa campagna di prove, iniziata nei primi anni
90 e tesa allottimizzazione della formulazione di un prodotto
da rivestimento impermeabilizzante per strutture in calcestruzzo, sono
state eseguite prove di durabilità, accelerate e a lungo termine,
su provini in calcestruzzo rivestiti o meno con una membrana elastica
bi-componente in polimero-cemento.
In particolare sono stati realizzati:
I. provini cubici 10 x 10 x 10 cm con un calcestruzzo avente rapporto
acqua/cemento = 0,40;
II. provini cubici 10 x 10 x 10 cm con un calcestruzzo avente rapporto
acqua/cemento = 0,80;
III. travi prismatiche 15 x 15 x 60 cm con un calcestruzzo avente rapporto
acqua/cemento = 0,60.
Metà dei provini cubici appartenenti alle serie I. e II. sono stati
completamente rivestiti con la membrana in polimero cemento applicata
in un unico strato di 2 mm. (Fig. 1). Laltra metà di provini
è stata lasciata tal quale. Sui provini, rivestiti e non, sono
state condotte le seguenti prove:
1. determinazione della penetrazione accelerata di anidride carbonica;
2. determinazione della penetrazione accelerata dei cloruri.
Le travi prismatiche appartenenti alla serie III. sono state realizzate
inserendo, nella zona extradossale, unarmatura metallica costituita
da tre Ø 10. Allintradosso delle travi, invece, è
stato applicato uno strato di 2 mm della membrana elastica da testare
(Fig. 2). Le travi così realizzate sono state esposte per 10 anni
a tre diversi ambienti:
a. laboratorio (T = 20°C; U.R. = 70%);
b. ambiente esterno (T= -3°C÷35°C; U.R.= 30%÷100%);
c. costantemente sottacqua (T = 20°C).
A varie scadenze le travi esposte ai tre ambienti sono state sottoposte
alle seguenti prove di laboratorio:
- determinazione della capacità di crack-bridging residua;
- determinazione della tensione di aderenza residua.
Nei paragrafi che seguono vengono descritti e commentati i risultati di
suddette prove.
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Fig.
2 - Realizzazione delle travi prismatiche da sottoporre alle prove
a lungo termine.
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4.1 Prove di penetrazione accelerata dellanidride
carbonica
Provini cubici appartenenti alle serie I. e II., tal quali e rivestiti
con la membrana elastica, sono stati inseriti per 90 giorni in una camera
di carbonatazione accelerata.
Allinterno della camera è stato creato un ambiente arricchito
di anidride carbonica (30% in volume di CO2). Precedenti esperienze ed
estrapolazioni avevano permesso di determinare che 30 giorni di esposizione
in questo ambiente corrispondono, dal punto di vista della penetrazione
dellanidride carbonica in un medio calcestruzzo, a 20 anni di esposizione
allatmosfera mentre 75 giorni di esposizione in camera corrispondono
a circa 50 anni di esposizione allatmosfera.
A varie scadenze, i provini sono stati rotti a metà e su di essi
si è proceduto a determinare la profondità di penetrazione
dellanidride carbonica mediante la prova colorimetrica alla fenolftaleina.
I risultati delle prove colorimetriche sono riportati in Fig. 3.
Come si può notare, dopo soli 28 giorni di esposizione, i provini
tal quali realizzati con calcestruzzo avente rapporto a/c = 0,80
sono stati completamente carbonatati (penetrazione di 50 mm). I provini
tal quali realizzati con calcestruzzo avente rapporto a/c = 0,40,
invece, hanno subito una penetrazione di circa 30 mm dopo 90 giorni di
esposizione. I provini rivestiti, infine, indipendentemente dal rapporto
a/c del calcestruzzo con cui erano stati confezionati, hanno subito
una penetrazione quasi impercettibile (poco più di 1 mm) dopo 90
giorni di esposizione.
Da quanto sopra si può dedurre che il rivestimento elastico testato
è in grado di incrementare notevolmente la durabilità delle
strutture in cemento armato nei confronti della carbonatazione, indipendentemente
dal rapporto a/c del calcestruzzo.
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Fig.
3 - Risultati della prova di carbonatazione accelerata.
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4.2 Prove di penetrazione accelerata dei cloruri
Provini cubici appartenenti alle serie I. e II., tal quali e rivestiti
con la membrana elastica, sono stati immersi per 180 giorni in una soluzione
al 6% di NaCl.
A varie scadenze, i provini sono stati rotti a metà e su di essi
si è proceduto a determinare la profondità di penetrazione
dei cloruri mediante la prova colorimetrica alla fluoresceina e nitrato
dargento. I risultati delle prove colorimetriche sono riportati
in Fig. 4.
Come si può notare, i provini tal quali realizzati con calcestruzzo
avente rapporto a/c = 0,80 sono stati completamente penetrati dai cloruri
(penetrazione di 50 mm) dopo 120 di esposizione. I provini tal quali realizzati
con calcestruzzo avente rapporto a/c = 0,40, invece, hanno subito una
penetrazione di circa 30 mm dopo 180 giorni di esposizione. Nuovamente,
i provini rivestiti, indipendentemente dal rapporto a/c del calcestruzzo
con cui erano stati confezionati, hanno subito, dopo 180 giorni di esposizione,
una penetrazione di molto inferiore a quella dei provini non rivestiti.
Si può, pertanto, affermare che il rivestimento elastico testato
è in grado di incrementare notevolmente la durabilità delle
strutture in cemento armato nei confronti della penetrazione dei cloruri,
indipendentemente dal rapporto a/c del calcestruzzo.
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Fig.
4 - Risultati della prova di penetrazione accelerata dei cloruri.
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4.3 Misure della capacità di crack-bridging
residua
Le travi appartenenti alla serie III., esposte ai tre diversi ambienti,
sono state sottoposte, a varie scadenze, ad una prova di flessione a tre
punti. La presenza di unarmatura metallica al lembo superiore della
trave ha favorito la formazione in mezzeria di una cerniera plastica allestradosso
e di una fessura nella parte intradossale della trave. Mediante un comparatore
millesimale inserito nella parte inferiore della trave, si è provveduto
a misurare lampiezza della fessura nellistante in cui il rivestimento
subiva un cambiamento di colore (snervamento) prima di arrivare alla lacerazione
in corrispondenza della fessura formatasi nel calcestruzzo. Tale valore
dellampiezza della fessura è stato assunto come capacità
di crack-bridging residua della membrana a quella scadenza e in
quel ambiente di esposizione.
I risultati delle prove di crack-bridging sono riportati in Fig.
5.
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Fig.
5 - Risultati delle prove di crack-bridging.
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Come si può notare, le membrane hanno conservato una sufficiente
capacità di crack-bridging anche dopo 10 anni di esposizione
allambiente peggiore, rappresentato dalla costante immersione in
acqua. Questo tipo di ambiente, infatti può portare alla riduzione
di elasticità di alcuni rivestimenti di questo tipo, per idrolisi
del polimero utilizzato per confezionare la malta bi-componente. La riduzione
della capacità di crack-bridging dal valore iniziale (1,6
mm) è risultata quasi impercettibile nelle travi esposte allambiente
interno (laboratorio) e inferiore a quella ottenuta sottacqua per
le travi esposte allambiente esterno, caratterizzato dallalternanza
di situazioni di asciutto e bagnato.
La membrana testata, pertanto, possiede spiccate doti di mantenimento
nel tempo della capacità iniziale di crack-bridging pur
negli ambienti più aggressivi.
4.4 Misure della tensione di aderenza residua
Successivamente alla prova di crack-bridging, sul rivestimento applicato
alle travi della serie III., sono state eseguite misure della tensione
di aderenza mediante dinamometro a trazione (Fig. 6). La prova consiste
nelleseguire un intaglio nel rivestimento mediante carotatrice a
disco diamantato, nellincollare un disco metallico nella zona carotata
mediante mastice epossidico e nel tirare questo disco mediante apposito
dinamometro a trazione fino ad ottenere la rottura o il debonding
del rivestimento. La forza di strappo, divisa per larea del disco
metallico, rappresenta la tensione di aderenza del rivestimento stesso.
I risultati delle prove di strappo sono riportati in Fig. 7. come si può
notare, la tensione di strappo è rimasta pressoché invariata
nelle travi mantenute permanentemente sottacqua mentre è
andata leggermente crescendo nel tempo nelle travi esposte allambiente
esterno e, in misura maggiore, in quelle mantenute in laboratorio. I valori
ottenuti di aderenza ottenuti sono, in ogni caso, accettabili per un rivestimento
protettivo del calcestruzzo.
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Fig.
6 - Prova di strappo per la determinazione della tensione di aderenza
residua.
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Fig.
7 - Risultati delle prove di aderenza.
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5. CONCLUSIONI
Le membrane elastiche bi-componenti in polimero-cemento sono in grado
di aumentare la durabilità delle strutture in cemento armato nei
confronti della corrosione promossa dalla carbonatazione e dai cloruri.
Il livello di durabilità raggiunto è pressoché indipendente
dalla porosità del calcestruzzo della struttura e dalla presenza
o meno di fessure.
Le prove a lungo termine (10 anni) hanno evidenziato che le membrane cementizie
elastiche conservano una sufficiente capacità di crack bridging
anche negli ambienti più aggressivi
Ladesione delle membrane al calcestruzzo è ottima e tende
ad aumentare o a rimanere pressoché costante nel tempo nei vari
ambienti di esposizione.
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