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Il Calcestruzzo
Logico è il titolo dellultimo libro edito da Tintoretto,
Villorba (TV), per conto della Enco, firmato dagli autori di questo articolo.
In questo articolo, del calcestruzzo logico, verranno esaminati i due
pilastri che sottengono e sorreggono la logica del calcestruzzo: la legge
di Abrams e la regola di Lyse. Senza questi due pilastri crollerebbero
le connessioni del mix design, cioé di quella tecnologia che mira
a conoscere preliminarmente la composizione del calcestruzzo partendo
dalle proprietà richieste per la struttura. Insomma, sembra dirci
il mix design: dimmi cosa ti serve
per la Rck , per la durabilità (classe di esposizione),
per la messa in opera (lavorabilità), e per altre prestazioni (ritiro,
creep, ecc.) ed io ti determino la composizione del calcestruzzo (la ricetta)
per soddisfare questi requisiti prestazionali, purchè siano noti
il cemento (tipo e classe) e laggregato (alluvionale o frantumato
e diametro massimo) disponibili nellarea della costruzione.
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Il grande
Abrams pubblicò agli inizi del secolo scorso (1919) un lavoro di
ricerca fondamentale sulla dipendenza della resistenza meccanica dalla
composizione del calcestruzzo. Egli stabilì, un secolo fa, che
non è il dosaggio del cemento (da solo) a
fare la qualità del calcestruzzo in termini di resistenza meccanica
(R), ma piuttosto il rapporto tra lacqua (a) immesssa nellimpasto
ed il dosaggio di cemento (c), cioè il cosiddetto rapporto a/c.
Tra R ed a/c, Abrams trovò sperimentalmente che esiste questa relazione:

dove
K1 e K2 sono due costanti che dipendono dal tempo
(1 giorno - 1 settimana - 1 mese - 1 anno - ecc.), dalla temperatura (5°C
- 20°C - 80°C - ecc.) e dalla classe-tipo di cemento (Portland,
pozzolanico, 32.5, 42.5, ecc.). Dalla [1] si evince chiaramente che, al
diminuire di a/c, aumenta esponenzialmente la resistenza meccanica (R).
Se per semplicità si fa riferimento alla temperatura di 20°C
ed al tempo di 28 giorni - condizioni alle quali si determina la Rck
- lequazione [1], riferita a tre tra i moderni cementi europei
previsti dalla norma UNI EN 197-1, può essere rappresentata nella
Fig. 1 dalle tre curve - una per ogni cemento - le quali mostrano come
la Rck aumenta al diminuire del rapporto a/c da 0,80 a 0,30.
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Fig.
1 - Correlazione della Rck con il rapporto a/c per tre
diversi cementi.
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Non è quindi con il solo aumento del dosaggio di cemento che
necessariamente si può incrementare la resistenza meccanica; piuttosto,
questo aumento di c deve avvenire a parità di acqua di impasto
(a) se si vuole aumentare R. Daltra parte, sempre secondo la legge
di Abrams, si può aumentare la resistenza meccanica (R) anche senza
modificare il dosaggio di cemento purchè si riduca il valore di
(a). Insomma, non è prefissando una soglia minima di c, al di sotto
della quale non si può andare, che si salvaguarda la qualità
del calcestruzzo. Oltre alla illogicità tecnico-scientifica di
correlazione tra R e c, ribadita anche dagli studi di T.C. Powers*
(1932, Journal of American Concrete Institute 28, pg. 419), occorre
precisare che il dosaggio di cemento non è assolutamente determinabile,
soprattutto dopo lavvento dei nuovi e numerosi cementi di miscela
europei; ed allora perché imporre un dosaggio minimo
di cemento se poi non esistono gli strumenti analitici per determinarlo
con precisione?
* Powers dimostrò che la resistenza meccanica
(R) di un sistema cementizio aumenta al diminuire del rapporto a/c secondo
lequazione R= K (0,6790 / 0,3175+a/c)n, dove K e una costante che
vale circa 250 MPa, n è un esponente che vale circa 3, ed è
la frazione di cemento idratato.
Qualcuno potrà ribattere che nelle norma europea EN 206-1 in realtà,
accanto al dosaggio minimo del cemento (c), si raccomanda anche
un valore di a/c massimo da non superare, e con questo ci si può
sentire la coscienza tecnologica a posto, perchè si può
ritenere di aver rispettato la sostanza della legge di Abrams. E invece
no! E proprio in quellanche che sta la inconsistenza
scientifica di questa posizione assunta dai normatori della EN 206-1:
infatti, oltre ad infrangere il primo pilastro del calcestruzzo logico
(la legge di Abrams), si finisce con lignorare anche il secondo
pilastro della tecnologia del calcestruzzo (la regola di Lyse)
nel senso che ci si va a sbattere contro.
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Nel
1932 il norvegese Inge Martin Lyse (A.S.T.M., 32, Part II, pg. 629) trovò
sperimentalmente che:
- allaumentare
del diametro massimo dellaggregato, diminuisce lacqua di
impasto (a) necessaria raggiungere una determinata lavorabilità
del calcestruzzo fresco, indipendentemente dal dosaggio di cemento;
-
oppure: fissato il diametro massimo di un determinato aggregato (naturale
o di frantumazione), è necessario aumentare lacqua di impasto
per aumentare la lavorabilità del calcestruzzo fresco (espressa
come slump, abbassamento al cono di Abrams).
-
ne consegue che, dato un determinato inerte (per tipo e diametro massimo),
lacqua che occorre per ottenere una certa lavorabilità
del calcestruzzo è fissa, a meno - come si vedrà più
avanti - che non si impieghino additivi riduttori di acqua di impasto,
noti anche come fluidificanti e superfluidificanti a seconda della loro
efficacia.
Nella Fig.
2 sono mostrate quattro curve di correlazioni (una per ogni diametro massimo)
per linerte tondo alluvionale**:
attraverso queste curve, ricavate sperimentalmente, si può prevedere
lacqua di impasto che occorre immettere nel calcestruzzo per raggiungere
un determinato valore di slump, in accordo alla regola di Lyse.
Nella Fig. 3 le curve si riferiscono a calcestruzzi confezionati con inerti
di frantumazione** per i quali si
richiede un maggior quantitativo di acqua di impasto (circa 20 kg in più
per metro cubo di calcestruzzo) rispetto ai corrispondenti calcestruzzi
con inerti naturali mostrati in Fig. 2. Si supponga, per esempio, che
si debba confezionare un calcestruzzo con slump di 180 mm impiegando inerti
alluvionali con diametro massimo di 32 mm: si osserva, dalla Fig. 2, che
lacqua di impasto è 200 kg/m3; se invece si adottano
inerti di frantumazione occorre un maggior quantitativo di acqua (210
kg/m3) per raggiungere lo stesso livello di lavorabilità
(slump eguale a 180 mm) a causa del maggior attrito tra pasta cementizia
ed aggregati derivante dalla ruvidità e spigolosità degli
inerti di frantumazione.
Di seguito sono evidenziate, con due esempi, alcune illogicità
insite nella norma europea EN 206-1 in chiara contraddizione con i due
pilastri del calcestruzzo logico.
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Fig.
2 - Lavorabilità (slump) in funzione dell'acqua di impasto
per calcestruzzi confezionati con aggregati alluvionali.
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Fig.
3 - Lavorabilità (slump) in funzione dell'acqua di impasto
per calcestruzzi confezionati con aggregati di frantumazione.
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**
Gli inerti tondi o frantumati sono intesi in condizione di saturi a superficie
asciutta (s.s.a.), in modo tale che non assorbano nè cedano lacqua
di impasto: in assenza di questa precisazione non è assolutamente
possibile determinare il valore dellacqua di impasto; daltra
parte, se gli inerti non si trovano nella situazione di s.s.a. - come
avviene nella quasi totalità dei casi pratici - si può sempre
apportare la correzione nellacqua da immettere effettivamente in
betoniera tenendo presente lacqua ceduta o assorbita dagli inerti
a seconda che gli inerti siano rispettivamente bagnati o insaturi di umidità.
PRIMO
ESEMPIO. Applicando in pratica la legge di Abrams e la regola
di Lyse al caso di una struttura in c.a. per la quale si richiede
una Rck di 30 MPa impiegando cemento al calcare (II B-L) di
classe 32.5, adottando una lavorabilità di 180 mm di slump con
inerti alluvionali (Dmax= 32mm), si ricava (dalla Fig. 1) che
occorre adottare un rapporto a/c di 0,55 e dalla Fig. 2 che occorrono
200 kg/m3 di acqua. Ne consegue pertanto che:
a/c = 0,55 = 200/c c = 200/0,55 »
365 kg/m3
Come si può notare il dosaggio di cemento, calcolato in base alla
legge di Abrams ed alla regola di Lyse, è la conseguenza
sia el rapporto a/c richiesto per soddisfare il requisito della Rck,
sia del valore dellacqua di impasto (a) richiesta per soddisfare
- con quel particolare inerte a disposizione - il requisito della lavorabilità.
Nella norma UNI EN 206-1, invece, viene prescritto sia il rapporto
massimo a/c da non superare per soddisfare il requisito della durabilità,
in base alla classe di esposizione ambientale, sia il dosaggio
minimo di cemento (c) anchesso imposto per ragioni di durabilità:
ne consegue che lacqua di impasto per confezionare il calcestruzzo
è conseguentemente bloccato. Infatti, supponendo per esempio di
dover costruire una struttura in c.a. in classe di esposizione XC3, per
la quale la norma EN 206-1 impone di non superare il valore di 0,55 per
a/c e di non andare al di sotto di 280 kg/m3 per c, ne deriva che:
a/c = a/280 = 0,55 a = 280 x 0,55 = 154 kg/m3
Ciò significa che - con 280 kg/m3 di cemento - non si
deve impiegare più di 154 kg di acqua per 1 metro cubo di calcestruzzo
per non superare il valore di a/c di 0,55. Se, per esempio, è disponibile
un inerte naturale con diametro massimo di 32 mm, ne deriva dalla Fig.
2 che non è possibile confezionare un calcestruzzo assolutamente
lavorabile poichè secondo la regola di Lyse con 154 kg/m3
di acqua di impasto ed un inerte naturale con Dmax di 32 mm
si arriva al massimo ad uno slump di 30 mm (Fig. 2) e quindi assolutamente
insoddisfacente rispetto alla richiesta di uno slump eguale a 180 mm.
SECONDO ESEMPIO. Altre illogicità tecnico-scientifiche
si potrebbero evidenziare adottando un valore di a/c = 0,50 per ragioni
di durabilità (classe di esposizione XC4), che corrisponde ad una
Rck di 37 MPa con cemento di classe 32.5 (Fig. 1) ed un dosaggio
minimo di cemento (c = 300 kg/m3), valori entrambi indicati
dalla norma EN 206-1 per questa classe di esposizione. Si supponga di
dover adottare un inerte di frantumazione con diametro massimo di 16
mm e che si richieda di mettere in opera un calcestruzzo fluido con
slump di 180 mm allinterno di una cassaforma congestionata dai ferri
di armatura con interferro di circa 20 mm: dalla Fig. 3 si ricava che,
in base alla regola di Lyse, occorrono 250 kg/m3 di acqua per
raggiungere questa lavorabilità con linerte disponibile;
pertanto il dosaggio di cemento può essere calcolato in 500 kg/m3
(!) con possibili disastrose conseguenze sul quadro fessurativo provocato
dalle tensioni indotte dal ritiro igrometrico e/o dai gradienti termici,
inconvenienti entrambi correlati con leccessivo dosaggio di cemento
nel caso di un getto massivo; infatti:
a/c = 0,50 = 250/c c = 255/0,50 = 500 kg/m3
E pur
vero che a nessuno - dotato di un minimo di conoscenza della tecnologia
del calcestruzzo - verrebbe in mente di adottare questa composizione (500
kg/m3 di cemento e 250 kg/m3 di acqua) per un getto
massivo, poichè sono fortunatamente disponibili addittivi riduttori
di acqua, a pari lavorabilità, con i quali è oggi possibile
abbattere a e - a pari a/c - anche c fino a oltre il 30%, senza alcuna
penalizzazione nella lavorabilità del calcestruzzo fresco al momento
del getto e nella resistenza meccanica del calcestruzzo in servizio. Rimane
il fatto, però, che con la summenzionata norma EN 206-1 non si
scoraggia a commettere una grave illogicità
(dosaggio di cemento pari a 500 kg/m3 per raggiungere una Rck
di 37 MPa) senza porre un limite nel dosaggio massimo di cemento, come
sarebbe augurabile attendersi da normatori che conoscano la tecnologia
del calcestruzzo (fessure indotte dal ritiro igrometrico, o dai gradienti
termici generati dalleccessivo calore di idratazione, ecc.) e la
sua logica.
Le fessurazioni indotte dai gradienti termici - derivanti dal calore di
idratazione - potrebbero essere ridotte anche lasciando immutato il dosaggio
di cemento, ma scegliendo un tipo di cemento che liberi molto meno calore:
per esempio i cementi CEM III B, CEM IV B, CEM V B sviluppano circa la
metà del calore di idratazione, rispetto ai cementi Portland al
calcare (CEM II A L, CEM II B L) generalmenti offerti dal mercato, con
enormi benefici nella riduzione delle fessure di origine termica. Purtroppo
è pressochè impossibile trovare i cementi daltoforno,
pozzolanici e compositi per affrontare soprattutto questa problematica
nelle strutture in c.a. massive (con spessore >30 cm).
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