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La Bibbia
ci conferma che lusanza di adoperare fibre organiche per rinforzare
materiali ceramici per ledilizia è molto antica.
Cè anzi da dire che, dal tempo di Ramesses II (se non da
prima) fino alla metà dellottocento, lunico modo conosciuto
per ridurre il comportamento fragile dei materiali ceramici era quello
di legarli con fibre organiche naturali.
Nel 1849 (d.C.) J. Monier iniziò la produzione di vasi in malta
rinforzata con rete metallica e, subito dopo, (nel 1850) W. Wilkinson
iniziò quella di travi in calcestruzzo armato con cavi in acciaio.
Dallora in poi, pian piano, le fibre organiche vennero abbandonate
e reti, cavi e profilati dacciaio presero il loro posto per svariati
motivi ma, soprattutto, per via delle resistenze molto elevate che esso
poteva assicurare.
Nel ventesimo secolo la ricerca scientifica ha portato sul mercato una
caterva di fibre organiche artificiali. Molte di esse hanno un comportamento
meccanico prossimo a quello delle fibre metalliche sicchè oggi
si rivedono elementi ceramici per ledilizia rinforzati con fibre
organiche.
In ogni caso si tratta di materiali compositi in cui la matrice ceramica
è ottenuta per via chimica e non per trasformazione termica di
materie prime naturali. In altri termini si tratta di malte o calcestruzzi
fibro-legati. Occorre anche dire che, almeno per ora, le fibre organiche
non sono usate come vere armature ma solo per controllare il ritiro idraulico
e che tale limitazione è solo in parte dovuta alla diffidenza delle
maestranze nei riguardi delle resistenze meccaniche dei materiali plastici
o alla necessità di rispettare le norme di settore. Infatti, una
volta stabilite le qualità e quantità di cemento e inerte,
le proprietà meccaniche di malte e calcestruzzi armati dipendono
soprattutto da tre fattori (rapporto a/c, consistenza e quantità
di fibre) che, purtroppo, si influenzano reciprocamente.
Le ricerche sperimentali fatte allUniversità di Udine hanno
evidenziato molto bene la complessità del problema.
Infatti da una parte, per avere resistenze meccaniche molto grandi, occorre:
- impiegare una gran quantità di cemento (più o meno tanto
cemento, quanto inerte),
- usare inerte fine (sabbia o sabbia fine),
- aggiungere fumo di silice o altro materiale submicronico a reattività
pozzolanica,tenere molto basso il rapporto a/c (< 0,30),
- mantenere la consistenza dellimpasto fresco a livello di liquido
aggiungendo additivo superfludificante.
Ma, dallaltra parte, per eliminare il comportamento fragile del
composito indurito, occorre introdurre una quantità di fibre tuttaltro
che piccola.
E
evidente che più cemento, fumo di silice, e sabbia fine si adoperano
(cioè più è alta la superficie da bagnare) e, nel
contempo, maggiore è la fluidità dellimpasto, più
occorrerà aggiungere superfluidificante per tener basso il rapporto
a/c.
Ma più superfluidificante si adopera e più la presa e lindurimento
si dilazionano nel tempo il che si traduce in un limite di aggiunta da
non oltrepassare se si vuol trovar beneficio nelluso del superfluidificante.
A quel punto non resta che: o aumentare il rapporto a/c, o accontentarsi
di una consistenza meno fluida.
E chiaro che aggiungendo allimpasto anche le fibre la questione
si complica ancor più. E con le fibre organiche non è affatto
semplice arrivare ad un equilibrio ottimale dei tre fattori a causa del
fatto che la maggior parte di quelle impiegabili allo scopo hanno superficie
specifica elevatissima. Lo si vede bene dalle curve sforzo flettente /
deflessione della Figura 1.
Fig. 1 - Curva sollecitazione (MPa) - deformazione (mm)
di malte fibro-rinforzate.
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Per meglio
apprezzare la Fig. 1 occorre tener presente che le curve riportate si
riferiscono a malte armate in cui le quantità di sabbia fine, cemento
e fumo di silice nonché la consistenza dellimpasto erano
sempre le stesse, mentre i quantitativi di acqua, superfluidificante acrilico
e fibre erano state scelte in modo da massimizzare le resistenze meccaniche
a compressione e flessione. Ma occorre anche ricordarsi che laggiunta
di fibre allimpasto, qualora arrivino a migliorare il materiale,
possono, o aumentarne la resistenza meccanica o anche (o solo) ridurne
il comportamento fragile. Nel primo caso saranno i valori di sforzo massimo
(a compressione e a trazione) a crescere. Nel secondo caso sarà
larea sottesa dalla curva sforzo/deformazione ad aumentare.
A questo punto, anche considerando la Tabella 1, è abbastanza chiaro
che le fibre troppo fini (Ricem, Kevlar, Twaron tal quale e Vectran sfioccato)
non apportano miglioramenti al materiale perché necessitano di
molta acqua per bagnarsi e non si riesce ad aggiungerne abbastanza o occorre
aumentare il rapporto a/c a tal punto che le prestazioni meccaniche decadono.
Le fibre Pueg non migliorano il materiale perché, di fatto, la
pasta cementizia non le bagna e quindi non vè alcuna aderenza
con la matrice cementizia indurita. Altre fibre (Nylon e Harbourite) annullano
solo il comportamento fragile della malta indurita ma non ne incrementano
le resistenze meccaniche. Altre fibre ancora (PVA, Graminflex, Scotchcast
nonché Twaron trattanto e Vectran in monofilamento non sfioccato)
migliorano sostanzialmente le malte aumentandone la resistenza meccanica
ed annullandone il comportamento fragile.
In taluni casi sono proprio le peculiari caratteristiche chimico-fisiche
delle fibre ad apportare beneficio. Le fibre Vectran, ad esempio, essendo
cristalli liquidi in resina poliesterica, hanno difficoltà a bagnarsi
in acqua pura ed ancor più in soluzione alcalina. In commercio
sono disponibili come monofilamento (diametro apparente 300
micron) costituito da fasci di 150 fibre ricompattate da legami secondari
così forti che è possibile tranciare il monofilamento
senza sfioccali minimamente. Tutto ciò fa sì che sia possibile
aggiungere allimpasto un quantitativo di spezzoni di monofilamento
sufficiente ad indurre un incremento della resistenza meccanica della
malta indurita e ad annullarne il comportamento fragile (Fig. 2-01). Ma
basta sfioccare manualmente gli spezzoni di monofilamento
prima di aggiungeli allimpasto che non si riesce più ad introdurvene
abbastanza per migliorare in alcun modo la malta (Fig. 2-02).
Dalla Tabella 2 (estratta dalla Tabella 1) sembra anche emergere che,
a parità di diame
tro, più è alto il rapporto di forma (RF) meno fibre possono
essere aggiunte allimpasto; conseguentemente la resistenza ultima
della malta indurita si abbassa, mentre il fattore di tenacizzazione (ossia
la capacità delle fibre di ridurre il comportamento fragile) aumenta.

Fig. 2 - Tipo di frattura con fibre Vectran.
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Tenuto conto
che la tenacità di un composito fibrorinforzato a matrice fragile
dipende molto dalla quantità di fibre introdotte e dalla loro aderenza
alla matrice ma ancor più dalla resistenza e dal modulo elastico
a trazione, osservando la Tabella 3 si deduce che le fibre organiche che
dovrebbero incrementare maggiormente la tenacità sono quelle poliaramidiche.
Purtroppo le fibre poliaramidiche, anchesse commercializzate in monofilamento
non hanno lo stesso comportamento chimico-fisico delle fibre poliestere
a cristalli liquidi (Vectran) ed il monofilamento si sfiocca
solo nel maneggiarlo e nel tranciarlo, figurarsi ad impastarlo con acqua,
sabbia e cemento.
Per fortuna Giovanna Foghini sè ricordata che la bisnonna per
inamidare la seta senza stirarla adoperava lacqua zuccherata
e ha deciso di far tesoro della tecnologia della bisnonna. E
bastato sostituire lo zucchero col Vinavil per avere una colla meno rapidamente
idrosolubile ed ottenere un comportamento allimpasto similare a quello
del Vectran.
La Fig. 3 mostra come ottenere monofilamenti poliaramidici non
facilmente sfioccabili.

Fig. 3 - Sfioccamento delle fibre poliaramidiche.
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Per il nostro
studio il monofilamento è stato dunque steso su un
apposito telaio e pennellato con soluzioni al 4, oppure al 7 o 14 o 30%
di vinavil depositandone 2 millilitri per grammo di monofilamento.
Ad essiccazione avvenuta i monofilamenti venivano tranciati
in lunghezze atte a fornire spezzoni con RF di 25, 50 o 75.
A tal punto si trattava solo più di trovare le condizioni giuste
per arrivare ad ottenere malte con resistenze meccaniche molto elevate
accompagnate da una buona tenacità, ossia si trattava di procedere
tenendo presente il diagramma di flusso della Fig. 4.
Si è quindi deciso di realizzare malte tenendo fissi alcuni parametri
(quelli della Tabella 4) e di variare gli altri a seconda degli obbiettivi
e dei bisogni.

Fig. 4 - Diagramma di flusso per la lavorazione delle fibre.

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Va da sè
che, avendo stabilito di tenere fissi oltre al tenore di sabbia, cemento
e fumo di silice, anche il rapporto a/c e la consistenza, per compensare
i diversi effetti (sulla reologia degli impasti) delle diverse fibre non
restava che giostrare sul rapporto acqua libera/soluzione acquosa del
superfluidificante.
La miscelazione degli impasti avveniva secondo il seguente protocollo:
a) sabbia, fumo di slice, acqua libera e soluzione acquosa del superfluidificante
venivano miscelati nella mescolatrice Hobart per 7 minuti (2 min. a velocità
I e 5 min. a velocità II),
b) poi si aggiungeva il cemento mescolando a velocità I per 3 minuti
e a velocità II per 7 minuti,
c) infine si aggiungevano le fibre mescolando (a velocità I) secondo
il necessario.
Si è anche dovuto trovare il modo di valutare lo sfioccamento delle
fibre traducendolo in un fattore (Fs) variante tra 0 (nessun sfioccamento)
e 1 (sfioccamento totale), come mostrato in Fig. 5.

Fig. 5 - Sfioccamento nullo (Fs=0) e totale (Fs=1) delle fibre.
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Per accelerare
lo studio si è deciso di eseguire le prove meccaniche a 7 giorni
di stagionatura anziché ai classici 28.
Inoltre si sono sempre adoperati:
- 20 kg/m3 di fibre salvo nel caso in cui si è valutato
leffetto del tempo di mescolamento (nel quale si sono usati solo
16 kg/m3) e, ovviamente, quando occorreva valutare linfluenza
del tenore di fibre,
- tronconi di monofilamento incollato con RF = 50 salvo quando occorreva
studiare linfluenza del rapporto di forma,
- sabbia grossa, salvo quando si è valutata linfluenza del
tipo di sabbia.
Qui di seguito vengono presentati i risultati salienti ottenuti. Si noterà
che nelle Fig. 6-10 sono stati omesse le curve ed i dati relativi al comportamento
a compressione in quanto non portavano a conclusioni diverse da quelle
ricavabili dal comportamento a flessione.
Nella Fig. 6 sono riportati i dati essenziali allo studio inerente linfluenza
esercitata dal dosaggio di colla (impegata per ottenere i tronconi di
monofilamento) sulla resistenza meccanica a flessione e sulla
tenacità delle malte rinforzate.
Dalla Fig. 6 emerge chiaramente che più è alto il dosaggio
e più:
- è alto il tempo di mescolamento concesso a prefissato sfioccamento
dei tronconi,
- è basso (a parità di tempo di mescolamento) il fattore
di sfioccamento dei tronconi,
- è bassa la resistenza meccanica a flessione,
- è alto il fattore di tenacizzazione.
Lo studio inerente linfluenza del tipo di sabbia, i cui risultati
più indicativi sono illustrati nella Fig. 7, ha evidenziato che
laumento di granulometria dellinerte accelera sempre, quale
che sia il dosaggio di colla usato, lo sfioccamento dei tronconi di monofilamento.
Ma ha anche dimostrato che non ha alcuna influenza nè sulla resistenza
meccanica né sulla tenacità delle malte sol che si regoli
il tempo di mescolamento in modo tale da ottenere sempre lo stesso fattore
di sfioccamento dei tronconi.
Osservando la Fig. 8 si vede bene che il tempo di mescolamento ha un effetto
diretto sullo sfioccamento dei tronconi di monofilamento e, di conseguenza,
sulle proprietà meccaniche e sulla tenacità delle malte.

Fig. 6 - Influenza del dosaggio di colla sul comportamento a flessione.

Fig.
7 - Influenza del tipo di sabbia sul comportamento a flessione.

Fig.
8 - Influenza del tempo di mescolamento sul comportamento a flessione.
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Si potrebbe
dunque credere di poter incrementare le proprietà meccaniche delle
malte semplicemente prolungando il tempo di mescolamento per aumentare
lo sfioccamento dei tronconi. Ma purtroppo laumento dello sfioccamento
riduce sensibilmente la fluidità degli impasti sicchè, di
fatto (come le ripetute esperienze di laboratorio hanno dimostrato), risulta
del tutto inutile superare lo 0,8 di fattore di sfioccamento perché,
a quel punto, le resistenze si abbassano comunque in quanto la fludità
degli impasti si abbassa al punto da rendere inefficace la vibrazione
impedendo la adeguata costipazione.
Osservando le curve della Fig. 9 si deve concludere che più è
alto il rapporto di forma più aumentano le resistenze meccaniche
e la tenacità delle malte.
Da quanto sopra considerato si deduce che, per avere malte omogenee, compatte
e di alte resistenze meccaniche ma, soprattutto, di alta tenacità
(alto Ft), è opportuno usare sabbia grossa, e 20 kg/m3
di tronconi di monofilamento con RF = 50 ottenuto cun colla a 7% di Vinavil.
Per questo si è realizzato un impasto con la composizione della
Tabella 4 ottenendo i risultati esposti in Fig. 10.
Per avere un riferimento si è anche realizzato un impasto di uguale
composizione ma senza fibre; il che ha indotto una modesta variazione
di consistenza (155 mm anziché 150). I risultati ottenuti dopo
28 giorni di stagionatura sono inseriti in Fig. 10.
La Fig. 10 mostra chiaramente leffetto rinforzante dei tronconi
di monofilamento. Si vede anche che leffetto tenacizzante è
molto elevato e pressoché immediato (dipendendo dal dalla formazione
di una zone di transizione cemento-fibra sufficientemente stabile) sicchè
il fattore di tenacizzazione Ft cresce nei primi 2-3 giorni di stagionatura
per poi calare.
Questo ridimensionamento delleffetto tenacizzante (riduzione del
Ft) col procedere della stagionatura è inevitabile poichè
la velocità di ricompattazione (e, quindi, di aumento di rigidità)
della zona di transizione è più basso di quella della matrice
cementizia.
Partendo da una bobina di monofilamento di Kevlar 49 (fibra poliaramidica
più rigida del Twaron HM 2200) si sono poi prodotti dei tronconi,
con colla a 7% di Vinavil, aventi RF = 80. Con questi tronconi e con tronconi
di Twaron HM 2200 con RF = 75 abbiamo ripetuto lo studio usando sempre
i dosaggi di Tabella 4.
I risultati a 28 giorni di stagionatura sono riportati in Fig. 12 assieme
a quelli di malte analoghe realizzate senza fibre o con fibre di Twaron
HM 2200 con RF = 50 o con 187 kg/m3 di fibre di acciaio trafilato
OL 13/16 con RF = 72. Va però osservato che, per tenere costante
la consistenza, è stato necessario abbassare ridurre il rapporto
a/c a 0,23 nellimpasto con fibre dacciaio e a 0,21 in quello
senza fibre.
Dalla Fig. 11 emerge chiaramente che anche armando le malte con tronconi
di monofilamento organico incollato è possibile:
- non solo eliminare il comportamento fragile delle malte,
- ma anche ottenere un comportamento meccanico molto prossimo a quello
manifestato dalle marte armate con fibre di acciaio trafilato.
Si tratta solo di scegliere le fibre giuste e di trovare il protocollo
più appropriato per realizzare limpasto.
La strada è dunque tracciata. Ma sicuramente passeranno molti anni
per vedere sul mercato una presenza massiccia delle fibre organiche al
posto di quelle dacciaio.
Questo non solo perché gli studi da fare (per esempio trovare una
colla più valida del Vinavil) sono ancora tanti, ma soprattutto
perché tra laboratorio e cantiere vè un sensibile
divario di competenze e di precisione nel seguire le procedure.
Per adesso in cantiere sarà bene limitarsi alluso delle fibre
che non comportino dei problemi di mescolamento.
A tal proposito, almeno tra le fibre da noi testate, quelle più
valide sono le Scotchcast (poliolefiniche), le PVA RF350 (polivinilalcooliche)
e le Graminflex (poliestere PEN) che assicurano alle malte delle resistenze
più che buone e tenacità molto elevate.

Fig.
9 - Influenza del rapporto di forma (colla 7%) sul comportamento
a flessione.

Fig.
10 - Influenza del tipo di stagionatura a 20°C sul comportamento
a flessione ed a compressione.

Fig.
11 - Influenza delle fibre sul comportamento a flessione ed a
compressione.
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(1) Diversi
risultati presentati nella figura 1 e nella tabella 1 sono stati ottenuti
con laiuto degli ingegneri (al tempo laureandi) Basso Bondini Luca,
Cralli Cristiano, DallArmellina Mirco e Marcon Carlo, che ringraziamo
e ai quali diamo merito per la valente collaborazione.
(2) Il testo originale e la presentazione in lingua friulana, effettuata
al II Convegno Annuale della Società Scientifica e Tecnologica
Friulana, erano dedicati alla memoria di Sergio Visentin, uomo semplice
e schietto ma maestro di vita, che ha sempre creduto nella dignità
della sua madrelingua e che si è speso fino allultimo giorno
per farla apprezzare
anche ai forestieri.
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