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Biomateriali
sono considerati tutti i materiali o loro combinazioni, sia sintetici,
naturali che ibridi impiegati per il trattamento, miglioramento o sostituzione
di tessuti, organi o funzioni del corpo umano ma al di là
della definizione, biomateriali sono tutti quei materiali che sono stati
specificatamente progettati o sono utilizzati in applicazioni biomediche.
Questi materiali possono essere di origine biologica o sintetica e costituiscono
i componenti delle protesi.
Si può dire che la storia dei biomateriali e quindi la loro utilizzazione
per le protesi è antichissima, tanto è stato sempre nelluomo
il desiderio e la necessità di sostituire parti del corpo umano
difettose, per migliorare la qualità della vita. Così mentre
i fenici legavano insieme i denti artificiali a quelli naturali con fili
doro (Fig. 1), in antiche tombe egizie sono state scoperte mummie
con protesi di vari metalli principalmente ferro (Fig. 2).
Dati storici dimostrano che il ferro, usato per la prima volta sia in
Mesopotamia, che in Egitto era probabilmente di origine meteorica. Il
metallo, chiamato dagli egiziani baa-eu-pet cioè il ferro del cielo,
fece sorgere lidea che il cielo, da cui esso proveniva, fosse composto
da un piatto di ferro.
Più recentemente nel De eruto ed ammisso oculo, Fabrizio
dAcquapendente (Venezia 1619) parla di occhio artificiale: Per
correggere la deformità che residua allenucleazione o la
perdita di un occhio, bisogna rimpiazzarlo con un occhio di vetro, di
pietra,dargento o di unaltra materia che sia il piu
possibile rassomigliante per colore, forma e grandezza. Se locchio
è rimosso interamente bisogna adattare uno sferico; se ne rimane
una parte,bisogna applicare un guscio concavo in vetro.
Le materie plastiche hanno portato ad un notevole miglioramento delle
protesi, almeno, per la loro leggerezza. Eppure la loro introduzione nel
campo dei biomateriali è una storia recente e casuale. Sempre per
rimanere nel campo oculistico, anche se il PMMA (polimetilmetacrilato)
era conosciuto fin dal 1800 il suo utilizzo come materiale per lenti intraoculari
avvenne subito dopo la seconda guerra mondiale, quando Sir John Charnley
si accorse che i piloti feriti nellocchio da schegge di PMMA provenienti
dallesplosione della finestra della cabina di pilotaggio del loro
aereo, non riportavano reazioni da corpo estraneo cosa che avveniva per
il vetro.

Fig.
1 - "Ponte" fenicio.


Fig.
2 - Protesi egizia.
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Una veloce
scorsa alla letteratura sui biomateriali mostra che cè stata
una transizione dal pragmatismo o casualità di alcuni ricercatori
nellutilizzare materiali polimerici per protesi, ad una ricerca
più controllata e posta su basi più scientifiche.
Basti pensare che il PVC (polivinilcloruro) il materiale di cui è
costituita la gomma per annaffiare, è stato per molti anni lo stesso
materiale usato per protesi. Tentativi più recenti hanno portato
a selezionare i polimeri commercialmente disponibili purificandoli il
più possibile ed ad usarli come un punto di partenza nella fabbricazione
delle protesi. E questo per cercare di evitare sempre di più i
problemi derivanti dalluso non corretto dei materiali che devono
entrare in contatto con il corpo umano. Oggi la tendenza è quella
di ricercare e sintetizzare biomateriali per applicazioni specifiche.Così
sono stati sviluppati materiali sui quali non avviene il processo di coagulazione
del sangue, protesi ossee con capacità osteointegrative, mentre
i sistemi di rilascio controllato dei farmaci sono oramai usati annualmente
da decine di milioni di persone, stent aorto coronarici sono stati ricoperti
da materiali che impediscono il fenomeno della restenosi, combinando polimeri
con cellule del paziente è possibile costruire una nuova pelle
per le persone che hanno subito bruciature o presentano delle ulcere e
tanti altri esempi.
Uno studio interdisciplinare ed una ricerca integrata nel campo dei polimeri
per applicazioni biomediche nacque da un progetto promosso dallNIH
(Istituto Nazionale per la Salute, negli U.S.A.) nel 1960. LIstituto
finanziò una ricerca per nuovi materiali emocompatibili che dovevano
essere utilizzati per il cuore artificiale. Questa data è considerata
da molti linizio e la nascita della Scienza dei Biomateriali, una
disciplina giovane che necessita del supporto di molte discipline più
classiche come la Fisica, Chimica, Biologia, Ingegneria e Medicina. La
caratteristica di questa scienza è proprio linterdisciplinarità
e l umiltà. Ci deve essere cioè una perfetta integrazione
fra tutte le discipline, come anche la consapevolezza che nessuna disciplina
è più importante delle altre. Insieme e solo in questo modo
si può e si deve contribuire a capire il complesso mondo dei Biomateriali.
I biomateriali, per la loro funzione, entrano in contatto con i tessuti
viventi, determinando uninterfaccia fra sostanze viventi e non viventi.
L interfaccia è responsabile della biocompatibilità
o in parole più semplici della possibilità che lintorno
biologico accetti e si integri con il materiale.
Da questa semplice constatazione è stata recuperata la domanda
chiave della comprensione, secondo Aristotele:
PERCHE?
E la necessità
di una risposta è stata considerata come uninsopprimibile
esigenza per la Scienza dei Biomateriali.
La scienza dei Biomateriali moderna è così caratterizzata
da unenfasi crescente sullidentificazione degli specifici
parametri che sono critici per le loro performance e dalla necessità
di integrare la natura del biomateriale con le nuove comprensioni che
emergono dagli studi della biologia,che comprendono linterazione
cellula-matrice, i processi che sovrintendono ai segnali cellulari ed
altri, utilizzando principi e metodi dellingegneria e delle scienze;
da qui il nome di Ingegneria tessutale. Questa utilizza tutte le tecniche
per persuadere lorganismo ad autorigenerarsi, autoricostruirsi,
inserendo cellule specifiche o biomolecole nel sito appropriato, insieme
alle strutture di supporto.
Quindi noi descriveremo nuovi concetti che stanno creando le direzioni
future nella scienza dei biomateriali, nelle sue due applicazioni: terapeutica
e diagnostica.
Terapeutica:
sostituzione di tessuti biologici
Rigenerare
o ingegnerizzare, come oramai si dice comunemente, nuovi tessuti od organi
potrà un giorno diventare unoperazione di routine, per sostituire
tessuti malati od organi malfunzionanti. Questi tessuti ingegnerizzati
devono non solamente riempire un difetto ed integrarsi con il tessuto
ospitante, ma spesso devono anche modificarsi, di concerto con le necessità
dellorganismo che, crescendo, cambiano con il tempo.
Questo è possibile fornendo stimoli e fattori di crescita alle
cellule da parte del biomateriale. Un esempio è rappresentato dallallungamento
delle ossa durante lo sviluppo, attraverso un processo chiamato ossificazione
endocondrale. E stato possibile cotrapiantare condrociti e osteoblasti,
cellule che sovrintendono alla ricrescita ossea, su idrogeli chimicamente
modificati, in maniera che presentassero sulla loro catena macromolecolare
la sequenza peptidica RGD (arginina-glicina-acido aspartico) che serve
a promuovere ladesione e conseguentemente la proliferazione delle
cellule. Si sono così formati nuovi tessuti ossei che sono aumentati
massivamente in maniera simile a quella riscontrata nella crescita delle
ossa lunghe.
Gli idrogeli, che sono definiti come strutture tridimensionali di natura
polimerica in grado di assorbire un elevato quantitativo di acqua, anche
99% in peso, senza andare incontro a fenomeni di solubilizzazione, stanno
avendo una notevole importanza nello sviluppo dellingeneria tessutale
perché servono di supporto alle cellule che devono costruire i
tessuti.
Una proprietà che viene richiesta a questi idrogeli è la
loro facile iniettabilità. Questa proprietà minimizzerebbe
linvasività di unoperazione chirurgica con tutti gli
effetti che da questa ne conseguono.
Di sicuro molte applicazioni, anche nel campo odontoiatrico lhanno
avuta le soluzioni di monomeri che una volta posti in situ polimerizzano
sotto condizioni blande e quindi in condizioni di non tossicità,
citocompatibilità, per formare una sostanza solida. Oppure quelle
di polimeri già preformati che sono liquidi a temperatura ambiente,
ma che alla temperatura del corpo umano diventano estremamente viscosi.
Recentemente si sono però realizzati idrogeli tissotropici, cioè
sostanze che diventano fluide quando risentono di uno stimolo meccanico,
ad esempio la pressione del pistone di una siringa, ma che tornano allo
stato di idrogelo quando lo stimolo meccanico è rimosso.
Lesempio che si fa comunemente per capire questa proprietà
è il movimento o la pressione che si deve imprimere alla bottiglia
di ketchup per fare uscire la salsa. Questi gel tissotropici sono stati
utilizzati per intrappolare cellule nella loro massa dando luogo a quello
che viene chiamato effetto Ambra permettendone anche la proliferazione.
In figura si vedono cellule pancreatiche ingabbiate in un idrogel di CMCA,
cioè carbossimetilcellulosa modificata.
Questi sistemi sono stati utilizzati anche per la cura dellartrite,
dato che i gel insieme ad un farmaco antinfiammatorio, possono essere
facilmente siringati nel ginocchio di pazienti afflitti da questa malattia.
Combinando idrogeli biodegradabili e specifici tipi di cellule, sono stati
ricostruiti vari tessuti come la cartilagine, losso e vasi capillari.
Dopo il trasferimento dellimpalcatura impregnata di cellule nel
corpo, limpalcatura degrada e lo spazio prima occupato dal polimero
è riempito dalle cellule che hanno proliferato dentro la struttura.
E ben noto lesperimento che è stato effettuato 7 anni
fa su di un topo, sulla cui schiena si è fatto sviluppare un orecchio
umano e che ha aperto la strada alla sostituzione dei tessuti umani con
quelli ricostruiti da cellule, tramite appunto lingegneria tessutale.
La presenza dei polimeri nella struttura del gel può risultare
indesiderabile per la rigenerazione di alcuni tessuti, ad esempio lopacità
e la rigidità del polimero inevitabilmente limita la formazione
di un tessuto cardiaco e dellocchio.
Con il rapido progresso nella comprensione delle cellule staminali, il
loro uso clinico sembra promettente. Sono stati investigati nuovi metodi
terapeutici che usano questa tecnologia. Liniezione di una sospensione
di cellule staminali qualche volta funziona. Comunque liniezione
di una sospensione di singole cellule non sembra essere adatta per la
ricostruzione di grandi tessuti e quindi organi, poiché solo una
piccola percentuale di cellule staminali iniettate si integrano nel tessuto
ospitante.
Recentemente si è sviluppata una tecnologia che permette lutilizzazione
di strati uniformi di cellule.
Istologicamente,
il parenchima, cioè il tessuto caratteristico di un organo comprende
strati di cellule diverse, intimamente associati. Per esempio il fegato
è composto da strati di cellule formati da epatociti e cellule endoteliali
che sono interconnessi per formare una struttura continua tessutale tridimensionale.
La cooperazione fra i diversi strati di cellule è essenziale nelle
funzioni del tessuto.
Lingegneria degli strati uniformi di cellule prevede laggraffaggio,
cioè limmobilizzazione terminale di polimeri termosensibili
sul fondo di una piastra di Petri, sulla quale si coltivano le cellule.
A 37°C la superficie ricoperta dal polimero è relativamente idrofoba,
simile quindi alle piastre su cui si ottengono le colture cellulari, ma
diviene idrofila al di sotto di 32°C. Un film di circa 20 nm di polimeri
termosensibili è sufficiente per ottenere il controllo sulladesione
ed il distacco dello strato di cellule.
Vari tipi cellulari si possono far aderire e proliferare sulla superficie
a 37°C.
A questo punto riducendo la temperatura a 32°C tutto lo strato cellulare
si distacca dalla superficie mantenendo la matrice extracellulare (ECM)
e la giunzione cellula-cellula senza la necessità di usare la tripsina,
la sostanza che si adopera generalmente per ottenere il distacco delle cellule
da una superficie e che provoca però la perdita della struttura dello
strato, allontanandole le une dalle altre.
Con questo metodo si è ottenuta la rigenerazione della superficie
periodontale, come quella oculare. Per quanto riguarda questultima,
si sono adoperate cellule epiteliali corneali staminali che sono localizzate
nel limbus, la superficie di confine fra la cornea e la congiuntiva sclerale.
Traumi dovuti a bruciature da alcali (soda caustica) e alcune malattie dellocchio
come la sindrome di Stevens-Johnson provocano opacizzazione della cornea
e la perdita della visione per deficit di cellule staminali del limbus.
Sebbene in questi casi si richieda il trapianto della cornea, il numero
di donatori è però estremamente limitato.
Cellule staminali del limbus sono state isolate e fatte crescere a 37°C
su capsule al fondo delle quali sono stati aggraffati polimeri termo-sensibili.
Portando la temperatura a 20°C, i fogli di cellule epiteliali sono stati
rimossi e quindi trapiantati senza luso di proteasi sulla superficie
della cornea dopo aver asportato il tessuto cicatriziale che la opacizzava.
Linterazione cellula-cellula e la matrice extracellulare (ECM) sulla
parte basale del foglio di cellule rimane intatta. I fogli di cellule sono
facilmente manipolabili, poco fragili ed aderiscono facilmente allo stroma
corneale tanto che non è richiesta alcuna sutura. In tutti i casi,
si raggiunge un miglioramento significativo dellacuità visiva.
Studi molto avanzati sono stati portati avanti anche per quanto riguarda
i tessuti del miocardio. Si possono fabbricare patches cardiaci pulsatili
stratificando diversi fogli tridimensionali di cellule. Strati di miociti
cardiaci di ratto sono stati trapiantati prelevandoli direttamente dalla
capsula di Petri e quindi sovrapposti ad altri per costruire un tessuto
cardiaco. I fogli di cellule stratificate incominciano così a pulsare
simultaneamente.

Fig. 7 - (A) Uno strato cellulare singolo è adatto per trapianti
di pelle o in alcuni casi di cornea; (B)Stessi strati cellulari
sono stratificati per ricostruire tessuti tridimensionali omogenei
incluso il miocardio; (C) Diversi tipi di cellule sono stratificati
insieme per produrre strutture laminari, incluso fegato e rene.

Fig. 8 - Polimeri termosensibili costituiti da catene di PiPAAm
(poli-N-isopropilacrilammide) aggraffati sul fondo di una capsula
Petri su cui sono seminate le cellule.
Fig. 9 - Procedura per lutilizzazione di fogli di cellule
staminali epiteliali sulla superficie corneale.
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Questi strati
di cellule possono essere trapiantati nel tessuto cardiaco e tre settimane
dopo, si può registrare un elettrocardiogramma dovuto alle nuove
cellule.
Applicazioni
diagnostiche e in pratica chirurgica
Le tecniche
moderne che richiedono limpianto di device, molti di natura polimerica,
spesso comportano una chirurgia complessa.
Come si può allora impiantare un device ingombrante o effettuare
una sutura in uno spazio ristretto nel modo meno invasivo possibile?
Sono stati sintetizzati polimeri a memoria di forma che come dice la parola
stessa, hanno la capacità di memorizzare una forma che è
quella permanente e che è diversa da una forma iniziale, temporanea.
Device ingombranti possono essere così introdotti nel corpo umano
in una forma temporaneamente compatta per mezzo di una chirurgia minimamente
invasiva, per poi espandersi a comando nel sito prescelto per raggiungere
la forma richiesta permanente.
La transizione e la trasformazione tra la forma temporanea e quella permanente
avviene per uno stimolo esterno come la temperatura.Il fenomeno è
regolato infatti dalla temperatura di transizione del polimero (switching
transition temperature).
Questo tipo di memoria di forma è stata ottenuto in differenti
classi di materiali: polimerici, come alcuni poliuretani, copolimeri a
blocchi polistirene-butadiene; idrogeli, leghe metalliche e ceramici.
Un problema nella chirurgia endoscopica riguarda la possibilità
di formare un nodo con fili di sutura per chiudere unincisione o
aprire un lumen. È particolarmente difficile manipolare un filo
di sutura cosi che i lembi della ferita combacino perfettamente.
Quando il nodo è legato con troppa forza si può verificare
la necrosi del tessuto circostante. Se invece la legatura è deiscente,
si può formare unernia. Una possibile soluzione è
rappresentata dalluso di un filo di sutura chirurgica fatto da un
polimero a memoria di forma, la cui forma temporanea si presenta estesa
alla temperatura di 25°C. Questa filo di sutura può quindi
essere applicato in modo lasco; quando la temperatura cresce a 37°C,
al di sopra del Ttrans il polimero si contrae e stringe il nodo applicando
la tensione ottimale.
Le nanotecnologie stanno acquistando un ruolo sempre più importante
nel campo dei biomateriali. Queste interessano lo studio, la manipolazione,
la creazione e luso di materiali, device e sistemi di dimensioni
inferiori a 100 nanometri (10-9 metri), cioè talmente piccoli che
non si vedono neppure al microscopio.
Sfruttando appunto le nano e microtecnologie si possono comprendere le
interazioni che avvengono fra le superfici dei materiali e le proteine,
basilari per spiegare il comportamento delle cellule.
Le cellule presentano dimensioni dellordine dei 10-20 micron, ma
sulla membrana cellulare ci sono domini specifici di dimensioni dei nanometri.Inoltre
le cellule incontrano strutture diverse sia da un punto di vista chimico
che topografico,costituite da proteine o dai gruppi chimici sulla superficie
dei vari materiali. Tutti questi domini e strutture nano o micrometriche
stimolano diverse funzioni delle cellule e guidano il loro movimento oppure
costituiscono dei confini o limiti per la loro adesione. Ad esempio è
stato trovato che utilizzando la più semplice delle strutture topografiche,
cioè uno scalino, questo se di altezza di 10 micron, rappresenta
un ostacolo insormontabile al movimento dei fibroblasti.
Anche una struttura chimica diversa influenza il comportamento delle cellule.
Sono state realizzate superfici micro e nanostrutturate contenenti domini
costituiti da polisaccaridi quali acido ialuronico ed il suo derivato
solfatato immobilizzati su diversi substrati. Le cellule evitano accuratamente
i domini di acido ialuronico, come si vede dalla foto, preferendo addirittura
costruire dei ponti per passare da un sito ad un altro, sotto cui scorre
lacido ialuronico.
Diverso è il caso quando si utilizzano strisce di acido ialuronico
solfatato. In questultimo caso infatti le cellule si muovono sulle
strisce di HyalS evitando il vetro.
Realizzando queste superfici che riescono a modulare i due segnali cellula
substrato e cellula-cellula si potrebbe pensare alla costruzione, con
la forma appropriata, di nuovi tessuti.

Fig. 10 - Recupero della forma originaria di un tubo fatto di
policaprolattone-dimetilmetacrilato, un materiale plastico con
memoria di forma (inizialmente a temperatura ambiente il materiale
si presenta con una forma a spirale, ma portato a 50oC in un tempo
di 10 secondi riassume la struttura originaria tubulare).

Fig. 11 - La fibra di un polimero termoplastico a memoria di forma
è stata programmata pr estendersi fino al 200%. Dopo aver
fatto un nodo lente, si fissano entrambe le estremità della
sutura. La serie di foto mostra come il nodo si stringa in 20
secondi quando è riscaldato a 40°C.
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Per tornare
però alle applicazioni diagnostiche delle nanotecnologie sono stati
costruiti device in cui microchip elettronici si interfacciano con sistemi
biologici. Si sono ottenuti biosensori che a causa delle dimensioni submicrometriche,
permettono una rapida analisi di molte sostanze contemporaneamente e in
vivo. Le strutture utilizzate sono nanotubi, nanofibre, nanoparticelle.
Queste ultime sono state quelle che hanno avuto le maggiori applicazioni.
Le dimensioni a livello di nanometri di questi sensori permette di effettuare
misure in ambienti molto limitati come entro le cellule. Ad esempio sono
state usate fibre ottiche con un diametro minore di 1 micron, ricoperte
da anticorpi specifici per rilevare la presenza di sostanze chimiche tossiche
entro ogni singola cellula. Questi sensori hanno potuto determinare la
concentrazione di BPT, un derivato del benzopirene entro cellule di carcinoma
umane e in cellule epiteliali di fegato di ratto.
La tecnica del self assembly monolayers (SAM) è un nuovo metodo
per la micro e nano fabbricazione. Per definizione SAM è la spontanea
organizzazione di molecole in condizioni di equilibrio termodinamico in
strutture ben definite e stabili che si vengono a creare per la formazione
di numerosi legami deboli quali legami ad idrogeno, di van der Waals etc.
Organizzazioni simili si riscontrano in natura sia a livello macroscopico
che microscopico. Basta pensare allaggregazione spontanea degli
uccelli per formare uno stormo nel cielo o di pesci nel mare per creare
un branco di pesci o delle gocce di olio nellacqua. Alcune molecole
polimeriche danno quindi luogo ad unassociazione spontanea, formando
strutture ordinate che possono essere utilizzate per lingegneria
tessutale.
A seconda del tipo di molecole che vengono utilizzate, si ottengono strutture
a incastro, o LEGO molecolare, interruttori molecolari dei quali si può
variare la struttura molecolare cambiando parametri come il pH o la temperatura,
o vernici molecolari nel caso in cui si formino monostrati che ricoprono
completamente le superfici dei materiali. Nellarea dei biosensori
enzimi stabilizzati forniscono il mezzo per lo sviluppo di strumenti analitici
più efficaci ed attendibili. Lattività enzimatica
risente enormemente delle variazioni di struttura e conformazionali della
proteina. La stabilizzazione degli enzimi può avvenire confinandoli
in strutture fisiche rigide quali quelle create dai SAM. Si è visto
che dopo 80 ore di osservazione, mentre lenzima m-AChE (acetilcolinosterasi)
libero diminuiva la sua attività al 15%, lo stesso enzima confinato
in una struttura rigida di un SAM, non variava per niente la sua attività.

Fig. 12 - Immagine AFM. Strice di Hyal: larghezza 4,7 +/- 0,1mm
spessore 34 +/- 6,3nm separate da una stricia di vetro di 5,3
+/- 0,2mm.

Fig.
13 - Cellule endoteliali ancorate al vetro e che formano un ponte
sullo Hyal.

Fig.
14 - Cellule endoteliali ancorate allo HyalS e che formano un
ponte sul vetro.

Fig.
15 - Sistema utilizzato per lanalisi di una singola cellula.

Fig.
16 - Struttura SAM di catene alifatiche su un supporto di Oro.
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Numerose
sfide rimangono ancora aperte che riguardano lo sviluppo futuro dei biomateriali.Queste
includono materiali che possano iniettare farmaci in cellule specifiche,
materiali che possano risentire di segnali biochimici provenienti dal
corpo umano, nuovi materiali con biocompatibilità migliorata e
tante altre. La possibilità di risolvere favorevolmente queste
sfide esiste se si crea un perfetto connubio delle discipline che sovrintendono
alla scienza dei biomateriali. Conoscere molto di più sulla biologia
della matrice extracellulare, dei recettori di cellula, della funzione
delle proteine, aiuterà a capire come il corpo umano potrà
rispondere a vari materiali. Analogamente studi sulle nano e micro strutture
permetterà di guidare alcuni comportamenti delle cellule mentre
gli studi di caratterizzazione dei materiali a livello atomico, permetterà
di capire come le superfici si interfacciano con le proteine, le cellule
ed i tessuti. Solo questo potrà portare a nuovi successi della
scienza dei biomateriali, a creare nuove applicazioni e quindi a migliorare
la qualità della vita umana.
Spero di avervene dati alcuni esempi convincenti.
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