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INTRODUZIONE
Larticolo
illustra un esempio di ispezione sugli edifici con struttura in calcestruzzo
armato dellex Istituto Marchiondi di Milano, realizzato da Vittoriano
Viganò negli anni 50. Tutti gli edifici del complesso presentano
un avanzato stato di degrado, dovuto alla corrosione dei ferri darmatura
e al conseguente distacco del copriferro. Sono state effettuate prove
non distruttive di vario tipo e si sono prelevati campioni su cui sono
state effettuate analisi di laboratorio. I risultati delle analisi vengono
discussi in relazione alla caratterizzazione del calcestruzzo, alla definizione
dello stato attuale di degrado e alla previsione della sua evoluzione
e ai possibili interventi di conservazione.
Lex Istituto Marchiondi, realizzato tra il 1953 e il
1957 nel quartiere Baggio di Milano, è un complesso di diversi
edifici progettato dallarch. Vittoriano Viganò. Nato per
accogliere una scuola per ragazzi difficili, è di particolare interesse
architettonico; nacque dalla collaborazione tra gli educatori e larchitetto
che, ispirato al principio di libera ospitalità, elaborò
una distribuzione libera, a schema aperto ed edifici trasparenti, a contatto
con lesterno [1]. Il complesso si articola in quattro nuclei edilizi
principali, tra loro collegati ma indipendenti, che ospitano: un nucleo
per gli uffici, un centro residenziale per i ragazzi (convitto), un centro
scolastico e un centro residenziale per il corpo insegnante.
La situazione attuale del complesso presenta un degrado molto avanzato
(Figura 1).
Le parti in cui il distacco del calcestruzzo ha scoperto le armature,
evidenziano dei difetti costruttivi legati principalmente alla mancanza
di controlli sul posizionamento delle gabbie darmatura. È
chiaro che non si sono utilizzati distanziatori o altri accorgimenti per
fissare le barre durante il getto; di conseguenza molto spesso gli elementi
in calcestruzzo armato presentano spessori di copriferro esigui su uno
dei lati. Allinterno, i segni del degrado delle strutture in calcestruzzo
armato sono meno evidenti; allultimo piano, tuttavia, vi sono infiltrazioni
dacqua dal solaio di copertura in laterocemento.

Fig.
1 - Stato di conservazione attuale dell'ex Istituto Marchindi
a Milano.
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METODOLOGIE
DI INDAGINE
Lispezione
è stata divisa in tre fasi: a) osservazione visiva degli edifici
e raccolta delle informazioni disponibili sulla costruzione; b) effettuazione
di analisi non distruttive sulla struttura (anche nelle parti in cui i
segni del degrado dovuto a fenomeni di corrosione delle armature non sono
evidenti); c) prelievo di campioni, su cui sono state eseguite delle successive
analisi di laboratorio. Si sono individuate varie zone per le analisi
non distruttive e per il prelievo dei campioni, scelte in modo che potessero
essere rappresentative delle diverse tipologie di elementi costruttivi
e di condizione di esposizione.
Sugli elementi strutturali sono state effettuate le seguenti analisi non
distruttive:
a) prova di percussione sul calcestruzzo (hammer test) per individuare
le zone in cui il copriferro fosse distaccato;
b) misura dello spessore di copriferro con metodo magnetico;
c) misure sclerometriche;
d) mappatura del potenziale elettrochimico delle armature;
f) mappatura della resistività elettrica del calcestruzzo.
I campioni di calcestruzzo sono stati prelevati mediante carotaggio; subito
dopo il prelievo si è misurato lo spessore di carbonatazione, con
la prova alla fenolftaleina. Successivamente, in laboratorio sono stati
portati a diverse condizioni di umidità e si sono misurate le seguenti
grandezze:
a) densità;
b) assorbimento dacqua;
c) resistività elettrica;
d) contenuto di cloruri.
La microstruttura del calcestruzzo è stata osservata al microscopio
elettronico a scansione.
I risultati delle analisi vengono discussi in relazione a tre aspetti
distinti:
a) la caratterizzazione dei materiali utilizzati per le strutture in calcestruzzo
armato;
b) la valutazione dello stato di conservazione attuale dei materiali e
delle strutture;
c) la previsione dellevoluzione futura del degrado e lo studio di
possibili interventi di recupero.
CARATTERIZZAZIONE
DEL CALCESTRUZZO
Le carote
estratte dalle strutture ha mostrato che il calcestruzzo presenta molte
bolle daria intrappolata; in alcuni casi raggiungono dimensioni
di 5-7 mm. La Figura 2 riporta la frequenza dei valori di densità
ottenuti sulle carote prelevate dalle diverse zone del complesso. La densità
del calcestruzzo ha un valore medio di 2150 kg/m3 nel materiale
secco e circa 2300 kg/m3 in condizioni di saturazione. Lassorbimento
dacqua del calcestruzzo (Figura 3) ha un valore medio di circa 8%
in massa, ma raggiunge anche valori superiori a 10%. La Figura 3 riporta
anche lanalisi di frequenza dei valori di umidità iniziale;
il valore medio è 6,7%. Le osservazioni visive e le misure di densità
e di assorbimento dacqua evidenziano quindi una significativa presenza
di macropori dovuti allaria rimasta intrappolata nel calcestruzzo
fresco (probabilmente compattato a mano).

Fig. 2 - Distribuzione della densità del calcestruzzo.
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Fig.
3 - Distribuzione dell'umidità iniziale e dell'assorbimento
d'acqua.
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La Figura
4 mostra lanalisi di frequenza dei valori di resistività
misurati sulle carote nelle condizioni di prelievo e di saturazione dacqua.
La resistività del calcestruzzo saturo tipico di un calcestruzzo
ottenuto con cemento Portland.
Le analisi effettuate mostrano che il calcestruzzo ha in genere caratteristiche
omogenee nelle diverse parti delle strutture. La Figura 5 riporta lanalisi
di frequenza delle misure sclerometriche.

Fig. 4 - Distribuzione della resistività elettrica (carote).
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Fig.
5 - Distribuzione della resistenza sclerometrica (in situ).
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VALUTAZIONE
DELLO STATO DI CONSERVAZIONE
Lesteso
distacco del copriferro osservato sugli edifici è dovuto alla corrosione
delle armature, insorta a causa della carbonatazione del calcestruzzo.
Le analisi condotte in laboratorio e lispezione mostrano che non
ci sono altre cause di degrado diretto del materiale. Labbandono
della struttura e la mancanza di interventi manutentivi ha, peraltro,
aggravato le condizioni dello stabile.
Per valutare leffettiva condizione di conservazione delle strutture,
anche delle parti in cui non si è ancora manifestato il degrado
dovuto alla corrosione delle armature, è necessario prevedere levoluzione
del fenomeno. A questo scopo si devono considerare separatamente i periodi
di innesco e di propagazione della corrosione.
INNESCO
DELLA CORROSIONE
Il periodo
di innesco della corrosione rappresenta il tempo necessario affinché
la carbonatazione interessi lintero spessore di copriferro e quindi
le armature perdano le condizioni di passività che le proteggono.
Questo tempo dipende dallo spessore di copriferro e dalla velocità
con cui la carbonatazione penetra nel calcestruzzo [2].
Lo spessore di copriferro mostra una forte variabilità (Figura
6). Per le staffe varia da meno di 10 mm a più di 40 mm, con un
valore medio di circa 25 mm; per le armature longitudinali si osserva
una distribuzione simile, con valori maggiori di 8-10 mm. La grande variabilità
degli spessori di copriferro è dovuta principalmente al fatto che
durante la costruzione non si è prestata attenzione al controllo
del posizionamento delle gabbie di armatura (non sono stati utilizzati
dei distanziatori). Infatti, molto spesso lo spessore di copriferro è
particolarmente basso su una faccia dei manufatti, mentre è molto
più elevato sulla faccia opposta (questo si verifica sia nelle
travi, dove gli spessori più bassi si misurano allintradosso,
sia sui pilastri). In altri casi la gabbia darmatura è ruotata
in orizzontale oppure non è verticale, per cui lo spessore di copriferro
non è costante nemmeno sulla stessa faccia. Anche la penetrazione
della carbonatazione presenta una forte variabilità, dovuta soprattutto
a differenti condizioni di esposizione (Figura 7). I pilastri interni,
più asciutti, mostrano valori di profondità di carbonatazione
più elevati, mentre quelli esposti direttamente alla pioggia, hanno
una profondità di carbonatazione molto inferiore. Analogamente
la penetrazione della carbonatazione negli elementi posti sulla facciata
Nord (e quindi mediamente più umidi) è più bassa
rispetto a quelli posti sulla facciata Sud.

Fig. 6 - Distribuzione dello spessore copriferro.
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Fig.
7 - Distribuzione della profondità di carbonatazione.
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Confrontando
le Figure 6 e 7 si può osservare come la distribuzione della profondità
di carbonatazione si sovrapponga a quella dello spessore di copriferro.
Questo significa che in molti casi le armature sono state raggiunte dalla
carbonatazione e quindi la corrosione si è già innescata.
PROPAGAZIONE
DELLA CORROSIONE
Anche la
velocità di corrosione e quindi la propagazione dellattacco
corrosivo dipendono dalle condizioni di umidità. In questo caso,
però, le condizioni più critiche si raggiungono dove il
calcestruzzo è umido e quindi la sua resistività è
bassa [1]. Infatti, se il calcestruzzo è asciutto, anche se la
carbonatazione ha raggiunto le armature, la velocità di corrosione
resta trascurabile e le sue conseguenze possono restare trascurabili per
tempi molto lunghi.
La Figura
8 mostra landamento della resistività del calcestruzzo e
del potenziale delle armature rilevati su un pilastro esterno. Si osserva
come, alle quote più basse vicino al terreno, la resistività
sia inferiore rispetto alle quote più elevate a causa della maggiore
umidità. Nelle zone inferiori il potenziale delle armature raggiunge
valori di circa 200 mV inferiori rispetto alla parte superiore, dove si
sono misurati potenziali prossimi a 0 mV vs Cu/CuSO4 che corrispondono
a velocità di corrosione trascurabili nel calcestruzzo carbonatato
[2]. Si può quindi dedurre che, nonostante la carbonatazione abbia
raggiunto tutte le armature, la corrosione dellacciaio determini
condizioni critiche solo nella parte inferiore, come peraltro confermato
dal distacco del calcestruzzo in corrispondenza degli spigoli del pilastro.
Anche le strutture interne sono in calcestruzzo faccia a vista. Queste,
pur presentando una profondità di carbonatazione elevata, non mostrano
il distacco del calcestruzzo, in quanto il calcestruzzo è molto
asciutto e la velocità di corrosione delle armature rimane trascurabile.
La bassa umidità del calcestruzzo è evidenziata dai valori
elevati di resistività misurata direttamente in situ. Al contrario,
i pilastri allesterno senza alcun riparo dalla pioggia e quindi
molto umidi, presentano parecchi distacchi di calcestruzzo, nonostante
la profondità di carbonatazione non sia elevata. Le armature con
lo spessore di copriferro più basso, infatti, sono state comunque
già raggiunte dalla carbonatazione e lelevata umidità
del calcestruzzo ha determinato una velocità di corrosione molto
alta che ha portato alla fessurazione e al distacco del copriferro.
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Fig.
8 - Resistività del calcestruzzo e potenziale delle armature
in un pilastro esterno.
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PREVISIONE
Considerando
i risultati ottenuti con le diverse tecniche di analisi, si può
concludere che lo stato di degrado che si osserva oggi sugli edifici,
e che si è già manifestato da almeno 10-15 anni, è
dovuto principalmente alla non regolare disposizione delle armature. La
presenza di spessori di copriferro particolarmente bassi ha portato già
da molto tempo allinnesco della corrosione, nonostante la profondità
di carbonatazione a distanza di 50 anni dalla costruzione sia mediamente
modesta e confrontabile con lo spessore medio di copriferro. Infatti,
la penetrazione della carbonatazione è di 20-25 mm per gli elementi
esterni (se si escludono alcune zone in cui il calcestruzzo ha mostrato
un resistenza minore rispetto alla media) e di circa 40 mm per quelli
interni.
Visto che la costruzione ha circa 50 anni, considerando la relazione parabolica
con cui in genere si rappresenta landamento nel tempo della carbonatazione
[1,9]: S = k(t)1/2, si ottiene un coefficiente di carbonatazione
(k) pari a circa 3.5 mm/(anno)1/2 per le parti esterne e 6
mm/(anno)1/2 per quelle interne. Per i pilastri esposti direttamente
alla pioggia, influenzati da un più alto valore di umidità,
considerando la penetrazione massima di 22 mm, si ottiene un coefficiente
di 3 mm/(anno)1/2. Questi valori sono relativamente bassi grazie
alla buona qualità del calcestruzzo, probabilmente confezionato
con un rapporto acqua cemento basso (minore di 0.5) per garantire una
elevata resistenza meccanica (come osservato con le misure sclerometriche).
Nonostante il distacco del calcestruzzo sia evidente solo nelle zone con
basso spessore di copriferro, la profondità di carbonatazione ha
ormai raggiunto valori tali da innescare la corrosione anche nelle zone
in cui lo spessore di copriferro rispetta i valori medi. Pertanto si deve
assumere che per la maggior parte degli elementi in calcestruzzo armato
sia terminato il periodo di innesco. In funzione dellumidità
del calcestruzzo, si raggiungeranno in tempi più o meno brevi le
condizioni di fessurazione e distacco del calcestruzzo. Quindi, per evitare
che si raggiungano in futuro condizioni ben più gravi, che possano
comprometterne anche la stabilità, e comunque per garantire la
conservazione della struttura è necessario un intervento di recupero
che rimedi ai danni che la struttura ha già subito e che arresti
il fenomeno corrosivo in atto, in modo da prevenire ulteriori distacchi
del calcestruzzo.
Per la scelta del metodo di recupero e per il successivo progetto dellintervento
si deve assumere come riferimento uno scenario in cui la carbonatazione
ha ormai superato la profondità a cui si trovano le armature e
la propagazione della corrosione ha portato a un diffuso danneggiamento
del copriferro. Si potrebbe ricorrere alla tecnica tradizionale che prevede
la rimozione del calcestruzzo carbonatato e la sua sostituzione con una
malta alcalina che porti le armature di nuovo in condizioni di passività.
Per garantire unaccettabile vita di servizio dellintervento
di recupero, sarà però necessario rimuovere ingenti quantità
di calcestruzzo carbonatato, anche in zone in cui la sua resistenza meccanica
non è ancora stata compromessa. Peraltro, in questo contesto, il
ricorso a metodi alternativi al ripristino tradizionale (ad esempio la
rialcalinizzazione elettrochimica o la protezione catodica [3]) non sembra
conveniente, poiché è comunque necessario un massiccio intervento
di sostituzione del calcestruzzo nelle zone in cui il copriferro è
danneggiato o distaccato.
BIBLIOGRAFIA
1.R.Pedio,
Il nuovo Istituto Marchiondi a Milano, Larchitettura
- Cronache e storia, n. 40, 1959.
2.P.Pedeferri, L.Bertolini, La durabilità del calcestruzzo armato,
McGraw-Hill, Milano, 2000.
§
3.L.Bertolini, B.Elsener, P.Pedeferri, R.B.Polder, Corrosion and protection
of steel in concrete, Wiley, WCH 2004.
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