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IL
CALCESTRUZZO E' COME IL VINO
Il calcestruzzo,
per certi aspetti, è come il vino. Una stagionatura scadente rischia
di penalizzare le qualità del prodotto nonostante la buona scelta
delle materie prime. Un buon mix-design (che ha tenuto in conto
le difficoltà di getto e la conseguente lavorabilità da
adottare, le prestazioni meccaniche e lesposizione ambientale della
struttura, come anche il copriferro e le conseguenti limitazioni sulla
dimensione massima dellaggregato) rischia di non essere sufficiente
per il raggiungimento delle prestazioni programmate se il manufatto è
lasciato in balia degli eventi atmosferici al momento della sformatura.
Infatti, un clima asciutto, caldo e ventilato al momento della scasseratura,
comporta una rapida essiccazione della parte corticale del manufatto con
una serie di conseguenze negative sulla stabilità dimensionale
e sulla durabilità dellopera:
- minore idratazione del cemento in superficie per carenza di acqua con
conseguente maggiore porosità proprio nella parte più funzionale
(il copriferro) alla protezione delle armature metalliche;
- rischio
di fessurazione (Fig 1.) a causa del maggior ritiro igrometrico sulla
parte corticale con conseguente precoce carbonatazione del copriferro
e conseguente rischio di corrosione delle armature metalliche;
- minore resistenza meccanica della parte corticale con rischio di penalizzazione
della resistenza meccanica sulla superficie del manufatto facilmente individuabile
con misure sclerometriche;
- minore resistenza allabrasione in caso di manufatti esposti a
sollecitazioni in superficie come le pavimentazioni industriali.
Daltra parte, un clima saturo di umidità al momento della
sformatura, e persistente per alcuni giorni (almeno 3, possibilmente 7),
consente di completare lidratazione del cemento nella pelle
della struttura senza alcuno degli inconvenienti sopra lamentati. Chi
può - al momento della stesura delle prescrizione di capitolato
- prevedere se il clima, al momento della sformatura, sarà umido
- e quindi favorevole alla qualità del manufatto in opera - o secco
e penalizzante per le prestazioni della struttura? Ed ancora: ammesso
e non concesso che per qualche fortunata struttura il clima si mantenga
saturo di umidità per il tempo necessario alla buona stagionatura
del manufatto, come poter essere certi che questo evento favorevole si
estenda a tutte le strutture che compongono lesecuzione dellopera
in tutta la sua durata ?
Per questi motivi, un capitolato che non tenga conto di questi importanti
aspetti tecnologici per le prestazioni delle strutture in servizio è
di fatto un pessimo capitolato, qualunque sia la cura messa nella specifica
delle altre operazioni (scelta delle materie prime, composizione, miscelazione,
compattazione, ecc.). Lincuria ha conseguenze tanto più penalizzanti,
e talvolta devastanti (si pensi, per esempio, alle costruzioni in aree
geografiche del medio-oriente), quanto più secco è il clima
in quanto maggiore è la disidratazione della parte corticale del
manufatto.
Daltra parte in climi freddi, che rallentano lidratazione
del cemento e quindi l indurimento della corteccia del manufatto,
il rischio di una stagionatura troppo breve, ancorchè accurata,
potrebbe avere conseguenze altrettanto devastanti di quelle registrate
nei climi secchi e ventilati: per questo motivo le raccomandazioni per
unadeguata stagionatura tengono conto anche delle condizioni termiche,
oltre alla classe di resistenza meccanica del cemento scelto: più
rapido, infatti, è lo sviluppo della resistenza meccanica del cemento,
minore è la dipendenza del grado di idratazione e dellindurimento
del copriferro. Nella Tabella 1 la norma UNI EN 206-1 mostra appunto i
tempi di stagionatura in funzione delle condizioni climatiche al momento
della sformatura e della classe del cemento prescelto.

Fig. 1 - Fessure indotte dal ritiro igrometrico sulla superficie
non stagionata.
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I
METODI DI STAGIONATURA: SONO TUTTI EQUIVALENTI?
In sostanza
impedire levaporazione dellacqua dal calcestruzzo verso lambiente
durante i primi giorni dal getto. Per realizzare questo obiettivo ci sono
diverse modalità non tutte equivalenti tra loro per costo ed efficacia.
Il metodo più efficace si basa sulla continua bagnatura con acqua
delle superfici appena sformate. Il metodo è spesso adottato nel
settore del calcestruzzo prefabbricato mediante spruzzatori automatici
di acqua nebulizzata sui manufatti in attesa di stoccaggio prima della
loro spedizione al cantiere. Il costo è relativamente modesto,
in prefabbricazione, perchè la installazione dei nebulizzatori
di acqua viene fatta una tantum e successivamente loperazione è
completamente automatizzata senza laggravio di manodopera.
Nel caso delle strutture gettate in opera ,invece, la nebulizzazione richiederebbe
più installazioni in funzione dellavanzamento dei lavori
e un maggior aggravio di manodopera per lo spostamento e la regolazione
dei nebulizzatori. Per i manufatti gettati in opera, unalternativa
alla stagionatura con acqua nebulizzata può essere individuata
nellapplicazione di agenti stagionanti (curing compound in
inglese) sotto forma di membrane anti-evaporanti; queste sono costituite
da un prodotto a base di prodotti cerosi disciolti in un solvente e spruzzati
una sola volta sulle superfici appena sformate: levaporazione del
solvente comporta il deposito di una membrana pellicolare del prodotto
ceroso sulla superficie da cui levaporazione di acqua risulta fortemente
rallentata, se non proprio completamente impedita, proprio dal sottile
strato di cera. La stabilità della pellicola anti-evaporante -purchè
non rimossa meccanicamente - è assicurata per un periodo sufficientemente
lungo (da una settimana ad un mese) per garantire una buona stagionatura
umida in qualsiasi condizione ambientale (Tabella 1). Lunico inconveniente
della protezione con gli agenti stagionanti è rappresentato dalla
necessità di rimuovere meccanicamente la pellicola in caso di riprese
di getto sulla superficie trattata con la membrana anti-evaporante e,
per questo, resa meno aderente ai getti di calcestruzzo successivo.
Un metodo
analogo al precedente consiste nellapplicare, sulla superficie del
manufatto appena sformato, un foglio di plastica impermeabile purchè
assicurato a contatto della pelle di calcestruzzo per impedire
una evaporazione localizzata con condensa della umidità sulla superficie
interna del foglio di plastica.
Unaltra modalità adottabile per le strutture gettate in opera,
più efficace della precedente, si basa sullapplicazione di
una tela di sacco bagnata permanentemente mediante saltuarie ma ripetute
applicazioni di acqua sulla superficie.
LA
(NON-)STAGIONATURA DELLE PAVIMENTAZIONI
Un discorso
a parte meritano le pavimentazioni industriali o le lastre in c.a. destinate
alle superfici orizzontali (aeroporti, marciapiedi, ecc.) : questi manufatti,
rispetto alle strutture gettate entro casseri, presentano laggravante
di non essere mai protette dallessiccamento come avviene nelle strutture
gettate entro casseri e quindi protette dalla evaporazione dal momento
del getto per almeno qualche giorno fino alla sformatura. In altre parole,
levaporazione dellacqua dalla superficie delle pavimentazioni
e delle lastre orizzontali può iniziare - in ambienti insaturi
di umidità - subito dopo il getto, quando notevole è la
quantità di acqua libera che può evaporare e pressochè
nulla è la resistenza a trazione per opporsi alle sollecitazioni
indotte dal ritiro. Per questo motivo, nel caso delle pavimentazioni,
oltre al ritiro igrometrico che coinvolge il calcestruzzo indurito come
si verifica per le strutture casserate dopo la loro sformatura, si aggiunge
il più stressante ritiro plastico cioè quello che che coinvolge
le superfici di calcestruzzo fresco (cioè ancora in fase plastica).
Nel caso delle pavimentazioni - tenuto conto della loro vulnerabilità
nei confronti delle fessurazioni e delle loro conseguenze molto negative
sul funzionamento del manufatto in esercizio - occorrerebbe agire in due
tempi per realizzare una stagionatura ideale:
a) applicare, immediatamente dopo la finitura della superficie, una barriera
contro levaporazione dellacqua mediante fogli di plastica
impermeabili o agenti stagionanti;
b) bagnare
con acqua nebulizzata la superficie del calcestruzzo subito dopo la presa
o applicare teli di sacco da mantenere permanentemente bagnati per almeno
una settimana.
Volendo rinunciare alla stagionatura ideale, ed accontentandosi di una
accettabile stagionatura, le pavimentazioni dovrebbero essere trattate
con agenti stagionanti subito dopo la finitura superficiale o lapplicazione
dello spolvero indurente. Tuttavia, nonostante i danni provocati nelle
pavimentazioni soprattutto dal ritiro plastico, la stagionatura viene
spesso disattesa anche per le pavimentazioni. Perchè ?

Fig. 2 - Fessure da ritiro igrometrico per carente stagionatura
nella fase plastica della pavimentazione.
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IGNORANZA
E PROFITTO: QUESTE LE CAUSE DI UNA SCADENTE STAGIONATURA
Un aspetto di
carattere generale che però accomuna la quasi totalità delle
modalità di stagionatura riguarda, da una parte, la relativa semplicità
delle operazioni e, dallaltra, la pressochè completa disattenzione
nel porre in atto una stagionatura che sia programmata e non il frutto di
eventi accidentali e discontinui. Perchè la stagionatura dei manufatti
in calcestruzzo - salvo le solite meritorie eccezioni - viene così
disattesa?
Per due ragioni fondamentali :
i) per ignoranza da parte dei prescrittori dei capitolati che non si rendono
conto del danno arrecato alle strutture prive di stagionatura;
ii) per il maggior profitto da parte delle imprese: se la stagionatura ha
un costo, perchè le imprese dovrebbero adottarla senza un adeguato
riconoscimento di questo extra-costo? Questa motivazione non può
valere, però, per le imprese di pavimentazione che vendono il manufatto
chiavi in mano e quindi al di là delle prescrizioni di
capitolato - spesso carenti, talvolta assenti - debbono consegnare un pavimento
privo di fessure e tagliato con giunti adeguati per distanza e profondità
di taglio.
Per quanto attiene alla ignoranza dei prescrittori (architetti, ingegneri,
geometri) si potrebbe scrivere un trattato sulle responsabilità delle
facoltà universitarie di Ingegneria civile-edile e di Architettura,
ma anche degli istituti tecnici per geometri, sulla irrilevanza degli insegnamenti
impartiti sui materiali da costruzione in genere e sul calcestruzzo in particolare.
Anche qui le responsabilità sono molteplici: dei presidi che accettano
persone assolutamente impreparate ad impartire queste lezioni ad un livello
dignitosamente accettabili, ma anche - e forse ancor più - dei professori
(ordinari, straordinari, associati, ricercatori) del raggruppamento Scienza
e Tecnologia dei Materiali che finiscono con linsegnare solo
ciò che sanno (spesso solo chimica applicata, ma non
il calcestruzzo). Non è poi tanto difficile leggere programmi di
insegnamento dei materiali da costruzione per ingegneri civili-edili ed
architetti che si intrattengano sulla cinetica chimica, sulla termodinamica,
sulla sintesi dei polimeri, perfino sulla radiochimica e sulla spettroscopia
a raggi infrarossi, ma non accennano neppure alle norme europee sulle prestazioni
che si richiedono per una struttura durabile in c.a., figuriamoci poi sulla
importanza della stagionatura della quale alcuni ignorano persino il significato.
Stante questa situazione di ignoranza e responsabilità, spalmate
a quattro mani su tutti gli attori dellinsegnamento italiano, a chi
viene in mente di prescrivere in capitolato poche regole ma certe sulla
stagionatura delle opere in c.a. e sulle penalità per chi queste
regole disattende? Viene quasi voglia di assolvere i poveri impresari che
mai si ricordano di stagionare il calcestruzzo. D altra parte a chi
viene in mente di andare a controllare i danni della mancata stagionatura
che spesso si evidenziano dopo aver smantellato casseri ed impalcature?
E allora perchè preoccuparsi per qualche crepa che da
basso - cioè dal piano terra - neppure si vede? Anche quando i danni
si manifestano subito, e sono a portata di occhio come avviene nelle pavimentazioni
(Fig. 2), difficilmente viene imputata alla carente stagionatura quella
ragnatela di fessure che deturpano la superficie e che sono fonte di permanente
contestazione tra progettista ed impresa, tra impresa e fornitura di calcestruzzo,
come se questultimo non dovesse mai fessurarsi per definizione.
Cè da dire che questa triste situazione non è -una volta
tanto - tipicamente italiana, perchè anche in Paesi come USA e Canada
dove esiste una cultura del calcestruzzo, la stagionatura ancorchè
prescritta viene disattesa. Lesperienza canadese, recentemente segnalata
anche in Italia in un articolo di P.C. Aitcin e che sembra stia dando buoni
frutti, si basa sulla evidenziazione di questa operazione nel capitolato
di appalto dove viene riconosciuto un prezzo ad hoc proprio sulla stagionatura.
In altre parole, se la voce stagionatura è evidenziata
nel capitolato, riconoscendone un giusto profitto allimpresa, diventa
più motivante lesecuzione di unaccurata stagionatura
delle superfici esposte allaria subito dopo la loro sformatura, e
più cogente il controllo della mancata fessurazione a fronte di una
determinata spesa esplicitamente prevista in capitolato.
Di recente, unaltra tecnologia si sta facendo strada anche per tener
conto della crescente difficoltà nel reperire manodopera qualificata
cui affidare il compito della stagionatura del calcestruzzo appena sformato
sui cantieri: si tratta di calcestruzzi auto-stagionanti grazie ad additivi
riduttori di acqua di impasto ma anche di di ritiro (SRA, Shrinkage Reducing
Admixture) o addirittura di eliminare completamente il ritiro del calcestruzzo
(SFC, Shrinkage-Free Concrete) grazie al combinato impiego di SRA con agenti
espansivi.
Con la prima tecnologia, a parità di tutte gli altri fattori, si
può ridurre il ritiro igrometrico fino al 50% rispetto al tradizionale
calcestruzzo senza SRA, ma non si può garantire che questa riduzione
sia sufficiente ad eliminare il rischio di fessurazione. Con la tecnologia
dellSFC, invece, non solo si può eliminare il rischio di fessurazione
da ritiro igrometrico ma si può anche modificare la tecnica delle
costruzioni: si può, per esempio, aumentare larea dei riquadri
delle pavimentazioni fino a circa 1000 metri quadrati facendo coincidere
il giunto di contrazione con quello da costruzione che corrisponde alla
quantità di calcestruzzo (circa 100-200 metri cubi) che sui può
gettare e rifinire nellarco di una giornata lavorativa; si può
anche aumentare la distanza tra i giunti di contrazione in una muratura
o in una galleria con considerevoli risparmi di tempo e di costo nella esecuzione. |