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IL
RITIRO IGROMETRICO: CAUSE E CONSEGUENZE
Il calcestruzzo
- a differenza di altri materiali come lacciaio, il vetro, la ceramica,
ecc - oltre a subire una contrazione di origine termica a seguito del
raffreddamento ambientale, subisce anche una contrazione di origine igrometrica
determinata dallessicazione indotta da un ambiente insaturo di vapore
(UR < 95%). Questa seconda contrazione - solitamente chiamata ritiro
- risulta essere molto più pericolosa in quanto può raggiungere
valori molto più elevati (fino a 500-1000m/m) che non le contrazioni
legate alle variazioni termiche ambientali in servizio*.
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Non rientrano in questa categoria le contrazioni
diferenziali che si instaurano in un getto massivo a seguito del gradiente
termico tra nucleo più caldo e periferia più fredda.
La ragione
per la quale il ritiro è molto temuto in una struttura in c.a.
è dovuto al fatto che in realtà il calcestruzzo non è
libero di contrarsi, ma risulta essere impedito dalla presenza di vincoli
quali i ferri di armatura, gli attriti per il contatto con sottofondi,
ed i collegamenti con altre strutture. Ne consegue che il ritiro (e),
che si sarebbe verificato se la struttura fosse libera di muoversi, si
trasforma in realtà in una sollecitazione a trazione (st)
secondo l equazione [1]:
st = Ee
[1]
dove E è
il modulo elastico del calcestruzzo. In realtà la sollecitazione
st può
essere in parte mitigata dal rilassamento della tensione provocata dallo
scorrimento viscoso a trazione (C):
st = E (e-C)
[2]
Si può stabilire se la sollecitazione a trazione stè
in grado o meno di fessurare il calcestruzzo se si conosce landamento
nel tempo di st
e di Rt (resistenza a trazione). In Fig.
1 sono mostrate tre situazioni in corrispondenza delle quali si verifica:
A) una mediocre stagionatura che favorisce lo sviluppo del ritiro e,
e quindi linstaurazione di una forte sollecitazione a trazione (st)
che supera la resistenza a trazione Rt
con conseguente fessurazione al tempo t1;
B) una stagionatura umida iniziale (1-2 giorni) che ritarda lo sviluppo
del ritiro e,
e quindi della tensione di trazione st:
la fessurazione viene ritardata al tempo t2 > t1;
C) una stagionatura umida così accurata e prolungata (almeno 7
giorni) da favorire un forte rallentamento iniziale nello sviluppo del
ritiro e nellinsorgere della tensione st,
al punto che la resistenza a trazione Rt
- favorita invece dalla stagionatura umida - non viene più raggiunta
dalla tensione di trazione st:
in questo caso la fessurazione non avviene mai.
La situazione
rappresentata dalla situazione C) in Fig. 1 è piuttosto rara perchè
comporta una stagionatura umida prolungata durante il cui periodo cresce
Rt mentre e
e st rimangono
nulli. La stagionatura umida, o quanto meno la protezione della superficie
con teli o membrane anti-evaporanti, dovrebbe essere attuata immediatamente
al momento della scasseratura soprattutto quando lambiente si presenta
asciutto, caldo e ventilato. Nel caso dei pavimenti la situazione è
ancora più grave perchè la superficie del calcestruzzo rimane
subito e sempre in balia delle condizioni termo-igrometriche dellambiente,
a meno che non venga immediatamente protetta nella fase di presa e/o bagnata
subito dopo il suo indurimento.
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Fig.
1 - Andamento della sollecitazione a trazione (st)
e della resistenza meccanica a trazione (Rt)
in funzione del tempo.
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Le fessure
indotte dal ritiro igrometrico rappresentano un attentato alla durabilità
delle opere in c.a. in quanto - nonostante il basso rapporto a/c
adottato in conformità della norma UNI EN 206 - la presenza delle
fessure consente agli agenti aggressivi ambientali di penetrare il calcestruzzo
e di raggiungere eventualmente i ferri di armatura. Inoltre, nel caso
dei pavimenti industriali, in corrispondenza delle fessure le sollecitazioni
meccaniche dovute al transito di carrelli possono ulteriormente aggravare
la situazione di degrado. Per eliminare le fessure indotte dal ritiro
sono possibili due approcci:
- ridurre
il ritiro e in modo che la curva della tensione di trazione
st in funzione del tempo t non
raggiunga mai la resistenza a trazione Rt come si verifica
per il caso A di Fig.2;
- annullare
il ritiro
e in modo che la curva della tensione di trazione st
in funzione del tempo t rimanga sempre adagiata sullascissa o
addirittura risulti in posizione opposta a quella della sollecitazione
di trazione, e cioè in condizione di una sollecitazione di compressione
c estremamente favorevole ad una situazione di stabilità dimensionale
(caso B di Fig 2): questa situazione è simile a quella che si
instaura nel calcestruzzo precompresso caratterizzato, appunto, da una
sollecitazione di compressione sc
nel calcestruzzo e di trazione st
nei ferri di armatura.
CALCESTRUZZO
CON RITIRO RIDOTTO
Esistono oggi
materiali capaci di ridurre il ritiro anche in condizioni sfavorevoli
di mancata stagionatura umida del calcestruzzo dopo la rimozione delle
casseforme. Si tratta di additivi denominati SRA (Shrinkage-Reducing
Admixtures) capaci di attenuare il ritiro igrometrico di circa il
50% nel periodo iniziale e di circa il 30% a tempi più lunghi (>
1 mese) come è schematicamente illustrato in Fig. 3.
In una versione più moderna, la molecola degli additivi SRA si
presenta incorporata nella struttura degli additivi superfluidificanti
di tipo policarbossilico capaci anchessi di contribuire alla riduzione
del ritiro grazie al loro effetto di riduzione dellacqua di impasto
per una data lavorabilità. Nel caso di questi superfluidificanti
particolari, con la molecola di SRA incorporata nella struttura molecolare
dei policarbossilati, come si verifica negli additivi della serie GiNIUS
della GA General Admixtures, la molecola di SRA entra in azione gradulamente,
rilasciata nella fase acquosa dagli additivi di tipo GiNIUS, con unulteriore
riduzione del ritiro grazie a due distinti effetti benefici:
- trattengono
lumidità allinterno del calcestruzzo anche in ambienti
insaturi di vapore (effetto anti-evaporante);
- riducono
la tensione superficiale dellacqua (effetto
tensioattivo) che rimane nei pori capillari e fanno quindi
diminuire la pressione capillare che spinge luna verso laltra
le particelle di cemento idratato.
Volendo rinunciare
alla stagionatura ideale, ed accontentandosi di una accettabile stagionatura,
le pavimentazioni dovrebbero essere trattate con agenti stagionanti subito
dopo la finitura superficiale o lapplicazione dello spolvero indurente.
Tuttavia, nonostante i danni provocati nelle pavimentazioni soprattutto
dal ritiro plastico, la stagionatura viene spesso disattesa anche per
le pavimentazioni. Perchè ?

Fig. 2 - Andamento della resistenza meccanica a trazione (Rt)
e della sollecitazione a trazione st
(caso A) o della sollecitazione a compressione sc
(caso B).

Fig.
3 - Andamento nel tempo del ritiro (e)
in un calcestruzzo normale ed in uno addittivato con SRA.
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La Fig. 4
mostra schematicamente il comportamento del ritiro in:
- un calcestruzzo
non additivato (control);
- un calcestruzzo
con meno acqua di impasto a seguito dellaggiunta di un superfluidificante
acrilico policarbossilico capace di ridurre lacqua di impasto
(come per esempio gli additivi della serie PRiMIUM della GA);
- un calcestruzzo
con superfluidificante di tipo GiNIUS che, oltre a ridurre lacqua
di impasto, agisce anche sulla riduzione del ritiro grazie alleffetto
anti-evaporante ed a quello tensioattivo.
CALCESTRUZZO
A RITIRO RIDOTTO PER PAVIMENTI SENZA RETE METALLICA
Una versione
ulteriormente migliorata di calcestruzzo a ritiro ridotto prevede laggiunta
di fibre polimerche (Fig. 5), tipo quelle FIBER-COLL della GA che, grazie
al loro rapporto daspetto (lunghezza/diametro) molto elevato ed
al comportamento post-fessurativo a trazione (Fig. 6), possono bloccare
lo sviluppo delle eventuali micro-fessure iniziali. In queste condizioni
(additivo tipo GiNIUS più fibre tipo FIBER-COLL) il rischio di
una propagazione delle fessure è ridotto dalla presenza delle fibre
che intercettano e bloccano le eventuali poche fessure appena formate.
Questa strategia si sta rivelando particolarmente favorevole nel settore
delle pavimentazioni industriali, dove limpiego di calcestruzzo
a ritiro ridotto e fibro-rinforzato ha portato a ridurre e perfino ad
eliminare le armature metalliche con grandi vantaggi nella esecuzione
pratica delle pavimentazioni.

Fig. 4 - Influenza sul ritiro di un additivo policarbossilico
(PC) e di un additivo policarbossilico (PC/SRA) che, oltre a ridurre
l'acqua, riduce anche il ritiro.

Fig.
5 - Fibre polimeriche per ridurre/bloccare la crescita delle fessure
del ritiro.

Fig.
6 - Curva di sforzo-deformazione in travetti di calcestruzzo (10x10,50
cm) senza e con fibre FIBER-COLL (GA).
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IL
CALCESTRUZZO A RITIRO NULLO
Il precursore
del calcestruzzo a ritiro nullo (ShFC, Shrinkage-Free Concrete)
è noto con il nome di calcestruzzo a ritiro compensato (ShCC, Shrinkage-Compensating
Concrete). Tuttavia, nel settore delle nuove costruzioni questo calcestruzzo
ha avuto uno scarso successo per la difficoltà operativa di dover
bagnare con acqua la superficie del manufatto subito dopo la presa.
La difficoltà a realizzare questa operazione risiede nel fatto
che la maggior parte dei manufatti - ad eccezione delle pavimentazioni
industriali - non sono scasserabili e pertanto diventa impossibile bagnare
con acqua la superficie del calcestruzzo subito dopo la presa. La necessità
di bagnare risiede nel fatto che, nel calcestruzzo a ritiro compensato
ShCC, è presente un agente chimico capace di provocare unazione
opposta al ritiro, cioè un azione espansiva. Se lespansione
si verifica dopo la presa, quando il calcestruzzo ha cominciato ad indurire
e ad aderire ai ferri di armatura, si verifica un benefico effetto di
co-azione che consiste nella messa in trazione delle armature metalliche
ed in una compressione del calcestruzzo. Questo principio di funzionamento
richiede però che il materiale venga costantemente bagnato in superficie
durante lespansione (Fig. 7A) nel periodo compreso tra la presa
e il termine dellespansione (da uno a sette giorni a seconda del
particolare agente espansivo). Questa operazione è praticamente
possibile solo nel caso di calcestruzzo per pavimenti industriali o di
conglomerato spruzzato come per esempio si verifica nel restauro del calcestruzzo
degradato riparato mediante applicazione a spruzzo di malte premiscelate
a ritiro compensato. Anche in queste situazioni, dove la tecnologia dellShCC
è potenzialmente applicabile, si sono talvolta verificati frustranti
insuccessi (pavimenti fessurati e malte distaccate) per il mancato rispetto
da parte dellimpresa a mantener bagnata la superficie tra il tempo
di presa e la fine dellespansione (Fig. 7B).
Con la nuova tecnologia del calcestruzzo a ritiro nullo ShFC, la bagnatura
della superficie del calcestruzzo non è più necessaria nè
subito dopo la presa, nè a tempi successivi. Questa novità
rende agevole ladozione di questa tecnologia per la possibilità
di eliminare alla radice qualsiasi forma di ritiro nella quale si possa
manifestare (ritiro plastico, ritiro autogeno e ritiro igrometrico). Il
pricipio dellShFC risiede nella combinata applicazione delladditivo
SRA, del quale si è parlato nel precedente paragrafo, con un agente
espansivo capace di esplicare lespansione dopo la presa e prima
della sformatura delle cassaforme (1-2 giorni). Lossido di calcio,
CaO, purchè cotto ad una temperatura di 1000°C e macinato in
modo da avere un assortimento granulometrico tra 10 e 200 m, si presta
molto bene a questa tempistica giacchè, reagendo con lacqua
di impasto, si trasforma in calce idrata, Ca(OH)2 generando
una espansione della matrice cementizia ormai indurita. Questa espansione,
come si è già detto non può avvenire, se non in modo
trascurabile, in assenza di una bagnatura. Essa si manifesta, invece,
anche in assenza di qualsiasi stagionatura umida se la calce è
accompagnata dalla presenza di SRA per il summenzionato effetto
anti-evaporante. Inoltre, a seguito delleffetto
tensioattivo, il ritiro che segue lespansione risulta
fortemente ridotto con la conseguenza di lasciare il sistema acciaio-calcestruzzo
in uno stato di permanente coazione favorevole allassenza di ritiro
nel calcestruzzo (Fig. 8).

Fig. 7 - Espansione contrastata dello stesso calcestruzzo con
agente espansivo in caso di stagionatura sotto acqua per tre giorni
(A) oppure di protezione con teli (B).

Fig.
8 - Comportamento del calcestruzzo senza ritiro (ShFC) in confronto
al calcestruzzo a ritiro compensato (ShCC) ed al calcestruzzo
ordinario (control).
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La tecnologia
del calcestruzzo a ritiro nullo anche in assenza di stagionatura raggiunge
il massimo della prestazione se lagente riduttore del ritiro SRA
è incorporato nella molecola delladditivo superfluidificante
policarbossilico (PC) - come si verifica nelladditivo di tipo GiNIUS
della GA - per la somma sinergica di tre effetti che partecipano alla
eliminazione del ritiro:
- riduzione
dellacqua di impasto e riduzione del ritiro igrometrico;
- rilascio
graduale della molecola di SRA da parte del polimero policarbossilico
(PC/SRA) ed eliminazione del ritiro plastico, autogeno ed igrometrico
per leffetto tensioattivo;
- presenza
dellagente espansivo che, anche in assenza di stagionatura umida,
provoca unazione opposta a quella del ritiro igrometrico grazie
alleffetto anti-evaporante
della molecola di SRA.
CALCESTRUZZO
A RITIRO NULLO PER COSTRUZIONI SENZA GIUNTI
Questa strategia
si presenta particolarmente interessante in tutte le costruzioni (solai,
gallerie, muri,pavimentazioni industriali) dove lassenza di stagionatura
umida al momento della sformatura è fonte di indesiderati problemi
fessurativi provocati dal ritiro: normalmente per ovviare a questi difetti
si provvede al taglio del manufatto per programmarne la fessurazione in
corrispondenza dei cosiddetti giunti di contrazione. Con la tecnologia
del calcestruzzo a ritiro nullo è possibile aumentare la distanza
fra i giunti di contrazione senza ulteriori trattamenti stagionanti delle
superfici scasserate almeno dopo 1 giorno dal getto. Inoltre, è
possibile realizzare pavimentazioni industriali fino a 800-1000 metri
quadrati senza giunti di contrazione, ma lasciando soltanto il giunto
di costruzione al termine della giornata lavorativa per la ripresa della
pavimentazione nei giorni successivi. Lunico accorgimento da adottare
consiste nel proteggere con teli impermeabili, per almeno 1 giorno, la
superficie del pavimento al termine dellapplicazione dello spolvero
indurente: questa operazione è equivalente alla stagionatura che
si realizza nelle strutture casserate e sformate ad 1 giorno.
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