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Introduzione
: la segregazione dellSCC
La produzione del calcestruzzo autocompattante (SCC) ricco in parti fini
ed in superfluidificante si contraddistingue da quella di un calcestruzzo
superfluido (slump > 210 mm) per una maggiore fluidità
(slump flow > 600 mm) senza che venga però compromessa
la stabilità del materiale nello stato fresco, senza cioè
che si verifichi la raccolta di acqua sulla sommità del getto (bleeding)
accompagnata da una sedimentazione degli aggregati più grossi verso
il fondo del getto. Linsieme di questi due fenomeni, che prende
il nome di segregazione, rappresenta la maggiore difficoltà alla
produzione dellSCC su scala industriale rispetto a quella di laboratorio
dove tutti i parametri che influiscono su questo problema - in particolare
la granulometria delle polveri e lumidità degli aggregati
- sono ovviamente ben controllati e mantenuti costanti.
Nella pratica del processo produttivo, invece, la variazione di umidità
della sabbia e dellinerte grosso è la regola più che
leccezione perché i materiali lapidei sono esposti alla variazione
delle condizioni climatiche. Un aumento anche modesto dellumidità
degli aggregati, rispetto a quella sperimentata in laboratorio, comporta
un forte rischio di segregazione. Daltra parte, una riduzione della
parte fine della sabbia provoca anchessa un maggior rischio di segregazione.
Un ulteriore causa di segregazione può essere determinata da un
eccesso anche lieve di additivo superfluidificante.
Perché temere la segregazione nellSCC
La segregazione è assolutamente da evitare in generale per la mancata
uniformità della composizione del calcestruzzo (diversi rapporti
acqua/cemento, a/c, ed inerte/cemento, i/c) con conseguenti variazioni
in situ della resistenza meccanica, del modulo elastico, del ritiro, del
comportamento viscoso e talvolta anche dellaspetto nella struttura
appena sformata (Fig. 1). In particolare, nel caso dellSCC la segregazione
è ancora più temibile perché blocca il processo produttivo
durante il pompaggio, nella caduta libera lungo uno scivolo, ecc.. Inoltre,
in un calcestruzzo segregabile la pasta cementizia fluida, che funge da
fluido trasportatore, viene sospinta in avanti e gli aggregati grossi
che rimangono indietro collidono tra loro provocando larresto del
conglomerato dove maggiore è la congestione delle armature metalliche
(Fig. 2).

Fig. 1 - SCC segregato.

Fig. 2 - Armatura metallica da riempire con SCC (ponte Calatrava).
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La
polvere fine per ridurre la segregazione
Per ovviare a questo tipo di inconvenienti si deve impiegare un sistema
cementizio molto ricco di polvere fine come il cemento, arrivando
ad un volume compreso tra 170 e 200 L/m3: si è trovato
sperimentalmente che se si supera il volume di 200 L/m3 il
calcestruzzo diventa troppo colloso e presenta difficoltà
di pompaggio; se, invece, il volume della povere fine scende
al di sotto di 170 L/m3 aumenta, appunto, il rischio di segregazione.
Se le parti fini fossero tutte di cemento, il volume minimo di 170 L/m3
espresso in dosaggio di cemento (che ha un peso specifico di 3,1 kg/L)
corrisponderebbe a oltre 525 kg/m3, un dosaggio quasi sempre
proibitivo per strutture di spessore superiore a 30 cm per i problemi
di eccessivo calore di idratazione, e quindi di gradienti termici tra
nucleo e periferia con conseguenti elevate probabilità di fessurazione.
Né si può ignorare il rischio di fessurazione indotta dal
ritiro igrometrico e da quello autogeno provocati anchessi da un
eccessivo dosaggio di cemento ed in particolare da un basso rapporto i/c.
Naturalmente questi rischi diventano ancora maggiori se il volume dei
fini si sposta da 170 L/m3 verso il valore massimo di 200 L/m3.
Per questi motivi il volume di parti fini deve essere solo in parte costituito
da cemento (diciamo non più di 400 kg/m3, preferibilmente
350 kg/m3 e comunque in accordo al rapporto a/c prescelto in
base ai criteri di resistenza caratteristica o di durabilità);
il resto della polvere fine deve essere costituito soprattutto
da filler calcareo o da cenere volante o da fumo di silice o anche di
sabbia ricca in materiale fine (< 125 µm). Una polvere
fine costituita da 350 kg/m3 di cemento e 200 kg/m3
di filler calcareo (con peso specifico di 2,7 kg/m3) rappresenta
un tipico mix da SCC con un volume di polvere fine pari a:
350/3,1 + 200/2,7 = 113 +74= 187 L/m3, compreso quindi entro
lintervallo raccomandato di 170-200 L/m3. Nella Tabella
1 è mostrata la composizione completa di un SCC, con questi contenuti
di cemento e filler calcareo, e le caratteristiche reologiche del conglomerato
(slump flow = 650 mm; segregazione assente).
Con questo accorgimento diventa possibile produrre SCC privi di segregazione
purché il rapporto in volume tra acqua di impasto (a) e polvere
fine (Vf) sia circa pari a 1 e rimanga comunque entro
lintervallo di 0,85-1,20: con rapporti di a/Vf al di
sotto di 0,85 diventa difficoltoso pompare e trasportare lSCC in
quanto diventa troppo colloso; con rapporto di a/Vf
oltre 1,20 aumenta nuovamente il rischio di segregazione. Questo rischio,
che è ovviamente nullo quando si lavora in condizioni controllate
di laboratorio, diventa invece altissimo nella produzione su scala industriale
per la esposizione degli aggregati alle oscillazioni delle condizioni
atmosferiche e del contenuto di umidità introdotte nel calcestruzzo
attraverso gli inerti.
La polvere fine ed un pò di
VMA per prevenire la segregazione
La soluzione
al problema della segregazione e quindi il decollo su scala industriale
del processo produttivo dellSCC sono avvenuti con la scoperta dei
cosiddetti agenti modificatori di viscosità (VMA in inglese, da
Viscosity Modifying Agents). Questi additivi consistono sostanzialmente
in prodotti capaci di far aumentare la viscosità della pasta cementizia
grazie alla dissoluzione nella fase acquosa di sostanze viscosizzanti
come la cellulosa, lamido, o i biopolimeri poliglucosidici come
il Welan, noto anche come Welan Gum. Laggiunta di VMA (circa 0,6%
sul peso del cemento, pari a circa 2kg/m3 di calcestruzzo),
in forma di additivo liquido predisciolto in acqua o in altri solventi
adatti a mantenere il prodotto in fase liquida facilmente dosabile, comporta
sostanzialmente una maggiore stabilità del sistema contro gli inevitabili
aumenti di umidità degli inerti nella stagione piovosa e/o di riduzione
nella finezza della polvere fine.
In sostanza, la combinazione di un adeguato volume di polvere fine
(170-200 L/m3) con un pò di additivo VMA (circa 0,5%),
è capace di migliorare la coesione della matrice cementizia, e
rende il sistema SCC meno sensibile alle inevitabili oscillazioni igrometriche
e granulometriche di un materiale come linerte del calcestruzzo
preconfezionato prodotto in grossi quantitativi su scala industriale.
Nella Tabella 2 sono mostrate comparativamente due composizioni di SCC
:
- la prima, con solo polvere fine già mostrata in Tabella
1, è sensibile alle variazioni di umidità e di granulometria
della polvere fine;
- la seconda composizione di SCC contiene polvere fine (187
L/m3) ed additivo VMA (2 L/m3), e risulta molto
meno sensibile alle inevitabili variazioni di umidità degli inerti
e di granulometria della polvere fine.
Questo approccio alla soluzione dei vari problemi che possono mettere
a repentaglio una produzione continua e di successo dellSCC ha comportato
alcune complicazioni sullimpianto di betonaggio che possono essere
così riassunte :
i) installazione di almeno un silo addizionale rispetto ad un impianto
tradizionale per lo stoccaggio di uno o più filler quindi per il
diverso contributo al volume della polvere fine; per esempio
100 kg di filler calcareo corrispondono a 37 litri, mentre 100 kg di cenere
volante corrispondoino a oltre 45 litri;
ii) controllo della granulometria del filler e della sabbia per evitare
che variazioni eccessive di questi parametri possano provocare la segregazione;
iii) controllo in tempo reale dell umidità degli aggregati,
e della sabbia in particolare, per evitare che introduzioni surrettizie
di una eccesssiva umidità degli aggregati bagnati comporti un eccessivo
aumento nel rapporto a/Vf e quindi un maggior rischio di segregazione
nonostante la presenza di VMA;
iv) installazione di un dosatore addizionale per ladditivo liquido
VMA oltre a quello, anchesso indispensabile, di additivo superfluidificante.
Tutte queste complicazioni del processo produttivo costituiscono un ostacolo
allo sviluppo dellSCC sugli impianti di calcestruzzo preconfezionato
soprattutto in quelli dove si deve iniziare la produzione di SCC. Daltra
parte, esiste anche il rischio che qualche insuccesso iniziale presso
il cantiere di costruzione, a seguito di questi fenomeni di segregazione,
comporti una sorta di definitiva sfiducia da parte degli utenti (imprese)
e dei prescrittori (progettisti).
SCC con acqua viscosa che agisce
da filler liquido
La soluzione
al problema della segregazione dellSCC, che ne semplifica la produzione
su scala industriale, è rappresentata dalla sostituzione della
normale acqua di impasto con una acqua speciale, così viscosa da
ostacolare la sedimentazione degli aggregati grossi a seguito del maggior
impedimento al loro movimentazione in accordo alla nota legge di Stokes
(Fig. 3):
Vs = [ (Ds - Df) . r2 .
g ] / h [1]
dove: Vs
è la velocità di sedimentazione di una sfera con raggio
r e densità Ds in un fluido con densità Df
e viscosità . In base allequazione [1], una maggiore viscosità
(h) del fluido comporta una minore velocità
di sedimentazione (Vs) delle particelle solide di raggio r.
Daltra parte, la maggiore viscosità della fase acquosa presente
nellSCC comporta anche un ostacolo alla risalita dellacqua,
e quindi del bleeding: si consegue, quindi, un ulteriore elemento in favore
di una segregazione nulla o comunque trascurabile.
Come raggiungere questa situazione dell acqua viscosa
con un valore di molto maggiore di quella di una normale acqua di impasto?
Si può impiegare un dosaggio di VMA molto maggiore di quello usualmente
adottato in combinazione con un adeguato volume di polvere fine
(170-200 L/m3). La colonna C della Tabella 3 mostra che un
dosaggio di 1,8% sul cemento pari a circa 7 kg/m3 di additivo VMA consente
di fare a meno di qualsiasi filler e di ottenere un SCC non segregabile
anche con un dosaggio di cemento di 400 kg/m3 e quindi con
un volume di polvere fine (Vf) che arriva appena
a 400/3,1 = 129 L/m3. In sostanza, una concentrazione circa
tre volte maggiore delladditivo VMA (7 contro 2 Kg/m3)
consente di ottenere un calcestruzzo più resistente alla segregazione
che non lSCC senza VMA (composizione A in Tabella 3), o lSCC
contenente polvere fine (187 L/m3) ed additivo
VMA in misura di 2 kg/m3 (composizione B in Tabella 3).
CONCLUSIONI
Limpiego
di un dosaggio generoso di agente viscosizzante (circa 7 L/m3)
consente di fare a meno del filler in polvere: è come se invece
di acqua normale si impiegasse unacqua viscosa. Questa tecnologia
per produrre SCC senza dover aggiungere anche filler in polvere (composizione
C della Tabella 3) presenta alcuni vantaggi:
I) eliminazione del silo del filler della polvere fine sullimpianto
di betonaggio;
II) affidabilità del sistema nella completa eliminazione della
segregazione anche in presenza di solo cemento;
III) possibilità di produrre in modo discontinuo lSCC senza
dover investire nel silo del filler e del suo stoccaggio quando non si
produce lSCC.

Fig. 3 - George Gabriel Stokes, matematico irlandese.

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