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INTRODUZIONE
La storia
del mosaico è riassumibile ed interpretabile come una serie di
rinascite e di tramonti dovuti ad esigenze artistiche, religiose politiche,
tecniche, economiche. Attualmente, oramai liberato dalla visione che lo
voleva antica arte legata ai fasti decaduti del passato, il
mosaico si ripropone più vitale che mai quale soluzione decorativa
che sviluppa potenzialità funzionali in continua evoluzione.
La tradizione musiva è particolarmente viva in Italia, soprattutto
là dove è presente un importante patrimonio storico: a Ravenna
e Venezia con i mosaici bizantini, a Firenze con il commesso fiorentino,
a Roma con la scuola cosmatesca. Qui lesperienza acquisita nel restauro
è vantaggiosamente utilizzata in realizzazioni contemporanee in
tutto il mondo. In diverse regioni italiane esiste comunque una produzione
di mosaico, che spazia dal settore prettamente industriale a quello artigianale.
PRINCIPALI
TAPPE STORICHE
- Mesopotamia
IV millennio a.C. I mosaici sono costituiti da tessere in terracotta
a forma di cono della lunghezza di 15-20 cm che vengono infissi nellargilla
cruda delle murature degli edifici: tali coni ceramici fungono sia da
decorazione che da rinforzo alla muratura. Prima di essere inseriti
nella muratura, i coni vengono rivestiti di bitume naturale. Nello stesso
periodo viene utilizzato un tipo di decorazione parietale che vede lutilizzo
di lastre di scisto bituminoso (un tipo di roccia che si riduce facilmente
in lastre sottili ed è impregnata di idrocarburi e bitume), rivestite
di madreperla scolpita per mezzo di bitume.
- Nel 2124-2116
a.C. la capitale del regno dei Sumeri, la città di Ur, diviene
un centro importante per la diffusione delle arti. E di questo
periodo la fabbricazione dello stendardo di Ur, attualmente conservato
al British Museum, mosaico costituito da madreperla scolpita, frammenti
di rocce calcaree colorate e pietre dure semipreziose, il tutto incollato
su tavole di legno per mezzo di resine vegetali.
- In Egitto
si hanno esempi di arte musiva sin dal III millennio, anche qui con
coni di argilla cotti o seccati al sole, infissi nella muratura; una
ulteriore variante dellarte musiva in Egitto é la tecnica
cloisonné, per la decorazione dei sarcofagi con lutilizzo
di pietre preziose e semi preziose, smalti e vetri colorati. In Egitto
si è avuta una costante evoluzione dellarte musiva fino
a raggiungere lacme nel periodo che va dal I sec. a.C. al I sec
d. C. con la produzione del mosaico alessandrino o ellenistico che può
essere considerato la massima espressione di arte musiva pavimentale
dellantichità.
- I Fenici
hanno lasciato testimonianze musive nel Bacino del Mediterraneo sin
dal II millennio a.C.. La massima espressione del mosaico fenicio-punico
è lopus signinum (foto 1), tecnica musiva pavimentale dalla
decorazione molto semplice ed essenziale con lutilizzo di pochissime
tessere prevalentemente monocromatiche disposte quasi sempre per delineare
una figurazione geometrica, ma che esige la perfetta conoscenza delle
malte di allettamento di tipo idraulico: questo tipo di mosaico, pur
nella sua essenzialità figurativa, e la testimonianza di
un elevato livello tecnologico di questo popolo mediterraneo.
-
Nella Frigia sono stati rinvenuti mosaici pavimentali (VIII sec. a.C.)
costruiti con un repertorio decorativo molto simile a quello dei tappeti
annodati, arte questultima nella quale i Frigi sono stati maestri.
I Greci ed i Romani hanno continuato ad utilizzare, arricchendolo straordinariamente,
tale repertorio decorativo.
- Sin dal
V sec. a.C. in Macedonia, in Grecia e nelle isole greche si costruvano
pavimenti musivi con ciottoli di fiume scelti in base a dimensioni e
colore (opus lapilli).
- Anche
la civiltà Maya ha utilizzato il mosaico, soprattutto per la
decorazione di piccoli oggetti, sviluppando tecniche simili alla civiltà
mesopotamica di Ur: pietre dure, corallo, conchiglie incollate a supporti
di legno per mezzo di resine vegetali.
- A Roma
il mosaico pavimentale si afferma, proveniente dalla scuola di Alessandria
dEgitto (mosaico alessandrino o ellenistico), in tarda Età
Repubblicana sotto Silla, con il nome di lithostrota. Tra gli esempi
più rappresentativi di questo tipo di lithostrota vi è
il cosiddetto mosaico del Nilo, attualmente conservato presso
il Museo Archeologico di Palestrina in provincia di Roma. Utilizzata
presso greci ed egiziani sin dal secondo secolo a.C., tale arte fu ulteriormente
migliorata fino alla perfezione durante lImpero Romano.
- Dopo Augusto,
a Roma si diffuse lutilizzo di tessere vitree colorate dette obsidiana
vitra. Nella villa di Adriano a Tivoli si ha una vastissima varietà
di opere musive di diverso impegno tecnologico e materico utilizzate
in base alla funzione e allimportanza degli edifici e delle sale
della villa (opus signinum, opus sectile (foto 2), opus vermiculatum,
opus tessellatum).
- Dopo una
parziale decadenza dellarte musiva a Roma nella tarda età
imperiale, questo tipo di decorazione riprende piede prepotentemente
nel III e IV sec. d.C.; cominciò ad affermarsi e diffondersi
il mosaico parietale, prima di allora utilizzato solo per la decorazione
di piccole superfici, che nelle basiliche paleocristiane divenne lelemento
decorativo principale delle superfici interne escludendo però
i pavimenti. Il mosaico infatti, sia per la riluttanza dei cristiani
a calpestare le immagini sacre, sia per le specificità dei contenuti
del messaggio evangelico si sposta, dai pavimenti, ai muri ed alle volte.
Tale passaggio prettamente decorativo si è verificato senza prendere
in prestito i canoni della pittura classica, alla quale spesso il mosaico
è stato ed è paragonato, bensì sviluppando un impianto
figurativo, decorativo e scenografico del tutto indipendente, tanto
che questo tipo di mosaico prende il nome di opus musivum (foto 3).
- Un ulteriore
impulso allarte musiva viene dato dallarte islamica, a partire
dal VI-VII sec., che fonde esperienze ellenistiche, romane, bizantine,
siriano-palestinesi con un impianto decorativo ispirato dalla nuova
religione.
- Con le
crociate, in particolare la IV crociata (1201-1204), si potenziò
a Venezia larte di produrre vetro ed a partire dalla seconda metà
del XIII sec Venezia si attesta come capitale occidentale del vetro
e del vetro per mosaico.
- A partire
dalla seconda metà del XVII sec. la capitale del vetro si sposta
in Francia contestualmente ad un lento, ma inesorabile, decadimento
quantitativo e qualitativo di tale produzione a Venezia. Il periodo
più critico si ha con la fine della Repubblica di Venezia e la
forte tassazione delle materie prime da parte degli Austriaci.
- Attualmente
il mosaico gode di un momento di particolare favore entrando prepotentemente
in molti ambiti: dallarchitettura alla decorazione alla forma
di espressione artistica fino addirittura ad elementi di arredamento.
I principali centri di produzione e studio del mosaico artistico sono
a Ravenna e a Spilimbergo.

Foto 1 - Opus signinum.

Foto
2 - Opus sectile.

Foto
3 - Opus musivum.
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TECNOLOGIA
E TECNICA
Quella del
mosaico è unarte tradizionale che viene trasmessa di generazione
in generazione, tanto che i vari declini dellarte musiva, oltre
che a fattori storico-economici, spesso sono legati anche alle frequenti
epidemie dellantichità che hanno sterminato intere generazioni
di artigiani tanto da non permettere listruzione delle generazioni
future. In ogni caso le tecniche e la tecnologia non hanno subito trasformazioni
sostanziali se non, specie negli ultimi due secoli, per la disponibilità
di nuovi tipi di leganti (cemento, adesivi complessi, materie plastiche)
e di materiali lapidei provenienti da tutto il mondo grazie alla circolazione
planetaria delle materie prime. Alcune indicazioni per lantica tecnica
di costruzione di un mosaico pavimentale ci vengono fornite da Vitruvio
e da Plinio, ma sicuramente la maggior parte delle informazioni sui mosaici
del passato ci derivano dalle osservazioni dirette sui manufatti giunti
fino a noi. La realizzazione di un mosaico, pavimentale o parietale, prevede
numerose fasi esecutive: dalla preparazione del sottofondo allimpasto
delle malte, dalla ideazione della composizione allallettamento
delle tessere. Secondo le fonti storiche (Vitruvio), la struttura del
mosaico pavimentale antico (Figura 1) doveva essere composta da tre strati
preparatori diversi: sul suolo accuratamente spianato, asciugato e consolidato,
bisognava innanzitutto stendere lo statumen, insieme di grossi ciottoli
o rottame di laterizi non legati tra loro; esso costituiva una sorta di
vespaio del pavimento. Un secondo strato, il rudus, era alto non più
di 20 cm, costituito da frammentii grossolani di pietre e/o laterizi e/o
vasellame legati con poca calce (rapporto legante/inerti di circa 1/3).
Si passava poi alla stesura del nucleus, di spessore non superiore ai
10 cm, composto di calce e inerti di sabbia e/o cocciopesto, più
fine del materiale ceramico presente nel rudus e con un rapporto legante
aggregato da 1/2 a 1/3. La superficie del nucleus veniva spianata accuratamente
e su di essa si applicava lo strato di malta di allettamento (sovranucleus),
costituita da malta senza inerti o con inerti macinati finissimi, in questo
caso con quantità di legante pari o superiore alla metà
dellimpasto; talvolta alla malta venivano aggiunti dei pigmenti.
Nella malta di allettamento, fresca e distesa su piccole porzioni della
superficie del nucleus, si inserivano le tessere in base ad un disegno
guida. Il disegno poteva essere inciso nelle sue linee principali sulla
superficie del nucleus o dipinto sulla malta di allettamento a fresco
(sinopia). Talvolta venivano usate sagome e lamiere di piombo per creare
i contorni di motivi geometrici modulari, inoltre potevano essere utilizzati
dei chiodi che, infissi nel nucleus, segnavano i punti di incrocio fondamentali
del disegno geometrico.
Rispetto ai mosaici pavimentali, i mosaici parietali non hanno unautorevole
codificazione storica; i metodi utilizzati per realizzarli, la scelta
dei materiali, il numero e la qualità degli strati, non seguono
uno schema fisso. Ciò a causa di una serie di motivi di ordine
prima di tutto economico, ma anche tecnico: non era necessaria una grande
resistenza ai cedimenti visto che i mosaici parietali non erano calpestabili
inoltre, per lo stesso motivo, le tessere potevano avere caratteristiche
meccaniche inferiori tanto che, proprio per i mosaici parietali, si diffonde
luso delle delicatissime tessere vitree a foglia doro; potevano
essere esposti sia allinterno che allesterno, contrariamente
ai mosaici pavimentali sempre interni; la copertura di elementi verticali
(muri) e inclinati (volte) spesso fino allorizzontalità,
imponevano, anche nellambito della stessa opera, una differenziazione
fisico-meccanica delle malte per consentirne un ancoraggio stabile alla
muratura di sottofondo e contemporaneamente una leggerezza proporzionata
alla posizione.

Fig.
1 - Sezione tipo di un mosaico pavimentale antico.
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In ogni caso
la casistica ci dimostra che i mosaici parietali venivano posati, prevalentemente,
su almeno due strati di sottofondo: un primo strato, o arriccio, aderente
alla muratura ed un secondo strato di allettamento delle tessere. Il primo
doveva avere prestazioni meccaniche tali da consentire laggancio
alla muratura da un lato e alla malta di allettamento dallaltro.
Questo effetto poteva essere raggiunto grazie ad una malta pozzolanica
o sabbia grossolana e coccio pesto; in tutti i casi era frequente laggiunta
di fibre vegetali. Era in uso anche linfissione di chiodi a testa
larga che fungevano sia da ancoraggi che da testimoni per il giusto spessore
dello strato in opera (figura2); spesso tali ancoraggi metallici, alterandosi
nel tempo, hanno determinato situazioni di degrado compromettendo la stabilità
chimico fisica dellintero manufatto.
La superficie esterna scabra dellarriccio era la base di adesione
per il successivo strato di malta di allettamento delle tessere, che generalmente
seguiva gli stessi criteri del mosaico pavimentale sia per i materiali
che per la messa in opera.
La posa delle tessere rappresenta lultima fase del lavoro musivo,
ma sicuramente la più importante, se non altro a livello estetico.
Le tecniche di posa nel mosaico antico si riducevano sostanzialmente ad
una cioè linfissione delle singole tessere nella malta di
allettamento (metodo diretto); talvolta nel mosaico pavimentale di tipo
ellenistico o alessandrino si preparavano fuori dal cantiere gli emblemata,
cioè le scene figurative da inserire solitamente nelle parti centrali
del pavimento. Gli emblemata venivano preparati con metodo diretto in
casse forme trasportabili dopodichè venivano messi in opera su
un allettamento di malta fresca mentre il resto del pavimento veniva composto
con linfissione delle tessere nella stessa malta fresca, formando
una cornice a motivi geometrici che andava a riempire la restante superficie
da decorare. In genere gli emblemata avevano, lungo il loro perimetro
esterno, degli spazi vuoti che venivano riempiti con le tessere durante
la posa sul pavimento per formare una cerniera che rendeva
linsieme più stabile dal punto di vista fisico e più
armonico dal punto di vista estetico.
Il metodo indiretto della posa delle tessere è molto più
recente.

Fig. 2 - Sezione tipo di un mosaico parietale antico.
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A partire
dalla seconda metà del XIX secolo assistiamo a una progressiva
rinascita del mosaico. Prima dallora infatti, con esclusione del
periodo Bizantino, il mosaico era una tecnica subordinata al servizio
della pittura: il mosaico era la pittura eterna, metodo attraverso il
quale riprodurre grandi capolavori pittorici per preservarli dalle ingiurie
del tempo. Questo, se da una parte ha permesso allarte musiva di
sopravvivere, dallaltra ne ha limitato fortemente e per lungo tempo,
gli sviluppi tecnici ed estetici. Ad opera di alcuni maestri-mosaicisti,
verso la fine dell800, arriva limpulso decisivo verso un rinnovamento
che fu in prima istanza tecnico e successivamente artistico-culturale.
Gian Domenico Facchina crea la tecnica così detta a rovescio
cioè eseguita su supporti di carta (metodo indiretto). Questo metodo
consiste nel preparare un disegno su un supporto di tela o carta, sul
quale vengono incollate le tessere; il mosaico così composto viene
allettato direttamente sulla malta stesa in situ sulla superficie da decorare,
dopodiché viene eliminata la tela o la carta. Tale procedimento
è estremamente più veloce rispetto al metodo indiretto,
quindi notevolmente più economico. Splendido esempio di realizzazione
parietale con metodo indiretto si può ammirare: allOperà
di Parigi, nella della Basilica del Rosario a Lourdes (Foto 4).

Foto 4 - Basilica del Rosario a Lourdes (Francia)
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IL
MOSAICO MODERNO
Attualmente
il mosaico viene prodotto sostanzialmente secondo due filoni principali:
mosaico tradizionale artistico e mosaico industriale
Il mosaico artistico utilizza prevalentemente tessere lapidee di forma
varia sia per i pavimenti che per le pareti o le decorazioni; in questi
ultimi due casi è molto diffuso lutilizzo di tessere vitree
sia da sole che insieme a quelle lapidee, ottenute a spacco manuale con
martellina, o al massimo con trancetta manuale o motorizzata. La messa
in posto è sia con metodo diretto che con metodo indiretto. Il
mosaico industriale si esplica principalmente nella produzione di composizioni
geometriche (greche, fasce, rosoni, tappeti ecc.). Le tessere sono ottenute
con dischi diamantati o con segatrici multidisco. Dopo il taglio le tessere,
specialmente quelle in materiale lapideo, possono essere sottoposte a
trattamenti quali per esempio lanticatura, che consiste nel rendere
scabra la superficie mediante abrasione con materiale lapideo a granulometria
fine o con trattamenti chimici acidi. A questo punto il mosaico può
essere composto manualmente e successivamente incollato su rete di carta
o di fibra di vetro mediante macchine semiautomatiche o può essere
assemblato in modo completamente automatico, dalla composizione figurativa
allincollaggio.
ROCCE
DELLE TESSERE LAPIDEE
Già
in passato le rocce utilizzate nella produzione di tessere musive comprendevano
una grande varietà di litotipi, spesso provenienti da regioni anche
molto distanti dal luogo di utilizzo, inoltre specialmente durante il
Medioevo, ma non solo, il materiale lapideo era di reimpiego; non è
quindi infrequente che accanto a moltissime rocce carbonatiche di provenienza
locale, si trovino litotipi silicatici, quali il Porfido Rosso Antico
proveniente dallEgitto e il Porfido Verde Antico estratto in Grecia,
due tra i materiali più costosi dellantichità.
Attualmente i mosaicisti hanno a disposizione migliaia di rocce provenienti
dal mercato internazionale, tra queste comunque prevalgono ancora di gran
lunga le rocce carbonatiche, commercialmente indicate come marmi e travertini.
Unanalisi condotta da Fiori et al. (1998), ha visto il campionamento
di 14 siti archeologici nel bacino del Mediterraneo, risalenti al periodo
compreso tra il II secolo a.C. ed il XII sec. d.C.. E stata riscontrata
la predominanza di rocce sedimentarie carbonatiche (circa il 60%), seguite
dalle rocce metamorfiche (circa il 35%) e dalle magmatiche (circa 5%).
Unindagine simile è stata condotta da Fiora (2003) prendendo
in esame le diverse ditte produttrici di tessere per mosaico contemporaneo
e riscontrando la presenza, in ordine decrescente di abbondanza, di rocce
sedimentarie (calcari, calcari organogeni, travertini, alabastri, calcareniti),
rocce metamorfiche (marmi puri e impuri, rocce oficarbonatiche, quarziti,
slates), molto più rare rocce magmatiche (pegmatiti a sodalite,
sieniti a sodalite, graniti ad amazzonite, rocce granitoidi, microgabbri,
dioriti, rioliti, ignimbriti, basalti).
Ancora una volta si conferma il fatto che larte musiva è
arrivata, nonostante lunghi periodi di declino, a livelli di perfezione
tali che, nonostante gli enormi vantaggi tecnici e tecnologici della nostra
epoca, attualmente si procede alla creazione di un mosaico con differenze
pressoché nulle rispetto al passato. Invece ciò che fortunatamente
è cambiato rispetto al passato, è la relativa facilità
di approvvigionamento delle materie prime e dei semilavorati, con un conseguente
abbattimento dei costi che permettono le realizzazioni musive con sempre
maggiore frequenza.
BIBLIOGRAFIA
1)
I. Fiorentini Roncuzzi; Il mosaico. Materiali e tecniche dalle origini
a oggi. Longo Editore 1984.
2) C. Fiori, M. Vandini; Teoria e tecniche per la conservazione del mosaico.
Collana i Talenti. Editore Il prato.
3) C. Fiori, R. Barboni, L. Saragoni; Marmi e altre pietre nel mosaico
antico e moderno. Quaderni IRTEC C.N.R. Istituto Ricerche Tecnologiche
per la Ceramica, Faenza Ravenna.
4) L. Fiora; I lapidei nel mosaico contemporaneo. Marmor n. 79 Gennaio/Marzo
2003; Giorgio Zusi Editore Sas.
5) L. Derosa; Storia dellarte Medievale - Pavimenti musivi figurati
di chiese romaniche pugliesi. www.storiamedievale.net
6) M.Farneti; Glossario tecnico-storico del mosaico - Technical-historical
glossary of mosaic art. Longo Editore, Ravenna 1993.
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