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1.
INTRODUZIONE
Si dice sostenibile un progresso quando è possibile
conciliare le attuali esigenze senza compromettere quelle delle future
generazioni. Queste esigenze riguardano:
- la disponibilità delle risorse naturali ed energetiche non rinnovabili;
- la protezione dellambiente dallinquinamento atmosferico
e dal degrado paesaggistico.
Queste regole sono in gran parte codificate nel protocollo di Kyoto firmato
nel 1998 dalla maggior parte dei paesi sviluppati. Esse debbono diventare
un patrimonio culturale per tutti gli addetti ai processi produttivi e
per quelli coinvolti nel controllo sul rispetto di queste regole.
Nel settore delle costruzioni in calcestruzzo, cui è dedicato questo
articolo, il problema del progresso sostenibile è di rilevante
importanza perché coinvolge circa il 6% del consumo totale delle
risorse energetiche e dellinquinamento atmosferico da CO2.
Linquinamento atmosferico da CO2 può provocare
gravi sconvolgimenti ambientali ed in particolare uno squilibrio ecologico
che influenza negativamente leffetto serra. La produzione di CO2
è legata alla combustione del carbone e degli idrocarburi gassosi
o di quelli distillati dal petrolio largamente impiegati nel settore dei
trasporti, del riscaldamento-condizionamento domestico, della produzione
di energia elettrica e soprattutto dai processi industriali.
Il consumo enorme di una parte sproporzionata delle risorse di materie
prime e di energia disponibili sul pianeta ha provocato un aumento imponente
di emissioni di gas serra. Nel 1960 lemissione di CO2
era di circa 10 miliardi di tonnellate/anno. Nel 1995 è arrivata
a circa 23 miliardi di tonnellate/anno. Laccordo di Kyoto del 1998
comporta la riduzione di CO2 emessa dai paesi industrializzati
del 5% entro il 2012 (1).
Le conseguenze dellaumento di emissione dei gas serra è il
riscaldamento globale del pianeta con aumento per numero ed intensità
di cambiamenti climatici improvvisi, Oltre morti e le devastazioni che
questi cambi climatici infliggono occorre anche tener conto della distruzione
di infrastrutture. Nel 1998 nei soli USA il danno provocato da improvvisi
cambi climatici (uragani, pioggie torrenziali, ecc.) è stato di
5,5 miliardi di dollari.
2.
SOSTENIBILITA' NELLE COSTRUZIONI IN CALCESTRUZZO
Nella filiera produttiva delle costruzioni in calcestruzzo (Fig. 1) si
possono individuare le seguenti fasi del processo esposte al rischio di
insostenibilità:
- produzione del clinker nel forno di cottura a circa 1400°C;
- macinazione del clinker con il gesso (circa il 5%) aggiunto come regolatore
della presa, per la produzione del cemento Portland;
- frantumazione degli aggregati estratti dalla roccia o escavazione degli
elementi lapidei alluvionali;
- produzione del calcestruzzo negli impianti di betonaggio;
- degrado prematuro delle strutture in calcestruzzo rispetto alla vita
attesa di servizio ( 50 anni).

Fig. 1 - Flusso di produzione del calcestruzzo (CLS): dalla cementeria
e dalla cava alla centrale di betonaggio, e da questa in cantiere.
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2.1 Produzione del clinker
La produzione
del clinker per cottura di argilla e calcare a circa 1400°C comporta:
- il consumo di combustibili fossili (carbone, gas metano, gasolio, ecc.)
che, in termini energetici, corrisponde a circa 3.800 MJ/Ton di clinker;
- lemissione di anidride carbonica (derivante dalla combustione
e dalla termo-decomposizione del calcare in calce e CO2) in
misura di circa 1 Ton di CO2 per 1 Ton di clinker.
Per mitigare il consumo di combustibili fossili per la cottura del clinker
si ricorre al riutilizzo, come combustibili secondari, di prodotti riciclati
quali farine animali, rottami di copertoni per autovetture, ecc. (2) Questa
operazione incide positivamente sulla sostenibilità del processo
produttivo in termini di riduzione del consumo di risorse energetiche
non rinnovabili quali sono appunto i combustibili fossili. Essa, invece,
non influenza assolutamente il carico di CO2 emessa con i fumi
della combustione.
In prospettiva futura, un ulteriore miglioramento nella riduzione del
consumo energetico potrebbe essere realizzato con la produzione di un
clinker belitico (più ricco in C2S e quasi
privo di C3S) capace di essere cotto ad una temperatura più
bassa. Inoltre, un clinker belitico richiede una minore percentuale di
calcare nelle materie prime che alimentano il forno e quindi una emissione
minore di CO2 derivante dalla termo-decomposizione del calcare.
2.2 Macinazione del clinker
In questa
fase del processo si sono realizzati forse i più efficaci interventi
in favore della sostenibilità. Questi consistono nella sostituzione
parziale (tipicamente del 30-50%) del clinker con altri materiali cementizi
che non comportano il consumo energetico richiesto dalla cottura del clinker.
Si tratta prevalentemente di materie seconde riciclate da altri processi
industriali (come la cenere volante derivante dagli impianti termo-elettrici
a carbone) e la loppa daltoforno, una scoria del processo produttivo
dellacciaio. Il riutilizzo di queste scorie ha un triplice vantaggio
sulla sostenibilità del processo produttivo del cemento (3, 4):
a) riduzione del consumo energetico nel forno di cottura in misura proporzionale
alla sostituzione del clinker con la cenere e la loppa;
b) riduzione della emissione di CO2 in misura anchessa
proporzionale alla sostituzione del clinker con la cenere o la loppa;
c) ulteriore beneficio in termini ecologici per la riutilizzazione di
scorie derivanti da altri processi industriali (cenere da carbone e loppa
daltoforno) altrimenti destinate a discarica e quindi ad inquinamento
ambientale.
Con la nuova normativa europea UNI EN 197-1, la sostituzione del clinker
può avvenire anche con materiali naturali, come la pozzolana vulcanica
o il calcare, per produrre cementi di miscela con tenore di clinker ridotto
(20-30%) e quindi capaci anchessi di ridurre il consumo energetico
e linquinamento da CO2.
2.3 Gli aggregati per il calcestruzzo
Circa il
70-80% del volume del calcestruzzo è occupato dagli aggregati in
misura di circa 1800-2000 kg/m3. Finora lapprovvigionamento
degli aggregati ha comportato ferite paesaggistiche per escavazione
della roccia sottoposta a frantumazione o squilibri idro-geologici per
lestrazione degli aggregati alluvionali.
Daltra parte esiste un volume sempre più importante di strutture
demolite provenienti da costruzioni obsolete in muratura o in calcestruzzo:
ciò comporta unallocazione a discarica di macerie. Recentemente
sono partite interessanti iniziative per la riutilizzazione di queste
macerie come aggregati riciclati (5). Limpegno nel riutilizzo dei
calcestruzzi riciclati è molto maggiore nei paesi, tipicamente
lOlanda, dove esiste una scarsa disponibilità di spazi per
lallocazione a discarica delle strutture demolite. In Italia la
riutilizzazione delle strutture demolite è molto basso e potrebbe
migliorare se intervenisse una manovra politica per tassare maggiormente
lescavazione di aggregati naturali, risorse non rinnovabili, e defiscalizzare
le imprese che riutilizzano il calcestruzzo riciclato.
2.4
Produzione del calcestruzzo: il ruolo degli additivi riduttori di acqua
Le prestazioni
del calcestruzzo, da quelle allo stato fresco (lavorabilità) a
quelle allo stato indurito (resistenza caratteristica) (Rck)
dipendono dai seguenti parametri composizionali:
- acqua di impasto (a) lavorabilità (Fig. 2);
- rapporto acqua/cemento (a/c) Rck (Fig. 3).

Fig. 2 - Lavorabilità (slump) in funzione dell'acqua di impasto
per calcestruzzi confezionati con aggregati alluvionali.

Fig. 3 - Correlazione della Rck con il rapporto a/c per
tre diversi cementi: trasformazione di Rck = 30 MPa in
a/c di 0.55 con CEM 32.5.
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Dal tipo di inerte (alluvionale o frantumato) oltre che dal diametro massimo
(Dmax) si può risalire al quantitativo di acqua di impasto
(a). Per esempio con inerte alluvionale e tondeggiante il valore
di a, con Dmax = 25 mm, è di circa 215 kg/m3
se si vuole produrre un calcestruzzo fliudo in classe di consistenza S4
(Fig. 2). Questo valore si può ridurre del 20% con limpiego
di additivi superfluidificanti e diventa pertanto 172 kg/m3:
a = 215 (1-0.20) = 172 kg/m3
Dal valore di Rck (per esempio 30 MPa) e dalla classe di resistenza
del cemento (per esempio II B-L 32.5) si risale al valore del rapporto
a/c che risulta lo stesso (0.55) indipendentemente dallimpiego
o meno delladditivo (Fig. 3). Pertanto il dosaggio di cemento (c)
diventa circa 390 kg/m3 oppure circa 310 kg/m3 a
seconda dellimpiego delladditivo superfluidificante o meno:
Come si può
vedere limpiego degli additivi superfluidificanti è un altro
importante strumento tecnologico per ridurre il dosaggio di cemento e
quindi contribuire significativamente ad un progresso sostenibile a parità
di prestazioni tecnologiche come la lavorabilità ed Rck.
2.5
Rispetto della durabilità delle strutture in c.a.
Il degrado
prematuro delle strutture in c.a. (Fig. 4) è una delle cause più
importanti che contribuiscono al consumo di risorse non rinnovabili nel
settore delle costruzioni. Le spese che debbono essere sostenute per il
restauro delle opere degradate soprattutto quelle delle infrastrutture
come ponti, gallerie, porti, ecc. raggiunge mediamente cinque volte
il costo dellopera originale.
Esistono oggi norme europee (UNI EN 206) che suggeriscono al progettista
le prescrizioni prestazionali e composizionali per costruire opere durevoli
con una vita di servizio di almeno 50 anni. Queste norme prevedono, in
base allambiente dove lopera è destinata ad essere
costruita, che si stabilisca un valore nel rapporto acqua-cemento da non
superare (a/c)max. Per un più semplice controllo di
questo rapporto nella fornitura di calcestruzzo (non sempre agevole sui
cantieri), le norme stabiliscono quale è il valore di resistenza
caratteristica che deve essere come minimo raggiunta (Rck)min
,per soddisfare il requisito di (a/c)max richiesto dalla durabilità
dellopera.

Fig. 4 - Degrado di un muro in c.a. per effetto del ghiaccio.
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Per esempio, i valori di (a/c)max = 0.50 e di (Rck)min
= 37 MPa sono necessari a garantire la durabilità (Fig. 5) di unopera
in c.a. esposta allaria aperta (classe di esposizione XC4)
e quindi a rischio di corrosione dei ferri per carbonatazione. Il valore
di (a/c)max di 0.50 e di (Rck)min di
37 MPa debbono essere rispettati anche nel caso in cui per ragioni strutturali
la Rck dovesse essere solo di 30 MPa come mostrata nel paragrafo
2.4. Pertanto in questo caso occorre promuovere la Rck dal
valore di 30 MPa sufficiente per ragioni strutturali - a quello
di 37 MPa che può garantire anche la durabilità attraverso
il rapporto (a/c)max di 0.50.
Nel caso del calcestruzzo con additivo superfluidificante illustrato nel
paragrafo 2.4, la composizione diventa:

Oltre alla
scelta del rapporto (a/c)max per garantire la durabilità,
occorre anche prescrivere, in accordo allEurocodice 2, un valore
di copriferro minimo per assicurare un cammino sufficientemente lungo
perché lagente aggressivo raggiunga i ferri di armatura,
generalmente lelemento più vulnerabile della struttura in
c.a. Nel caso di una struttura esposta in classe di esposizione XC4,
il valore del copriferro minimo è di 40 mm, un valore quasi mai
adottato nelle opere finora costruite e per questo facilmente a rischio
di degrado per corrosione dei ferri di armatura.
Da ultimo, ma non ultimo per importanza per quanto riguarda la durabilità,
occorre segnalare limportanza della scelta del cemento ancorché
questo non sia prevista dalla norma UNI EN 206. Per le opere esposte alla
penetrazione del cloruro (opere marittime ed opere autostradali esposte
allazione dei sali disgelanti in inverno), la scelta di un cemento
daltoforno (CEM III) o pozzolanico (CEM IV) o anche composito (CEM
V) a base di loppa daltoforno e pozzolana si è indiscutibilmente
rivelata più efficace ai fini della durabilità per il rallentamento
della velocità di diffusione del cloruro attraverso il copriferro
(6).
Altrettanto efficaci si rivelano i cementi pozzolanici (CEM IVB) e soprattutto
quelli daltoforno (CEM IIIB) nelle strutture massive (40 cm) per
la forte riduzione del calore di idratazione dovuto alla significativa
riduzione del clinker ( 50%) in favore della pozzolana o della loppa daltoforno.

Fig. 5 - Correlazione della Rck con il rapporto a/c
per tre diversi cementi: trasformazione di a/c = 0.50 in Rck
di 37 MPa con CEM 32.5.
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2.6
Tecniche di cantiere innovative
Val la pena,
infine di segnalare alcuni interessanti sviluppi sulla tecnica di cantiere,
basata sull impiego di casseri in laterizio a perdere (Fig. 6),
con notevoli miglioramenti sull isolamento termico, e sulla durabilità
(7).

Fig. 6 - Esempio di casseri in laterizio per getti in c.a.
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3.
CONCLUSIONI
Con lavvento
di nuovi materiali e delle recenti normative europee sui cementi (UNI
EN 197) e sui calcestruzzi (UNI EN 206) è possibile conciliare
le attuali esigenze di sviluppo nelle costruzioni con le aspettative delle
future generazioni.
Per raggiungere questo scopo è necessario perseguire quanto più
possibile questi obiettivi:
- ridurre il consumo di combustibili fossili non rinnovabili in favore
di materie seconde capaci di fornire energia;
- incentivare limpiego di cementi di miscela (con minor consumo
di clinker) ma favorire anche quelli capaci di garantire una maggiore
durabilità come il CEM III, il CEM IV ed il CEM V;
- adottare rapporti a/c tanto bassi da rientrare nei limiti previsti dalle
normative per garantire la durabilità dellopera;
- impiegare additivi riduttori di acqua, e quindi capaci di ridurre anche
il cemento a parità di a/c, per evitare dosaggi di cemento eccessivi
non compatibili con uno sviluppo sostenibile.
4.
BIBLIOGRAFIA
(1) R.N. Swamy,
Progresso sostenibile e costruzioni in c.a, Enco Journal,
N° 21, pp. 7-11, 2002
(2) B. Geodecke, Focus su conmbustibili alternativi e cementi M,
Portland, N° 34, pp. 8-11, 2005
(3) V.M. Malhotra, Ruolo dei materiali supplementari cementizi e
dei superfluidificanti nel ridurre lemissione dei gas serra verso
lambiente, Enco Journal, N° 23, pp. 7-10, 2003.
(4) P.K. Mehta, Concrete technology at the cross-roads problems
and opportunities, Concrete Technology, Past, Present and Future,
ACI SP 144, pp. 1-30, 1994
(5) V. Corinaldesi, G. Orlando and G. Moriconi, Self-Compacting
Concrete Incorporating Recycled Aggregate, Proceedings of the Internationa
Conference, Dundee, Scotland, pp. 455-464, 2002
(6) M. Collepardi, J.J. Ogoumah Olagot, F. Simonelli e R. Troli, Il
Calcestruzzo Vulnerabile. Prevenzione, diagnosi del degrado e restauro,
Ed. Tintoretto, Villorba, 2005
(7) A. Caluisi, UniEdil: comunicazione privata
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