ATTENZIONE AI NUMERI ROMANI
NEI PAESI ARABI

Mario Collepardi, Silvia Collepardi, Roberto Troli

Enco Srl - Ponzano Veneto (TV) - info@encosrl.it

Da tempo immemorabile i cementi Portland in America (ASTM 150-94) sono identificati da 5 numeri romani a ciascuno dei quali si annette una composizione ed una applicazione:

I è il cemento Portland ordinario per impieghi generali.

II è il cemento Portland resistente ai solfati per opere in contatto con i terreni contenenti solfati.

III è il cemento Portland ad alta resistenza iniziale.

IV
è il cemento Portland a basso calore di idratazione raccomandato in getti massivi.

V
è il cemento Portland resistente ad un tenore elevato di solfati.

Occorre precisare che in USA come in Canada le aggiunte minerali (cenere volante, fumo di silice) sono eseguite nella centrale di betonaggio e non in cementeria.

In Europa, al contrario, le aggiunte minerali sono eseguite quasi esclusivamente in cementeria e sono molto più numerose: pozzolana naturale ed industriale, cenere volante silicica e calcica, fumo di silice, loppa d’altoforno, scisto calcinato, calcare. E proprio sulla base delle aggiunte minerali e delle loro proporzioni, si individuano secondo la EN 197-1 i tipi di cemento con i numeri romani:

I è il cemento Portland ordinario per impieghi generali.

II è il cemento Portland di miscela che contiene un certa percentuale di aggiunte minerali.

III è il cemento d’altoforno con tenori di loppa che vanno da 36% a 95%.

IV è il cemento pozzolanico che contiene dall’11% al 55% di pozzolana.

V è il cemento composito è il cemento che contiene sia pozzolana che loppa fino ad un massimo complessivo di 80%.

Va anche detto che i cementi europei- a differenza di quelli americani- sono sempre seguiti da altre lettere che ne precisano ulteriormente la composizione e da numeri che ne individuano la resistenza meccanica. Così, per fare un solo esempio la indicazione completa di un cemento al massimo contenuto di calcare e con bassa resistenza meccanica corrisponde al seguente simbolo: CEM II-BL 32.5 N che non trova assolutamente riscontro con alcun cemento americano e pertanto la confusione non dovrebbe assolutamente esistere (se si conoscono bene le due normative).

Sentite invece cosa è successo ad una impresa italiana che operava nei Paesi Arabi: a fronte di una specifica secondo le norme EN 206 di un CEM III (da scegliere tra quelli disponibili nei Paesi Arabi) per resistere all’azione dei cloruri, il preconfezionatore di calcestruzzo arabo ha impiegato il cemento III secondo ASTM (gli Arabi per i cementi stravedono per gli Americani e producono solo cementi secondo ASTM o al massimo secondo le vecchie BS). Naturalmente la struttura è indurita rapidamente, sviluppando molto calore e fessurandosi diffusamente. Una riunione di esperti immediatamente convocata per diagnosticare la ragione delle fessure ha concluso che il preconfezionatore non capiva molto di calcestruzzo.