NAPULE E’ NA CARTA SPORCA...


“Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se n’mporta, e ognune aspetta a’ sciorta”
. Così Pino Daniele recita/canta nella sua bellissima poesia/canzone “Napule è”. Amo Napoli per la sua arte, la sua storia, la sua musica, il suo teatro, il suo cinema, la sua poesia, il suo ingegno, la sua ironia, il suo paesaggio, il suo cibo. Ho molti cari amici e colleghi di Napoli: Armando Albi-Marini, Carmine Colella, Elio Giangreco, e tanti altri ancora. Proprio per questo sono indignato e sbigottito di fronte alla inadempienza ed alla incapacità del vertice della classe politica: tutti sono convinti giustamente che Iervolino e Bassolino avrebbero dovuto dimettersi da un pezzo (Pecoraro Scanio, per fortuna, è già stato dismesso); ma anche tanta gente (non tutta ovviamente) di Napoli e della Campania - nell’immaginario di tutti accomunata alla sua capitale- è stata travolta da questa onda di incredibile pazzia. Come se non bastasse, ad aggravare l’immagine di Napoli in questi giorni si aggiungono l’incontrollata reazione razzista contro i Rom a Ponticelli, e la immotivata reazione violenta di alcuni ultrà nei confronti dei Vigili del Fuoco chiamati a spegnere i mille fuochi incredibilmente ed ignobilmente appiccati ai rifiuti abbandonati nelle strade della città.

Alla monnezza di Napoli si aggiunge quella della sua Regione che, quasi tutta, si oppone all’unico modo possibile di gestire le sue scorie: recuperare, dopo averli separati, i materiali (carta, plastica, vetro, metalli, ecc.) che richiedono un consumo di risorse sempre meno “sostenibile” per il loro costoso processo produttivo, e trasformare -mediante combustione nei termovalorizzatori- la parte non riciclabile dei rifiuti in preziosa energia termica. A Napoli, e in quasi tutta la Campania, non si è potuto/saputo/voluto risolvere il problema dei rifiuti urbani che altre città e altre Regioni hanno già affrontato e in parte risolto con grandi benefici per gli abitanti locali in termini di risorse recuperate e di igiene ambientale: per esempio, nella Provincia più virtuosa d’Italia (Rovigo) il 67 % dei rifiuti urbani è recuperato (grazie, alla collaborazione della gente che getta i rifiuti ,dopo averli separati, in diversi appositi “cassonetti”), e solo il 23 % è recuperato bruciando nei termovalorizzatori il materiale non riciclabile. Proprio in questo numero di Enco Journal, a pag. 23, è pubblicato un articolo del Prof. Fava, intitolato “Dalla raccolta differenziata all’incenerimento per un recupero energetico”, nel quale sono descritti i princìpi scientifici (pirolisi, plasma, dissociazione molecolare, ecc.) alla base della tecnologia con la quale sono trattati i rifiuti urbani come se si trattasse di un vero e proprio processo industriale dal quale trarre, ovviamente, un interessante profitto.

Per passare ad argomenti meno angoscianti, in questo numero di Enco Journal, i lettori troveranno, a pagina 16, un articolo (“Dal calcestruzzo antico a quello moderno”) dedicato alle Piramidi Egiziane costruite, qualche millennio prima di Cristo, con uno speciale calcestruzzo secondo un’affascinante ipotesi dello scienziato francese Josef Davidovits.

A pag. 11, nell’articolo intitolato “Influenza della compattazione del calcestruzzo fresco sulla resistenza meccanica del calcestruzzo in opera” è esaminata l’importanza della lavorabilità del calcestruzzo fresco nella determinazione delle proprietà del calcestruzzo strutturale. Si tratta ancora una volta di distinguere la resistenza meccanica dei provini da quella delle carote estratte dalla struttura: purtroppo, nonostante le recenti precisazioni delle “Norme Tecniche per le Costruzioni” emanate con il DM del 14 Gennaio 2008 si seguita ancora a confondere la resistenza meccanica dei provini con quella delle carote.

Di calcestruzzo si discute ancora in un articolo intitolato “Prescrizioni incongruenti del calcestruzzo” che si possono manifestare quando, oltre alla Rck, si richiede anche la durabilità dell’opera o altre caratteristiche meccaniche quali la resistenza a flessione, la resistenza a compressione determinata alle brevi stagionature, ecc.

Completano questo numero di Enco Journal due articoli “leggeri” dedicati a Kate Gleason, pioniera delle costruzioni in calcestruzzo, e a Manlio Geraci, scultore di pietre siciliane.


Mario Collepardi

In copertina: Foto Enco