LE ANTICHE GALLERIE


Giovanni Da Rios, Paola Villani
DIIAR Politecnico di Milano
giovanni.darios@polimi.it - paola.villani@polimi.it

 

Se tra le prime gallerie rivestite in mattoni possiamo annoverare quella costruita in Mesopotamia dai Babilonesi per passare sotto l’Eufrate, solo più tardi a Samo nel 498 a.C. un certo Eupalinos (citato da Erodoto) progettò e fece costruire una vera e propria galleria stradale sotto il monte Kastro e nell’eseguire questi lavori Teodoro di Samo ricorse all’utilizzo di squadra e livella. Ma già in Italia era stata realizzata ottanta anni prima una galleria analoga, costruita a Roma e iniziata sotto Tarquinio Prisco e conclusa sotto Servio Tullio nel 578 a.C.: la Cloaca Massima (Fig.1), lunga 600 m, opera colossale ideata per trasportare carichi pesanti e prosciugare i bassi terreni paludosi generati dalle piene del Tevere, a Nord del Palatino.




In Italia sono pochi (meno di venti) i tunnel databili all’età Romana: alcuni appartenevano alla rete stradale principale. Possiamo annoverare il traforo del Furlo nelle Marche, Donnaz in Valle d’Aosta, Pietra Pertusa, la galleria del Casale della Marcigliana presso Roma sul vecchio tracciato della Via Salaria, le cryptae dell’area del Lucrino e dell’Averno, la grotta di Cocceio e quella della Sibilla, la grotta del Seiano sul promontorio di Posillipo, la Crypta Neapolitana fra Napoli e Pozzuoli, la galleria del colle di Cuma e quelle dell’isola di Ponza, gallerie costruite per un traffico locale. Per esigenze ancora più circoscritte erano stati scavati i tunnel di San Giovanni a Pollo e le vie carrabili sotterranee di Villa Adriana e la Via Tecta a Tivoli.

Il traforo del Furlo è considerato il miglior esempio di galleria. Sul fiume Cardigliano la Via Flaminia (a 35 km da Fano e 248 km da Roma) supera l’Appennino. Il traforo è scavato nel calcare, con andamento non del tutto rettilineo ed è lungo 38 m per un’altezza e una larghezza media di 5 o 6 m (18-20 piedi romani). La Via Flaminia fu tracciata dagli Etruschi; solo successivamente Consoli e Imperatori provvidero a mantenerla agibile, rettificarne il tracciato e ricostruire i ponti etruschi con archi romani. Se molti asseriscono che i Romani furono esperti nella costruzione delle gallerie, si deve evidenziare come siano poco frequenti i tunnel posti lungo i tracciati stradali. Il nome Furlo deriva dal latino Forulus (piccolo foro). Questo tunnel era anche conosciuto come Petra Pertusa (pietra bucata), e fu così battezzato da Aurelio Vittore, Biografo dell’Imperatore Vespasiano.

Molti Imperatori come Claudio, Nerva, Traiano e Adriano hanno legato il proprio nome allo scavo e alla realizzazione di gallerie transitabili. Lo stesso Vespasiano nel 77 d.C. ha fatto apporre, all’ingresso della galleria del Furlo, un’epigrafe per ricordare come l’opera fosse stata eseguita su suo ordine. Ma già molti secoli prima la Crypta Neapolitana (grotta vecchia di Posillipo per raggiungere Napoli da Fuorigrotta), scavata nel tufo, lunga circa 700 m era adibita a uso stradale. Sotto il Duomo di Pozzuoli, già Tempio di Augusto al Rione Terra, era riportata una breve iscrizione.

Quest’opera, analogamente ad altre che recano la medesima iscrizione (Basilica di Massenzio, Pantheon, Portus Iulius, la Crypta Romana, la cosiddetta Grotta di Seiano, la Dragonara a Miseno), venne dedicata (come se fossero Numi tutelari) ai primi Consoli Romani che governarono nel periodo 509-496 a.C..

Il traforo della Crypta Neapolitana è interamente scavato nel tufo per circa 1 km, con sezione trapezoidale e andamento rettilineo leggermente in salita verso oriente; presenta solo da questa parte un breve tratto con volta a tutto sesto in opus reticulatum; l’entrata occidentale, sul lago, era preceduta da un vestibolo ornato da colonne e statue, andato distrutto. La galleria prendeva luce e aria da sei pozzi, scavati nella collina, il più lungo dei quali era alto più di 30 m ed era abbastanza larga da permettere il passaggio di due carri. La grotta cosiddetta di Cocceio, scavata nel tufo sotto il monte Grillo presso Cuma, presenta una galleria di camminamento lunga 1.000 m e un camerone a cupola di 37 m di diametro.



Presso il monte Velino in Abruzzo si trovano i resti di Alba Fucens, abitata già nel 450 a.C. dagli Equi, a Nord della Via Tiburtina Valeria. Ancora più a Nord, sulla Via Flaminia, nel territorio dei Marsi, la galleria del Fucino è la più lunga tra le opere antiche di questo genere. Ricavata in una roccia calcarea contenente argilla, sabbia e puddinga (roccia sedimentaria coerente, costituita da frammenti rocciosi arrotondati quali ciottoli e ghiaia), è lunga 5.630 m e raggiunge le dimensioni di 17.000 m se si considerano i pozzi e i cunicoli.