E' DUTTILE
E TENACE |
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Alle soglie del XXI secolo, il calcestruzzo mette le ali prendendo le forme di mega-edifici alti più di un chilometro, di contenitori ad elevata affidabilità per lo stoccaggio di fluidi o solidi altamente tossici ed infiammabili, di manufatti anti-scoppio e anti-proiettile, di stampi destinati alla formatura di pezzi meccanici in metallo o in plastica, di traversine ferroviarie o basamenti per macchine particolarmente sollecitate a fatica. Queste sono solo alcune tra le più eclatanti applicazioni ipotizzabili per lultimo nato tra i calcestruzzi ad altissime prestazioni, lRPC 200 (Reactive Powder Concrete), che non mancherà di attirare presto lattenzione sulle sue strepitose "misure": 200 N/mm2, 30 N/mm2, 30000 J/m2 (rispettivamente per la resistenza meccanica a compressione, a flessione e per lenergia di frattura). Certo non si mostrerebbe oggi troppo stupito, di fronte a tali numeri, lo scienziato americano T.C. Powers che già negli anni 50 teorizzò, e quindi preannunciò, la possibilità di raggiungere una resistenza meccanica a compressione di 250 N/mm2, attraverso leliminazione totale della porosità con rapporti acqua-cemento (a/c) inferiori a 0.36. Allepoca, però, due insormontabili barriere separavano la teoria di Powers dalla pratica applicativa: la scarsa lavorabilità ed i problemi di bleeding allinterfaccia matrice cementizia- aggregato lapideo, con conseguente aumento locale della porosità. Lutopia di Powers cominciò a non apparire più come tale quando, dopo un primo passo avanti negli anni 70 con linvenzione degli additivi melamminici e naftalinici (Rck fino a 60-80 N/mm2), si scoprì, negli anni 80, leffetto sinergico della combinazione tra additivi superfluidificanti e fumo di silice: i superfluidificanti permisero di eliminare linconveniente della maggiore richiesta dacqua in conseguenza dellelevata area superficiale specifica del fumo di silice. Fu così possibile, senza alcun aumento di a/c, ottenere un addensamento microstrutturale, riempiendo i vuoti interstiziali tra i granuli di cemento con le sferette di 0.01-1 mm di fumo di silice e sfruttare inoltre la loro reazione pozzolanica per ottenere prodotti didratazione secondaria. Daltra parte, il fumo di silice permetteva di abbassare il valore di a/c fino a 0.25 grazie ad un surdosaggio di superfluidificanti fino al 4-9% sul cemento, senza conseguenti fenomeni di bleeding nella zona di tran-sizione aggregato lapideo-matrice cementizia. Nascevano così i materiali DSP (Densified with Small Particles) ed in particolare gli ormai diffusi HPC (High Performance Concrete) capaci di raggiungere una resistenza meccanica a 28 gg. di 100 N/mm2, ma, proprio per la loro accresciuta compattezza e durezza, caratterizzati da problemi di fragilità e da valori di energia di frattura attorno a 100-300 J/m2. I materiali RPC 200, studiati per la prima volta dai francesi Richard e Cheyrezy, si presentano oggi come un superamento di questi limiti e come un potenziamento delle qualità degli HPC grazie alle seguenti caratteristiche: |
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| Rispetto alla proposta
iniziale di Richard e Cheyrezy, gli studi più recenti,
condotti presso il laboratorio della Enco, hanno rivelato
che i risultati migliori si ottengono variando il tipo di
fumo di silice in funzione del trattamento termico, del
tipo di cemento o della quantità di additivo. La ricerca
italiana, inoltre, ha rivelato che possono essere
conseguiti migliori risultati sostituendo parte della
sabbia fine con inerti più grossi, smentendo così la
teoria dei francesi di unaccresciuta resistenza del
materiale legata alla eliminazione di zone di tensione
concentrate attorno agli inerti di maggiore diametro. Si
riscontrano infine migliori risultati con cementi di
classe 42.5 R piuttosto che con cementi di classe 52.5 R
come quello utilizzato nella ricetta originaria. E stato confermato, invece, il grande ruolo giocato dalle microfibre metalliche per il conseguimento di unelevatissima duttilità e tenacità: lenergia di frattura, che in un calcestruzzo ordinario è di 100-200 J/m2, può arrivare fino a 40000 J/m2 con i calcestruzzi RPC 200. Per approfondimenti consultare gli articoli "Materiali cementizi innovativi: dagli HPC verso gli RPC", parte I e II, pubblicati rispettivamente nel numero di marzo 1995 e di febbraio 1996 della rivista "LIndustria Italiana del Cemento". |
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