SOTTO-SOTTO
MASSETTI PER PAVIMENTI

Silvia Collepardi

     
I massetti possono essere definiti come strutture in calcestruzzo sottili (4-8 cm) applicate su substrati in calcestruzzo pre-esistenti (solai o pavimentazioni) la cui superficie è in genere irregolare e necessita, appunto, di un rivestimento superficiale per acquisire la richiesta planarità.


Fig. 1 - Posa del massetto su un solaio in calcestruzzo prima del'applicazione del rivestimento superficiale in ceramica, gomma, legno, ecc.

Un'altra funzione importante del massetto è quella di consentire l'allocamento di tubazioni o cavi di servizio adagiati sul substrato e annegati nel massetto. Generalmente, al di sopra del massetto, viene poi applicato un adesivo per l'incollaggio del rivestimento finale in ceramica, pietra, legno o materiale plastico (moquette, gomma ecc.).
Per esplicare adeguatamente la sua funzionalità, un massetto deve essere planare, dimensionalmente stabile (in relazione alle condizioni igrometriche di servizio) e asciutto al momento dell'applicazione dell'adesivo per l'incollaggio del rivestimento superficiale.
La notevole estensione superficiale rispetto allo spessore e l'esposizione all'aria subito dopo il getto rendono il massetto in calcestruzzo particolarmente vulnerabile nei confronti dei fenomeni del ritiro igrometrico e del bleeding da cui dipendono la planarità e la stabilità dimensionale del manufatto.
Il ritiro igrometrico consiste nella contrazione del calcestruzzo in seguito all'evaporazione di parte dell'acqua d'impasto quando l'umidità relativa scende sotto il 95%. Tuttavia, poiché nel massetto l'evaporazione non avviene uniformemente, ma è maggiore sulla superficie esposta all'aria, il ritiro si manifesta in modo differenziale determinando:
  1. la fessurazione dello strato superficiale, se l'aderenza al substrato vincola la faccia inferiore a rimanere nella dimensione iniziale contrastando, quindi, l'accorciamento della zona superiore
  2. l'imbarcamento del massetto, se non esiste alcuna aderenza al substrato e la lastra è libera di scorrere e alzarsi lungo i bordi. Per effetto dei successivi carichi di servizio, anche il massetto imbarcato è destinato a fessurarsi a causa dell'imperfetto appoggio.
Poiché non è di fatto pensabile di ridurre il ritiro mantenendo elevata l'umidità relativa superficiale, l'unica soluzione è quella di ridurre i fattori maggiormente responsabili del ritiro.
Quando l'acqua abbandona il conglomerato cementizio, si verifica una contrazione della matrice cementizia, mentre è trascurabile o nulla la variazione dimensionale della frazione lapidea.
La contrazione che si verifica nella matrice cementizia, a seguito dell'evaporazione dell'acqua, è tanto maggiore quanto maggiore è la porosità della pasta di cemento e cioè quanto più elevato è stato il quantitativo di acqua impiegato nell'impasto e quindi - per un determinato contenuto di cemento - quanto maggiore è il rapporto a/c. In sostanza, ci sono due parametri sui quali è possibile intervenire per ridurre il ritiro del conglomerato cementizio:
  • ridurre la frazione di componente (pasta di cemento) responsabile del ritiro in favore della frazione lapidea più stabile o esente da ritiro: ciò equivale ad aumentare il rapporto inerte-cemento (i/c);
  • ridurre il rapporto acqua-cemento (a/c) per diminuire la porosità della matrice cementizia e quindi la sua tendenza a perdere umidità e, conseguentemente, a contrarsi.

Tabella 1 - Ritiro di conglomerati cementizi esposti all'aria con U.R. 50% per un mese.

Mix N°

i/c

a/c

RITIRO
(
mm/m)

A

3.0

0.40

400

B

4.5

0.40

250

C

6.0

0.40

150

D

7.0

0.40

100

E

7.0

0.50

200

F

7.0

0.60

300


La Tabella 1 mostra come cambino i valori di ritiro al variare dei suddetti parametri i/c ed a/c.
Da un punto di vista pratico, per poter ridurre il rapporto a/c ed aumentare il rapporto i/c al fine di diminuire il ritiro, occorre.
  • adottare la più bassa consistenza possibile per ridurre l'acqua di impasto;
  • impiegare additivi capaci di ridurre l'acqua a parità di consistenza;
  • impiegare inerti lapidei granulometricamente assortiti; se, al contrario, l'inerte tende ad un sistema monogranulare, aumentano i vuoti interstiziali tra gli elementi lapidei ed occorre impiegare un maggior quantitativo di pasta cementizia per riempire questi vuoti, con conseguente aggravio del ritiro;
  • impiegare inerti lapidei di maggior diametro massimo (possibilmente 8 mm) per ridurre la quantità di acqua necessaria ed ottenere una certa lavorabilità.

Il fenomeno del ritiro sopradescritto può essere aggravato dalla risalita di acqua in superficie (bleeding) accompagnata dalla sedimentazione degli elementi lapidei più grossi verso la parte inferiore del getto. A seguito di questi due fenomeni, nello strato superiore il rapporto a/c aumenta e quello i/c diminuisce rispetto al fondo, creando, così, condizioni che accentuano il ritiro della parte superiore rispetto a quello inferiore.
Da un punto di vista pratico, per ridurre il bleeding è importante preferire un conglomerato a consistenza asciutta e utilizzare inerti di granulometria assortita al fine di minimizzare i vuoti interstiziali, via preferenziale alla risalita dell'acqua.
Oltre alla stabilità dimensionale, un altro requisito, fondamentale per un massetto destinato a supportare un rivestimento superficiale, riguarda l'umidità che esso può contenere al momento dell'applicazione dello strato successivo (adesivo).
Un valore di umidità residua, eccedente una determinata soglia critica (2-3%), può comportare la successiva migrazione dell'acqua dal massetto verso il rivestimento finale. Le conseguenze, ovviamente, varieranno in funzione del tipo di materiale del rivestimento (rigonfiamenti, sbollature, distacchi, imbarcamenti).
Nella pratica, la rapidità di asciugamento può essere incrementata impiegando additivi riduttori d'acqua e/o additivi acceleranti che favoriscono la reazione tra l'acqua e il cemento (e quindi il rapido consumo d'acqua nella reazione).